Omicidio Pietro Sarchiè: chiesto l'ergastolo per Giuseppe Farina, 20 al figlio Salvatore

L'uomo era svanito nel nulla il 18 giugno 2014, dopo aver lasciato San Benedetto Del Tronto per consegnare il pesce nell'alto maceratese.

3 dicembre 2015 - A quasi un anno e mezzo dall’omicidio di Pietro Sarchiè, il processo ai due principali imputati è giunto alle battute finali. Il procuratore della Repubblica di Macerata, Giovanni Giorgio, ha chiesto che Giuseppe Farina, reo confesso, venga condannato all’ergastolo con un anno di isolamento diurno, mentre per il figlio Salvatore Farina, ha chiesto una condanna a 20 anni di carcere.

Il processo di sta svolgendo con rito abbreviato e le richieste di condanna tengono conto anche dello sconto di un terzo della pena previsto dalla scelta del rito. A proposito della confessione di Farina, il procuratore ha spiegato in aula:

Non si può dire che da parte di Giuseppe Farina vi sia stata una piena convinta confessione. In realtà, in slalom, l’imputato ha proposto strumentali ricostruzioni di quanto accaduto, finalizzate ad escludere corresponsabilità del figlio, evidentemente perchè si è pentito di averlo coinvolto attivamente nel progetto criminoso.

A Giuseppe Farina, già noto alle forze dell’ordine, vengono contestate le accuse di omicidio volontario, rapina, detenzione abusiva di arma da fuoco, vilipendio di cadavere e due episodi di violenza privata. Per il procuratore non devono essere concesse le attenuanti generiche, mentre per il figlio queste sarebbero da equiparare con le aggravanti, anche perchè secondo la Procura il giovane sarebbe stato influenzato dal padre.

Il processo prosegue.

Omicidio Pietro Sarchiè: Giuseppe Farina scarica la colpa su un'altra persona

28 febbraio 2015 - Colpo di scena nelle indagini sull’omicidio del commerciante marchigiano Pietro Sarchiè. Uno dei due principali indagati, il catanese Giuseppe Farina, indagato insieme al figlio per quel barbaro delitto, aveva deciso in un primo momento di avvalersi della facoltà di non rispondere, ma nelle ultime ore ha presentato ai pm un lungo memoriale in cui ha fatto una rivelazione ora al vaglio degli inquirenti.

L’uomo, commerciante di pesci in diretta concorrenza con Sarchiè, avrebbe ammesso di aver preso parte all’agguato, ma di non essere stato l’esecutore materiale del delitto. Farina non si sarebbe limitato a togliersi di dosso la colpa, ma avrebbe anche fornito l’identità dell’assassino, una persona che in passato aveva avuto dei dissapori con Sarchiè.

Sarchiè consegnava il pesce anche a domicilio e, dopo anni di attività, era riuscito a crearsi un giro di clienti abituali a cui puntualmente consegnava la merce, seguendo sempre lo stesso percorso. Farina, a conoscenza di quel percorso, quel tragico 18 giugno posizionò un tronco in mezzo alla strada, costringendo Sarchié a fermare il furgone.

Cosa sarebbe accaduto dopo è ben descritto dal Corriere Adriatico:

Una volta fermato - sempre stando alla ricostruzione di Giuseppe Farina - l'esecutore avrebbe sparato un colpo di pistola ferendo Sarchiè ad una spalla. A quel punto sia l'esecutore sia Sarchiè erano entrati nella cabina frigo del furgone dove c'era il pesce mentre Farina si sarebbe messo alla guida del mezzo. A quel punto una volta raggiunta la Valle dei Grilli, Sarchè e l'esecutore sono scesi. Farina avrebbe consigliato di legarlo ad un albero e lasciarlo lì ma mentre faceva inversione con il furgone avrebbe sentito degli spari. "Ormai ci aveva visti", avrebbe detto il complice.

A quel punto, secondo il racconto di Farina, lui e il suo complice avrebbero raggiunto Castelraimondo, comune a pochi chilometri dal luogo del delitto, e avrebbero nascosto il furgone nel capannone di Santo Seminara, indagato per favoreggiamento insieme a Domenico Torrisi, dissezionandolo nei giorni successivi e vendendolo a pezzi.

Il corpo dell’uomo fu ritrovato poche settimane dopo, sepolto nelle campagne di San Severino Marche, a pochi chilometri di distanza.

Il racconto di Farina, che resta in carcere insieme al figlio - gli altri due indagati sono ai domiciliari - è ora al vaglio degli inquirenti, già alla ricerca della persona indicata dall’uomo come esecutore materiale del delitto.

pescheria giuseppe farina facebook

Omicidio Pietro Sarchiè, arrestate quattro persone

24 febbraio 2015 - A otto mesi dall’omicidio di Pietro Sarchiè, quattro persone sono state arrestate questa mattina tra la provincia di Catania e la provincia di Macerata con le accuse, a vario titolo, di omicidio premeditato, occultamento e vilipendio di cadavere, ricettazione e riciclaggio, rapina e favoreggiamento.

