Oskar Groneing condannato, si chiude il processo al contabile di Auschwitz

È ritenuto responsabile della morte di oltre 300 mila deportati.

Si è concluso il processo all'ex ufficiale nazista Oskar Groening, il tribunale di Luenenburg lo ha condannato a quattro anni di reclusione, più dei tre e mezzo richiesti dal pm in fase di dibattimento. L'accisa era terribile: concorso in omicidio di più di 300 mila persone. Il procedimento è durato circa tre mesi e più volte ha subito dei rinvii a causa delle precarie condizioni di salute dell'imputato, Groening ha infatti oggi 94 anni. Con le sue dichiarazioni ha ammesso le sue responsabilità, è stato per anni definito "il contabile" di Auschwitz, il suo compito era quello di gestire i beni e gli averi dei deportati che arrivano nel campo di concentramento polacco. L'uomo era già stato indagato negli anni Settanta, ma poi non fu dato seguito a nessun procedimento giudiziario. Il tribunale non si è espresso in merito alla modalità con la quale la pena verrà scontata, non si sa quindi se Groening dovrà andare in carcere (improbabile vista l'età) o se sarà affidato ad un istituto di cura o ai domiciliari.

La particolarità di questo processo, che potrebbe essere uno degli ultimi contro un ufficiale nazista, sta nel fatto che l'imputato si è pentito delle sua azioni. Materialmente non si è macchiato dell'uccisione di nessun deportato, ma il suo ruolo era comunque importante per il funzionamento della terribile macchina di sterminio messa in piedi dai nazisti. Memorabile una scena del processo risalente allo scorso aprile quando un'ex deportata, l'anziana Eva Kor, lo aveva baciato offrendogli così il perdono per tutto l'orrore a cui aveva preso parte.

Il contabile di Auschwitz, Oskar Groening, bacia la sopravvissuta Eva Kor

Una scena memorabile è avvenuta durante il processo di Luenenburg a Oskar Groening, considerato il "contabile" di Auschwitz e accusato di complicità nell'omicidio di 300mila persone. In tribunale, l'ex nazista ha incontrato la sopravvissuta Eva Kor, 81 anni, che gli ha dedicato un gesto di affetto abbracciandolo. "So che molte persone criticheranno questa foto, ma fa niente. Si tratta di due esseri umani che si sono incontrati 70 anni dopo il fatto. Non capirò mai perché la rabbia è preferibile a un gesto di benevolenza. Niente di buono può venire dalla rabbia". In un commento pubblicato sul Times of London ha spiegato le ragioni del suo gesto: "Volevo ringraziarlo per aver avuto l'umana decenza di accettare la responsabilità per quello che ha fatto".

La donna ha anche spiegato più estesamente il suo abbraccio in un lungo post su Facebook:

Today after the afternoon session of the court, I went up to Oskar Groening. He wanted to stand up. I said, "Please don'...

Posted by Eva Mozes Kor on Thursday, April 23, 2015

"Vorrei che lui e gli altri ex nazisti venissero allo scoperto e si rivolgessero ai neonazisti di oggi, a questi giovani tedeschi che vorrebbero il ritorno di Hitler e dei fascismi. Loro non ascolteranno mai Eva Kor o altri sopravvissuti, ma potrebbero invece ascoltare chi ad Auschwitz c'era in qualità di membro del partito nazista, spiegando come si sia trattato di una bruttissima cosa". Eva Kor ha poi proseguito: "Il fatto di perdonarlo non mi impedisce di testimoniare contro di lui né dal doversi prendere le responsabilità di tutto ciò che ha fatto. Provo pena per Groening, perché ha vissuto una vita miserabile".

Parte il processo al contabile di Auschwitz, Oskar Groening

Per Oskar Groening, oggi a Lueneburg (bassa Sassonia, Germania), inizia il processo per complicità nell'omicidio di 300mila persone. Stiamo parlando dell' "ex 'contabile" del campo di sterminio nazista di Auschwitz. Il suo potrebbe essere uno degli ultimi procedimenti a carico di criminali nazisti coinvolti nella tragedia dell'Olocausto.

Groening oggi ha 93 anni e non partecipò personalmente alle uccisioni dei prigionieri del campo. In passato ha dichiarato apertamente di essersi pentito e di voler opporsi con le sue testimonianze al negazionismo della Shoah. Cosa, questa, che lo ha portato a distinguersi da altri membri che erano appartenuti alle SS, che spesso hanno teso a giustificare le loro azioni o a chiudersi nel silenzio.

E' stato soprannominato "il contabile" perché il suo lavoro consisteva nel raccogliere gli effetti personali dei deportati (bagagli, vestiti, banconote), per poi spedirli negli uffici delle SS a Berlino. Per la procura di Hannover, però, questa non è un'attenuante perché "tramite le sue azioni aiutò il regime nazista dal punto di vista finanziario e sostenne la sua campagna sistematica di uccisioni". (cit. Reuters)

L'avvocato di Groening, per parte sua, respinge le accuse rivolte al suo assistito. Secondo la difesa, la tipologia di lavoro svolta dall'imputato ad Auschwitz non lo rendeva di fatto un complice nelle uccisioni di detenuti.

Di tutt'altro avviso Elizabeth Kolbert. Sul New Yorker, nel febbraio scorso, la nota autrice e giornalista americana scrive su Groening: "Sapeva che i prigionieri erano venuti ad Auschwitz per morire. Questo non gli ha creato molti problemi [..] Per quanto concerne le camere a gas, quelle erano, come ha detto una volta, solo 'un mezzo per fare guerra, una guerra con metodi avanzati'. Tornato in Germania nel 1948 ha ripreso la sua vita dove si era interrotta".

Al processo, che dovrebbe durare fino al 29 luglio, prenderanno parte 55 parti civili, essenzialmente sopravvissuti o familiari delle vittime.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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