Yara Gambirasio: processo a Bossetti, ultime notizie. La difesa: "Assurdo descriverlo come un sexual offender"

Le ultime notizie sul processo a Massimo Bossetti, arrestato il 16 giugno 2014 con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio.

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27 maggio 2016 - Durante l’udienza di oggi nel processo contro Massimo Bossetti, il legati della difesa dell’imputato sono andati all’attacco e hanno detto che per il loro assistito il processo è una tortura perché, come ha detto l’avvocato Claudio Salvagli, ha subìto numerosi “colpi bassi” da parte di investigatori e inquirenti, come, per esempio, l’acquisizione delle lettere tra Bossetti e la detenuta Gina e il video del furgone che, secondo loro, è “un video confezionato com un pacchetto dono, per tranquillizzare la gente, per avere il mostro, il pedofilo, il mentitore seriale”.

Quando l’altro difensore di Bossetti, Paolo Camporini, ha accennato alla famiglia dell’imputato, quest’ultimo è scoppiato a piangere. Tra l’altro all’udienza era presente sua moglie Marita Comi che, secondo quanto riportato dall’Ansa, sarebbe arrivata in tribunale su una Porsche targata Principato di Monaco.

Gli avvocati di Bossetti hanno poi parlato della prova del Dna, che finora è la principale contro l’imputato. Salvagli ha detto:

“Non avete giurato su un libro di biologia ma sulla Costituzione”

Sempre Salvagni ha poi sottolineato che è “assurdo” descrivere Bossetti come un sexual offender, e ha detto:

“La sua vita è stata passata al setaccio e non è stato trovato nulla: la sua vita è casa, lavoro e famiglia. Molti uomini hanno l'attitudini a essere piacioni, a essere provoloni, come si dice, ma questo non fa di loro degli assassini. Gli sono state attribuite delle amanti, dove sono queste amanti? La sua vita è appunto casa, lavoro, famiglia e questi sono i dati concreti, non congetture"



18 maggio 2016 - La Pm Letizia Ruggeri ha chiesto l'ergastolo per Massimo Bossetti, accusato di essere l'assassino di Yara Gambirasio. La termine di una lunga requisitoria al Tribunale di Bergamo il magistrato ha formulato la sua richiesta del massimo della pena, ossia ergastolo con sei mesi di isolamento diurno.

13 maggio 2016, ore 12:23 - Il pm di Bergamo Letizia Ruggeri, cominciando la sua requisitoria in Aula nel processo a carico di Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha affermato che la giovane ragazza non morì nelle fasi immediatamente successive all'aggressione ma nelle ore successive anche se stabilire la durata della sua agonia non è stato possibile.

Nelle fasi iniziali dell'inchiesta, ha spiegato il pm, con gli investigatori "ci spaccammo la testa" per cercare di capire le ragioni della scomparsa della tredicenne:

"Ipotizzammo di tutto, dallo scambio di persona al rapimento e questo lo dico perché fummo costretti ad andare a vedere il vissuto di questa ragazza. Emerse che era una ragazza normalissima, senza alcun segreto"

ha detto in Aula. Probabilmente la procura, scrive l'Ansa, chiederà l'ergastolo per Bossetti.

Ore 18:01 - I giudici della Corte d’Assise hanno negato una nuova perizia sul Dna chiesta dalla difesa di Massimo Bossetti, definendo “non decisivi” i nuovi esami sul materiale generico e anche quelli sulle immagini delle telecamere che hanno ripreso il furgone dell’imputato.

22 aprile 2016, ore 10:22 - Nuovo capitolo nel caso giudiziario Bossetti-Gambirasio: oggi Massimo Bossetti, imputato a Bergamo per l'omicidio di Yara Gambirasio, sarà in aula per la decisione della corte bergamasca sulla perizia della difesa chiesta dai suoi legali che parlano di anomalie rispetto ai risultati scientifici raccolti sui leggings e sugli slip della vittima che riportano alla traccia genetica di 'Ignoto 1' identificato poi come Massimo Bossetti.

La decisione sarà annunciata nel pomeriggio.

3 novembre 2015 - Il video che mostra il furgone di Bossetti passare e ripassare in continuazione davanti alla palestra di Yara nel giorno della sua scomparsa è un falso, confezionato ad arte dai carabinieri, d'accordo con la procura, per tenere a bada le pressioni della stampa, mostrando un filmato che sembra un fortissimo indizio della colpevolezza del muratore.

Più che "falso", è il caso di dire montato ad arte: delle cinque telecamere che hanno ripreso il furgone passare 13 volte, solo una era in grado di identificare correttamente marca, colore e modello del furgone di Bossetti. Le altre telecamere non forniscono immagini che possano aiutare a capire quale fosse il furgone in questione, se non che fosse, appunto, un furgone, bianco.

Vuol dire che sicuramente quelle immagini riprendono un altro furgone? Assolutamente no, ma solo che non si può dimostrare che sia sempre lo stesso. Differenza decisiva, soprattutto nel momento in cui un'analisi statistica dimostra come è molto improbabile che nell'arco di tempo di quelle riprese passassero 5 furgoni diversi. Cosa comunque diversa da quella affermata dai carabinieri.

Ma perché è stata fatta una cosa del genere? Il comandante del Ris, Giampietro Lago, ascoltato dall'avvocato di Bossetti, spiega: "C’erano forti pressioni mediatiche, esigenze di comunicazione, per questo è stato confezionato il filmato in accordo con la procura".

29 ottobre 2015 - In questi giorni sta proseguendo il processo che vede come unico imputato Massimo Bossetti. Tra le tante deposizioni, anche quella del comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago. Il comandante ha parlato delle tracce di tessuto trovate sui leggings di Yara Gambirasio.

"Piena compatibilità per morfologia, cromatismo e composizione chimica" tra le fibre di tessuto sui leggings di Yara Gambirasio e quelle rintracciate sui sedili del veicolo che Massimo Bossetti utilizzava per lavoro.

La difesa di Bossetti sostiene che quel tipo di fibre è comune a molti veicoli in circolazione.

9 ottobre 2015 - Continua il processo a Massimo Bossetti, anche oggi presente in aula. Hanno parlato gli avvocati della difesa, sostenendo che Yara non sarebbe stata uccisa nel campo di Chignolo d'Adda. Secondo la difesa, inoltre, le ferite sul corpo della ragazzina non sarebbero compatibili con il coltellino Opinel, che Massimo Bossetti possedeva. I fili colorati riscontrati sarebbero il segno che il corpo di Yara era stato avvolto da coperte per permettere lo spostamento del cadavere dal luogo dove sarebbe stata uccisa al campo dove è stato ritrovato.

Yara: processo a Bossetti, ultime notizie. In aula le foto di Yara


7 ottobre 2015 - Oggi è in corso la settima udienza del processo per la morte di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate scomparsa il 26 novembre 2010 e il cui corpo è stato ritrovato il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d'Isola. L'unico imputato è Massimo Bossetti anche oggi presente in aula durante la deposizione dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo che ha eseguito l'autopsia sul cadavere della ragazzina evidenziando che sul corpo c'erano numerose ferite da taglio, in particolare due più estese: una sulla gola e un'altra verticale sul petto. I vestiti, invece, non erano tagliati. Le ferite, tuttavia, non erano così gravi da provocare la morte che, secondo la dottoressa, sarebbe dovuta all'ipotermia. Cattaneo ritiene inoltre che Yara sia morta proprio nel campo di Chignolo d'Isola dove è stata ritrovata. Sul corpo e sui vestiti è stato trovato ossido di calcio, un componente che viene utilizzato nell'edilizia.
Durante l'udienza odierna sono state fatte vedere le foto scattate durante l'autopsia, si tratta di immagini particolarmente forti, perciò il presidente della corte ha deciso di far uscire il pubblico dall'aula e di permettere di assistere solo agli avvocati e ai giornalisti per tutelare l'immagine della giovane vittima.

19 settembre 2015 - Interessante ieri la testimonianza di Ilario Scotti, l'uomo che ha ritrovato il cadavere di Yara. Era il pomeriggio del 26 febbraio 2011 quando Scotti, appassionato di aeromodellismo, stava recuperando il suo aeroplanino tra le erbacce del campoo di Chignolo d'Isola scoprendo così il corpo della ragazzina.

La novità che è emersa ieri è la presenza, quel giorno, di un uomo di 50 anni, di bassa statura. Scotti racconta che l'uomo era ad un lato del campo, sceso dalla sua utilitaria, ed è rimasto circa 10-15 minuti a fissarlo.

Una presenza sicuramente particolare: "Ho colto qualcosa di strano... guardarmi va bene, ma per 15 minuti...". All'arrivo delle vetture della polizia, allertate da Scotti, il 50enne si è rapidamente allontanato. Saranno le indagini a stabilire se si trattava solo di un curioso o invece di una persona in qualche modo legata al crimine.

