Palermo: 38 arresti per mafia, donna boss a Porta Nuova - VIDEO

Gli inquirenti della Dda hanno colpito boss e gregari dei mandamenti mafiosi di Palermo Porta Nuova e di Bagheria.

Sono 38 gli arresti per mafia eseguiti questa mattina in una mega operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Palermo contro le cosche di Porta Nuova e Bagheria. Oltre che a Palermo i provvedimenti cautelari, sono stati notificati a Roma, Milano e Napoli. Le accuse a carico degli arrestati sono di associazione mafiosa, estorsione, detenzione e traffico di sostanze, illecita concorrenza con minaccia o violenza, turbativa d'asta, detenzione di armi e munizioni.

Gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia ritengono di aver colpito boss e gregari dei mandamenti mafiosi di Palermo Porta Nuova e di Bagheria. Il blitz scattato all'alba di oggi è scaturito dall'inchiesta "Panta Rei" ed ha fatto emergere tra l'altro che a capo del mandamento mafioso di Porta Nuova, il più influente della città, nel cuore di Palermo, c'era una donna, moglie di un boss in carcere, che per conto del marito, Tonino Lo Presti. gestiva gli affari illeciti sul territorio.

Teresa Marino, 40 anni, secondo chi indaga era la diretta responsabile di ogni tipo di attività criminale posta in essere dall'associazione a delinquere di stampo mafioso. La donna boss era specializzata sempre secondo gli investigatori soprattutto nel traffico di droga e in questo settore condizionava anche le attività illecite di altri affiliati e capi famiglia, inoltre gestiva la cassa della cosca:

"Questa mattina ho visto il conto, cioè mi sono rimasti quindicimila euro ..... lui stava gli portando i soldi duemila e cinque... duemila e quattro, mille e quattro mi deve dare... mille tre e ottanta... la prossima settimana ci sono altri duemila e cinque, e ancora non abbiamo finito ancora c’è il materiale"

dice la donna in una intercettazione. Teresa Marino si interessava poi del sostentamento delle famiglie degli affiliati detenuti. Negli ultimi mesi i boss di Porta Nuova avevano anche monopolizzato il mercato del pesce e dei frutti di mare eliminando la concorrenza di un'azienda costretta a chiudere dopo che gli affiliati avevano intimato ai fornitori veneti di non fornirle più merce.

Le indagini dei pubblici ministeri Francesca Mazzocco, Caterina Malagoli e Sergio Demontis, sono state coordinate dall'aggiunto Leonardo Agueci e dal procuratore Francesco Lo Voi.

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