In Emilia come a L'Aquila: nelle intercettazioni si ride per le scosse

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In Emilia come all'Aquila. Mentre i cittadini soffrivano per la morte dei loro cari e per la distruzione causata dal terremoto, c'era chi invece rideva al telefono pensando ai lavori per la ricostruzione. Oggi è stato diffuso l'audio di un'intercettazione telefonica tra Gaetano Blasco e Antonio Valerio, due dei 117 indagati nell'operazione antimafia 'Aemilia' condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bologna in collaborazione con l'Arma dei Carabinieri per contrastare le infiltrazioni 'ndranghetiste nella ricostruzione (e non solo) dopo il terremoto del 2012 in Emilia.

La telefonata è del 29 maggio 2012, a nove giorni dalla scossa del grado 5.9 della scala richter che ha cambiato la vita di molte persone. Alla fine dello sciame sismico si sono contate complessivamente 27 vittime ed anche tanta distruzione che ha messo in ginocchio l'economia della regione. I due in questa telefonata se la ridevano per una nuova scossa, che senz'altro avrebbe portato altro lavoro alle loro ditte colluse con la criminalità organizzata.

Dopo aver riso, uno dei due ha aggiunto: "c'è da lavorare, dobbiamo iniziare a preparare bene tutte le società, non possiamo restare a guardare". Si sfregavano le mani insomma pensando ai futuri guadagni, esattamente come faceva l'imprenditore Francesco Piscicelli che, al telefono con suo cognato Pierfrancesco Gagliardi, raccontava di essersi messo a ridere nel letto la notte del 6 aprile 2009, quando uno spaventoso terremoto (6,3 di magnitudo) rase al suolo case ed edifici pubblici a L'Aquila e provincia, rispondendo così a Gagliardi che lo invitava a "partire in quarta, subito".

Non solo risate però, ma anche scorrettezze nei confronti degli operai assunti per lavorare nei cantieri. In una telefonata del 7 dicembre 2012, a ricostruzione iniziata dunque, Michele Bolognino al telefono con Alleluia Lauro, entrambi indagati nell'inchiesta, si lamentava perché erano stati consegnati dei buoni pasto a due operai che lavoravano in un cantiere dell'impresa Bianchini, di proprietà dell'imprenditore locale Augusto Bianchini che, secondo gli inquirenti, avrebbe collaborato attivamente con gli 'ndraghetisti.

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