Caso Roberto Berardi, lettera dal carcere di Bata a Matteo Renzi

Roberto Berardi, detenuto in condizioni disumane da 20 mesi in Guinea Equatoriale, è riuscito a scrivere una lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ecco il testo integrale

Di Roberto Berardi non si avevano notizie da giorni. L'imprenditore edile italiano detenuto (noi scriviamo "sequestrato" assumendocene le eventuali responsabilità) in una fetida cella di isolamento del carcere di Bata in Guinea Equatoriale è riuscito tramite alcuni contatti, e non senza grosse difficoltà, a scrivere ed inviare alla sua famiglia una lettera.

La sua storia la potete leggere qui.

Nel manoscritto, cinque pagine molto toccanti scritte in terra e al buio, l'imprenditore Berardi si rivolge al Presidente del Consiglio Matteo Renzi non per raccontare la sua storia, che certamente al primo ministro sarà nota sia grazie al lavoro dell'Unità di Crisi della Farnesina che ai (pochi) articoli di giornale comparsi su blog e (molto saltuariamente) sulla stampa, ma per chiedere che la sua storia non si ripeta mai più.

Berardi, con parole lucide e a tratti drammatiche che denotano anche un senso di rassegnazione al proprio infausto destino, si appella al Presidente del Consiglio affinchè quanto è accaduto, quanto sta accadendo, alla sua persona non possa accadere a nessun altro.

Nella sua lettera l'imprenditore accusa apertamente il regime cleptocratico di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo di reprimere il proprio popolo, di tenerlo in carcere (l'avvocato Tutu Alicante, che vive negli Stati Uniti e ha fondato la ong EGJUSTICE per denunciare il regime in Guinea Equatoriale, ha definito Roberto Berardi "il prigioniero personale del figlio del Presidente"). E' infatti il "principe di Malabo", Teodorin Obiang Nguema Mangue, figlio di Teodoro, vicepresidente, ministro dell'agricoltura e viziatissimo collezionista di lussi, l'ombra nera sull'intera vicenda che ha travolto l'esistenza di Roberto Berardi.

Noi di Crimeblog abbiamo deciso di pubblicare la lettera per intero, sia in originale che trascritta, per aiutare Roberto Berardi e la sua famiglia ad accendere una piccola luce sul suo drammatico caso: per questo da mesi cerchiamo di aggiornarvi puntualmente sul caso dell'imprenditore italiano.

Nel manoscritto Berardi parla della sua infanzia fiorentina e dell'educazione cattolica ricevuta (come anche gli Obiang, devotissimi e per questo grandi donatori alla diocesi africana ed alla Chiesa Cattolica), della sua passione ("amore") per l'Africa e per gli africani, di ciò che pensa possa servire al Continente per esplodere definitivamente nel tanto agognato "boom economico". Lo fa da imprenditore, Berardi, ma anche da amante dell'Africa, da profondo conoscitore "dell'animo africano" e da semplice persona, anche se in questo momento di umano la sua esistenza ha ben poco. Accusa gli Obiang, come accusa del più classico "tuttapostismo" i funzionari occidentali "che l'Africa la conoscono solo attraverso il Club Med di Malindi", come accusa lo Stato Vaticano e il Santo Padre Francesco di ricevere (quattro volte negli ultimi 12 mesi, tra cui anche la beatificazione di Giovanni Paolo II) la famiglia Obiang con tutti gli onori. E chiede che il suo Paese faccia davvero qualcosa, anche di eclatante, per ridimensionare le brame di potere, di grandezza e di egocentrismo di quello che molte ong definiscono "il peggior regime d'Africa".

Su Matteo Renzi e sull'Africa, sui nuovi orizzonti che il governo rottamatore vuole indicare al Paese, abbiamo cercato più volte di porre l'accento sia sugli interessanti fattori economici e di sviluppo che, sopratutto, sulla necessità del rispetto dei diritti umani, senza i quali l'Africa non potrà mai esplodere. Una questione non italiana ma internazionale, come dimostra il summit di Washington dei primi di agosto, fortemente voluto da Obama, che ha visto la partecipazione di 50 capi di Stato africani, tra cui Teodoro Obiang (con foto "di famiglia" con gli Obamas e vantaggiosa ripulita d'immagine del regime equatoguineano).

