Ponte di Nanto, il benzinaio-'eroe' a Repubblica: "Non sparate in mio nome, non sono un eroe"

6 marzo 2015 - Graziano Stacchio, suo malgrado, è diventato una sorta di eroe per Matteo Salvini e i sostenitori di Lega Nord, il simbolo di una giustizia che spesso manca in Italia. L’uomo, benzinaio di professione, risulta al momento indagato per aver esploso il colpo di fucile che lo scorso febbraio uccise il rapinatore Albano Cassol.

Stacchio, come abbiamo già detto in passato, non ha mai fatto vanto di quanto accaduto, si è trattato di una tragedia e c’è poco di cui rallegrarsi. Per questo, ad ogni occasione, l’uomo continua a precisare di non essere un esempio da seguire. Nell’intervista che Stacchio ha concesso oggi a Repubblica, l’uomo spiega:

Il problema è che la gente ha paura, sta perdendo la testa. Ci vuole un attimo. Il mio è stato un atto di istinto, di disperazione. Vorrei dire anche di umanità, perché quella ragazza era sotto scacco di cinque banditi armati di mitra. La volta prima era stata addirittura sequestrata. Quando quel rapinatore mi ha puntato l'arma addosso, ho mirato. Stando attento a non fare andare in giro colpi. Se i suoi complici l'avessero lasciato lì gli avrei messo subito un laccio emostatico, avrei provato a salvarlo. Ambulanza e via.

Stacchio ha ribadito di non considerarsi un eroe:

No, non sono un eroe né un modello da imitare. Né tanto meno un simbolo. Lo dico subito: la gente non deve sparare in mio nome, né in Veneto né in Sicilia. Solo l'idea mi fa paura. Non è che adesso ognuno si deve sentire autorizzato a sparare. Sennò che cosa facciamo, il Far West?

Il benzinaio risulta al momento indagato dalla Procura di Vicenza per eccesso colposo di legittima difesa.

Indagato il Benzinaio-'eroe' di Ponte di Nanto: "Non ho sparato per uccidere"

Graziano Stacchio

, il benzinaio-'eroe' di Ponte di Nanto, oggi è tornato al lavoro come se si trattasse di un giorno qualunque. La rapina sventata ieri alla gioielleria Zancan ed il conseguente conflitto a fuoco, nel quale ha perso la vita il nomade Albano Cassol, è però un ricordo ancora fresco. Graziano Stacchio ha scelto di non nascondersi, nonostante i timori di una possibile ritorsione da parte del resto della banda di rapinatori senza scrupoli sfuggita all'arresto. Stacchio non si è neanche sottratto alle interviste dei cronisti che si sono recati sul posto, ribadendo che non aveva intenzione di uccidere nessuno. Questa la sua ricostruzione dei fatti:

«Sono scesi da due macchine verso le sette di sera con i passamontagna. Erano armati e hanno iniziato a picchiare sulla porta della gioielleria come barbari. Le macchine suonavano i clacson “è una rapina”, dicevano ma nessuno poteva fare nulla e ai banditi non importava: spaccavano tutto. Io a pensato a Genny, la commessa del gioielliere, che è per me come una figlia. Ho detto: starà morendo di paura. Allora sono intervenuto e ho urlato “andate via che arrivano i carabinieri”. Ma loro continuavano. Sono allora entrato in casa, ho preso la chiave dell’armadietto dove tengo il fucile e sono uscito. Erano ancora lì. Ho sparato un colpo in aria. L’uomo che faceva da palo ha risposto al fuoco e io ho tirato altre due volte sulla macchina vuota. Poi lui si è avvicinato a me, puntandomi con l’arma e gli ho tirato alle gambe e sono andati via»

Graziano Stacchio

Oggi è arrivata la scontata (e dovuta) iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Vicenza per "eccesso colposo di legittima difesa". La notizia ha scaldato gli animi dei suoi compaesani, tutti solidali con lui. Stacchio invece non si è indignato, dichiarando di non sentirsi né un eroe e né un giustiziere, e di essere a disposizione degli inquirenti per fornire tutti i chiarimenti necessari sulla vicenda:

«Non sono un eroe nè un giustiziere ho agito d’istinto pensando alla povera commessa sola, che potrebbe essere mia figlia, che già due anni fa aveva subito una rapina. Prima ho urlato poi sono salito in casa a prendere il fucile ho sparato in aria poi quando uno di loro è venuto verso di me con il mitra in mano ho mirato alle gambe per difendermi. Non volevo certo uccidere».

Questo moto spontaneo in difesa del benzinaio ha subito valicato i confini di Ponte di Nanto. Joe Formaggio, sindaco del vicino comune di Albettone, ha fatto stampare delle t-shirt con impressa la scritta "Io sto con Stacchio", anticipando di poco esponenti nazionali di vari partiti. In prima fila, ovviamente, la Lega che con il Governatore Zaia ed il Senatore Calderoli ha chiesto alla magistratura di utilizzare il 'buon senso' nel giudicare l'operato di Stacchio. Più aggressivo invece Matteo Salvini che, scandalizzato dall'iscrizione nel registro degli indagati del Benzinaio, ha chiesto di "cambiare una legge sbagliata".

