Confermato 41 bis al boss Provenzano

Arrestato nel 2006, il boss è detenuto nel carcere di Parma dal 2011

Resta al 41 bis il boss Bernardo Provenzano. E' stato respinto infatti il ricorso, presentato dal legale del boss mafioso, Rosalba Di Gregorio, che aveva richiesto la revoca del 41bis, meglio nota come carcere duro, per il suo assistito.

A respingere la richiesta, il Tribunale di sorveglianza di Roma che, nonostante le gravissime condizioni di salute in cui versa Provenzano - il legale ha parlato di stato quasi vegetale - ha ritenuto la pericolosità di contatti tra il boss e Cosa nostra.

Il legale del super boss, ormai quasi 82enne, aveva richiesto l'annullamento del carcere duro in seguito al tentativo di suicidio di Provenzano nel carcere di Parma dove è detenuto dal 2011. Provenzano all'epoca aveva provato a togliersi la vita infilandosi un sacchetto di plastica nella sua cella. L'avvocato difensore aveva parlato quindi di stato depressivo del suo assistito, denunciando anche una sorveglianza inefficiente, visto che Provenzano è l'unico detenuto del braccio in quel carcere.

Conosciuto come "Binnu u' Tratturi" (Bernardo il trattore, per la violenza con cui uccideva) o come "Zu Binnu" (Zio Binnu) o "il ragioniere", il corleonese Bernardo Provenzano è stato membro di Cosa nostra e a capo dell'organizzazione mafiosa partire dal 1995 fino al 2006, anno in cui è stato arrestato. Provenzano era ricercato dal 10 settembre 1963, con una latitanza record di 43 anni.
Complessivamente Provenzano deve scontare 20 ergastoli, oltre all'isolamento diurno per 33 anni e 6 mesi, alla reclusione per 49 anni e 1 mese e una multa di 13 mila euro più le pene accessorie e le misure di sicurezza.

Mafia's top boss Bernardo Provenzano (C)

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