“You will die next”. E l’ha fatto, per dieci volte: Matti Juhani Saari è riuscito a mettere in piedi la sua personale Columbine. Ecco cosa spiegano i maggiori quotidiani a riguardo
Si sentono in guerra con il mondo e la società che li circonda. Si sentono isolati, emarginati e spesso lo sono davvero. Pochi amici, solitudine, rabbia. L’unico conforto è Internet, luogo virtuale dove possono incontrare altri “mutanti”
E questo era Guido Olimpio sul Corriere. Su la Repubblica invece troviamo un racconto dettagliato dei minuti della strage. Con Mr Saari, che dopo la strage si spara in bocca, per poi morire in ospedale poche ore dopo
Stamane erano le 11 quando Mr.Saari, il nickname che usava per internet, è entrato nella scuola vestito di nero. Aveva la pistola in pugno e lo sguardo fisso su un gruppo di studenti che sostenevano l’esame. Non ha lasciato scampo. I ragazzi gridavano, tentavano di scappare ma lui, freddo e determinato come un killer, ha esploso uno dietro l’altro una ventina di colpi. L’ultimo l’ha riservato per sè
Di nero, come la trenchcoat mafia di Columbine.