18 settembre 2015, ore 15:16 - È iniziata poco dopo le 9.30 l’udienza, al Tribunale di Bergamo, del processo a Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. Oggi è stato il turno, in aula, della deposizione della sorella di Yara, Keba, arrivata in tribunale accompagnata dalla mamma Maura Panarese e dal papà Fulvio Gambirasio.

La ragazza, confermando il profilo di Yara tracciato dai genitori la scorsa settimana e sostenendo che tra lei e la sorella ci fosse un ottimo rapporto, ha specificato di non aver mai visto Massimo Bossetti "nè attorno alla palestra nè vicino casa" e di non aver mai sentito parlare di lui prima del suo arresto.

La ragazza ha riconosciuto il cellulare della sorella, spiegato che se ci fossero state avvisaglie "ne avremmo sicuramente parlato" e confermato i contenuti del diario di Yara: "Lo controllavo per vedere se faceva i compiti" ha spiegato in Aula nell'ilarità generale.

In giornata sarà sentito anche Ilario Scotti, l’uomo appassionato di aeromodellismo che trovò il cadavere di Yara.

12 settembre 2015 - E’ stata un’udienza particolarmente dura quella di ieri del processo a Massimo Bossetti. Tra le persone chiamate a testimoniare ci sono stati i familiari della giovane vittime, i genitori Maura Panerese e Fulvio Gambirasio.

La donna, la prima a testimoniare, ha ricordato in aula l’ultimo giorno di vita di Yara, dal ricevimento della pagella “con voti bellissimi” ai compiti svolti poco prima di prendere lo stereo a raggiungere la palestra di Brembate, passando per le chiamate fatte al cellulare della figlia quando non la vide rientrare e la conferma ricevuta dai responsabili della palestra: Yara era uscita alle 18.30.

Non ho mai visto in giro Bossetti. Il giorno dell’arresto io e mio marito ci siamo chiesti chi fosse. Solo successivamente una zia ci ha detto che lo conosceva. […] Yara era rimasta molto impressionata dal caso Scazzi, ma io rispetto alla mie figlie non avevo mai cambiato abitudini, anche perché Yara non accettava mai passaggi in auto, neanche dalle persone che conosceva.

Anche il papà di Yara ha ripercorso in aula quelle ore di angosciante attesa:

Quando mia moglie Maura mi ha chiamato intorno alle 20 per dire che Yara non era ancora tornata a casa, ho capito subito che c’era qualcosa che non andava.

Nel corso della giornata sono intervenuti anche la zia della giovanissima, Nicla Gambirasio, e le insegnanti di ginnastica. A riassumere la giornata di ieri ci ha pensato l’avvocato Claudio Salvagni, uno dei due difensori di Massimo Bossetti:

Mi sembra che il risultato di questa udienza possa essere sintetizzato in questo modo: la figura di Yara è esattamente la stessa che la difesa ha sempre tratteggiato. Una ragazza quasi teutonica nei suoi comportamenti, precisissima, con un rapporto straordinario con la mamma, con la quale si confidava su tutto». Non aveva alcuna frequentazione con uomini più grandi e da questa udienza sono emersi alcuni dati importanti, che ci fanno dire che anche sotto la sfera sessuale, Yara era ancora veramente acerba. Per questo non avrebbe avuto nessuna possibilità di interagire con uomini più grandi.

11 settembre 2015 - E' ripreso questa mattina a Bergamo il processo a Massimo Bossetti, unico imputato per l'uccisione di Yara Gambirasio. Nell'aula del tribunale sono presenti sia i genitori di Yara che il presunto killer. I legali di Bossetti hanno detto che il loro assisitito non era preoccupato per l'incontro con la coppia.

Tra le 14 testimonianze previste in giornata, oltre a quelle dei genitori di Yara, Maura Panarese e Fulvio Gambirasio, ci sarà anche quella della sorella della bimba, Keba.

Bossetti è seduto affianco ai suoi legali e non nello spazio solitamente destinato agli imputati. Gli avvocati difensori hanno chiesto il diario di Yara ma il pm Letizia Ruggeri ha spiegato che agli atti ci sono solo alcune fotocopie fatte all'inizio delle indagini.

Massimo Bossetti resta in carcere: respinta l'ennesima istanza di scarcerazione

29 luglio 2015 - Massimo Bossetti è in buone condizioni generali e non è affatto incline a gesti anticonservativi. A dirlo sono i giudici della Corte d’Assise, che oggi hanno rigettato l’istanza di scarcerazione presentata venerdì dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, difensori del carpentiere a processo per l’omicidio della giovane Yara Gambirasio.

I due legali, forti anche del presunto tentativo di suicidio denunciato la settimana scorsa - e poi prontamente smentiti da più fronti - avevano chiesto che Bossetti fosse messo ai domiciliari in una comunità e che venisse disposta una perizia psichiatrica atta a valutare la compatibilità dell’uomo col regime detentivo.

Oggi è arrivato il no, firmato da tutti e gli otto giudici di fronte ai quali si sta celebrando il processo di primo grado. A pesare molto sulla decisione è stato anche il diario clinico di Bossetti che, scrivono i giudici

attesta le buone condizioni generali del detenuto, salvo qualche episodio di faringite, lombalgia e problemi connessi all’ernia inguinale, per cui è stato recentemente operato. In particolare, una perdita di peso si è registrata nei mesi successivi all’arresto, ma risulta ampiamente recuperata alla data del 5 novembre, quando il peso era di oltre due chili superiore a quello d’ingresso in carcere.

Caso Yara, il Sappe smentisce il tentato suicidio di Massimo Bossetti

16.50 - Le parole pronunciate questa mattina dall’avvocato di Massimo Borsetti, che comunicava un tentativo di suicidio in cella da parte del suo assistito, sono state smentite oggi pomeriggio da Donato Capece, segretario generale del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria:

Ho sentito il segretario generale della Lombardia che mi ha riferito che la notizia è priva di fondamento. In sostanza non è accaduto nulla. Fa specie che circolino certe notizie dopo due drammatici fatti come i suicidi degli ultimi giorni.

22 luglio 2015 - Massimo Bossetti avrebbe provato a ferirsi in carcere nella giornata di sabato, il giorno dopo l’ultima udienza del processo per l’omicidio di Yara Gambirasio. A riferirlo è stato uno degli avvocati dell’uomo, il legale Claudio Salvagni, che a sua volta l’avrebbe appreso dalla moglie di Bossetti, Marita Comi, in visita al consorte proprio nella giornata di sabato.

Bossetti, si ipotizza a titolo dimostrativo, avrebbe tentato di ferirsi con una cinghia. Tentato, appunto: il gesto è stato fermato sul nascere dagli agenti di polizia penitenziaria, al punto che Bossetti non è stato trasportato in ospedale. L’episodio, secondo quanto si apprende, sarebbe stato così di poco conto da non esser stato nemmeno riferito al pubblico ministero.

Yara, processo Bossetti: la seconda udienza. La difesa: "Loro due non si potevano conoscere"

17 luglio 2015 - Si sta tenendo oggi la seconda udienza per il processo a carico di Massimo Bossetti. Si tratta ancora una volta di una udienza "tecnica". L'imputato è arrivato in aula alle 10.30.

E' stata presa la decisione sulla presenza delle telecamere in aula: manca l'interesse sociale "particolarmente rilevante", dunque la procura concederà l'ingresso alle telecamere solo al momento della lettura della sentenza. Non ci saranno riprese durante le udienze.

Massimo Bossetti e Yara non si conoscevano né si potevano conoscere

avvocati difensori Bossetti

Sono state rigettate le cinque eccezioni preliminari sollevate dai legali di Bossetti, i quali questa mattina hanno dichiarato: "Massimo Bossetti e Yara non si conoscevano né si potevano conoscere, Yara era una ragazzina ingenua, immacolata e con la vita di una bambina: se l'obiettivo dell'accusa è il contrario vogliamo sentircelo dire chiaramente".

Lo scontro tra accusa e difesa verte sul numero di testimoni da chiamare in aula: l'accusa vuole chiamare 120 persone mentre i legali di Bossetti ben 711. Tra questi spunta il nome di Mohamed Fikri, l'uomo ingiustamente accusato di essere coinvolto nell'omicidio di Yara: i legali di Bossetti chiedono che sia ammessa la testimonianza di Fikri e che sia disposto il sequestro di un furgone nella sua disponibilità. Il pm Letizia Ruggeri si è opposto: "Fikri Mohamed è risultato del tutto estraneo ai fatti, anche in relazione all'accusa di favoreggiamento. Non risulta, tra l'altro, che possedesse un furgone il quale era invece di proprietà del cugino".

Omicidio Yara Gambirasio: Massimo Bossetti deve restare in carcere


8 luglio 2015 - Massimo Bossetti deve restare in carcere. Il presunto assassino di Yara Gambirasio, a processo da pochi giorni, si è visto respingere ancora una volta la richiesta di scarcerazione avanzata dai suoi legali.

