Processo Cucchi: le motivazioni della Cassazione che ha disposto l'appello-bis per 5 medici

Per i giudici della Cassazione i medici dovevano preoccuparsi di diagnosticare con precisione la patologia di Stefano Cucchi.

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Mercoledì 9 marzo 2016 - Le motivazioni della Corte di Cassazione che ha disposto l’appello bis per cinque medici accusati di omicidio colposo nell’ambito del processo per la morte di Stefano Cucchi sono state depositate oggi. Gli ermellini scrivono che i medici dell’ospedale Pertini avevano una “posizione di garanzia” a tutela della salute di Cucchi e il loro primo dovere era quello di diagnosticare “con precisione” la sua patologia, anche in presenza di una “situazione complessa che non può giustificare l’inerzia del sanitario o il suo errore diagnostico”.

Processo Cucchi: la Cassazione dispone l'appello-bis per 5 medici


Martedì 15 dicembre 2015

Ore 22:30 - La Cassazione ha annullato l’assoluzione dei cinque medici coinvolti nella morte di Stefano Cucchi e ha disposto un processo d’appello bis per omicidio colposo. Sono stati invece assolti definitivamente tre agenti della polizia penitenziaria, tre infermieri del “Pertini” e la dottoressa Rosita Caponetti.
Spetterà dunque alla Corte d’assise d’appello di Roma riesaminare la responsabilità del primario Aldo Fierro e quella dei medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo.

Martedì 15 dicembre 2015 - Oggi Nello Rossi, Procuratore Generale della Cassazione, ha fatto la sua requisitoria davanti ai giudici della V sezione penale della Cassazione. Il PG ha chiesto di non confermare la sentenza di assoluzione per 5 dei 6 medici dello Ospedale Pertini pronunciata dalla Corte d'Assise d'Appello il 31 ottobre 2014, chiedendo dunque un nuovo processo d'Appello. Rossi ha sposato la tesi di Mario Remus, il PG che presentò ricorso in Cassazione per chiedere un nuovo processo per Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo. Confermato invece il proscioglimento per falso ideologico di Rosita Caponetti.

Il PG ha tuonato in aula, auspicando che i 5 medici succitati diventino processualmente "un capitolo clamoroso della sciatteria e trascuratezza della assistenza riservata a Cucchi al Pertini". Il PG ha chiesto di non sottovalutare i dati oggettivi agli atti del tribunale sulle condizioni di Cucchi nel momento del ricovero, leggendo i quali sarebbe facilmente riscontrabile la sciatteria dei medici: "A fronte della estrema e vistosa magrezza del Cucchi al suo arrivo al Pertini (tale da costringere a praticargli le iniezioni di antidolorifico sul deltoide e con aghi più piccoli del normale) e delle sue condizioni di paziente fratturato e cateterizzato, all'esame obiettivo eseguito, dalla dottoressa Caponnetti poi assolta anche dal reato di falso ideologico perché ritenuta solo superficiale, Cucchi risultava così descritto: condizioni generali buone, stato di nutrizione discreto, apparato muscolare tonico, apparato urogenitale con nulla da rilevare!"

Dopo aver fatto presente che Stefano pesava solo 34kg quando è morto, ha aggiunto: "dati come questi non possono semplicemente 'sparire' o essere relegati in secondo piano nel ragionamento del giudice di appello che nella sua motivazione deve farsi carico, se vuole ribaltare le conclusioni dei giudice di primo grado, di spiegare come possa essere ritenuta adeguata ed attenta l'accoglienza al Pertini del paziente Cucchi che nonostante il suo stato complessivo e nonostante avesse il catetere inserito dal medico dell'ospedale Fatebenefratelli viene qualificato all'ingresso come un soggetto in buono stato sul quale non c'è nulla da rilevare neppure in ordine all'apparato urogenitale".

Il PG ha chiesto invece di confermare l'assoluzione per Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici, i tre agenti di Polizia Penitenziaria ritenuti non responsabili del violento pestaggio subito da Cucchi: "la verità va ricercata altrove... Non c'è alcun dubbio di natura oggettiva che le violenze subite da Stefano Cucchi sono state poste in essere in un arco di tempo che va dalla perquisizione notturna a casa dei genitori di Cucchi (dove Stefano è arrivato ancora illeso) alla fine della sua permanenza a piazzale Clodio per la convalida del suo arresto". Il PG ha dunque lasciato intendere che la verità sul pestaggio arriverà dal Processo Bis, nel quale sono indagati 5 Carabinieri della caserma Appia: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco per lesioni personali e abuso di autorità; Vincenzo Nicolardi per falsa testimonianza e false informazioni al PM; Roberto Mandolini "solo" per falsa testimonianza.

