Roberto Berardi non liberato: è un sequestro di persona

Roberto Berardi resta chiuso in cella: la disperazione della famiglia. Venerdì sit-in alla Farnesina

9 luglio 2015, ore 11:27 - La mancata liberazione del 7 luglio comincia a pesare come un macigno sulle sorti di Roberto Berardi, che anche ieri ha atteso invano che qualcuno andasse ad aprire i piombi facendolo finalmente uscire dall'inferno in cui ha vissuto gli ultimi due anni e mezzo.

Oggi si farà un quarto tentativo, dopo il fallimento del 19 maggio, del 7 e dell'8 luglio: una situazione che appare sempre più assurda e che si connota come un clamoroso abuso internazionale, manifesto ed incomprensibile: ufficialmente la morte del figlio di un altro magistrato, dopo quella del segretario dello stesso Tribunale, ha tenuto chiusi gli uffici giudiziari per il secondo giorno di fila. Oggi, secondo informazioni esclusive in nostro possesso, a Bata ci sarà la visita del Presidente della Repubblica Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, che guida il Paese dal 1979 con il pugno di ferro e il misticismo tribale del capo clan.

La famiglia Berardi ha indetto un sit-in per domani, 10 luglio, nel piazzale di fronte il Ministero degli Affari Esteri per chiedere la liberazione del loro congiunto: con loro ci saranno anche le famiglie degli altri italiani arrestati più recentemente in Guinea Equatoriale, uniti assieme per chiedere con forza che il governo affronti la situazione con piglio più duro, visti gli abusi commessi, e denunciare lo stato di profonda disperazione nel quale si trovano queste famiglie, in attesa ogni giorno di sapere il motivo per il quale mariti, padri, figli, sono detenuti.

Comunicato Stampa - 10 luglio 2015

7 luglio 2015, ore 17:52 - Roberto Berardi, per la seconda volta, non è stato liberato.

La motivazione ufficiale fornita al suo legale ed alla piccola delegazione diplomatica anche oggi presente in Tribunale a Bata, in Guinea Equatoriale, ha tutta l'aria di essere l'ennesimo criminale pretesto per impedirgli la tanto agognata libertà: questa mattina si sono infatti tenuti i funerali del segretario del Tribunale, ai quali hanno partecipato tutti i magistrati della città, la cui attività giudiziaria si è effettivamente bloccata. Il defunto è la stessa persona che il 19 maggio scorso aveva negato la libertà a Berardi, spiegando al legale e ai diplomatici che lo avrebbero scarcerato oggi, 7 luglio.

A causa di questo blocco dell'attività non è stato possibile essere ricevuti dal giudice e, quindi, chiudere definitivamente la pratica giudiziaria criminale a carico del nostro connazionale.

Lo sconforto della famiglia, questa volta, sembra essersi tramutato in rabbia: una rabbia forte, se pure disperata, una rabbia comprensibile dopo quasi due anni e mezzo di attesa, dolore, silenzi. Sono i silenzi che, di fatto, stanno uccidendo Roberto Berardi. Il quale, lo ribadiamo, è vivo solo grazie agli sforzi (economici e non solo) profusi dalla sua famiglia, nel totale isolamento.

Non possiamo dire con certezza che nelle prossime ore non verrà liberato: possiamo dire con certezza che, in questo momento, il carcere di Bata è chiuso e probabilmente sarà liberato domani, nella migliore delle ipotesi. L'ennesimo abuso che, nei recenti sviluppi (altri 3 italiani sono finiti in carcere di recente ed ad altri due è stato ritirato il passaporto) appare non essere più una tragica casualità

6 luglio 2015 - Ultime ore in carcere per il connazionale di Latina detenuto a Bata in Guinea Equatoriale dal gennaio 2013: Roberto Berardi, dopo la mancata scarcerazione dello scorso 19 maggio, dovrebbe essere liberato domani, 7 luglio 2015.

Non è ancora chiaro se Berardi potrà immediatamente tornare a Roma o se e quanto dovrà attendere ancora prima di riabbracciare la famiglia: gli ultimi 2 anni e mezzo infatti sono stati trascorsi dall'imprenditore in condizioni drammatiche nelle celle del carcere di Bata, piccola città marittima del piccolo ma ricchissimo paese subsahariano.

Dopo aver subito trattamenti inumani e degradanti ed ogni tipo di abuso, da quello di Polizia a quello giudiziario, affrontato sempre con massima dignità e pienezza di spirito, Berardi in carcere ha perso decine di chili, contratto febbre tifoide e malaria, oltre che essere stato costretto più volte al digiuno o alle botte. "Prigioniero personale" dell'ex socio Teodorin Nguema Obiang, secondo vicepresidente del Paese e figlio del dittatore Teodoro, Berardi affrontò il socio africano quando scoprì ammanchi dai conti della società, stornati proprio da Nguema in conti correnti Stati Uniti.

La vicenda, già di per sè drammatica, si era resa ulteriormente complicata dopo il rifiuto del tribunale nguemista a scarcerarlo lo scorso 19 maggio, data di decorrenza della pena, negandogli la libertà e posticipando una nuova scadenza a domani, 7 luglio appunto. La famiglia, in trepidante attesa, spera quanto prima di poterlo riabbracciare.

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