Mafia Capitale, Riesame: corruzione in appalti Ama

Il Riesame deposita le motivazioni su un gruppo di 17 indagati di Mafia capitale. Mentre Buzzi - definito un pericolo per la società e le istituzioni - e Carminati restano in carcere l'ex ad di Roma Eur Mancini, scarcerato, è per i giudici "corrotto ma non parte dell'organizzazione criminale".

Aggiornamento 19 gennaio, ore 17:35. Corruzione negli appalti all'Ama. In relazione all'inchiesta su Mafia capitale i giudici tribunale del Riesame di Roma nelle motivazioni con cui hanno confermato il carcere per uno dei presunti capi dell'organizzazione, Salvatore Buzzi, e disposto i domiciliari per l'ex direttore generale dell'Ama Giovanni Fiscon, scrivono che.

"Nell'Ama (la municipalizzata per la raccolta dei rifiuti, Ndr) il fenomeno corruttivo ha raggiunto la massima espressione, inquinando tutte le gare di appalto".

L'Ama sempre secondo i giudici avrebbe infatti intrattenuto con le cooperative guidate da Buzzi rapporti basati sulla corruzione definendo l'ex dominus delle cooperative:

"una concreta minaccia per le istituzioni (...) pericoloso per la società a tutti i livelli"

Tra Buzzi e l'ex dg di Ama Fiscon secondo i giudici, avvenivano:

"frenetici scambi di sms e gli incontri denotano l'esistenza di interrelazioni e contatti del tutto anomali nel corso di una procedura di aggiudicazione di un appalto"

Per Fiscon in realtà:

"non è stata individuata specifica utilità conseguita per la sua opera in favore dell'associazione criminale se si esclude la promessa di pulizia nel proprio appartamento" e "sussistono dubbi in ordine al riconoscimento dell'aggravante mafiosa" perché "non emergono indizi univoci in ordine alla coscienza di agevolare l'associazione"

L'ex amministratore delegato dell'Ente Eur Riccardo Mancini, tornato in libertà ma pur sempre indagato, il collegio giudicante del Riesame scrive che è:

"un funzionario corrotto, ma non sembra possa essere affermato che egli faccia parte dell'associazione criminale (...) si evince in maniera inequivocabile che Mancini in più occasioni opponga qualche resistenza ad assecondare le finalità dell'associazione, tanto da dover essere minacciato ed addirittura picchiato".


Oggi il collegio presieduto da Bruno Azzolini ha depositato le motivazioni di un gruppo di 17 indagati per Mafia capitale. Il Riesame aveva confermato la custodia in carcere con l'aggravante mafiosa per Buzzi, Giovanni De Carlo e altri 9 indagati.

(r.m.)

Mafia Capitale, Riesame: "Carminati era in affari con la 'ndrangheta"

10 gennaio 2015

- Sono state pubblicate le motivazioni della decisione con cui il Tribunale del Riesame ha respinto le istanze di scarcerazione di due delle persone coinvolge nell’inchiesta Mafia Capitale, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, definiti entrambi “soggetti pericolosi per la collettività e anello di congiunzione tra l'organizzazione romana e quella calabrese”.

Nelle motivazioni compare ovviamente anche Massimo Carminati, ritenuto il capo dell’organizzazione. Per i giudici del Riesame:

Il clan di Massimo Carminati è da anni in affari con il clan 'ndranghetista dei Mancuso di Limbadi. […] La nascita della cooperativa avrebbe costituito la conferma del rapporto tra l'associazione mafiosa romana e il clan Mancuso che aveva già portato a proficui affari in Calabria.

Rotolo e Ruggiero, secondo i giudici, “sarebbero stati di fatto accreditati su richiesta di Buzzi presso la famiglia Mancuso che come proprio referente per le attività a Roma aveva indicato l'imprenditore Giovanni Campenni”.

Mafia Capitale, Riesame: con giunta Alemanno "salto di qualità"

aggiornato da Angela IannoneMafia Capitale

, il Tribunale del Riesame si è oggi espresso a riguardo, descrivendola come una "ramificata organizzazione della quale Massimo Carminati è il capo e il riconosciuto punto di riferimento degli altri sodali''. Un' "organizzazione criminale che operava nella Capitale da anni nei settori criminale, economico e della pubblica amministrazione" e che "si espande in seguito alla nomina di Alemanno quale sindaco di Roma". Secondo i giudici, infatti, è proprio durante la giunta dell'ex sindaco di Roma che avviene "il salto di qualità dell'organizzazione".

La dichiarazione del Riesame rientra nelle 87 pagine di motivazioni del collegio, presieduto da Bruno Azzolini, in seguito al rigetto della revoca degli arresti di 5 indagati.
"A Roma - continua il rapporto dei giudici - operava da anni una organizzazione strutturale di uomini e mezzi funzionale alla realizzazione di una serie indeterminata di delitti con attività che si estendevano in diversi campi: propriamente criminale, economico e della pubblica amministrazione''.

