Aggredita la gemella di Massimo Bossetti: i referti medici smentiscono il suo racconto

Laura Letizia Bossetti, gemella dell’unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, è stata malmenata per la seconda volta in poco più di cinque mesi

28 febbraio 2015 - Laura Bossetti, gemella del presunto assassino di Yara Gambirasio, non avrebbe subito alcuna aggressione. A scriverlo è il quotidiano Il Giorno, che spiega quando sarebbe emerso dagli atti dell’inchiesta sulla morte della giovane di Brembate di Sopra, inchiesta in cui erano finite anche le quattro aggressioni denunciate dalla donna tra l’agosto e il gennaio scorsi.

A rivelare che non ci sarebbe stata alcuna aggressione sarebbero le immagini delle telecamere di sicurezza installate nei luoghi in cui la donna aveva raccontato di esser stata picchiata, e i referti dei medici dell’ospedale in cui si era recata subito dopo.

Gli inquirenti non hanno confermato né smentito questo particolare e fino a quando non ci saranno dichiarazioni ufficiali è bene considerare la notizia come una semplice indiscrezione.

Aggredita la gemella di Massimo Bossetti: tre costole rotte e trauma cranico

Per la seconda volta in poco più di cinque mesi Laura Letizia Bossetti è stata picchiata da due aggressori. Già in estate, dopo l’incarcerazione del suo fratello gemello Massimo Bossetti, unico sospettato per l’omicidio di Yara Gambirasio, la donna aveva subito numerose intimidazioni, fino a essere picchiata da tre uomini lo scorso 18 settembre.

A quel pestaggio – durante il quale suo fratello era stato ripetutamente chiamato “assassino” dagli ignoti aggressori - erano seguiti insulti e minacce verbali, ma quello di ieri, il secondo, è stato il più grave di tutti. Ieri la donna era andata a trovare i suoi genitori a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo. Quando, intorno alle 13, è scesa per andare alla posta, due uomini col passamontagna l’hanno bloccata puntandole un taglierino alla gola e spingendola nel seminterrato del condominio. Lì la donna è stata pestata con calci e pugni in tutte le parti del corpo fino a perdere i sensi.

È stata sua madre Ester Arzuffi, preoccupata per il ritardo, a ritrovare la donna grazie all’aiuto di un vicino. Quando l’ambulanza l’ha condotta in ospedale la donna era semisvenuta.

All’ospedale di Ponte San Pietro, le sono stati diagnosticati un trauma cranico, tre costole rotte, tre incrinate, più lividi sul viso e sul corpo. La prognosi è di trenta giorni. Lo scorso 10 febbraio la donna aveva trovato la propria casa a soqquadro.

L’avvocato Benedetto Maria Bonomo, legale della famiglia, ha dichiarato che la famiglia si affiderà ha un’agenzia di sicurezza per garantire l’incolumità della donna.

Via | Il Fatto Quotidiano

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