Caso Cucchi: ricorso in Cassazione

Giovedì 12 marzo 2015 - La Procura di Roma e i familiari di Stefano Cucchi oggi hanno presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza con la quale i giudici d'appello hanno assolto sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria per la morte del geometra romano.

Secondo gli inquirenti Cucchi, dopo il suo arresto per droga, a ottobre 2009, fu picchiato gratuitamente e con violenza a calci e pugni nelle celle del tribunale; le sue richieste di aiuto furono ignorate fino a farlo morire dalla fame e dalla sete.

I ricorsi presentati in realtà sono tre, uno del sostituto procuratore generale Mario Remus - secondo cui la sentenza della Corte d'assise d'appello di Roma è a più riprese illogica e contraddittoria -, un secondo del padre di Stefano Cucchi, Giovanni, e il terzo da parte della sorella Ilaria.

In primo grado, la terza Corte d'assise di Roma condannò i medici per omicidio colposo e assolse infermieri e agenti penitenziari. In appello il venne capovolto com tutti e 12 gli imputati assolti.

Caso Cucchi, pubblicate le motivazioni: "Fu picchiato", servono nuove indagini

Lunedì 12 gennaio 2015 - I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con la quale lo scorso 31 ottobre hanno assolto tutti gli imputati nel caso della morte di Stefano Cucchi (tre agenti della polizia penitenziaria, il personale medico e paramedico dell'Ospedale Pertini) hanno scritto che il giovane fu sicuramente picchiato, ma le cause della morte non sono certe.

Le 67 pagine di motivazioni saranno trasmesse alla Procura di Roma affinché valuti la possibilità di svolgere ulteriori indagini per accertare eventuali responsabilità di persone diverse dagli agenti già giudicati.

Si legge nelle motivazioni:

"Non può essere definita una ‘astratta congettura’ l’ipotesi prospettata in primo grado, secondo cui l’azione violenta sarebbe stata commessa dai carabinieri che lo hanno avuto in custodia nella fase successiva alla perquisizione domiciliare"

e poi ancora:

"Già prima di arrivare in tribunale Cucchi presentava segni e disturbi che facevano pensare a un fatto traumatico avvenuto nel corso della notte"

Per quanto riguarda la testimonianza dell'immigrato Samura Yaja che si trovava in una delle celle del tribunale e ha detto di aver sentito il pestaggio di Cucchi, i giudici scrivono che alle sue parole non si può attribuire un "valore probatorio determinante".

Pignatone apre un fascicolo sul perito


7 novembre, ore 15.02

- Su Paolo Arbarello, ex direttore del dipartimento di medicina legale dell’Università La Sapienza, è stato aperto un fascicolo dalla Procura di Roma. Arbarello era stato accusato da Ilaria Cucchi di avere redatto, in qualità di consulente dei pm, una falsa perizia sulla morte del fratello Stefano Cucchi.

Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, in accordo con i due procuratori del caso Cucchi – Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy – ha annunciato di avere aperto un fascicolo, un’inchiesta come “atti relativi”, vale a dire senza ipotesi di reato. Il procedimento verrà seguito dallo stesso Pignatone, sarà limitato agli episodi contenuti nelle dieci pagine di esposto e non rappresenterà una riapertura delle indagini sulla morte di Cucchi.

17.50 - Carlo Giovanardi non ce la fa proprio a trattenersi e oggi pomeriggio, dopo l’incontro tra Ilaria Cucchi e Pietro Grasso è dovuto tornare a dire le sua:

Liquidati e delegittimati così Pubblici ministeri, giudici, periti, consulenti, giurati popolari, tutti evidentemente complici di questa macchinazione, il processo si è spostato sui media, così come il suo avvocato Fabio Anselmo ha teorizzato in una nota intervista: 'i processi si vincono sui media non nelle aule di Tribunale'. Magari con l'aiuto del presidente del Senato ultimo nell'ordine a prestarsi a questo gioco al massacro delle istituzioni’.

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La replica di Pietro Grasso non si è fatta attendere. In un lungo post su Facebook in cui il presidente del Senato spiega il perchè dell’incontro con Ilaria Cucchi, in coda si legge:

P.s.: il senatore Giovanardi sostiene che incontrando la famiglia Cucchi io stia partecipando al "massacro delle Istituzioni". Forse è utile sottolineare che io le Istituzioni le sto difendendo e che l'unico massacrato, dalle foto, sembra essere proprio Stefano Cucchi.