A capo di tutto, Massimo Carminati, "punto di riferimento degli altri sodali''. Un sodalizio "durevole" in cui "tutti i singoli sono perfettamente consapevoli" di farne parte "e di operare per l'attuazione del programma criminoso comune" che ''operava inizialmente in un ristretto ambito territoriale nel settore delle estorsioni, dell'usura, delle rapine e delle armi, con base presso il distributore di carburanti gestito da Roberto Lacopo'' ma che d'un tratto ''si apre a nuove prospettive'', interessandosi anche del  settore economico e della PA. Perchè? Per il tribunale del riesame, ''le ragioni di tale espansione devono essere ricondotte, in primo luogo, al fatto che, a seguito della nomina di Alemanno quale sindaco di Roma, molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica nella destra sociale ed eversiva e anche, in alcuni casi, da rapporti di amicizia, aveva assunto importanti responsabilità di governo e amministrative nella capitale''.

Spicca ancora una volta la figura di Carminati, meglio noto come Il Guercio, un personaggio "la cui storia criminale ha certamente contribuito ad accrescerne la fama'', un individuo "pericoloso e violento per la società a tutti i livelli che deve essere posto in condizione di non nuocere''. Questo il motivo che ha portato il tribunale a confermare l'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Flavia Costantini.

Mafia Capitale, lavoratori della Coop 29 giugno occupano assessorato

24 dicembre 201424 dicembre -

I lavoratori della cooperativa 29 giugno hanno occupato l'Assessorato alle Politiche sociali del comune di Roma, in viale Manzoni 55.

La protesta è partita ieri al diffondersi della notizia che il V Dipartimento di Roma Capitale intenderebbe chiudere i centri d’accoglienza 'Castel Verde', destinato ai senza fissa dimora, e 'La casa di Elettra'. La protesta proseguirà a oltranza.

22.03 - Il ministro della Giustizia Orlando ha deciso il carcere duro per Massimo Carminati, considerato il capo di "Mafia Capitale". L'applicazione del 41 bus era stato richiesto dalla Procura di Roma, responsabile delle indagini. Al momento Carminati è detenuto nel carcere di Tolmezzo, dove è stato trasferito per ragioni di sicurezza.

23 dicembre - Prime mosse ufficiali dopo Mafia Capitale dopo la raffica di arresti e di intercettazioni: il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha commissariato due appalti affidati da Ama al Consorzio Nazionale Servizi e alla Cooperativa Edera. Si tratta dei primi due commissariamenti, ma è facile immaginare che a breve ne saranno resi noti altri. Ora le due società hanno a disposizione due settimane per presentare una loro "memoria", una loro versione dei fatti, dopodiché saranno emanati dal prefetto i decreti di commissariamento.

Intanto della nuova giunta Marino arriva un super assessore alla Legalità: Alfonso Sabella, ex sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo guidato da Gian Carlo Caselli.

Mafia Capitale: Procura chiede il carcere duro per Massimo Carminati

22 dicembre 2014

- La Procura di Roma chiederà al ministero della Giustizia di applicare il carcere duro per Massimo Carminati in base all'articolo 41 bis della legge sull'ordinamento penitenziario. A breve la richiesta sarà inoltrata e in caso di accoglimento ne sarà data comunicazione al carcere di Tolmezzo, in provincia di Udine, dove Carminati è stato condotto per ragioni di sicurezza.

Intanto oggi il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha convocato una conferenza stampa per spiegare che non ha mai subìto pressioni da parte di Salvatore Buzzi e che accettò di incontrarlo solo per rispetto alla persona che glielo aveva presentato, Gianni Letta, ma non diede mai alcun via a libera a una convenziona con la cooperativa Eriches 29 di Buzzi per l'accoglienza di altri profughi a Castelnuovo di Porto, disse subito che non era possibile accogliere altri migranti.

Maxi sequestro per uno degli arrestati. Alfano e Grasso: "È mafia"

19 dicembre 201414:10

- Il Presidente del Senato Pietro Grasso torna a parlare dell'inchiesta romana e sostiene che il malaffare sia più diffuso di quanto si creda: "È come se quella che una volta veniva definita l'area grigia della mafia si fosse resa completamente autonoma: sarebbe un errore grave sottovalutarne la pericolosità".
Gli fa eco il ministro Alfano, che ritiene fondata l'imputazione per il 416bis (associazione a delinquere di stampo mafioso) nel caso dell'inchiesta romana. "Come se qualcuno potesse ancora pensare che l'organizzazione mafiosa sia un club con sede a Corleone e con uomini con la coppola. La mafia è metodo e cultura"

19 dicembre 2014 - La Guardia di Finanza di Roma ha sequestrato beni per il valore di 100 milioni di euro, riconducibili all'imprenditore Cristiano Guarnera, arrestato nell'inchiesta Mafia Capitale. Il sequestro riguarda quote societarie di imprese edili, immobliari e commerciali, oltre a 178 immobili e 3 terreni a Sacrofano e Mentana, vicino a Roma, ma anche a Pordenone e in provincia di Napoli. Per gli inquirenti Guarnera è "parte integrante" della cupola mafiosa e "si è evoluto passando da imprenditore colluso a imprenditore mafioso".