Lo ha deciso ieri sera la Cassazione, che si era già espressa sulla questione. I legali dell’uomo, in carcere dal giugno dello scorso anno, avevano presentato una nuova istanza perchè la prima decisione, secondo loro, non aveva valutato “la questione del dna mitocondriale”.

Ieri il nuovo no. Bossetti dovrà restare in carcere fino alla conclusione del processo che lo vede come unico imputato per l’omicidio della giovanissima di Brembate di Sopra. La prossima udienza è fissata per il 17 luglio.

Omicidio Yara Gambirasio: iniziato il processo a Massimo Bossetti

3 luglio 2015 - E' iniziato alle 9.00 il processo a Massimo Bossetti: l'uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio è entrato nel tribunale di Bergamo da un ingresso secondario, a bordo di un furgone della polizia. Fuori, tanti curiosi. In parecchi erano fila già alle 7 di questa mattina per entrare ad assistere al processo, uno "spettacolo" riservato ad 80 persone. Massima attenzione all'interno del tribunale per evitare che ci siano riprese o foto all'interno dell'aula.

L'attesa per il processo a Bossetti

2 luglio 2015 - Domani parte il processo per Massimo Bosetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio. Il suo avvocato, Claudio Salvagni, ha presentato una lista di oltre 700 testi, mentre il pubblico ministero Letizia Ruggeri ne chiederà 120, tra i quali anche la madre del muratore, Ester Arzuffi.

Salvagni ha anche annunciato che il suo assistito "sarà certamente in aula" per la prima udienza e le successive.

Il Tribunale di Bergamo sarà presidiato fuori da carabinieri, polizia e vigili. L'aula, invece, sarà blindata affinché non si finisca dentro una degenerazione mediatica. A tale proposito, segnaliamo che sul tavolo del presidente del Tribunale, Ezio Siniscalchi, sono piovute richieste di accredito provenienti da giornalisti di tutta Italia. Il dibattimento, lo ricordiamo, è pubblico: aperto a cittadini e rappresentanti dei media. Ma il numero di posti rimane comunque limitato.

Tra i consulenti della difesa di Massimo Bossetti sono presenti una serie di nomi molto noti al pubblico televisivo, come Alessandro Meluzzi, psichiatra, ospite della trasmissione Quarto Grado, e la psicologa Anna Maria Casale (già consulente della difesa di Michele Misseri). Questi tracceranno il profilo dell’imputato.

Sono partite anche le prime indiscrezioni. Secondo l'Eco di Bergamo, la difesa avrebbe intenzione di mettere in relazione l'omicidio di Yara con altri due delitti: quello di Sarbjit Kaur, 21 anni, trovata morta nel Serio e quello di Eddy Castillo, il ventiseienne di origine dominicana, di Almenno San Bartolomeo, ucciso a pugni nei pressi di una discoteca.

29 giugno 2015 - Il 3 luglio ci sarà la prima udienza di quello che con tutta probabilità sarà un lunghissimo processo, quella a Massimo Bossetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio. In una lettera inviata al suo 'consulente' Ezio Denti e mostrata venerdì sera nel corso della trasmissione Segreti e delitti, Bossetti spiega: "Voglio che il processo sia solo ed esclusivamente a porte aperte così che chiunque possa prendere atto di tutte le dichiarazioni fatte da me e dall’accusa, perché non ho niente da temere o da nascondere. Questo è il mio grandissimo, solo e unico desiderio".

25 maggio 2015 - Leonardo Busatta è evaso dai domiciliari ed è stato nuovamente arrestato. Il detenuto, che sostiene di aver raccolto la confessione di Massimo Bossetti in merito all’omicidio di Yara Gambirasio, è fuggito da una comunità di Crema. Dalla struttura è scappato rubando il furgoncino delle consegne del pane. I carabinieri, successivamente, lo hanno nuovamente fermato.

Il 12 dicembre 2014, Busatta, che nel suo curriculm criminale vanta rapine, truffe e bancarotta, aveva messo a verbale la presunta confessione di Bossetti. Nello specifico, aveva parlato di un capannone, mai individuato, tra Sotto il Monte e la Piana di Mapello, dove il carpentiere gli avrebbe riferito di aver portato il corpo di Yara prima di abbandonarlo a Chignolo d’Isola.

Omicidio Yara Gambirasio, i colloqui in carcere tra Bossetti e la moglie


8 Maggio 2015, ore 11:45 - Oggi è stato pubblicato in rete un video di un colloquio in carcere tra Massimo Bossetti e sua moglie risalente al dicembre scorso. All'epoca dei fatti Bossetti non era ancora stato rinviato a giudizio e si trovava in carcere da circa 6 mesi in regime di custodia cautelare. In questo colloquio la moglie incalza il marito chiedendogli di confermare o smentire le accuse degli inquirenti. In modo particolare quello che Marita Comi vuole sapere è se effettivamente suo marito sia passato più volte (5-6 stando alle immagini registrate) davanti alla palestra dove Yara si stava allenando poco prima di sparire nel nulla. Bossetti però non risponde, neanche quando la moglie insiste dicendogli che è pronta a chiudere qualsiasi rapporto con lui come ha già fatto con Ester Arzufi, madre di Bosetti, che dopo l'arresto del figlio ha continuato maldestramente a negare la paternità di Giovanni Guerinoni, il padre biologico del presunto assassino.

Omicidio Yara Gambirasio, Massimo Bossetti rinviato a giudizio

27 Aprile 2015

14:39 - Stando a quanto trapela dal Tribunale di Bergamo, dove si è tenuta l'udienza a porte chiuse a carico del carpentiere bergamasco accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti sarà processato il 3 luglio davanti ai giudici della Corte d'assise di Bergamo. Lo ha deciso il gup di Bergamo Ciro Iacomino al termine dell'udienza preliminare.

Al giudice dell’udienza preliminare l’avvocato Claudio Salvagni, legale di Bossetti, aveva presentato tre eccezioni di nullità, tutte respinte: nella prima chiedeva la nullità degli accertamenti biologici dei Ris perché condotti con lo strumento della delega di indagine e non con l’avviso alle parti.
La seconda richiesta di nullità riguardava invece il capo di imputazione, nel quale vengono indicati due luoghi diversi del delitto, sia Brembate Sopra che Chignolo d’Isola.
La terza richiesta respinta riguardava la richiesta di tenere un incidente probatorio sul campione di Dna ritrovato sugli slip della ragazzina.

12:55 - Secondo quanto riporta l'Ansa citando fonti interne all'udienza di Bergamo (che si è svolta a porte chiuse) la difesa di Massimo Bossetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha chiesto la ripetizione, con la formula dell'incidente probatorio, dell'esame del Dna trovato sul corpo della ragazza e attribuito al muratore bergamasco. La procura si è opposta alla richiesta, mentre in precedenza il gup aveva respinto alcune eccezioni sollevate dalla difesa.

10:22 - E' cominciata, in tribunale a Bergamo, l'udienza preliminare per Massimo Bossetti, in carcere per l'omicidio di Yara. Secondo quanto spiegato dal suo legale, Claudio Salvagni, il muratore ha espresso l'intenzione di essere presente e, forse, farà delle dichiarazioni spontanee per ribadire la sua estraneità al delitto.

La procura insisterà invece per ottenere il rinvio a giudizio. Non sono presenti all'udienza il padre e la madre di Yara che hanno preferito evitare clamore. Attraverso il loro legale, Enrico Pelillo, si costituiranno parte civile come la sorella, diventata maggiorenne, della tredicenne uccisa.

27 aprile 2015, ore 08:35 - Alle 9 di questa mattina al Tribunale di Bergamo prenderà il via la prima udienza del processo a Massimo Bossetti, presunto omicida della giovane Yara Gambirasio. Oggi il muratore bergamasco incontrerà il suo primo giudice di merito dopo che altri giudici hanno più volte detto no alla sua scarcerazione: Bossetti renderà probabilmente delle dichiarazioni spontanee, ribadendo quella che è la linea di assoluta estraneità ai fatti ascrittigli tenuta dallo scorso giugno, dal giorno dell'arresto.

Il Gup Ciro Iacomino deciderà sul rinvio a giudizio chiesto dal pm Letizia Ruggeri.

Secondo quanto scrive l'Eco di Bergamo al tribunale del capoluogo di provincia lombardo sono state studiate delle misure di sicurezza per far sì che l’udienza, che non dovrebbe concludersi in giornata, si svolga tranquillamente: probabilmente Bossetti sarà fatto entrare da un ingresso posteriore e condotto al piano in ascensore così che nessuno lo possa vedere. I genitori di Yara non saranno presenti anche se si costituiranno parte civile insieme alla loro figlia maggiorenne.

