Caso Roberto Berardi, nuova lettera da Bata

Roberto Berardi ci ha fatto recapitare una nuova lettera da Bata: la pubblicazione in esclusiva

Mentre lunedì sera la curva Nord dello Stadio Olimpico esponeva, durante l'incontro Lazio-Cagliari, uno striscione biancoceleste con la scritta "Roberto Berardi libero!" (di seguito la foto) dall'Africa era in arrivo una lettera manoscritta dello stesso detenuto italiano.

Nella sua lettera, che oggi è arrivata alla nostra redazione, Berardi ringrazia pubblicamente quanti si stanno interessando al suo caso, in particolare con quanti rendono concretamente più "lieve" la sua detenzione.

Domenica a Roma si terrà un incontro organizzato dal MeetUp di Latina sui diritti umani e la geopolitica, incontro che verterà su una discussione sul caso di Roberto Berardi, per rendere note le ultime novità sul caso e comprendere a fondo la gravità della vicenda.

Lettera di Roberto Berardi - 1.11.2014

Non siamo soliti pubblicare elogi e ringraziamenti ma ci è stato chiesto in maniera specifica di farlo dallo stesso autore e rispettosamente ci sentiamo in dovere di farlo.

Il testo della lettera

Striscione Lazio Berardi 2 nov 2014

"Bata, 1.11.2014

Signori,

sono commosso ed emozionato scrivendo queste poche righe, ricche per me di sensazioni e sentimenti controversi. Sono arrivato a pochi mesi dalla fine della mia "condanna" e penso sia tempo di esprimermi, anche se in fondo non credo che i miei carcerieri mi libereranno.

E' doveroso da parte mia rendere comunque merito a tutte quelle componenti che si sono prodigate nel tentativo di una mia liberazione e sopratutto della mia salvaguardia; avrei preferito ringraziarle personalmente al mio ritorno ma ho paura di non aver l'occasione. Grazie a Papa Francesco per aver contribuito a questa causa: Sua Santità, speravo in cuor mio che le colombe avessero ragione dei falchi. All'organizzazione delle Nazioni Unite per il sostegno senza equivoci, alla Commissione Europea per essersi attivata a riguardo. Ringrazio il governo degli Stati Uniti e il Dipartimento di Giustizia californiano per l'impegno a porre termine al mio calvario, malgrado io non sia un cittadino americano.

Ringrazio...il Governo italiano, che attraverso il Ministero preposto è intervenuto diplomaticamente, senza dubbio con professionalità di fronte alla cieca ostinazione degli interlocutori; la diplomazia spagnola, la magistratura francese e tutti gli coloro che si interessano al caso. Grazie ai parlamentari ed europarlamentari di aree politiche diverse per l'impegno profuso. Ringrazio il Presidente Tajani per il suo tentativo di mediazione, il senatore Manconi, a lui un grazie speciale, che oltre ad essere stato vicino alla mia famiglia ha condotto questa battaglia con vigore e tenacia. Ringrazio il sindaco di Latina, mia città natale, e tutte le componenti sociali per il sostegno accordatomi, la tifoseria e le stesse squadre di calcio che hanno voluto ricordarmi durante gli incontri.

Ma devo ringraziare in modo particolare, esortandoli nella loro opera provvidenziale, tutte quelle ONG attivissime nel mondo. Ne cito solo qualcuna, tra le tante, che ha operato con forza sul mio caso: Croce Rossa, Human Rights Watch, Amnesty International, Transparency International e sopratutto Open Society Usa, Sherpa France, AssoFrance: grazie a tutti voi, a signor Kofi Annan, figura emblematica nella lotta per i diritti umani. A voi vanno gli onori.

Ringrazio gli innumerevoli sostenitori ed amici che hanno incoraggiato la mia famiglia e me stesso, da tutto il mondo. Ai miei collaboratori, pochi ma eccellenti. Al mio avvocato in Guinea Equatoriale, coraggiosissimo, che ha raccolto l'ira del regime senza mai perdere l'energia e la determinazione. Agli avvocati italiani e stranieri che preparano la controrisposta. A mio fratello Stefano e sua moglie Carola, che dalla Germania hanno coordinato e organizzato la mia difesa, alla mia ex moglie Rossella, attivissima, alla mia attuale compagna Chantal, che mantiene i contatti sul terreno e in Francia, grazie. A mia madre e ai miei figli che sopportano con grande dignità questo dolore, sono fiero di tutti voi. Al signor Massimo Spano, nostro rappresentante consolare che sicuramente è andato al di la dei suoi doveri ufficiali. Grazie.

Permettetemi che mi conceda di lasciare per ultimi i ringraziamenti più sentiti, quelli che vengono dal profondo del cuore: gli elogi per voi giornalisti, redattori nazionali ed internazionali, voi avete alimentato i media ed il vostro lavoro interessante ha permesso che il mio caso sia conosciuto, seguito. In tutta coscienza, in parte vi debbo la mia vita, bravi e ancora bravi, grazie, non mi abbandonate, avrò ancora bisogno del vostro aiuto per fare in modo che una storia come la mia non si ripeta.

Un ringraziamento particolare a tutti quegli africani, di differenti paesi, alcuni detenuti, uomini e donne che mi hanno aiutato pagandone a volte un duro prezzo: non mi hanno mai fatto sentire solo durante gli 11 mesi di isolamento, grazie a loro ho avuto quasi sempre un contatto telefonico, mi hanno nutrito, inviato medicine e missive, mi incoraggiano a tenere duro, a non abbassare il capo per nessuna ragione: loro sono esempio di vita e questo è il loro modo di ribellarsi al sistema che affligge sfortunatamente milioni di persone in questo magnifico Continente. Il nome di questi onorabili resterà scolpito nella mia memoria, ne voglio ricordare una sola, una ragazza, che mi è stata vicino durante tutta la vicenda: vi assicuro che di maltrattamenti ne ha subiti, solo per la devozione alla mia persona e a quello che rappresento. L'ho soprannominata "Esperancia" e tutti loro porteranno lo stesso nome, il nome di un cambiamento, di una battaglia lunga e difficile. Ma vinceranno.

Spero solo che un giorno il nostro Paese possa prenderla come esempio e premiarla se non altro per aver sacrificato la sua vita per un italiano. Continuate ragazzi, per un'Africa migliore. Coraggio, grazie di tutto. Non vi dimenticherò.

Sicuramente buttando giù questa lettera ho senza dubbio omesso qualcuno, non me ne vogliate: sono riconoscente tutti voi e sappiate che senza il vostro aiuto vi garantisco che non sarei qui a scrivervi.

Prego Dio di darmi la forza di resistere e forse un giorno potrò dirvi grazie a viva voce.

Roberto Berardi
Cella di isolamento, carcere di Bata, R.G.E."


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