17 dicembre 2014 - Le indagini su Mafia Capitale proseguono senza sosta e nuovi dettagli continuano a emergere giorno dopo giorno. Oggi, come in tanti sospettavano, arrivano le prime conferme dell’infiltrazione della cupola mafiosa romana anche in Atac, l’azienda del trasporto pubblico di Roma.

Un manager dell’azienda, emerge dalle carte dell’inchiesta, avrebbe confermato che Riccardo Mancini, l’uomo che dagli inquirenti viene definito “il pubblico ufficiale a disposizione dell'associazione di Massimo Carminati nei rapporti con la P.A.”, prendeva parte alle riunioni sulla mobilità a nome del sindaco di Roma.

Questo particolare, si legge su Repubblica.it, sarebbe confermato anche dalla dichiarazione spontanea di Lorenzo Cola, ex superconsulente di Finmeccanica:

Mancini mi si presenta come molto vicino al sindaco Alemanno e mi dice che ne è lui il plenipotenziario a Roma per quanto riguarda tutti gli appalti sui trasporti.

Mafia Capitale, le intercettazioni di Carminati su politica e magistratura

16 dicembre 2014 –

Tra le intercettazioni di Massimo Carminati agli atti dell'inchiesta Mafia Capitale, Libero ne pubblica oggi alcune in cui l'ex Nar si lascia andare a disamine del quadro politico e sociale italiano piuttosto approfondite.

Carminati commenta le elezioni del 2013 definendole "la sconfitta del partito dei giudici", e motivando così:

i magistrati... cominciano a non avere più una sponda forte, eh... non è che loro possono pensare di avere come sponda i grillini, hai capito? I magistrati si ca#ano sotto pure loro, sai prima c’avevano il Pd dietro che gli copriva le spalle contro Berlusconi. Esplodono. Adesso esplodono i magistrati. Ed esplode anche il Pd, che non può pensare di andare avanti così


Aggiungendo poi che a Renzi "non gliene frega dei magistrati". Commento lungimirante poi all'indomani della formazione del Governo Letta: "Certo il governo è fatto... Bisogna vedere però quanto dura".

Un po' a sorpresa, l'ex terrorista nero boccia l'operato di Gianni Alemanno al Campidoglio ("Alemanno non ha fatto un ca@@o, si è circondato di una banda di cialtroni, il sindaco deve fa una cosa... fasse la squadra e basta. Non c’è cultura, non c’è capacità... solo una fame atavica") mentre esprime ammirazione per Marino:

secondo me lo stanno sottovalutando. È una persona che ha fatto 300 trapianti, ha diretto un polo importante, dico, e tu vedi che comunque è uno che sa fare squadra. Lo sottovalutano perché non vuole fare parte dell’apparato. Comunque peggio di Alemanno non può fà... poco, ma sicuro.

Coinvolta la Marina Militare

18.41 -

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha comunicato oggi pomeriggio che il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha nominato la commissione di indagine incaricata dell'attività di accesso e accertamento presso il comune di Roma Capitale.

La commmissione è composta dal prefetto Longo, dal viceprefetto Caporale e da Bardani, dirigente del ministero dell'Economia: entro tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una sola volta per ulteriori tre mesi, la commissione dovrà portare a termine gli accertamenti e presentare al prefetto le proprie conclusioni.

15 dicembre, ore 11.10 - Nuovi arresti nell'ambito della maxi-inchiesta della Procura di Roma denominata Mafia Capitale: sei persone, tre ufficiali e sottoufficiali della Marina Militare italiana, sono state arrestate questa mattina.

Gli indagati avrebbero falsamente attestato la fornitura di oltre 11 milioni di litri di gasolio navale, del valore complessivo di oltre 7 milioni di euro, pari al danno subito per le casse dell'Erario: la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per lo stesso importo.

Secondo quanto riporta laRepubblica l'operazione delle Fiamme Gialle denominata "Ghost Ship" è stata effettuata dal Nucleo di polizia tributaria di Roma e coordinata dalla locale Procura della Repubblica ed è stata avviata a seguito degli elementi emersi nei confronti di Massimo Perazza, detto "Massimo er romanista", nell'ambito dell'operazione "Mondo di Mezzo" svolta insieme al Ros dell'Arma dei carabinieri. In tale contesto si sono scoperti diversi contatti tra Perazza e Roberto Lacopo, anche presso il distributore di Corso Francia riconducibile a Massimo Carminati.