26 aprile 2015 - Comincerà domattina in tribunale a Bergamo il primo atto del processo per Massimo Bossetti. Domani, dopo la richiesta di rinvio a giudizio presentata nel marzo scorso dal procuratore Letizia Ruggeri, il muratore di Mapello si presenterà davanti al giudice Ciro Iacomino, chiamato a decidere sul rinvio a giudizio dell’uomo per omicidio aggravato e calunnia.

L’indagato, in carcere ormai da dieci mesi, ha deciso di prendere parte all’udienza e alle 9 di domani sarà scortato dal carcere al tribunale con un furgone blindato che, per evitare l’assalto dei fotografi, passerà dal garage sotterraneo. Bossetti, a quel punto, sarà fatto salire in ascensore e scortato fino all’aula in cui si terrà l’udienza.

Per l’occasione l’accesso all’intero piano dell’edificio sarà impedito a giornalisti, fotografi e telecamere pronte a catturare le prime immagini di Bossetti dopo il suo arresto.

Omicidio Yara Gambirasio, Bossetti rinviato a giudizio

23 marzo 2015 - Il procuratore Letizia Ruggeri ha chiesto il rinvio a giudizio per Massimo Giuseppe Bossetti, accusato di aver ucciso la tredicenne Yara Gambirasio e in carcere dallo scorso 16 giugno. I capi di imputazione sollevati nei suoi confronti sono quelli di omicidio pluriaggravato e calunnia.

Con la chiusura delle indagini, la richiesta di rinvio a giudizio è stata inoltrata alla procura di Bergamo e sarà poi trasmessa al tribunale. L'imputazione di calunnia è stata presentata in seguito alle accuse (ritenute infondate) che Bossetti ha mosso nei confronti di un suo collega di lavoro durante un interrogatorio.

19 marzo 2015 - Scadeva ieri il termine di 20 giorni dopo la notifica della chiusura delle indagini e il muratore bergamasco Massimo Bossetti, principale nonchè unico indiziato per la morte di Yara Gambirasio, non avrebbe manifestato l'intenzione di farsi nuovamente interrogare dal pm Letizia Ruggeri, la quale dovrà valutare anche una nuova istanza presentata oggi dal legale Claudio Salvagni.

Secondo Il Messaggero infatti il legale intende acquisire i nominativi delle 532 donne appartenenti alla rosa da cui emerse il nome di Ester Arzuffi, madre di Massimo Bossetti, con l'intenzione di comparare il Dna di queste donne con quello mitocondriale trovato sui reperti piliferi che furono rinvenuti sul corpo della ragazza.

Secondo le agenzie stampa la procura dovrebbe presentare a breve la richiesta di rinvio a giudizio per il muratore bergamasco.

13 marzo 2015 - Respinta ancora una volta la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Massimo Bossetti. Il muratore accusato di essere l'assassino di Yara Gambirasio deve dunque restare in cella.

10 marzo 2015 - Massimo Bossetti prova a difendersi dalle accuse e da un quadro generale che sembra andare sempre più a suo sfavore: "Non ho mai visto quella ragazza, non sono un assassino, sono un padre di famiglia", ha detto Bossetti al tribunale del Riesame che deve decidere sulla nuova istanza di scarcerazione presentata dalla sua difesa. "Non capisco tutto questo accanimento da parte della procura", ha detto il muratore. Mentre il suo avvocato si è concentrato sulle incongruenze nei dna trovati e ha contestato gli accertamenti dei Ris che dicono di aver trovato tessuto proveniente dai leggings di Yara sul furgone del muratore.

1° marzo 2015 - Chiuse le indagini emergono nuovi elementi come l’acquisto di un metro cubo di sabbia, il 9 dicembre 2010, alla Edil Bonacina di Chignolo d’Isola, dove è stato trovato il cadavere di Yara Gambirasio. Bossetti non è stato in grado di fornire una spiegazione di ciò che ha fatto con questo materiale. Ha detto che l’acquisto gli era stato commissionato dal cognato che però ha smentito dicendo di essere diventato cliente di quella ditta solamente dal settembre 2013, tre anni dopo l’omicidio.

Per gli inquirenti l’unica spiegazione plausibile è la volontà di precostituirsi una sorta di salvacondotto per potersi aggirare nel campo per verificare le condizioni del cadavere di Yara. Repubblica, in un articolo a firma Piero Colarpico e Paolo Berizzi, cita alcuni stralci delle intercettazioni ambientali dei colloqui fra Bossetti e la moglie. Vengono evidenziate alcune incongruenze, il fatto che l’uomo rimproveri la moglie Marita Comi per non avergli fornito un alibi e che le dica di sbarazzarsi di alcuni coltelli presenti in casa. In una intercettazione Marita Comi definisce il marito “uno che racconta balle”.

Inoltre sul computer di Bossetti sarebbero state trovate immagini di ragazze di giovane età che eseguono esercizi di danza.

Omicidio Yara Gambirasio: il video del furgone che ha incastrato Massimo Bossetti


28 febbraio 2015 - A quasi cinque anni dall’omicidio di Yara Gambirasio, ora che le indagini sono ufficialmente chiuse, cominciano a trapelare particolari mai emersi prima sulla stampa, video e immagini raccolte dagli inquirenti a sostegno della colpevolezza di Massimo Bossetti.

L’ultimo video, pubblicato dai Ris di Parma, mostra un furgone bianco, presumibilmente quello di Bossetti, passare dietro alla palestra di Brembate di Sopra nei momenti in cui Yara scomparve nel nulla.

Erano le 18.45, il filmato parla chiaro, quando il furgone percorreva via Caduti. Nel giro di 45 minuti l’ha fatto più o più volte. Nello stesso video, inoltre, si vedono gli esperti della scientifica al lavoro sul furgone di Bossetti.

Omicidio Yara Gambirasio, contestati a Bossetti l'omicidio volontario aggravato e la calunnia

Venerdì 27 febbraio, ore 17:40 Il pm Letizia Ruggeri ha chiuso l’inchiesta sull’omicidio di Yara Gambirasio: l’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato nel pomeriggio di giovedì 26 febbraio a Claudio Salvagni, avvocato di Massimo Bossetti al quale vengono contestati l’omicidio volontario aggravato e la calunnia.

Due le aggravanti contestate per il reato di omicidio: aver “adoperato sevizie e avere agito con crudeltà”. La seconda è che Bossetti avrebbe

approfittato di circostanze di tempo (in ore serali/notturne), di luogo (in un campo isolato) e di persona (un uomo adulto contro un'adolescente di 13 anni) tali da ostacolare la pubblica e privata difesa.

L’altro reato contestato a Bossetti è la calunnia nei confronti di Massimo Maggioni, uno dei colleghi del cantiere di Palazzago, in cui lavorava nei giorni in cui fu consumato il delitto. In uno degli interrogatori Bossetti avrebbe tentato di dirottare sul collega le indagini degli inquirenti.

Mercoledì 25 febbraio, ore 17:50 - La prima sezione penale della Cassazione ha confermato la custodia in carcere per Massimo Bossetti, respingendo il ricorso della difesa che ne chiedeva la scarcerazione.

La conferma della custodia cautelare in carcere è stata chiesta dal sostituto procuratore generale della Cassazione, Oscar Cedrangolo, ai giudici della Prima sezione penale della Suprema corte.

Queste le prime dichiarazioni di Claudio Salvagni all'agenzia di stampa Ansa: "Il Pg della Cassazione ha svolto un discorso molto articolato e anche se ha chiesto il rigetto del nostro ricorso, ha però sottolineato come fosse condivisibile l'eccezione procedurale da noi avanzata sulla inutilizzabilità dell'accertamento del Ris sulle tracce del Dna trovate sui leggins di Yara". L'avvocato ha proseguito:  "Parlerò con Massimo Bossetti non prima di venerdì, dopodomani".

13:30 - Massimo Giuseppe Bossetti deve rimanere in carcere. Lo ha chiesto il sostituto procuratore generale della Cassazione, Oscar Cedrangolo, nell'udienza a porte chiuse sollecitando, ai giudici della prima sezione penale il rigetto del ricorso presentato dalla difesa di Bossetti contro il Tribunale del Riesame di Brescia del 14 ottobre 2014.

È attesa per oggi l'udienza in Cassazione sul ricorso presentato dalla difesa per la scarcerazione di Massimo Giuseppe Bossetti, l'uomo accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio.

L'udienza arriva dopo che il suo avvocato difensore, Claudio Salvagni, si è rivolto in Cassazione per un nuovo parere, in seguito al rifiuto del gip di Bergamo Vincenza Maccora e la bocciatura dei giudici del Riesame di Brescia. In particolare, per il gip  il rifiuto si basa su "gravi indizi di colpevolezza" che non potevano reiterare il reato.

Se la Suprema Corte non dovesse entrare nel merito dell'inchiesta, il processo andrà avanti basandosi su una serie di elementi, a partire da quella che è la considerata la 'prova regina' dell'accusa, ossia la traccia biologica.