A finire in carcere sono stati Giuseppe Farina e il figlio Salvatore, indicati come autori materiali del delitto, arrestati nel Catanese su ordine del gip di Macerata. Ai domiciliari, invece, sono finiti i due presunti complici Santo Seminara e Domenico Torrisi. I due, residenti in provincia di Macerata, a pochi chilometri dal luogo del delitto, si trovano nelle rispettive abitazioni a Castelraimondo e Gagliole.

I due presunti assassini, venditori di pesce nell’area già coperta da Pietro Sarchiè - proprio questa concorrenza sarebbe stata alla base dell’omicidio - erano da tempo residenti nel Maceratese, ma avevano deciso di tornare nel Catanese subito dopo il delitto, nel luglio scorso.

Omicidio Pietro Sarchiè, si stringe il cerchio intorno all'assassino

9 luglio 2014, 11.30: la svolta nell’omicidio di Pietro Sarchiè è vicina. Negli ultimi giorni, riuscendo a mantenere il più stretto riserbo, gli inquirenti hanno stretto il cerchio intorno all’assassino - o agli assassini. Il furgone di Sarchiè, 62enne originario di San Benedetto, svanito nel nulla lo scorso 18 giugno, quando l’uomo è stato ucciso, non è stato ancora ritrovato, ma alcuni pezzi sono stati rinvenuti nelle ultime ore in un capannone nella zona industriale di Lanciano, nel comune di Castelraimondo.

Lì, lo scrive oggi Il Resto Del Carlino, hanno sede due società di costruzioni gestite da imprenditori siciliani, la EdilMarche di Salvo Seminara & C. e la Prog.Edil di Natascia Giustiniani e Benedetto Seminara. L’intero capannone è stato passato al setaccio e la struttura posta sotto sequestro, anche se secondo le ultime notizie i titolari delle ditte non risultano indagati.

Il procuratore di Macerata, Giovanni Giorgio, ha confermato che le indagini sono vicine a una svolta:

le indagini hanno preso una direzione che sembra essere quella giusta, con del materiale probatoriamente interessante.

Le indiscrezioni parlano di arresto ormai vicino. Gli inquirenti avrebbero già identificato un sospettato, convinti che il delitto sia maturato all’interno dell’ambiente di lavoro? Che Pietro Sarchiè, da oltre 30 anni pescivendolo tra San Benedetto Del Tronto e l’entroterra maceratese, avesse pestato i piedi a qualcuno? Che il killer si nasconda nella concorrenza del mercato del pesce?

Le indagini proseguono.

Ritrovato il cadavere di Pietro Sarchiè: è stato ucciso

E’ giallo in provincia di Macerata, tra i comuni di Castelraimondo e San Severino Marche, dove nel pomeriggio di ieri è stato ritrovato il corpo senza vita di Pietro Sarchiè, commerciante svanito nel nulla il 18 giugno scorso dopo essere uscito di casa per consegnare del pesce nell’alto maceratese.

Dopo due settimane di intense ricerche, ieri la macabra scoperta: il corpo dell’uomo, semicarbonizzato, è stato scoperto il località Valle Dei Grilli, sepolto in una stradina sterrata lontana dalle abitazioni. Pochi i dubbi che sia stato ucciso: sul corpo sono stati trovati fori di proiettile.

Il caso è ancora avvolto nel mistero: Sarchiè, secondo l’ultima ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato ucciso a colpi di pistola, dato alle fiamme e infine sepolto nel tentativo di cancellare ogni prova. Un lavoro fatto a metà, una sepoltura superficiale che non ha impedito al cattivo odore di diffondersi a attirare l’attenzione.

La svolta è arrivata dopo la segnalazione di un amico di Sarchiè, che di fronte alla foto scattata da un autovelox ha confermato agli inquirenti che la persona alla guida del furgone dell’uomo non era Sarchiè e che, contrariamente alle abitudini del commerciante, il mezzo si stava dirigendo in senso contrario: non verso l’alto maceratese, dove Sarchiè era solito fare le consegne, ma in direzione costiera.

Il corpo, lo hanno precisato le autorità locali, era chiuso in un sacco e nascosto sotto a un materasso. Le indagini sono in corso e al momento procedono a 360 gradi: chi poteva volere morto il commerciante? Chi ha premuto il grilletto? E’ stato ucciso lì o vi è stato trasportato in secondo momento?

Tra le ipotesi più probabile ci sono l’assalto finito in tragedia e lo scambio di persona. Le indagini proseguono.

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