5 novembre 2014 - Oggi la famiglia di Stefano Cucchi ha incontrato il presidente del Senato Pietro Grasso. A margine dell’incontro Grasso ha rilasciato una breve dichiarazione in cui promette che non ci saranno mai più casi come quello di Stefano:

Lo Stato che rappresento farà tutto il necessario affinché in futuro non accada mai più una cosa simile. Non si può tollerare che chi è in custodia dello Stato possa vedere annientata la propria vita. Cercheremo di sensibilizzare tutti i rappresentanti istituzionali per fare e luce sulla vicenda e andare verso la verità.

Anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, si è rivolta alla stampa subito dopo l’incontro con Grasso, ma ha speso qualche parola su Matteo Renzi e il suo intervento di ieri a Ballarò:

Quando ieri sera il premier Matteo Renzi ha detto che Stefano Cucchi avrebbe potuto essere suo fratello minore, mi sono commossa. Per la prima volta Stefano è stato trattato come un essere umano.

Questa mattina qualche parola su Stefano Cucchi è stata spesa anche da Giuseppe Tesauro, Presidente della Corte costituzionale della Repubblica Italiana, che ha fatto una promessa:

La giustizia è lenta, molto lenta, ma alla fine il risultato ci sarà.

il Presidente Grasso: "Chi sa parli"

16.21 - Sul sito del settimanale L'Espresso è comparsa una lettera aperta dell'agente di Polizia Francesco Nicito in servizio alla Questura di Bologna.

La lettera è rivolta alla famiglia Cucchi, di seguito ve la proponiamo così come è stata pubblicata su L'Espresso:

"Servo lo Stato da 26 anni soltanto grazie a un prudente disincanto che mi permette ancora di sopravvivere tra le pieghe di quel medesimo nulla costituito per lo più da ingiustizie, bugie, miserie umane, silenzi, paure, sofferenze.

Oggi intendo rompere quel silenzio cui si è condannati quasi contrattualmente da regolamenti di servizio che impongono e mitizzano l’obbedire tacendo, perché le parole pronunciate dal Segretario nazionale del Sap all’esito della pronuncia di assoluzione non restino consegnate anch’esse al fenomeno di cui sopra.

Il diritto di parola consentito al Segretario nazionale del Sap gli ha permesso di esprimere ”La piena soddisfazione per l’assoluzione di tutti gli imputati ” con una disinvoltura che abitualmente può trovare applicazione esclusivamente in uno stadio dove l’unica forma di dolore può derivare abitualmente da un goal mancato e non già dalla morte violenta di un giovane celebrata in un’aula di Giustizia.

“Bisogna finirla in questo Paese di scaricare sui servitori dello Stato la responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo della condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze” .

Queste parole, in un contesto democratico che ne apprezzasse il loro peso, sortirebbero reazioni, conseguenze, interrogativi e dibattiti sul loro senso, sull’utilità e gli effetti di questa allegra scampagnata lessicale sul dolore di una famiglia nonché una minima inchiesta semantica sul concetto di vita dissoluta e al limite della legalità. Sarebbe da attendersi dal Segretario la spiegazione su quanto realmente produca paura in questo Paese e se l’abuso di alcol e droghe sia causa di morte per lesioni e se vi sia qualcosa di più dissoluto di un diritto calpestato.

Andrebbe preteso che ci chiarisse se quelle parole siano rappresentative di tutto l’universo della Polizia o invece siano la personale interpretazione di un dramma o la recensione di un abominio. E ancora gli andrebbe richiesto se il silenzio seguito alle sue parole sia l’indicatore di un Paese dove domina sul diritto l’incertezza, sulla complessità della vita l’omologazione, sui drammi umani l’assenza di indignazione e l’ignavia.

Per questo chiedo scusa alla famiglia Cucchi per questo oltraggio infinito, per questa deriva che non può rappresentare la totalità degli appartenenti alle forze di polizia neppure quelli a cui per regolamento è precluso il diritto di indignarsi e di affrancarsi dalla convivenza col divieto di opinione .

Nel dubbio, semplicemente nel dubbio.

Francesco Nicito, agente della Questura di Bologna"

Martedì 4 novembre 2014 - Anche il Presidente del Senato Piero Grasso, seconda carica dello Stato, ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito alla sentenza d'Appello nel processo Cucchi.

Grasso, a margine della commemorazione della festa delle Forze Armate a Roma, ha dichiarato:

"Vorrei fare un appello: ci sono dei rappresentanti delle Istituzioni che sono certamente coinvolti in questo caso. Quindi, chi sa parli. Che si abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, perché lo Stato non può sopportare una violenza impunita di questo tipo."