Bossetti è in carcere dallo scorso 16 giugno, attualmente come unico imputato dell'omicidio della 13enne di Brembate di Sopra, trovata senza vita in un campo di Chignolo d'Isola nel 2010.

Omicidio Yara Gambirasio, Bossetti intercettato in carcere: "Non confesso per la mia famiglia"


22 Febbraio 2015

E’ il Corriere Della Sera, oggi, a dare conto di alcune intercettazioni ambientali che potrebbero finire nel fascicolo del pm di Bergamo Letizia Ruggeri, frasi che Massimo Bossetti avrebbe pronunciato in carcere parlando con alcuni detenuti che gli avevano suggerito di confessare il delitto di Yara e ottenere così uno sconto di pena.

A chi gli suggeriva “se confessi ti danno uno sconto di pena. Altrimenti fai l’ergastolo, Bossetti ha risposto:

Rischio l’ergastolo, ma non confesso per la mia famiglia.

Il quotidiano sottolinea:
Allora che cosa significa quel «non confesso per la mia famiglia?». È uno dei dettagli che il pm intende approfondire a dibattimento. Un dettaglio, appunto. Uno dei tanti che servirà a rafforzare il cuore dell’indagine, quello che riguarda invece elementi scientifici e tecnici.

Si tratta però di stralci di una conversazione, non sappiamo cosa Bossetti abbia detto prima e dopo quella frase, ma è probabile che abbia ripetuto a più riprese, anche ai compagni di carcere, di essere innocente. Da qui il motivo per cui non l’avrebbe ripetuto anche in questa occasione.

Il suo difensore, intanto, si è già affrettato a precisare:

Non confessa, perché non ha fatto nulla. Non crolla, perché vuole dimostrare la sua innocenza.

22 febbraio 2015 - La difesa di Massimo Bossetti torna all’attacco e annuncia i risultati dei test eseguiti dai propri consulenti, risultati che proverebbero l’innocenza dell’uomo, unico indagato per la morte di Yara Gambirasio.

La giovane di Brembate di Sopra sarebbe stata uccisa da un mancino e i colpi inferti sarebbero stati il frutto di “un’arma veramente importante”, forse un coltello usato nel kali filippino. Questo escluderebbe il coinvolgimento di Bossetti, che non è mancino.

Non solo. Sempre secondo quanto spiegato dal difensore di Bossetti, l’avvocato Claudio Salvagni, l’uomo non avrebbe nemmeno eseguito le ricerche compromettenti indicate dall’accusa. Nel computer dell’indagato ci sarebbe una sola ricerca con la parola “13enne”, molte altre non sarebbero state datate dalla Procura e, da quanto emerso, potrebbero esser state generate “in modo automatico ma non necessariamente manuale”.

Un altro particolare emerso dalle analisi confermerebbe che la giovane Yara non sia deceduta nel campo di Chignolo d’Isola, dove il corpo fu ritrovato, ma fu trasportata lì quando era ormai cadavere.

Omicidio Yara Gambirasio, la famiglia chiede a Massimo Bossetti di dire tutta la verità


18 febbraio 2015 - Le ultime scoperte e rivelazioni sul caso Yara sembrano aggravare sensibilmente la posizione dell’unico indagato per il suo omicidio, Massimo Bossetti, che non ha mai smesso di professarsi innocente e respingere ogni addebito. Ora la famiglia della giovane ginnasta è tornata a rompere il silenzio e, dalle pagine de La Stampa, ha invitato Bossetti a raccontare finalmente e una volta per tutte la verità su quanto accaduto quel tragico 26 novembre di cinque anni fa.

Omicidio Yara Gambirasio, trovate tracce del furgone di Bossetti sui leggings


17 febbraio - Sembra si sia ad una nuova, ennesima, svolta nelle indagini sull'omicidio di Yara: il 26 novembre 2010 la ragazza sarebbe salita sul furgone di Massimo Bossetti, come dimostrerebbero alcuni fili del tessuto dei sedili del furgone presenti sui leggings della giovane.

A dare la notizia è l'Ansa, che riporta alcune fonti investigative: secondo i rilievi dei Carabinieri del RIS alcune tracce dei sedili del veicolo Iveco Daily di Massimo Bossetti sarebbero infatti state riscontrate sui vestiti di Yara Gambirasio la quale sarebbe effettivamente salita sul furgone.

12 febbraio - Stando a quanto emerge dalla relazione tecnico-informatica depositata in procura, Massimo Bossetti visitava regolarmente siti porno in cerca di immagini di ragazzine molto giovani e molto simili a Yara. Bossetti è sempre stato molto attento a non lasciare tracce, usando la navigazione in incognito e ripulendo cache e file dal suo computer, anche con programmi appositi, ma i tecnici sono comunque riusciti a risalire ad alcune delle sue operazioni. E così si scopre che tra le chiavi di ricerca usate da Bossetti c'erano anche "13enni", "vergini", "rosse", "sesso con animali". Sul computer non c'è traccia di tutto questo, ma agli inquirenti queste nuove informazioni fanno pensare che Bossetti cercasse l'equivalente virtuale di Yara.

Omicidio Yara, ultime notizie: 11 febbraio


11 febbraio 2015, 18.30 - Poche ore dopo l’ennesimo no dei giudici alla sua scarcerazione in attesa del processo, Massimo Bossetti ha preso carte e penna e scritto una breve lettera alla redazione di News Mediaset. Poche parole in cui il detenuto ha manifestato tutta la propria delusione davanti a quella che lui definisce “tanta ingiustizia”.
Sono prostrato di fronte a tanta ingiustizia. Ogni giorno subisco una cattiveria senza limiti e con me tutta la mia famiglia. Non ho mai fatto male a nessuno, ho sempre vissuto amando mia moglie e i miei figli, ai quali dico ancora una volta con tutta la forza che ho dentro che sono Innocente.

E, ancora:
E' diventata per me una ragione di vita non mollerò mai, fino alla fine. Sono Innocente, vi prego di credermi.

Omicidio Yara Gambirasio, Bossetti resta in carcere


10 febbraio 2015 - Massimo Bossetti resterà in carcere, lo ha deciso il Gip di Bergamo Ezia Maccora respingendo l’istanza della difesa che chiedeva la scarcerazione sulla base della mancata corrispondenza tra il Dna mitocondriale e quello nucleare. Secondo il Gip esiterebbe il pericolo di reiterazione del reato, un timore motivato dalle ricerche riguardanti minori presenti nel computer di Bossetti fino a poche settimane prima dell’arresto. In termini tecnici il Gip ha parlato di “ampliata gravità indiziaria”.

28 gennaio 2015 - Nessun dubbio sulla validità del test del DNA effettuato su Massimo Bossetti, indagato per l'omicidio di Yara Gambirasio. "Non è in discussione la valenza probatoria del Dna repertato e utilizzato nel processo a carico di Bossetti", così è intervenuto il procuratore di Bergamo Dettori sulle indiscrezioni degli ultimi giorni secondo le quali il DNA mitocondriale dell'imputabile non è attribuibile a "Ignoto 1".

Le critiche - avanzate dalla difesa di Bossetti -  s'incentrano sulla "distinzione tra DNA mitocondriale e dna nucleare" e "la procura di Bergamo ribadisce che tale profilo è stato già oggetto di appofondita valutazione", dice il procuratore.

I dubbi erano sorti in seguito ad un dettaglio trapelato nei giorni scorsi della relazione del ricercatore Carlo Previderè, consulente del pm Letizia Ruggeri sull’omicidio di Yara Gambirasio, che sottolineava come il Dna mitocondriale di Ignoto1 non corrispondeva a quello mitocondriale di Bossetti.

Omicidio di Yara Gambirasio, la madre di Bossetti: “I veri assassini si facciano avanti”


Sabato 10 gennaio 2015

Ester Arzuffi, la madre del presunto assassino di Yara Gambirasio, crede al figlio e si dice certa della sua innocenza. E ieri, durante l’ultima puntata di Quarto Grado, ha lanciato un appello ai veri assassini di Yara, chiedendo loro di farsi avanti:

Gli assassini si facciano avanti o, se c’è qualcuno che sa qualcosa, lo dica.

E, ancora:
Mio figlio è in carcere da innocente. Come mamma mi sento di dire questo. È veramente un figlio modello e non può aver fatto una cosa simile. Mio figlio è dolce, dolcissimo. Anche con la famiglia è dolcissimo. Prima di uscire e quando arriva a casa bacia tutti.