L'associazione dunque era specializzata in frode nelle pubbliche forniture: protagoniste le carte (e solo quelle) che spostavano per finta milioni di litri di prodotto petrolifero presso il deposito della Marina Militare di Augusta (Sr) in Sicilia. Bastava infatti attestare falsamente il rifornimento di questi depositi per mezzo della nave cisterna denominata "Victory I", nonostante la nave fosse naufragata nell'Atlantico oltre un anno fa, nel settembre 2013 (alcuni componenti dell'equipaggio risultano ancora oggi formalmente dispersi).

Questo non ha impedito però la truffa colossale: per quella nave è stata attestata falsamente la fornitura di oltre 11 milioni di litri di gasolio navale, del valore complessivo di oltre 7 milioni di euro, pari al danno subito per le casse dell'Erario. Il Tribunale di Roma ha disposto il sequestro preventivo per equivalente, fino alla concorrenza del danno per l'Erario di 7.401.248,36 di euro, delle risorse finanziarie e dei beni delle persone fisiche e delle società coinvolte.

Massimo Carminati trasferito nel carcere di Tolmezzo

19.00

- Giosuè Naso, avvocato difensore di Carminati, ha così spiegato il trasferimento del suo assistito nel carcere udinese di Tolmezzo:

esiste il divieto per gli imputati di associazione mafiosa di stare tutti nello stesso carcere. La realtà è che trasferendo Carminati vogliono rendermi impossibile la possibilità di difendere il mio assistito.


Intanto il sindaco di Roma Ignazio Marino, intervenendo in mattinata all’iniziativa pubblica “Affari, criminalità, corruzione: cambiamo tutto” organizzata da Sel al teatro Ambra Jovinelli di Roma, ha messo ancora una volta le cose in chiaro:

Gli affari per quella gente sono finiti, nella nostra amministrazione posto per quelle persone non c’è. Credo che chi ha creato discontinuità, chi nelle intercettazioni era visto come un nemico da far cadere, debba andare avanti e continuare l'amministrazione sana e pulita di questa città.


E, ribadendo quanto affermato pochi giorni fa, ha aggiunto:

Roma è composta nella stragrande maggioranza da persone perbene che non possono, con lo scioglimento del Comune per mafia, essere buttate nel fango come quelli che andrebbero invece portati in prigione per poi buttare le chiavi.
13 dicembre 2014

- Massimo Carminati, il capo della cupola mafiosa di Roma, ha lasciato questa mattina il carcere di Rebibbia ed è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, in provincia di Udine, insieme ad alcune delle persone finite in manette nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale.

Il trasferimento si è reso necessario, lo rivelano fonti vicine all’inchiesta, per incompatibilità ambientale, ma con ogni probabilità, proprio come accaduto poche ore fa con Salvatore Buzzi, anche per tenerlo lontano dai luoghi delle indagini.

Mafia Capitale: Buzzi trasferito in carcere a Nuoro

15:00

- Salvatore Buzzi è stato trasferito nel carcere nuorese di Badu 'e Carros. L'imprenditore è detenuto in regime di massima sicurezza con l'accusa, prevista dal 416bis, di associazione per delinquere di stampo mafioso. La scelta è probabilmente dettata dall'esigenza di tenerlo lontano dai luoghi dell'indagine.

Venerdì 12 dicembre 2014, ore 10:30 -Desta scalpore l'sms, agli atti dell'indagine su Mafia Capitale, in cui Salvatore Buzzi a Capodanno 2013 augurava ad alcuni amici un anno all'insegna delle emergenze, su cui potevano lucrare così tanto.

Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale


il contenuto testuale del messaggio che l'uomo forte delle coop romane ha inviato agli amici, tra cui Angelo Scozzafava, all’epoca direttore del dipartimento Promozione dei servizi sociali e della salute del Campidoglio.
15:15 - Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone è stato ascoltato presso la Commissione Parlamentare antimafia e ha detto che non c'è un'unica associazione mafiosa che controlla la Capitale come a Palermo o a Reggio Calabria perché Roma è troppo grande, poi ha aggiunto che a breve saranno fatte altre altre operazioni di infiltrazione.

Giovedì 11 dicembre 2014, ore 9:00 - È appena giunta la notizia di due nuovi arresti nell'ambito dell'inchiesta "Terra di Mezzo". Si tratta di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero che avrebbero assicurato il collegamento tra alcune cooperative romane gestite da Salvatore Buzzi e ambienti della 'ndrangheta, in particolare con la cosca Mancuso di Limbadi che ha l'egemonia nel territorio di Vibo Valentia. Rotolo e Ruggiero sono stati arrestati con l'accusa di associazione di tipo mafioso, mentre una terza persona, che è indagata a piede libero, è stata perquisita.