Il fallimento giudiziario attorno al caso Cucchi sarà chiarito solo dopo la lettura della sentenza, ma appare evidente a tutti (e le mobilitazioni di questi giorni ne sono solo la dimostrazione) che il pronunciamento della Corte d'Appello non rende giustizia alla famiglia, alla verità, all'intero impianto penale e giudiziario italiano.

17:55 - Alcuni personaggi molto noti del panorama musicale italiano hanno voluto esprimere il proprio pensiero sulla vicenda di Stefano Cucchi. In particolare si sono fatti sentire Adriano Celentano e Jovanotti, che, il primo suo blog e il secondo sulla sua pagina ufficiale Facebook, hanno scritto dei post per manifestare la propria solidarietà.

Celentano ha scritto un post intitolato "Per Stefano Cucchi":

"Ciao Stefano!
Hai capito adesso in che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi qui sulla terra. Lì, dove sei adesso, c’è la LUCE, la LUCE vera!!! Che non è quella flebile e malata di quei giudici “ignavi” che, come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perché non si schierano né dalla parte del bene e né da quella del male sono i più pericolosi, e giustamente il Poeta li condanna. Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Lì si respira l’AMORE del “Padre che perdona” e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorrazzare fra le bellezze del Creato, senza più il timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perché dove sei tu non si può morire. La morte non è che un privilegio dei comuni mortali e quindi proibito a chi non ha la fortuna di nascere. Un privilegio dell’ANIMA che, se non la uccidiamo del tutto, ci riconduce alla Vita ETERNA"

Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ha scritto su Facebook il post che vedete qui di seguito

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15:49 - Ilaria Cucchi oggi ha incontrato, insieme con i suoi genitori, il capo della Procura di Roma. Dopo la riunione ha detto:

"L'incontro è stato molto positivo. Pignatone si è impegnato a rileggere gli atti dell'inchiesta dall'inizio. Senza alcuna preclusione. Dopo 5 anni, finalmente abbiamo una buona sensazione"

Lunedì 3 novembre 2014 - Il sindacato della polizia penitenziaria Sappe ha comunicato di aver depositato presso la Procura di Roma una querela nei confronti di Ilaria Cucchi. Nella nota ufficiale con cui viene diffusa la notizia si legge:

"Dopo essersi improvvisata aspirante deputato prendiamo atto che Ilaria Cucchi vorrebbe ora vestire i panni di pm magari consegnando quelli da giudice al suo difensore per confezionare una sentenza sulla morte del fratello Stefano che più la soddisfi"

Stamattina la sorella di Stefano ha pubblicato un post su Facebook in cui ha scritto:

"Abbiamo vinto, Stefano. Abbiamo vinto! Mi parlavano di morte naturale. Mi parlavano di te che ti eri spento. Abbiamo vinto. Hanno perso loro. Non noi. Non ci siamo arresi ed abbiamo vinto. Sono loro ad aver perso. Loro che non sono nemmeno capaci di dirci chi è stato a ridurti così. La giustizia non è per te. Non è per noi. Ma oramai tutti sanno e tutti hanno capito. Abbiamo vinto"

Intanto l'Associazione nazionale magistrati, attraverso il presidente Sabelli, ha commentato:

"Speriamo possano emergere fatti nuovi e che chi magari finora ha taciuto parli. Davanti a simili orrori occorre individuare le responsabilità individuali, secondo le regole del processo e dell'accertamento prove"

Sabato 1° novembre, ore 14.51 - La famiglia di Stefano Cucchi ha intenzione di intraprendere un’azione legale nei confronti del Ministero della Giustizia affinché sia possibile “riconoscerne la responsabilità rispetto alla morte di Stefano”. È questo ciò che ha comunicato il legale della famiglia Fabio Anselmo, a poche ore dalla sentenza d’appello che ha ribaltato il verdetto del processo di primo grado assolvendo tutti gli imputati.

Secondo la difesa della famiglia Cucchi un pestaggio ai danni della vittima emerge in entrambi i processi. Nelle more del processo d’appello la famiglia ha già ottenuto un risarcimento di un milione e 340mila euro frutto di una transazione con i legali dell’ospedale dove Stefano fu ricoverato prima di morire. Proprio in seguito a questo risarcimento nel giudizio d’appello la famiglia non era costituita contro i medici.

L’avvocato Anselmo ha fatto sapere che in Cassazione verranno portati nuovi elementi “che potranno diversamente orientare la prosecuzione del processo” aggiungendo che “La Suprema Corte è senz'altro la miglior sede per poter far valutare la nostra richiesta di annullamento della sentenza”.