Omicidio di Yara Gambirasio, la difesa di Bossetti: “Abbiamo un nuovo testimone“


8 gennaio 2015 - Il futuro di Massimo Bossetti, in carcere per l’omicidio di Yara Gambirasio, potrebbe cambiare radicalmente grazie a un nuovo e importante testimone che la difesa dell’uomo sostiene di aver trovato. L’annuncio è arrivato oggi dall’avvocato Claudio Salvagni, difensore di Bossetti, ai microfoni di Telelombardia:
Abbiamo un testimone molto importante. Ci consente in questo momento di dare un altro tipo di storia, ma al momento non posso rivelare nemmeno se sia un uomo o una donna. Stiamo indagando e stiamo cercando dei riscontri. Siamo in una fase di indagine difensiva. Non appena avremo questi riscontri, li porteremo subito a conoscenza della Procura, al momento li stiamo verificando.

Il nuovo testimone, possiamo leggerlo tra le righe, sarebbe in favore di Bossetti e potrebbe dare al caso di Yara tutta un’altra lettura. Il muratore, lo ricordiamo, non ha mai fatto alcuna ammissione e ha sempre sostenuto a spada tratta la propria innocenza.

Chissà se questa nuova testimonianza riuscirà a confermare la sua versione dei fatti e a scagionarlo da quel terribile delitto.

Massimo Bossetti dal carcere: "Sono innocente, voglio un processo equo"


6 gennaio 2015 - Massimo Bossetti, dopo 200 giorni in carcere con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, parla a Repubblica attraverso il suo legale Claudio Salvagni.

Il carpentiere continua a professarsi innocente e dice di non avere alcuna intenzione di confessare un delitto che non ha commesso, anzi, richiederà la ripetizione del test del Dna perché lui non ha mai conosciuto Yara e dunque non si spiega come il suo Dna sia finito sui vestiti della ragazzina. Bossetti dice:

"Sono stato dipinto come un mostro, accusato di un reato orribile. Ma io con la morte di quella povera ragazzina non c'entro niente. In carcere le rivolgo ogni giorno un pensiero. Spero che al processo venga fuori la verità"

Il punto su cui insiste Bossetti è la richiesta di un processo equo:
"Hanno fatto indagini in un'unica direzione, è come se l'opinione pubblica, i media, mi avessero già condannato. Ancora prima del processo. Invece sono pronto a dimostrare la mia innocenza: e lo farò in aula. Non sono io il killer di Yara. Voglio però un processo equo, anche nei tempi"

Poi Bossetti ripete la sua teoria secondo cui il suo Dna può essere finito su Yara per via degli attrezzi che gli sono stati rubati e sui quali probabilmente c'era il suo sangue perché soffre di epistassi, mentre per quanto riguarda il suo furgoncino visto vicino alla palestra di Yara dice:
"Quelle immagini non provano niente, ci sono passato spesso davanti per lavoro. Sono pronto a dire tutto ai giudici, al processo. Sono pronto a difendermi a patto che il processo sia giusto"

Bossetti riceve la visita dei famigliari


24 dicembre 2014 - Per la vigilia di Natale Massimo Bossetti ha potuto rivedere i parenti. Questa mattina sua moglie Marita Comi e i tre figli della coppia hanno fatto visita al presunto assassino di Yara Gambirasio nel carcere di Bergamo, dove l’uomo si trova rinchiuso da oltre sei mesi, e hanno trascorso qualche ora insieme a lui.
Questo non è Natale, con tutto il rispetto per quelli che sono qui con me, la mia casa è un’altra.

È quanto, come scrive oggi Il Mattino, Bossetti avrebbe dichiarato in questa occasione, il primo Natale lontano da casa.

Omicidio di Yara Gambirasio: il furgone di Bossetti lasciò Brembate quando la giovane uscì dalla palestra


17 dicembre 2014 - Le telecamere installate qua e là per Brembate di Sopra hanno ripreso il furgone di Massimo Bossetti, in carcere da mesi per l’omicidio di Yara Gambirasio, allontanarsi dal paesino bergamasco poco dopo che la giovanissima atleta era uscita dalla palestra la sera del 26 novembre di quattro anni fa.

È quanto emerge dalla relazione dei carabinieri del Racis, un particolare che andrebbe ad aggravare ulteriormente la posizione dell’uomo. Bossetti, lo dicono gli inquirenti, non aveva alcun motivo di trovarsi a Brembate in quel momento, né di trovarsi nei pressi della palestra.

Yara è svanita nel nulla alle 18.47 di quel tragico giorno e i filmati delle telecamere confermano che Bossetti si trovava lì vicino negli stessi minuti. Scrive La Stampa:

In quel momento il suo cellulare aggancia la stessa cella agganciata dal telefonino di Bossetti circa un’ora prima, alle 17,45. Le verifiche stabiliscono che l’uomo parlava con il cognato, lui aggiunge che l’ha fatto mentre stava tornando a casa. Ma questa volta a smentire la sua versione sono i filmati registrati da più postazioni che dimostrano come in realtà il muratore rimase nella zona fino all’uscita di Yara dalla palestra, intorno alle 18,45.

A incastrare il furgone di Massimo Bossetti è stato un catarifrangente non si serie montato dall’uomo sul retro del mezzo, un particolare che ha reso quel furgoncino unico nel suo genere, facile da distinguere.

È la prima volta che la vittima e il presunto assassino vengono collocati nello stesso luogo negli stessi minuti e questo influirà non poco sulla posizione dell’uomo, da sempre dichiaratosi innocente.

Omicidio di Yara Gambirasio: nessuna traccia della ragazza sui veicoli di Massimo Bossetti


12 dicembre, 12.30 - Trapelano indiscrezioni sui risultati della perizia dei Ris sulle autovetture di Massimo Bossetti e su alcuni oggetti sequestrati in casa dell'uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. Secondo le perizie, non risultano tracce di Yara negli elementi analizzati. Le autovetture analizzate sono un furgone Fiat Daily e una Volvo. Sono invece ancora in corso altre analisi, come ad esempio quelle sui peli ritrovati sul corpo della ragazza.

4 dicembre: verso la chiusura delle indagini


4 dicembre - Si stanno per chiudere le indagini coordinate dal pubblico ministero Letizia Ruggeri. Uno degli ultimi atti è stato rappresentato dalla convocazione della famiglia di Massimo Bossetti come persone informate dei fatti. Al comando sono così arrivati Marita Comi (moglie di Bossetti), Agostino Comi (fratello di lei) con la moglie, Fabio Bossetti (fratello di Massimo) con la moglie. Tutti (tranne la moglie di Agostino Comi) hanno deciso di non rispondere alle domande, un silenzio che segue la linea dello stesso Bossetti e così spiegata dagli avvocati della difesa: "Ogni cosa che dice viene utilizzata contro di lui".

Oggi il Corriere della Sera, nelle pagine della cronaca di Bergamo, riferisce di una serie di chiamate avvenute nel luglio 2012 tra Ester Arzuffi e il figlio Massimo Bossetti in seguito alla convocazione da lei ricevuta per effettuare i test del Dna. Diverse telefonate, prima e dopo l'effettuazione del test, che però non sembrano poter essere un elemento decisivo ai fini delle indagini.

Massimo Bossetti è da giugno in carcere con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, la prova fondamentale rimane la traccia del Dna trovato sugli indumenti della ragazzina.

26 novembre: 4 anni dalla scomparsa di Yara


26 novembre - In un articolo pubblicato dal settimanale Oggi un testimone che avrebbe riconosciuto Bossetti, vicino a casa Gambirasio il giorno della scomparsa della ragazzina, riporta la sua versione dei fatti che sposterebbe nuovamente il boccino dell'accusa sul muratore bergamasco in carcere preventivo da diversi mesi.

Il testimone si chiama Marina Abeni e già quattro anni fa raccontò di essere uscita a passeggio lungo via Rampinelli con due dei suoi cani quella fatidica sera: vide una coppia di sconosciuti appartata dietro una siepe.

"Sì, l’uomo con cui ho parlato mi pare proprio quello ritratto in una foto dell’epoca di Bossetti, in cui è castano e un po’ più pienotto. È la foto che hanno fatto vedere in quella trasmissione. Ma preferirei non dire nient’altro e lasciare che gli inquirenti continuino il loro lavoro."

si legge su Oggi, che garantisce l'attendibilità del testimone. Dal carcere Massimo Bozzetti non commenta le notizie che lo riguardano ed anche la famiglia si trincera dietro un silenzio doloroso e confuso, che la stampa continua a tentare di violare in nome di un non meglio precisato diritto di cronaca.

Secondo quanto riportano numerosi quotidiani questa mattina Bossetti avrebbe confessato di pregare tutte le sere per Yara Gambirasio: oggi ricorrono quattro anni dalla sua scomparsa, il 26 novembre 2010.

Bossetti in carcere si starebbe ulteriormente avvicinando alla religione grazie alla vicinanza ed al sostegno del cappellano del carcere, che dai legali del muratore è stato accusato anche di aver esercitato "indebite pressioni" su Bossetti per dissuaderlo alla confessione.