Secondo gli inquirenti, dal luglio di quest'anno Buzzi, con il consenso di Carminati, aveva affidato l'appalto per la pulizia del mercato Equilino di Roma a Giovanni Capennì, imprenditore di riferimento della cosca Mancuso. A questo fine era stata creata una Onlus, la Cooperativa Santo Stefano. Già nel 2009 Rotolo e Ruggiero erano andati in Calabria, su richiesta di Buzzi, per intrecciare rapporti con la cosca Mancuso attraverso membri della cosca Piromalli sulla questione degli immigrati in esubero nel Cpt di Crotone.

Marino in procura consegna atti e documenti

Mercoledì 10 dicembre 2014, ore 12:36 -

Il sindaco di Roma Ignazio Marino si è recato in procura a Roma, dove ha incontrato il procuratore Giuseppe Pignatone.

Il primo cittadino della Capitale ha consegnato al magistrato, che indaga sulla criminalità organizzata capitolina, una serie di documenti che potrebbero risultare utili nelle indagini su Mafia Capitale. Ieri il sindaco Marino aveva incontrato il prefetto Pecoraro che nominerà una commissione di tre delegati per accedere agli atti del Comune.

Alfano incarica il prefetto di indagare sul Comune

Ore 14:00

- Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha affidato al prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, i poteri di accesso e di accertamento nei confronti del Comune di Roma. Il prefetto si è recato stamane al Viminale per riferire al ministro gli sviluppi delle indagini e le soluzioni possibili per il Comune di Roma.

Per ora è esclusa quindi l'ipotesi di scioglimento del Comune, ma tutto dipenderà dall'esito dell'inchiesta del Prefetto sugli atti del Campidoglio.

Martedì 9 dicembre, ore 13:00 – Un "colpo di reni della politica", lo chiede il presidente del Senato Pietro Grasso commentando l'inchiesta romana e sollecitando i partiti a vigilare sull'operato degli amministratori e ad allontanare così i corrotti. Grasso esorta la politica a una "rivolta morale" per cercare di eliminare prima ancora della magistratura dalle proprie fila coloro che non meritano di rappresentare i cittadini.

Intanto fioccano altre indiscrezioni sulle intercettazioni. Si parla di contatti tra Luca Odevaine e il vicariato di Roma, e di Buzzi con la Guardia di Finanza. Un nuovo filone d'inchiesta riguarda poi le elezioni Regionali del 2013 nel Lazio. "Protagonista" di questo filone è Luca Gramazio, ex capogruppo Fi alla Regione e sospettato di brogli elettorali.

Oggi è previsto l'incontro tra il prefetto Pecoraro, il ministro Alfano e il sindaco Marino.

13:15 - La Procura di Roma ha detto che non ci sono riscontri di trasferimenti di soldi da parte di Gianni Alemanno all'estero, contrariamente a quanto viene detto nelle intercettazioni dei Ros da Luca Odevaine, uno degli arrestati nell'ambito dell'inchiesta Terra di mezzo.

Lo stesso Alemanno è intervenuto nuovamente sulla questione dicendo:

"Come viene confermato oggi dalla Procura di Roma la notizia dei miei viaggi in Argentina per portare soldi è totalmente e manifestamente infondata. Questa notizia nasceva da un'intercettazione di una persona a me evidentemente ostile, come Luca Odevaine, braccio destro di Walter Veltroni, da me allontanato dagli incarichi con il Comune di Roma. Inoltre l'idea che io e mio figlio allora minorenne ci recassimo dall'altra parte del mondo per portare soldi, non solo può apparire folle a qualsiasi giudizio equilibrato, ma è facilmente riscontrabile attraverso i nostri passaporti. Infatti già ieri dalle carte risultava che gli inquirenti, dopo le opportune verifiche, avevano scartato questa pista. Tutto ciò non ha impedito agli organi di informazione di dare la massima evidenza a questa notizia e io oggi chiedo che uguale risalto venga dato alla smentita proveniente dalla Procura: non solo non ho mai portato un euro fuori dalle frontiere ma ho dovuto, come più volte spiegato, vendere una casa e accendere un mutuo per pagare i miei debiti della mia campagna elettorale. Anche questo è facilmente riscontrabile sulle carte"


L'ex sindaco, inoltre, ribadisce di non aver mai conosciuto Carminati e anzi, avendo letto di lui sui giornali aveva messo in guardia i suoi collaboratori i quali gli avevano giurato di non avere nulla a che fare con lui.

