I cento latitanti più pericolosi d’Italia: Mimmo Raccuglia, il boss di Altofonte

pubblicato: lunedì 03 novembre 2008 da Daniele Particelli

raccugliaConsiderato il boss del clan di Cosa Nostra di Altofonte ed erede di Giovanni “lo scannacristiani” Brusca, Domenico Raccuglia è nato il 27 ottobre 1964 è latitante dal 1996.

Condannato a tre ergastoli per associazione di tipo mafioso, rapina, estorsione ed omicidio, Mimmo Raccuglia, noto anche come “U veterinario”, nel 2007 era considerato uno dei possibili successori del boss dei boss Bernando Provenzano, ma la sua mancanza di forze armate e di potere economico sembra non avergli permesso di salire quel gradino.

A quanto pare la latitanza non gli ha impedito di continuare a gestire i suoi affari, tanto che nel 1998 il suo nome era stato accostato a quello di un gruppetto di persone che volevano metter da parte Provenzano, mentre notizie più recenti risalgono all’ottobre 2005, in relazione all’omicidio di Maurizio Lo Iacono nell’ambito del mandamento di Partinico.

La sua prima condanna all’ergastolo risale al 1994 quando, su ordine di Giovanni Brusca, uccise Girolamo La Barbera, padre del pentito Gioacchino, uno dei testimoni chiave nel processo per l’omicidio di Giovanni Falcone.

Poi nel 2004 è arrivato il secondo ergastolo per una serie di omicidi commessi da Raccuglia negli anni ‘90, mentre la terza l’ha ricevuta per il suo coinvolgimento nel rapimento e omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio 11enne del pentito Santo.

Su ordine di Giovanni Brusca, il piccolo Giuseppe fu rapito nel novembre 1993 e ucciso dopo più di due anni di prigionia, nel gennaio 1996. Per distruggere ogni prova il corpo del bimbo fu sciolto nell’acido.

Inserito nella lista dei ricercati più pericolosi d’Italia, Raccuglia risulta ancora irreperibile e nonostante si pensi che si nasconda proprio nei dintorni di Altofonte, nel 1999 le ricerche sono state diramate in campo internazionale.

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