Bossetti non risponde ai pm. I legali: "Indebite pressioni su di lui"


24 novembre - Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti, difensori di Massimo Bossetti, il muratore arrestato per l'omicidio di Yara Gambirasio, hanno denunciato quest'oggi indebite pressioni dei magistrati sul loro assistito, che sarebbe stato avvicinato anche dal cappellano del carcere, che lo vorrebbe convincere a confessare.

Per questo motivo, hanno spiegato i suoi legali, il muratore bergamasco si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere quando, di fronte al pm Ruggieri, gli sono state mosse nuove contestazioni e nuove "prove", come quella della presunta supertestimone: un'accusa molto grave quella dei legali, che spiegano come il loro assistito non confessi nulla "perchè non ha nulla da confessare", mentre il procuratore capo di Bergamo difende i suoi magistrati.

Supertestimone incastra Massimo Bossetti?


23 novembre 2014 - A poche ore dal nuovo interrogatorio di Massimo Giuseppe Bossetti, in programma per domani nel carcere di Bergamo in cui l’uomo si trova rinchiuso dal giorno del suo arresto, il settimanale Oggi lancia una nuova indiscrezione: una supertestimone, il cui racconto sarebbe agli atti fin dall’inizio, avrebbe racconto di aver visto Bossetti insieme a un’altra persone aggirarsi nei prezzi dell’abitazione dei Gambirasio poche ore prima che la giovane Yara venisse uccisa.

Qualche dettaglio in più arriva dal sito del settimanale:

Fu lei a raccontare quattro anni fa di essere uscita a passeggio lungo via Rampinelli coi suoi cani quella fatidica sera e di essersi imbattuta, nei pressi della stradina che conduce alla villa dei Gam­birasio, in una coppia di sconosciuti “appostata” oltre un arbusto e di avere avuto uno scambio di battute «con il più basso e tarchiato dei due». […] L’uomo che «indossava un cappellino di lana», sarebbe stato riconosciuto in un’immagine di Bossetti risalente al 2010, resa pubblica nelle scorse settimane dalla trasmissione televisiva Quarto Grado.

Intanto, mentre le indagini proseguono, per Bossetti è finito il periodo di isolamento: da tre settimane divide la cella e gli spazi comuni con altri detenuti.
Giovedì 20 novembre 2014 - Ancora dal settimanale Oggi arrivano news sul caso di Yara Gambirasio. I difensori del presunto assassino Massimo Giuseppe Bossetti sono convinti che a ferire Yara nella zona che corre dalla zona lombare al gluteo sia stato un mancino, mentre il loro assistito è destrorso.

Gli altri tagli, però, sono stati fatti da qualcuno che impugna il coltello con la mano destra, dunque gli avvocati continuano con la loro ipotesi che gli aggressori siano stati almeno due.

Omicidio Yara: "Uccisa con tre armi diverse"


Martedì 11 novembre - L'omicidio di Yara Gambirasio non sarebbe da imputare a una sola persona, e in più per ucciderla gli assassini avrebbero utilizzato tre armi: un cutter, un coltello a serramanico e uno con la punta a scalpello. Non solo: prima di morire le sue braccia sarebbero state legate con del filo di ferro, come fanno pensare delle ferite cutanee all'interno dei polsi. Queste sono alcune delle ipotesi formulate dai legali di Massimo Bossetti, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, e dal criminologo Ezio Denti, che saranno pubblicate nel prossimo numero di Oggi.

Tra le domande che gli avvocati si pongono e con le quali sperano di mettere in dubbio la colpevolezza di Bossetti anche alcune che riguardano l'Istituto di medicina legale di Pavia: "È lo stesso che dal luglio 2012 aveva in consegna il profilo genetico di Esther Arzuffi, la madre di Bossetti. Come mai si è arrivati all’attuale indagato solo due anni dopo? E dopo aver prelevato 26 mila profili genetici? Con quale Dna era stato raffrontato? Se l’Istituto di Pavia ha sbagliato con i capelli e i peli, può aver commesso un errore anche con il Dna? Ecco perché chiederemo che l’esame venga ripetuto durante un incidente probatorio".

Omicidio Yara: "Uccisa da più di un uomo"


Giovedì 30 ottobre 2014 - Grosse novità nel caso Yara, stando ai risultati della perizia di Ezio Denti, criminologo assoldato come consulente della difesa di Massimo Bossetti. Secondo Denti, Yara "non è stata uccisa nel campo di Chignolo d’Isola dove è stata trovata senza vita il 26 febbraio 2011 e a infierire sul suo corpo è stata più di una persona". Era stata l'anatomopatologo Cristina Cattaneo a escludere che Yara potesse essere stata uccisa in un altro luogo. Bossetti, quindi, non avrebbe agito da solo. Si legge nella perizia: "Come avrebbe potuto da solo rapirla, spogliarla, aggredirla, rivestirla, occultarne il corpo per poi andarlo a riprendere, trasportarlo e abbandonarlo in un luogo così accessibile e aperto? Non ci sarebbe nemmeno la corrispondenza temporale". Il dna dimostra che Bossetti ha avuto contatti con Yara, ma "è altrettanto probabile che qualcun altro sia coinvolto nell’omicidio e ancora resti nell’ombra, coperto dalla schiacciante evidenza di quella traccia genetica che resiste da mesi al centro della scena giudiziaria e mediatica". Infine, il sospetto che Yara sia stata uccisa altrove: "Nonostante si sia recentemente ricostruita la scena, dimostrando che la presenza di un corpo in quel luogo non sarebbe potuta passare inosservata, la sua attenzione non fu mai catturata da nulla che facesse pensare ad una persona, tra l’altro vestita di nero e pertanto ancor più individuabile anche in presenza di neve", una tesi rafforzata dal pilota di elicotteri Iro Rovatti, che ha testimoniato di aver sorvolato la zona più volte senza aver mai notato nulla.

Lunedì 20 ottobre 2014, 14.25 - Massimo Bossetti resta in carcere. Il tribunale del riesame di Brescia ha confermato il carcere per l'uomo, dicendo no alla richiesta di scarcerazione dei suoi legali. Gli avvocati del presunto killer di Yara Gambirasio avevano chiesto, in alternativa alla scarcerazione, i domiciliari con braccialetto elettronico.

Bossetti e le ricerche su Google su Yara


Giovedì 16 ottobre 2014 - Secondo il settimanale Giallo, la Procura che sta indagando sul caso di Yara Gambirasio, attraverso i suoi consulenti è arrivata a scoprire che il presunto assassino Massimo Bossetti avrebbe fatto una ricerca sul suo computer che lo incastrerebbe perché avrebbe cercato delle parole molto precise relative alle caratteristiche fisiche di Yara, alla sua età e alla sua sfera sessuale. La rivista, tuttavia, non ha pubblicato le parole precise che sarebbero state digitate da Bossetti, ma ha spiegato che solo lui potrebbe averle scritte e nessun altro componente della sua famiglia.

Moglie di Bosetti: "È innocente. Non mi spiego il dna sui leggins di Yara"


Venerdì 10 ottobre 2014

01.10 - L'intervista è finita. Di fatto la donna ha difeso il marito su tutti i fronti e non sa spiegarsi la traccia del dna ritrovata sui leggings di Yara.

00.59 - La prova chiave, il dna trovato sui leggings: "Non me lo spiegare come non se lo sa spiegare lui, vorrei che fosse ricontrollato. Non me lo spiego come possa essere finito lì, non se lo spiega lui".

00.59 - "Mio marito ha scaricato materiale pedopornografico? Non è vero, non ci credo, conoscendolo dico di no".

00.58 - Marita Comi: "Ho due amanti? La mia vita privata è privata, voglio che rimanga fuori da questa storia. Queste storie sono uscite anche su di lui".

00.35 - Sulle lampade abbronzanti: "Non sapevo quante volte andava di preciso. Comunque spendeva pochissimo. Andava a fare le lampade a Brembate perché è il suo paese, ci tornava per varie cose".

00.30 - Marita Comi racconta: "Quando abbiamo saputo del ritrovamento del corpo di Yara Massimo non ha avuto nessuna reazione particolare". Sul percorso "alternativo" nei pressi della palestra di Brembate: "Lui ha vissuto anni lì, ci andiamo spesso a Brembate, anche insieme facciamo sempre quel tragitto".

00.26 - Continua l'intervista alla moglie di Massimo Bossetti: "I nomi delle donne? Conosco quel bigliettino che usava per nascondere i codici del bancomat". E la donna prende dalla borsa un biglietto da visita, con quattro nomi inventati e affianco i numeri del bancomat. Il tutto per la gioia di Luca Telese che mostra il biglietto, scritto dallo stesso Bossetti, alla telecamera. La donna spiega che entrambi hanno usato questo sistema per poter leggere i codici senza rischi in caso di furti del portafogli.