Lunedì 8 dicembre 2014 - L'inchiesta sulla mafia romana tiene banco sui giornali anche oggi, giorno dell'Immacolata, e in particolare vengono riportate delle intercettazioni in cui Luca Odevaine, ex vice capo gabinetto di Walter Veltroni e componente del coordinamento per i rifugiati del Ministero dell'Interno fino allo scorso martedì, quando è stato arrestato, parlando con Mario Schina, l'ex responsabile del Decoro urbano del Campidoglio, e con Sandro Coltellacci, dirigente di una cooperativa, dice:

"Alemanno ha fatto quattro viaggi, lui e il figlio, con le valigie piene di soldi in Argentina. Ma te sembra normale che un sindaco…"


Tutti e tre i protagonisti di questa conversazione sono indagati e questa conversazione risale al 31 gennaio scorso.
Odevaine sta parlando di qualcuno di cui non fa il nome e che abita nel palazzo in cui ha sede la fondazione presieduta da lui stesso, si tratterebbe di una persona che, secondo quanto si dice nella conversazione intercettata, aveva litigato con Alemanno per una questione di soldi e che sarebbe dietro un furto fatto a casa dell'ex sindaco di Roma.

Alemanno però si difende e dice:

"Si tratta di una millanteria totalmente infondata. Non ho portato mai soldi all'estero, tantomeno in Argentina. Io sono l'unico sindaco di Roma che al termine del suo mandato è più povero di quando ha cominciato, perché ho dovuto vendere una casa e aprire un mutuo per pagare i debiti della campagna elettorale"


e ha spiegato che in Argentina ci è stato per vacanza con la famiglia e un gruppo di amici per festeggiare il Capodanno 2012 e vedere i ghiacciai della Patagonia. Sul furto di cui si parla nelle intercettazioni e che è avvenuto a ottobre del 2013, Alemanno ricorda che se ne parlò ampiamente e che la notizia si può ancora trovare attraverso Google, tuttavia i Ros sostengono che nelle banche dati non c'è riscontro di quel furto perché non risultano denunce né da parte dello stesso Alemanno né da parte della moglie Isabella Rauti.

Diotallevi e De Carlo erano referenti di Cosa Nostra

Domenica 7 dicembre 201418:20

- I boss Ernesto Diotallevi e Giovanni De Carlo, indagati da giorni nell’ambito dell’inchiesta denominata Mafia Capitale, per gli inquirenti sarebbero stati i referenti di Cosa Nostra a Roma.

Il particolare, reso noto in queste ore, sarebbe stato confermato da un’intercettazione risalente al 2012. Il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi, deceduto nel gennaio 2011, aveva confermato che Diotallevi aveva rapporti diretti con Pippo Calò, noto come il “cassiere di Cosa Nostra”.

Mafia Capitale, alcuni indagati sarebbero pronti a parlare

Domenica 7 dicembre 2014, ore 9:45

- Le indagini su Mafia Capitale sono in corso e giorno dopo giorno, ora dopo ora, emergono nuovi dettagli che confermano non soltanto l’enorme potere della cupola mafiosa romana, ma anche la sua radicale infiltrazione. Oggi il La Repubblica dà conto di una maxi tangente che coinvolgerebbe un misterioso deputato, una persona di cui non viene mai fatto il nome nelle tante intercettazioni.

Gli inquirenti ne sono convinti, tutte le persone coinvolte nell’inchiesta sanno di chi si tratta, ma nessuno vuole parlare, nessuno vuol fare quel nome. Una nuova figura chiave nel sistema mafioso romano?

Intanto qualcuno degli indagati potrebbe cominciare presto a parlare. Tutti hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame e se dovesse cadere l’accusa di associazione mafiosa, almeno per chi ha ricoperto un ruolo marginale, molti sembrano disposti a parlare per ricostruire i singoli episodi di corruzione, piccoli tasselli di un grande quadro che i militari stanno cercando di ricostruire.

Massimo Carminati, invece, continua a tacere, mentre il Prefetto di Roma si prepara a inviare in Campidoglio gli ispettori prefettizi che affiancheranno quelli dell'autorità anti corruzione nelle indagini.

Le frequentazioni "vip" di Giovanni De Carlo

Venerdì 5 dicembre 2014Ore 19:30

- Dalle carte dell'inchiesta Mafia Capitale, emergono rapporti molto stretti tra il clan e un certo sottobosco del mondo dello spettacolo e della movida romana. Il tramite sarebbe Giovanni De Carlo, l'ultimo in ordine di tempo degli arrestati. L'inchiesta ha ricostruito i rapporti tra De Carlo e calciatori come Daniele De Rossi e Medhi Benatia: il primo avrebbe chiamato De Carlo alle tre di notte dopo una lite in un locale.

