E’ stato chiuso Wikileaks.org, il sito che permetteva di pubblicare in modo irrintracciabile documenti scottanti e riservati. La decisione di bloccarlo è venuta da un giudice californiano dietro pressioni della banca svizzera Julius Baer, accusata di supportare l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco dei suoi clienti. I documenti resi pubblici su Wikileaks dall’ex vice presidente di una filiale della banca nelle isole Cayman, hanno portato a una causa che per l’istituto di credito si rivelerà un pericoloso boomerang. Per tre motivi.
Primo: questa è proprio il tipo di storia che fa impazzire il bloggers: la mega corporation cattiva contro i coraggiosi che offrono un servizio pubblico di denuncia. Secondo, l’equazione “Bank Julius Baer = Riciclaggio di denaro” è ormai cementata nelle idee di chi è venuto a conoscenza della storia, vera o falsa che sia. Terzo: i documenti in questione, che tra un milione e passa siti web avrebbero attirato probabilmente poca attenzione, adesso sono più bollenti di un video hard di Paris Hilton. Decine di mirror sono sorti in giro per la rete, e il materiale è ancora disponibile. Attualmente il DNS principale di Wikileaks non è raggiungibile, ma su Cryptome è tutto conservato, e basta digitare l’indirizzo IP 88.80.13.160 per raggiungere il vecchio sito.
In qualche forma, Wikileaks sopravviverà. Anche perché, ha commentato Gottfrid Svartholm (uno dei fondatori di Pirate Bay e proprietario di PRQ, la società con base in Svezia che ospitava il sito): “[non basta] un esercito di stupidi avvocati che crede ci pisceremo addosso solo per una lettera minacciosa”. La censura si censuri da sola.
Via | Slashdot e The Register
CiccEnroe
21 feb 2008 - 14:01 - #1la rete è difficile da imbavagliare…almeno per ora
Nicola
21 feb 2008 - 16:37 - #2Conocordo con #1: non sarà certo un giudice o chi per lui a impedire la LIBERA diffusione dell’informazione. Se qualcuno ha commesso un illecito, dev’essere punito ma la cosa non deve riguardare la collettività, altrimenti mi viene da pensare che c’è sotto qualcosa di sporco.