Alberto Stasi: "Sentenza inaspettata, parlo con Chiara al cimitero"

Per la prima volta dopo la sentenza parla Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l'omicidio di Chiara Poggi: "Vivo nel dolore"

Questa mattina il quotidiano Il Giorno ha pubblicato la prima intervista ad Alberto Stasi dopo la condanna a 16 anni del 7 dicembre scorso, quando la prima Corte d’Assise d’appello di Milano lo ha condannato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 17 agosto del 2007 a Garlasco.

Nell'intervista rilasciata al giornalista Gabriele Moroni Stasi si dice addolorato, una vita certamente distrutta da eventi più grandi di lui per i quali sono in molti, a cominciare dalla sua famiglia, a nutrire dei dubbi sulle sue reali responsabilità. Stasi, nel corso dell'intervista, ha anche lanciato un appello "a chi sa qualcosa": il giovane pavese si dice distrutto, travolto due mesi fa da una sentenza di condanna che dalle sue parole sembra ingiusta, folle.

Una condizione di malessere che è ormai parte integrante della vita di Alberto Stasi, che racconta di vivere uno stato d'animo fortemente negativo già da prima della condanna, una condizione emotiva aggravatasi due mesi fa, con la sentenza.

"La mia vita non è facile. Affronto tutto giorno per giorno, perché sarebbe troppo opprimente per me anche solo pensare a ciò che potrei dover ingiustamente affrontare. Ora aspetto le motivazio- ni della sentenza. È un momento in cui è difficile trovare la concentrazione necessaria per fare qualsiasi cosa. In pratica, sopravvivo in attesa di capire cosa potrà succedere. In un certo senso, però, mi ritengo fortunato. Io e la mia famiglia abbiamo tante persone vicine che ci sostengono e ho fiducia che si potrà porre fine a certe speculazioni e teorie insensate, portando la pace a coloro che hanno sofferto."

Stasi parla della vicinanza sempre ricevuta da parte della sua famiglia, una vicinanza che si è fatta quasi una corazza nel corso del tempo, con l'evolversi degli eventi in maniera a lui decisamente sfavorevole, ma racconta anche delle tante lettere che riceve, continuamente, da ogni parte d'Italia da parte anche di perfetti sconosciuti, che gli manifestano solidarietà.

Tuttavia, il rapporto con la famiglia Poggi sembra essere piuttosto distante:

"All’inizio di tutto eravamo molto vicini. Adesso c’è questo abisso di dolore che ci separa, che è cresciuto durante questi lunghi anni di processi. Decine di volte ho pensato di avvicinarli e mi piace pensare che lo stesso abbiano pensato loro. Non l’ho fatto perché ho paura che loro la considerino una strategia legale o mediatica. Non voglio che pensino questo di me. Non ho ancora avuto la forza di piangere, di metabolizzare la perdita di Chiara, ma spero tanto di incontrarli nuovamente, un giorno, senza impormi sul loro dolore. Probabilmente adesso è troppo presto: continuano a pensare che io sia colpevole ed è una cosa che mi fa un male enorme".

ha spiegato Alberto Stasi, che ha colto l'occasione dell'intervista anche per parlare della ex fidanzata uccisa, Chiara: il 32enne lombardo racconta il suo dolore, che spesso lo porta a fare visite al cimitero dove riposa la giovane di Garlasco.

"Mi piace ricordarla nei nostri momenti felici. Vado spesso a trovarla al cimitero. Vado a trovarla, le parlo come si fa con una persona alla quale si vuole molto bene, ma che non è più qui. Faccio lo stesso con mio padre."

Un dolore che appare vero, non strategico, ma che nel deteriorarsi dei rapporti tra il giovane e la famiglia, nello screening che la stampa ha fatto, negli anni, della sua vita e di quella della giovane assassinata, porta tutto il suo fardello di difficoltà.

Stasi parla dei "processi mediatici", di come la narrazione, la cronaca, della vicenda sia spesso scaduta in un voyeurismo giornalistico anche feroce, che spesso ha rovinato e messo in pericolo i rapporti di Stasi con gli inquirenti, con la corte, i suoi legali. Con la famiglia di Chiara Poggi.

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Via | Il Giorno - Quotidiano Nazionale

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