Roberto Berardi - Lettera a Matteo Renzi, 31 Agosto 2014

"Onorevole Presidente Renzi,

sono il detenuto speciale Roberto Berardi; dico speciale perchè il solo ad oggi rinchiuso in una cella di isolamento presso il carcere di Bata in Guinea Equatoriale, quindi mi sento in qualche modo un campione nel suo genere. Le voglio raccontare una parte della mia vita, brevemente, per poi ricondurla nel fondo del problema che, mi creda, non è solo il mio ma quello del fondamento civico e morale di tutti noi.

Sono cresciuto serenamente in una buona famiglia, nella splendida città di Firenze; andavo a scuola in un Istituto, il Santa Marta, tra Settignano e Fiesole, vivevo in un bell'appartamento tra via delle cento stelle e l'angolo De Amicis, mio padre all'epoca era direttore di una nota azienda fiorentina, passavo il tempo facendo sport (nuoto) a Campo di Marte e arti marziali in una palestra di Coverciano; le garantisco, onorevole, che non ho mai perso tempo a fumare spinelli in piazza della Signoria tra il David e il Perseo. Ho compiuto il servizio militare presso i Bersaglieri, ho conseguito il brevetto come paracadutista civile e ottimi risultati agonistici nazionali come pescatore subacqueo. In seguito il destino mi ha fatto conoscere l'Africa.

Bene, non voglio dilungarmi sui miei sentimenti africani, che le assicuro essere profondi. Un giorno ho ritrovato la mia istitutrice del Santa Marta, una monaca, donna di una vigorosità dirompente. I nostri destini si erano ancora incrociati; rientrava da una missione in Congo, la ritrovai con la mia compagna, una negra ivoriana donna straordinaria, e il mio ultimo genito. Scoppiammo in lacrime e con suor Valentina, questo il suo nome, ci rendemmo conto di quanto le nostre vite siano vicine. Mi incita, mi sprona a continuare con perseveranza il mio cammino ed io prendo alla lettera questo "diktat" e proseguo verso il mio destino.

Anni dopo mi ritrovo in carcere, in Africa, e nelle peggiori condizioni. Cerco aiuto nel mio Paese e la risposta è: "sta bene", "ha anche il telefono", "resta poco alla fine della pena", eccetera, detto da funzionari che l'Africa la conoscono attraverso il "Club Med" di Malindi. No, l'Africa non è questa: è molto più selvaggia, è il Continente delle esagerazioni nel bene e nel male ma popolata da gente, milioni di persone, generose, spontanee, con grande volontà di cambiare le cose ed evolvere normalmente. Purtroppo vivono in ambienti dove abusi e soprusi sono perpetrati in piena impunità da dignitari e despoti senza nessuna coscienza e pietà. Oggi il problema che si pone con il mio caso è d'ordine morale, oltre che legale. Onorevole Renzi, dovete pensare che avremo a che fare sempre di più con questo Continente: la crescita esponenziale che sta avendo, oltre ad una popolazione giovane e un livello culturale di base che migliora ogni giorno, lascia pensare logicamente a un boom economico negli anni a venire dove noi, per sopravvivere nel nostro sistema di privilegi sociali, avremo bisogno di attaccarci con nuove politiche di sviluppo non più basate sull'"aiuto umanitario" o mendirità ma su partenariati sani e solidi. Per fare questo dobbiamo rivedere le procedure di intervento che, se mi permette, sono fuori tempo, antiquate. Dobbiamo dotarci di risorse legali per sviluppare nuovi temi con loro, in un contesto più egualitario e forse meno frustrante, dotandoci anche di mezzi di coercizione da utilizzare in caso di bisogno (come nel mio caso). Ed ora vengo al punto personale.