Altra frequentazione di De Carlo sarebbe lo showman Teo Mammucari, che a De Carlo chiedeva "il doping per la palestra", così come dalle carte emergono i nomi di Gigi D'Alessio e Belen Rodriguez.

Venerdì 5 dicembre, ore 9:30 Arrestato stamattina a Fiumicino il latitante Giovanni De Carlo, di 39 anni, implicato nell'inchiesta 'Mafia capitale'. De Carlo era arrivato con un volo da Doha. È indagato per trasferimento fraudolento di valori e favoreggiamento con l'aggravante mafiosa ed è considerato l'"ombra della Cupola".

Intanto, sui quotidiani di oggi fanno bella mostra le dichiarazioni della segretaria di Buzzi, Nadia Cerrito, che dal carcere spiega come funzionava il sistema di tangenti della "cupola". Sono state proprio la dichiarazioni della donna a far scattare gli arresti. La donna ha raccontato che Buzzi le faceva preparare le buste che poi portava ai politici. Il clan si arricchiva anche con campi rom abusivi.
Oggi sette degli indagati si presenteranno davanti a Gip.

L'Autorità Anticorruzione incontra Marino

Giovedì 4 dicembre 2014Ore 17:48

- "In un momento così complesso dobbiamo garantire la sicurezza del sindaco Marino che va protetto". Queste le parole del prefetto Giuseppe Pecoraro uscendo dal Campidoglio dopo un incontro con il sindaco di Roma Ignazio Marino. "Il sindaco dovrebbe rinunciare a girare con la sua bicicletta, valutiamo la scorta", ha detto.

Giovedì 4 dicembre, ore 15:37 - L'Autorità Anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone che oggi ha incontrato il sindaco Ignazio Marino, costituirà al proprio interno un pool di esperti per analizzare possibili appalti sospetti legati all'inchiesta "Mafia Capitale".

Alemanno si autosospende dagli incarichi politici

Mercoledì 3 dicembre 201417:49

- Sono sempre più clamorosi i risvolti dell'inchiesta sulla Mafia Capitale, che ieri ha fatto letteralmente esplodere partiti e politica nella Capitale.

Oggi Gianni Alemanno, indagato, si è autosospeso da tutti gli incarichi politici nel suo partito (e non da Consigliere Comunale, l'unico incarico pubblico che ancora riveste l'ex-sindaco), mentre il Presidente del PD Matteo Orfini, che è stato per quattro anni segretario del circolo PD Mazzini, chiede l'azzeramento del PD a Roma (lui stesso è eletto nella circoscrizione Lazio 1).

A parte le incomprensibili (o fin troppo comprensibili) dichiarazioni a mezzo stampa di vari esponenti politici (preoccupati più di salvaguardare l'immagine del partito che quella del consiglio comunale e dell'amminsitrazione capitolina, lasciando nuovamente isolato il sindaco Marino, questa volta per sua grande fortuna), i risvolti giudiziari dell'inchiesta Mafia Capitale sono veramente inquietanti.

Oggi in procura a Roma sono cominciati gli interrogatori di 14 dei 28 finiti in carcere nell'ambito dell'inchiesta sulla mafia romana: solo uno, l'ex ad di Ama Franco Panzironi, ha risposto alle domande del gip Flavia Costantini, respingendo le accuse e fornendo una versione dei fatti ritenuta dagli inquirenti per niente convincente. Tutti gli altri, a cominciare da Massimo Carminati, ed anche Luca Odevaine, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia.

I testi delle intercettazioni contenute nell'ordinanza di custodia firmata dal gip di Roma contengono veri e propri spaccati di società romana: dalle collezioni di armi di Carminati e Brugia (Makarov 9 con silenziatore, pistole MP5 mitragliatrice automatica, giubotti antiproiettile -con ricordo di Danilo Abbruciati-, tutte detenute illegalmente) fino agli affari dell'uomo delle cooperative Salvatore Buzzi, braccio destro del boss Carminati per quanto riguarda l'assistenza nei campi rom e per i migranti:

"Tu c'hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno"


nelle intercettazioni che emergono in queste ore c'è spazio anche per un vecchio cavallo di battaglia di 06blog, la questione rom, che da sempre cerchiamo di incardinare in una questione più politica che sociale. Nel marzo scorso in convegno organizzato dai Radicali Roma sono emersi tutti gli aspetti di malaffare oggi oggetto di indagine della procura, convegno dal sapore profetico per quanto riguarda il malaffare romano.

L'operazione "Mondo di mezzo"

Mercoledì 3 dicembre, 10:30

- Si tratterebbe di un sistema politico-criminale ben consolidato e ben rodato quello scoperchiato ieri dalla procura di Roma con i 37 avvisi di garanzia emessi nei confronti di altrettanti esponenti della criminalità e della politica della Capitale.

