Roberto Berardi, nuova interrogazione parlamentare sull'italiano detenuto in Guinea Equatoriale

Il firmatario è questa volta Mauro Ottobre del gruppo Misto. L'imprenditore pontino continua il Calvario in isolamento

Isolato nel carcere di Bata Central, l'imprenditore Roberto Berardi cerca di riprendersi faticosamente da una febbre malarica che nelle ultime settimane ha reso ancora più ardua la sua già drammatica detenzione in un paese straniero: nel frattempo in Italia la famiglia Berardi ed i suoi amici continuano l'infinita battaglia contro i mulini a vento per riportarlo a casa.

Il 15 gennaio scorso il deputato Mauro Ottobre, gruppo Misto-minoranze linguistiche, ha presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Paolo Gentiloni nella quale, ripercorrendo la vicenda giudiziaria e penale di Roberto Berardi, chiede al ministro ed alla Farnesina quali misure stiano attuando per la salvaguardia del connazionale "ingiustamente detenuto" all'estero.

Un'interrogazione imprecisa, per certi versi, ma che rientra perfettamente in quel mantra che recita imperterrito: "per fortuna che qualcuno ne parla".

Nell'interrogazione del deputato Ottobre viene riportata la pessima risposta scritta data dal viceministro Lapo Pistelli alla precedente interrogazione del senatore Luigi Manconi, nella cui risposta si descrive un'attività febbrile nel lavoro della Farnesina, un lavoro che allo stato attuale però non ci risulta (non tanto per mancanza di fonti quanto per i riscontri oggettivi che abbiamo, che ci fanno affermare con assoluta e diplomatica certezza che di certo la Farnesina potrebbe fare parecchio di più). In fondo alla risposta del viceministro Pistelli si legge:

"Anche la sede centrale della Farnesina, dal canto suo, si è mossa ai fini di tutelare il connazionale e tenendo sempre informati i parenti più stretti del signor Berardi."

Come ci ha raccontato Rossella Palumbo, ex-moglie di Roberto Berardi, ma come anche ci è stato raccontato da molti altri amici e parenti stretti dell'imprenditore pontino, e come abbiamo potuto riscontrare direttamente quando abbiamo fornito noi di Crimeblog il telefono del legale equatoguineano alle autorità italiane (le quali non sapevano avesse un legale), diciamo che l'attività di comunicazione del MAE sin qui non è stata proprio il massimo.

Gli "Yes Men" incaricati dal MAE di parlare con i parenti per infondere un tuttapostismo che dopo due anni di detenzione somiglia più a una crudeltà fanno il paio con le balle snocciolate alle stesse autorità italiane ed alla famiglia Berardi dal governo della Guinea Equatoriale, nell'aprile 2014 all'onorevole Tajani e nel giugno 2014 allo stesso senatore Luigi Manconi, in visita all'ambasciata romana della Guinea Equatoriale, dove aveva ricevuto precise rassicurazioni sulla "volontà al rilascio" del detenuto italiano.

Chiacchiere da bettola di periferia buone unicamente a creare false speranze e disperazione in Roberto Berardi e nella sua famiglia.

berardi

Nell'interrogazione l'onorevole Ottobre chiede al ministro Gentiloni:

"[...] quali ulteriori iniziative urgenti il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale abbia intrapreso o abbia intenzione di intraprendere per giungere ad una documentata, obiettiva, ricostruzione dei fatti, delle responsabilità che hanno portato alla condanna ingiusta e arbitraria di Berardi;
quali iniziative urgenti il governo italiano intenda porre in essere, nei rapporti con la Guinea Equatoriale e presso ogni organismo internazionale affinché sia sostenuta da parte del nostro Paese la richiesta di revisione del processo Berardi;
quali atti il Governo italiano intenda assumere, affinché da parte della Commissione europea sia espressa una posizione comune sulla situazione di Berardi e in ordine ad altri casi analoghi di violazione dei princìpi del giusto processo e dei diritti umani, sulla base anche dei pronunciamenti della Corte europea per i diritti dell'uomo."

Domande cui una risposta è oggi un obbligo dopo due anni di detenzione e 14 mesi di isolamento assoluto, una restrizione resa ancor più insopportabile dal clima torrido, dalle malattie, dalla luce accesa per poche ore al giorno e dai pasti saltuari e inadeguati.

Il 17 maggio 2015 terminerà la pena dell'imprenditore pontino, che dovrà essere scarcerato dall'inferno di Bata ma sul quale pende ancora una richiesta di risarcimento milionario di 1,4 milioni di euro: di contro l'impresa di Berardi, la Eloba Construcion SA, vanta crediti per circa 6 milioni di euro dal ministero della Difesa guineano, crediti derivanti da alcune certificazioni sui lavori che rimasero in sospeso dopo l'arresto dell'imprenditore italiano.

Una guerra che sembra non abbia una fine vicina, purtroppo.

  • shares
  • +1
  • Mail