Onorevole Renzi, in qualità di profondo conoscitore dell'animo africano, delle sue abitudini e tradizioni, non posso accettare che questa famiglia di mafiosi (gli Obiang), che non rappresentano assolutamente né il loro popolo né rispecchiano gli africani in generale, utilizzino ingenti quantità di denaro per fare del male e sopratutto per "tirarci le braghe" in maniera così evidente. Delle misure forti, e su questo mi è arrivata voce che siete un maestro, devono essere prese da voi per principio, patriottismo, onore e in particolare per lanciare un monito: che non si ripeta mai più!
Sapete, l'africano nel suo criterio tradizionale prende la gentilezza, la flessibilità, come una debolezza e questi disgraziati si aumentano l'autostima con la mia storia dicendosi: "vedete, noi possiamo sfidare l'occidente."

Mi permetta, con doveroso rispetto, di dirle che è il momento di mandarli a cagare senza esitare a sbattere fuori dal nostro Paese questa delinquente con statuto d'ambasciatore, fatto solo per crearle un'immunità (se sapete quello che fanno lei e suo marito non esitereste) e fargli capire che siete stanchi di avere a che fare con loro. Che ne perdereste? Da un regime dittatoriale arrivato al capolinea...

La mia vita è già ipotecata, sia loro che io stesso aspettiamo solo il colpo finale di malaria che mi porti via. La bilancia commerciale con questo Paese? Poca cosa: l'Eni, l'Agip, non mi risulta abbiano vantaggi particolari sulla manna petrolifera. [...] Preparate il terreno per nuove situazioni, più rispettose nei confronti dei nostri connazionali.

Lo Stato Vaticano e il Santo Padre dovrebbero ricordarsi di essere, malgrado i Patti Lateranensi, degli ospiti in Italia; prestigiosi, si, ma con un dovere di rispetto verso chi ti ospita, evitando di farci calpestare il suolo da mafiosi e terroristi con il solo scopo di riempire le già nebbiose casse dello IOR e spacciando benedizioni senza ritegno. Onorevole, non dovete permettere a queste "zotte" di sporcare con la loro presenza la nostra Madre Patria: noi vogliamo i buoni africani e ce ne sono un mare.

Onorevole, chiudo con un senso di amarezza e rabbia. La ringrazio comunque e la incito ad un buon lavoro, al di là di tutte le tendenze politiche avete il dovere di migliorare le condizioni di vita dei nostri figli e di farli crescere con criteri sani. Oggi le grandi conquiste non si fanno né con le legioni né con gli eserciti ma con orde di imprenditori, e Dio solo sa quanti ce ne siano di buoni in Italia, che creano meccanismi finanziari per riportare ricchezza nel nostro Paese. I cinesi lo hanno capito, ne stanno approfittando, ma non è tardi perchè a nostro vantaggio abbiamo una cultura, una lingua e abitudini più vicine agli africani di quanto possiate immaginare. Basta solo modellare un nuovo "modus operandi" e trarne i frutti.
Per quanto concerne me, e per il poco di lucidità che mi resta dopo tutto questo tempo in isolamento, spero di resistere e comunque se non voi, altri tradurranno alla Corte Penale Internazionale questi mafiosi e ne prenderanno gli onori.

Se sarò ancora vivo non dimenticate che posso essere di grande aiuto nello sviluppo di questo "cantiere Africa"; se non ce la farò almeno i miei figli sappiano che li ho amati e non sono un cattivo padre, era il mio destino e che il mio sacrificio non sia inutile: che questo non si ripeta mai più.

Mi scuso per la forma, ho scritto questa lettera in terra e senza luce, sicuramente con errori grammaticali (sono anni che non scrivo in italiano), non è colpa di suor Valentina.

Onorevole Renzi, la ringrazio di tutto cuore.
Viva l'Italia. In fede
Roberto Berardi
cella n°13, carcere di Bata, Guinea Equatoriale

PS: Evito di annoiarvi con i dettagli della mia storia. In ogni caso potrete trovare tutto oltre che sul mio sito (Facebook e altri) contattando Human Rights Watch, Amnesty International, Trasparency International, Open Society e altre 50 ong del mondo. La magistratura californiana (procuratore Lee) e quella francese, oltre a Spagna e Inghilterra, stanno seguendo il caso. Giustizia sarà fatta."

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