La cosa curiosa è che la Legge in questione è la n.59 del 3 febbraio 2006, la cui approvazione venne salutata come un successo dalla Lega Nord che, per usare le parole dell'allora Deputato e oggi Senatore Giacomo Stucchi, "portava a casa un altro tangibile risultato". La Legge in questione modificava l'art. 52 del codice penale sul regime di autotutela in un privato domicilio, secondo il quale:

    "Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa"

A questo articolo vennero aggiunti due commi con la succitata legge n.59 del 2006:

    "Nei casi previsti dall'articolo 614 (violazione di domicilio n.d.r.), primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

    a) la propria o la altrui incolumità:
    b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione.

    La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale".

La Legge è chiarissima e per verificare se effettivamente il signor Stacchio abbia agito per "difendere la sua incolumità e quella altrui in maniera proporzionata all'offesa", c'è inevitabilmente bisogno di un'indagine per accertare i fatti e quindi, al di là dell'ingiustificata indignazione di Matteo Salvini per "una legge sbagliata da cambiare", la Procura di Vicenza si è limitata a fare il suo lavoro.

Se i fatti sono andati esattamente come ha riferito il Signor Stacchio, quest'ultimo non rischia proprio nulla per i seguenti motivi:

1) avrebbe prima sparato in aria in segno di avvertimento.
2) avrebbe sparato successivamente in direzione del malvivente rimasto ucciso solo in risposta ai colpi esplosi prima da quest'ultimo.
3) avrebbe mirato alle gambe proprio per non ucciderlo.

Un comportamento più che "proporzionato all'offesa", che senz'altro non porterebbe a nessun processo per "eccesso colposo di legittima difesa".

Populismo spicciolo in sostanza, per cavalcare un'indignazione popolare che non avrebbe motivo di esistere. Anche la candidata del PD alle prossime elezioni regionali, Alessandra Moretti, non ha perso tempo per dire la sua sulla vicenda:

“Ormai è emergenza sicurezza. Per questo in Veneto servono più risorse e più uomini per le forze di polizia. Mi batterò in tutte le sedi più opportune affinché ci sia un impegno concreto a tutela dei cittadini. Il tragico epilogo è frutto di una reazione comprensibile da parte del signor Graziano Stacchio. Credo che, nella stessa situazione, la risposta di qualsiasi persona impaurita e minacciata con dei fucili sarebbe stata la medesima”.

Una dichiarazione altrettanto vacua quella della Moretti, che ha cavalcato a sua volta l'indignazione popolare per non lasciare questa 'battaglia' ai suoi rivali nelle prossime elezioni.

(Aggiornamento di Stefano Capasso)

Vicenza, assalto a una gioielleria: ucciso uno dei banditi

rapina gioilleria Zancan
Rapina a mano armata finita nel sangue nel tardo pomeriggio di ieri a Ponte di Nanto, in provincia di Vicenza, un vero e proprio assalto a una gioielleria terminato in un conflitto a fuoco e un inseguimento.

Il colpo è stato messo a segno intorno alle 18.30. Cinque banditi hanno fatto preso di mira la gioielleria Zancan, ma la rapina a mano armata è cominciata nel peggiore dei modi: l’idea era quella di passare per la porta principale, ma la commessa del negozio si rende conto che c’è qualcosa che non va e chiude l’accesso proprio mentre uno dei banditi stava entrando.

Con uno dei complici di fatto bloccato nella porta a bussola, gli altri prendono d’assalto il negozio, avventandosi sulle vetrine a colpi di mazza nel tentativo di liberarlo. Ci riescono, ma quei momenti di delirio non passano inosservati e il benzinaio che si trova dall’altra parte della strada, armato di fucile a pompa, spara dei colpi in aria a scopo intimidatorio.

A quel punto, secondo la ricostruzione dei militari, la situazione degenera. I banditi, col volto coperto e armati di kalashnikov e pistole, rispondono al fuoco e uno di loro, quello che era rimasto bloccato nella porta del negozio, rimane ferito.

Non resta che mettersi alla fuga, ma anche qui le cose si complicano. I banditi salgono in auto per darsi alla fuga, ma alla guida c’è il ferito. Duecento metri dopo l’automobile sbanda e va a schiantarsi contro un semaforo. I quattro complici decidono quindi di abbandonare il ferito e di darsi alla fuga utilizzando l’altra automobile usata per raggiungere la gioielleria.

I quattro riescono a far perdere le proprie tracce, mentre il complice non sopravvive: non è ancora chiaro se ad ucciderlo sia stato l’impatto in auto o se sia stato il colpo di fucile, così come non è chiaro se a colpirlo sia stato il fuoco amico o siano stati il titolare della gioielleria, che afferma di aver esploso dei colpi, o addirittura il benzinaio.

I banditi fuggiti non sono ancora stati identificati, ma la loro latitanza non dovrebbe durare a lungo. Dall’identificazione dell’uomo rimasto ucciso si potrà arrivare ai quattro complici. Pochi i dubbi sulla nazionalità dei malviventi: diversi testimoni hanno riferito che si tratta di italiani, quasi certamente residenti nel vicentino.

Via | Il Giornale Di Vicenza


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