'Ndrangheta, traffico di reperti archeologici controllato dal clan Mancuso: arresti

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Non più solo, droga, racket delle estorsioni e tutte le più classiche attività illecite tipiche di una organizzazione di tipo mafioso. La 'ndrangheta allarga il suo raggio d'azione a ad altri redditizi settori come il traffico di reperti archeologici, trafugati dai più importanti siti della Calabria.

Stamattina i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Cosenza e del Reparto operativo speciale (Ros) di Catanzaro hanno eseguito diversi arresti a carico di presunti appartenenti a un gruppo criminale diretta espressione - secondo le indagini - della cosca di 'ndrangheta del ritenuto boss di Limbadi (Vibo Valentia) Pantaleone Mancuso, 68 anni, alias "Vetrinetta".

I militari dell'Arma hanno eseguito diverse perquisizioni nelle province di Vibo, Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli, Avellino, Roma e Asti trovando metal detector e altro materiale usato dal clan per la ricerca di reperti archeologici.

L’operazione, denominata Purgatorio, vede coinvolto anche un cittadino svizzero, accusato di essere un trafficante internazionale di reperti archeologici. Durante le indagini è stata infatti eseguita una rogatoria internazionale con la Procura di Thun (Berna) che ha portato a una perquisizione nell’abitazione dell'uomo dove sono stati trovati dei reperti arrivati direttamente dalla Calabria.

L’inchiesta è stata coordinata della Dda di Catanzaro, nel dettaglio dai procuratori aggiunti, Vincenzo Luberto e Giovanni Bombardieri e dal sostituto Camillo Falvo.

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