Mi devono uccidere per fermarmi. Non ce l'ho con i giudici di appello ma adesso da cittadina comune mi aspetto il passo successivo e cioè ulteriori indagini, cosa che chiederò al procuratore capo Pignatone, perché due sentenze hanno riconosciuto il pestaggio e lo Stato italiano non può permettersi di giocare allo schiaffo del soldato. Mio fratello è morto e non si può girare e indovinare chi è stato, devono dircelo loro,

ha detto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, la persona che più di ogni altra, in questi cinque anni, si è battuta perché venga fatta giustizia.

Aggiornamento 15.57 - La Corte d'Appello di Roma ha assolto tutti gli imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi. La decisione è stata presa a causa dell'insufficienza di prove.

Alla lettura della sentenza, la sorella Ilaria è scoppiata in lacrime. "Una sentenza assurda. Mio figlio è morto dentro quattro mura della Stato che doveva proteggerlo", ha ripetuto la mamma di Stefano.

Sono stati quindi tutti assolti per insufficienza di prove il primario del reparto detenuti del 'Pertini', Aldo Fierro, i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo e Rosita Caponetti; gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe; gli agenti della Penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

L'avvocato Anselmo ha annunciato il ricorso in Cassazione.

Nel corso dell'udienza sono state rese alcune dichiarazioni spontanee:

"Sono una persona onesta non ho fatto nulla, ho solo avuto la sventura di trovarmi quel giorno in quel posto. [...] Di Cucchi ricordo solo di averlo visto dopo l'udienza di convalida, da quel momento che è entrato nella mia competenza prima provvedevano i carabinieri. Lo ricordo, molto magro, chiedeva medicine e io ho telefonato al medico del tribunale: il medico lo visitò e, quando gli domandò di quei segni sul viso, lui rispose che era caduto dalle scale. Poi, giunse la scorta, lo portarono a Regina Coeli e di lui più nessuna notizia. [...] Tutti hanno espresso solidarietà alla famiglia Cucchi ma per noi nessuna parola solo un uragano di fango. Io provo rispetto per la famiglia Cucchi. Io sono innocente, ve la siete presa con la persona sbagliata. [...] Insieme con i miei colleghi sono stato accusato di barbarie, di aver bastonato Stefano Cucchi, di averlo picchiato. Paragonati a nazisti spietati, non auguro a nessuno di subire quello che abbiamo subito noi. Ma io, noi siamo innocenti."

ha detto in aula Nicola Minichini, uno degli imputati. Così invece un altro imputato, l'agente Antonio Domenici:

"Ci siamo sentiti accusati di crimini mai commessi, nonostante una sentenza di assoluzione di primo grado. Unica colpa è stata quella di esserci trovati in servizio quel giorno. E' da quasi 30 anni che sono in servizio; tutti mi riconoscono come mite e diligente ma sono stato definito un delinquente, un picchiatore. Ribadisco la mia innocenza. Non ho fatto nulla, nessuna azione violenta nei confronti di Cucchi, non rientra nel mio carattere, nella mia indole. Io l'ho solo aiutato."

Di fatto, sembra una paradossale battuta ma non lo è, è stata la morte a uccidere Stefano Cucchi. Una beffa che è ancora più insopportabile perchè proprio ieri il Consiglio comunale di Roma ha deciso di intitolare una via o una piazza al giovane romano.

In primo grado erano stati condannati tutti i medici dell'Ospedale Pertini che avevano "curato" Stefano Cucchi durante la sua tragica degenza, ma le botte prese dal ragazzo al Tribunale di Roma e quei tragici giorni a Rebibbia non vennero prese in considerazione.

Il ricorso in Appello potrebbe chiudersi oggi, quando i giudici del collegio della Corte di Roma usciranno dalla camera di consiglio con la sentenza da leggere, nella trepidante attesa in Aula della famiglia Cucchi, ma anche di quei poliziotti alla sbarra per la morte del giovane romano, nel 2009.

La Corte entrerà in camera di consiglio per scrivere la sua verità processuale sui sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria imputati: la speranza di molti è che non venga confermata la sentenza di primo grado ma che vengano accolte le richieste del Pg di ribaltamento della sentenza, con la condanna di tutti gli imputati, le cui difese chiede invece la completa assoluzione.

150 testimoni, 12 imputati, faldoni processuali da migliaia di pagine che vedranno, forse, una definitiva verità: nel processo di Appello le speranze riposte sono altissime e, in effetti, il suo esito potrebbe essere sorprendente. Per il Pg il "pestaggio" ci fu, ma avvenne dopo e non prima l'udienza di convalida del suo arresto: tutti hanno avuto una responsabilità nella storia, e vanno condannati, anche coloro che sono stati assolti.

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