Arabia Saudita: decapitato insegnante accusato di stupro

Decapitato in Arabia Saudita un insegnante accusato di aver rapito e stuprato diverse ragazze. E' la prima esecuzione capitale con il nuovo Re.

Un insegnante, accusato di stupro, è stato decapitato a Jedda, in Arabia Saudita. E' stata la prima esecuzione pubblica dalla salita al trono di Salam bin Abdul Aziz al-Saud, che ha preso il posto del fratellastro Abdullah, deceduto. Mousa bin Saeed Ali al-Zahrani - questo il nome della vittima - era accusato di aver rapito e stuprato diverse ragazze minorenni. Lui si è sempre dichiarato innocente.

"Ha minacciato le loro famiglie e aggredite in casa. Le ha stuprate, sequestrate, le ha somministrato alcolici con la forza e le ha costrette a guardare materiale pornografico" ha scritto l'agenzia di stampa saudita, parlando dell'insegnante decapitato. Al-Zahrani ha rivendicato il processo farsa, facendo appello ad Abdullah, affinché gli concedesse la grazia.

Le autorità saudite avrebbero promesso di fare ulteriori indagini e di rivedere il caso con maggiore attenzione. Alla morte del re, però, la famiglia di al-Zahrani ha ricevuto una lettera in cui veniva annunciata la decapitazione per lunedì 26 gennaio. L'uomo, nello scorso mese di aprile, aveva anche pubblicato un video su Youtube, dichiarando la propria innocenza e chiedendo di rivedere il verdetto.

"Giuro su Dio che né la mia religione, né la mia educazione, né l'età, né la conoscenza, mi avrebbero permesso di pensare o di commettere atti del genere, che possono provenire solo da menti perverse e malate". Nego con forza tutte le accuse che mi sono state fatte. E' una mistificazione della realtà. Le accuse che mi vengono fatte non sono accettabili nella nostra religione. Sono state manipolate con malizia".

Al-Zahrani era padre di sei figli. A denunciarlo era stato il padre di una delle presunte vittime. Dall'inizio del 2015, in Arabia Saudita, si contano già 15 esecuzioni capitali con decapitazione. Nel 2014 erano state 87, di cui 72 solo tra luglio e agosto. L'Arabia Saudita, che fa parte dell'Onu, ha sempre rifiutato di sottoscrivere la moratoria sulle esecuzioni, ritenendole adatte a mantenere la sicurezza e a garantire giustizia.

Re Arabia Saudita

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