Sandra Bland, l’autopsia conferma: “Si è tolta la vita in carcere”

24 luglio 2015 - L’autopsia eseguita sul corpo di Sandra Bland ha confermato la ricostruzione ufficiale emersa fin dalle prime ore: la giovane attivista afroamericana si è tolta la vita.

Le lesioni riscontrate durante l’esame autoptico sono risultate compatibili con un suicidio. Nessuna traccia di lesioni da difesa, generalmente presenti nei casi di omicidio. C’erano delle lesioni sulle braccia, circa trenta tagli probabilmente autoinflitti nelle settimane precedenti all’arresto, come confermato dal pubblico ministero della contea di Waller:

Questi circa 30 segni di tagli erano già in fase di cicatrizzazione, ad indicare che potrebbero risalire a circa 2-4 settimane prima dell’arresto.

La famiglia delle vittima non è ancora convinta che le cose siano andate così come raccontato dalle autorità texane e per questo hanno già disposto una seconda autopsia, condotta in modo indipendente rispetto alla prima. Per loro Sandra Bland non si sarebbe mai tolta la vita, anche se stando a quanto è emerso dalle carte della struttura, fu proprio lei ad ammettere di aver tentato il suicidio in passato, nel 2014, dopo aver perso un bambino.

Il mistero relativo a queste dichiarazioni non è stato ancora chiarito: la giovane avrebbe fatto quell’ammissione subito dopo l’arresto, ma nei documenti di ammissione al carcere non ne viene fatto menzione. Nello spazio relativo ai precedenti tentativi di suicidio viene scritto un secco No. Come diretta conseguenza, quindi, la giovane non è stata trattata come una persona a rischio suicidio, controllata 24 ore su 24.

A confermare lo sconvolto stato mentale delle 28enne, e supportare quindi l’ipotesi del suicidio, ci ha pensato anche la giovane che si trovava nella cella adiacente a quella di Sandra Bland. Alexandria Pyle ha rivelato che la giovane aveva smesso di mangiare e che era molto sconvolta, da un lato per la cauzione fissata a 5 mila dollari, dall’altro perchè nessuno rispondeva alle sue chiamate dal carcere.

Non mangiava e ogni volta che provavo a parlare non faceva altro che piangere.

Sandra Bland, diffuso il video dell’arresto

18.40 - La diffusione del filmato integrale dell’arresto di Sandra Bland non è servita a fermare le polemiche mosse nei confronti delle autorità statunitensi.

Il lungo filmato - lo trovate in testa così come è stato pubblicato dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Texas - è stato visualizzato oltre un milione di volte, e in tanti hanno notato qualcosa di strano: nel corso dei 52 minuti si vedono diversi stacchi che fanno pensare a una manomissione, quando in realtà dovrebbe trattarsi di un’unica ripresa, frutto della telecamera installata nell’auto delle forze dell’ordine.

Le autorità del Texas, in seguito alle polemiche esplose in queste ore, hanno da poco annunciato che il video caricato non è stato manomesso e che potrebbero esserci stati dei problemi nell’upload. Per questo motivo, spiegano, lo ricaricheranno a breve nella speranza di mettere a freno le proteste.

Ma al di là della presunta manomissione - i tagli si notano in tre punti, 25:01, 32:37 e 33.04 - a far discutere sono anche le modalità dell’arresto. In un primo momento tutto procede da manuale, fino a quando l’agente chiede alla giovane di spegnere la sigaretta. Di fronte al rifiuto di Sandra Bland la situazione degenera lentamente: l’agente prova a tirarla fuori dall’automobile, poi la minaccia con quello che sembra a tutti gli effetti un taser - si sente chiaramente pronunciare “I will light you up”, che suona un po’ come “ti accendo”, in riferimento alla scarica elettrica della pistola in dotazione agli agenti.

L’azione, però, si sposta fuori dal campo di ripresa e non possiamo sapere cosa sia accaduto. E’ l’audio a farci immaginare una situazione tutt’altro che tranquilla, con possibile contatto fisico tra agente e arrestata, fino all’arrivo di altri agenti.

Il mistero prosegue anche all’interno dal carcere della contea di Waller, dove Sandra Bland è stata trovata impiccata tre giorni dopo esser stata arrestata. Anche in questo caso è stato diffuso il filmato della telecamera posizionata nel corridoio che porta alla cella 95, che risulta però fuori dal campo di ripresa.

Lo sceriffo Glen Smith ha ribadito che lo staff della struttura ha controllato Bland circa un’ora prima che venisse trovata cadavere e che, stando alle telecamere, nessuno si è avvicinato alla cella 95.

Il dipartimento di giustizia del Texas ha diffuso il video dell’arresto di Sandra Bland, l’attivista di 28 anni finita in manette il 10 luglio scorso dopo esser stata fermata dalla polizia della contea di Waller e trovata impiccata tre giorni dopo in una cella del carcere della contea.

Il suo decesso è avvolto dal mistero più fitto. In un primo momento si era parlato di suicidio, ma i troppi punti oscuri - e le proteste dei familiari e degli amici della donna, certi che non si sarebbe mai tolta la vita volontariamente - e le modalità violente dell’arresto hanno spinto al vaglio di altre ipotesi, come confermato dal procuratore distrettuale della contea di Waller, Elton Mathis:

Questa indagine viene trattata come si farebbe per un’indagine su un omicidio. Ci sono troppi punti che devono essere chiariti. La famiglia di Sandra Bland ha ragione quando dice che la giovane aveva troppe cose in ballo e che la sua vita stava andando molto bene.

Nemmeno le immagini riprese all’interno della struttura sono riuscite a fare chiarezza: la telecamera non riprendeva direttamente la cella 95, quella in cui era rinchiusa Sandra Bland, ma nei minuti precedenti al suo ritrovamento non si registrano movimenti nel corridoio che porta alla cella.

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