Storie Maledette puntate del 13 e 20 settembre 2014: la storia di Stefania Albertani

Nelle prime due puntate della nuova stagione della sua trasmissione, Franca Leosini racconta la storia di Stefania Albertani, condannata per l'omicidio della sorella e per il tentato omicidio dei genitori.

È partita sabato 13 settembre la nuova stagione di Storie Maledette, il programma ideato, scritto e condotto da Franca Leosini (qui la nostra intervista). Le prime due puntate, andate in onda sabato 13 e sabato 20 settembre, sono dedicate a Stefania Albertani, la giovane che nel 2009, a soli 26 anni, uccide la sorella maggiore Maria Rosa, soffocandola e poi dando alle fiamme il suo corpo. Non solo. La ragazza tenta anche di uccidere i genitori, tentando di far saltare in aria la loro macchina, e tenta poi di strangolare e dare fuoco alla madre, salvata in extremis dai carabinieri.

Condannata a 20 anni di reclusione più tre di Ospedale Psichiatrico Giudiziario, Stefania Albertani ha raccontato a Franca Leosini quello che nel corso del processo a suo carico ha taciuto, perché non lo ricordava. Ora, dopo il lavoro fatto con gli piscologi che la seguono a Castiglione delle Stiviere, è in grado di ricostruire il puzzle di quanto accaduto in quell'anno tragico in cui si è macchiata di così gravi delitti.

Si tratta, tra l'altro, di una vicenda giudiziaria che non ha precedenti, destinata a fare storia: è la prima volta che, in un processo in Italia entrano con peso determinante per la definizione della pena, le Neuroscienze, cioè quelle tecniche di accertamento che consentono di studiare aree del cervello che regolano funzioni specifiche del comportamento. Nel caso in questione, aree del cervello preposte a istinti aggressivi e criminosi.

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Grazie alle perizie effettuate nel processo, infatti, i giudici le hanno riconosciuto un vizio parziale di mente perché la ragazza presenta "alterazioni in un'area del cervello che ha la funzione» di regolare le azioni aggressive" e, dal punto di vista genetico, ha dei fattori "significativamente associati ad un maggior rischio di comportamento impulsivo, aggressivo e violento".

È il maggio del 2009 quando Maria Rosa Albertani, 39 anni, sparisce da Cirimido, in provincia di Como. Il suo corpo bruciato viene ritrovato quasi due mesi dopo, a luglio, nel giardino della casa dei suoi genitori, ormai non più abitata perché pignorata e messa all'asta.

Per il delitto di Maria Rosa viene indagata sin da subito la sorella Stefania, 26 anni, ultimogenita, che qualche settimana dopo il ritrovamento del corpo tenta il suicidio ingerendo dei barbiturici. Tra le due ragazze c'erano infatti problemi, legati soprattutto a ragioni economiche, ma anche alla terribile gelosia provata da Stefania nei confronti della sorella.

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La situazione degenera quando Maria Rosa mette Stefania davanti alla realtà, cercando di far crollare il castello di bugie che la ragazza si era costruita attorno, per giustificare il fallimento dell'impresa edile del padre di cui lei aveva preso le redini. Un vortice di bugie dal quale Stefania, abitata da una doppia personalità, non riusciva ormai più a venir fuori.

Dopo aver ucciso la sorella e fatto sparire il suo corpo, Stefania ha anche cercato di depistare le indagini, facendo credere a tutti che Maria Rosa fosse fuggita con il denaro di famiglia. E, quando i genitori iniziano a sospettare di lei, dopo il rinvenimento del cadavere, tenta di uccidere anche loro. In un primo tempo cercando di dare fuoco all'auto in cui si trovano, poi poche ore dopo cercando di strangolare la madre e bruciarne il corpo.

Solo l'intervento dei carabinieri, che sospettando di lei per il primo delitto avevano riempito auto e casa di microspie, evita il peggio: la madre viene salvata e Stefania viene arrestata.

Dopo il ricovero nell'ospedale psichiatrico giudiziario, Stefania ha fatto un lungo e duro lavoro su se stessa, ricordando quanto commesso e cercando di perdonarsi. Si è scritta alla facoltà di legge, che frequenta con ottimi risultati. E sta cercando di ricostruire un rapporto con i suoi genitori.

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