Gli inquirenti l'hanno ribattezzata "Mondo di mezzo", perché è così che lo stesso Massimo Carminati, al vertice della cupola criminale, definisce l'area di confine tra i due diversi «mondi», quello legale e quello illegale, in grado di garantire le relazioni funzionali al conseguimento degli interessi dell'organizzazione, dalla giunta Alemanno a quella Marino.

strutturaMafiaCapitale

Carminati e la mafia romana avevano contatti con manager, politici e col crimine di ogni specie: da Michele Senese, boss in odore di Camorra, alla "batteria" di Ponte Milvio che controlla i locali della movida romana, dalla potente famiglia nomade romana dei Casamonica alla spiccia criminalità di strada. L'organizzazione, secondo l'accusa, ha potuto contare su figure apicali dell'amministrazione capitolina dal 2008 al 2013.

Tra gli arrestati c'è anche Luca Odevaine, già capo di gabinetto nel 2006 dell'allora sindaco di Valter Veltroni, che nella sua qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, ha orientato, in cambio di uno «stipendio» mensile di 5 mila euro garantito dal clan, le scelte del tavolo per l'assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite da uomini dell'organizzazione. In verità sono tantissimi i politici nella capitale che, non raggiunti da avvisi di garanzia, tremano al solo pensiero di finire invischiati nella vicenda, sulla quale ieri anche il ministro Alfano ha espresso soddisfazione.

Mafia a Roma: 37 arresti, indagato l'ex sindaco Alemanno

Martedì 2 dicembre 2014ore 15:37

- Salgono a 37 gli arresti (di cui 8 ai domiciliari) dell’operazione Terra di mezzo che vede indagate 100 persone appartenenti al mondo della politica, dell’imprenditoria e della criminalità organizzata. Le accuse spaziano dall’associazione di stampo mafioso all’estorsione, dall’usura alla corruzione, dalla turbativa d’asta alle false fatturazioni e, ancora, il trasferimento fraudolento di valori e il riciclaggio.

Al vertice dell’organizzazione Massimo Carminati, ex terrorista dei Nar, tra gli arrestati tanti nomi di spicco, dall’ex presidente dell’Ama, Franco Panzironi, all’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, senza dimenticare Luca Odevaine, ex capo di gabinetto della giunta Veltroni, attualmente direttore extradipartimentale di polizia e Protezione civile della Provincia di Roma. Il nome più importante è, naturalmente, quello di Gianni Alemanno, sindaco capitolino dal 2008 al 2013. Commentando la perquisizione della sua abitazione, l’ex primo cittadino ha dichiarato:

Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza. Dimostrerò la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne uscirò a testa alta. Sono sicuro che il lavoro della Magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno proscioglimento nei miei confronti.


La lista degli indagati è davvero bipartisan e comprende sia politici del centrodestra che politici del centrosinistra.

Ore 11:59 - C’è anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, fra gli indagati nell’ambito della maxi-operazione in corso a Roma per “associazione di stampo mafioso” che ha portato a 28 arresti e all’iscrizione di altre 37 persone nel registro degli indagati. L’operazione è ancora in corso negli uffici di alcuni consiglieri regionali e presso altre amministrazioni romane e il primo frutto di questa operazione è il sequestro di beni per 200 milioni di euro.

A fare notizia è soprattutto il coinvolgimento nelle indagini dell’ex sindaco della Capitale, mentre fra le 28 persone arrestate vi sono l’ex amministratore delegato dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, e l’ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati. L’operazione coordinata dai pm Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, sotto la supervisione del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, è senza precedenti: si tratta dello smascheramento di almeno dieci anni di malavita organizzata nella Capitale, un intreccio inestricabile di attività illegali che coinvolge membri della criminalità organizzata e politici locali.

L’operazione Terra di mezzo di quest’oggi è il frutto di un’indagine su vastissima scala, durata quattro anni, e nella quale sono state ascoltate e perquisite centinaia di persone. La scintilla che ha fatto scaturire questa indagine dalle conseguenze politiche tutt’altro che prevedibili è scaturita da un intuizione del procuratore aggiunto Pietro Saviotti, morto d’infarto nel gennaio 2012. L’eredità di Saviotti, il quale affidò le indagini al reparto criminalità dei Ros, è stata raccolta dal colonnello Russo che ha portato a termine le indagini nelle ultime settimane.

Le perquisizioni sono scattate all’alba e hanno riguardato sia i boss della malavita, come gli esponenti dei noti clan del litorale ostiense, sia politici delle amministrazioni regionale e comunale. Nelle indagini anche aziende, attività commerciali e traffici illeciti. Un’indagine destinata a creare un vero e proprio terremoto politico.

In aggiornamento

Furto in casa di Alemanno

Via | Repubblica

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