00.13 - Marita Comi: "Poteva capitare che litigavamo ma non l'ho mai mandato via, abbiamo sempre dormito insieme". I suoi quattro cellulari? "Sapevo che li aveva, erano vecchi, li teneva come pezzi di ricambio. Ne usava uno per il lavoro e uno per il sabato e la domenica. Quello bello lo teneva per la domenica, l'altro si sporcava al lavoro. La scheda era sempre la stessa".

00.10 - Marita Comi: "Le foto su Facebook? La pagina gliel'ho creata io, tutte le sue foto le ho messe io, infatti sono quasi tutte di animali". Le condizioni del marito: "E' stanco, provato, depresso. E' guardato a visto giorno e notte, non parla con nessuno, solo col cappellano e con noi ai colloqui. Giovedì scorso ha parlato col primogenito. In quella situazione siamo crollati tutti, ci siamo commossi tutti".

10 ottobre, 00.02 - Marita Comi: "Stavamo guardando Studio Aperto, c'era l'annuncio della cattura del killer di Yara. Dopo un po' sono arrivati i carabinieri, hanno spento la tv. Mi hanno detto: 'Ignoto 1 è suo marito'. Lì mi è crollato il mondo. Io non riuscivo a calmarmi".

23.58 - Marita Comi racconta del posto di blocco: "Ci fermano, poi hanno voluto fare l'alcool test. La prima volta non andava la macchinetta, la seconda nemmeno, poi ci hanno lasciato andare. Ho pensato, strano che sono in giro a fare controlli con la macchinetta rotta. Solo dopo abbiamo capito perché".

23.56 - Sul test del dna: "Mi è stato riferito che era il dna del figlio di Guerinoni, quindi ho pensato che era impossibile, non ci potevo credere, non ci credevo".

23.55 - Telese chiede: "Ha mai pensato che suo marito avesse una doppia vita?" "Ci ho pensato e ripensato, ho analizzato a posteriori i suoi atteggiamenti, ma non ho mai notato niente di strano".

9 ottobre, ore 23.45 - Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti, sta intervendo ora a Matrix, programma di Canale 5 condotto da Luca Telese. Ecco le principali dichiarazioni della donna: "Sono convinta che mio marito è innocente. Cosa direi alla famiglia Gambirasio? Che Massimo è innocente è che l'assassino è ancora in giro".

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3 ottobre - I genitori di Yara Gambirasio escono dal silenzio a cui ci hanno abituati da quando Massimo Bossetti è stato arrestato, e lo fanno per ribattere alla "provocazione" dell'avvocato del carpentieri accusato di aver ucciso la ragazzina. Ospite ad Iceberg, trasmissione di Telelombardia, Claudio Salvagni ha infatti parlato nuovamente della possibilità che l'omicidio di Yara sia frutto di una vendetta contro la famiglia: "Un’ipotesi che gli inquirenti non hanno mai preso in considerazione seriamente". Fulvio e Maura Gambirasio hanno deciso di replicare: "Siamo da sempre convinti che i processi debbano essere celebrati nelle aule dei Tribunali e non nei salotti televisivi. Per questa ragione ci guardiamo bene dal partecipare ai dibattiti televisivi sul tragico caso di Yara. Usciamo, però, oggi dall’abituale riserbo per dire che è del tutto inaccettabile che uno dei difensori del signor Massimo Bossetti, nel corso dell’ennesima trasmissione televisiva, abbia evocato nuovamente l’ipotesi di una presunta vendetta ritorsiva nei confronti della famiglia Gambirasio", così scrivono gli avvocati in una nota.

Sentito dal Corriere, l'avvocato Salvagni risponde così: "Ho risposto a una provocazione. Su domanda, ho spiegato che nell’indagine esistono alcune zone d’ombra e che al momento non posso escludere che ci siano altre piste, compresa quella della vendetta contro la famiglia. Abbiamo il massimo rispetto e la massima sensibilità nei confronti dei Gambirasio, ma c’è un’altra famiglia distrutta da questa vicenda. Quando arriveremo alla chiusura delle indagini, allora potrò ritenere se davvero è infondato il movente della vendetta. Fino a quel momento, non posso escludere nulla".

1 ottobre 2014 - Gli avvocati di Massimo Bossetti ci riprovano, tornano alla carica per chiedere la scarcerazione del loro assistito dopo il no del del gup di Bergamo dello scorso 15 settembre. La nuova udienza, davanti ai giudici del Tribunale della Libertà di Brescia, è stata fissata per il prossimo 14 ottobre.

I legali di Bossetti, gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, proveranno per l’ennesima volta a smontare la tesi dell’accusa e puntare tutto sugli elementi raccolti dagli inquirenti che andrebbero a favore dell’uomo. Nei giorni scorsi, infatti, i due legali avevano sottolineato che l’accusa aveva puntato l’accento solo e soltanto sugli elementi sfavorevoli per Bossetti, quelli che di fatto servivano all’intento di far rimanere dietro le sbarre il presunto assassino di Yara Gambirasio.

Per il gup, lo ricordiamo, esiste ancora il pericolo di reiterazione: Massimo Bossetti, se rimesso in libertà, potrebbe tornare ad uccidere.

Intanto, mentre il futuro di Massimo Bossetti resta nelle mani della Giustizia, si è invece chiuso l’incubo di Mohamed Fikri, a lungo indagato per l’omicidio di Yara Gambirasio, che ora dovrà ricevere un risarcimento di 9 mila euro da parte dello Stato italiano.

30 settembre 2014 - Nuove indicrezioni arrivano sul caso dell'omicidio di Yara Gambirasio per il quale si trova in carcere Massimo Bossetti: secondo quanto riportato da l'Eco di Bergamo, Yara non è stata una vittima casuale e Bossetti l'aveva già adocchiata in precedenza. Non una novità assoluta, in effetti, ma un ulteriore indizio su quale sia la pista che gli inquirenti stanno seguendo. Gli investigatori non credono alla versione di Bossetti secondo cui aveva smesso di frequentare il centro estetico Oltreoceano dopo il trasferimento nel nuovo complesso: "'Sì, qualche volta andavo – aveva minimizzato – nella vecchia sede. Quando si è trasferito nel nuovo complesso non ci sono più andato'. La moglie Marita Comi, interrogata, aveva detto che dopo il matrimonio Bossetti non faceva più le lampade. Il centro estetico che frequentava era vicino alla fermata del bus con cui lei tornava da scuola e allo studio del dentista, dove si recava da sola Yara", scrive il quotidiano; che segnala anche come gli inquirenti si sentano ormai sicuri del fatto che il furgone bianco apparterebbe a Bossetti. Si tratta del furgone ripreso dalle telecamere della banca del Credito Cooperativo a pochi metri dalla casa di Yara.

23 settembre 2014 - Secondo i Ris di Parma "non è possibile una diagnosi certa sulle tracce di dna trovate sui vestiti della ragazza". E probabilmente si riferivano a questo gli avvocati di Bossetti, quando accusavano la procura di Bergamo di non aver preso in considerazione elementi importanti nella loro decisione di incarcerare Bossetti. La considerazione della polizia scientifica risale al 2011 ed è contenuta in una prima relazione: "Una logica prettamente scientifica, che tenga conto dei non pochi parametri che si è tentato di sviscerare in questa sede, non consente di diagnosticare in maniera inequivoca le tracce lasciate da ignoto 1 sui vestiti di Yara".

Insomma, non c'è certezza che le tracce trovate sui leggings di Yara possano dare risultati al di là di ogni possibile dubbio. Queste parole dei Ris saranno portate dagli avvocati di Bossetti al tribunale del Riesame, dove si sottolineerà anche il passaggio in cui si dice che "pare quantomeno discutibile come ad una eventuale degradazione proteica della traccia non sia corrisposta una analoga degradazione del Dna". Cosa significa tutto questo? Secondo gli avvocati significa che non si può parlare della prove del dna come di un'evidenza scientifica.

A queste obiezioni ha però già risposto il giudice del Riesame Ezia Maccora: "La relazione scientifica del Ris e quella del medico legale danno atto della difficoltà oggettiva incontrata nell’espletamento dell’incarico loro affidato a causa dell’esposizione prolungata del corpo della vittima alle intemperie. Ciò detto, i risultati a cui giungono tali accertamenti tecnici, non possono essere messi in discussione, in assenza di specifiche argomentazioni scientifiche contrarie. Dagli atti risulta essere stata isolata una sola traccia che è stata definita nella relazione tecnica di “ottima qualità”".

22 settembre 2014 - Emergono dei particolari sull'interrogatorio cui Massimo Bossetti è stato sottoposto lo scorso 6 agosto. Repubblica, infatti, ha pubblicato una parte del verbale dal quale emerge che il muratore ha ammesso di aver guardato video hard in compagnia di sua moglie, ma ha anche detto con convinzione di non aver mai guardato video relativi a sesso con minori, né di aver cercato su Google le parole "tredicenni" o "sesso con tredicenni" come invece gli veniva imputato.
Inoltre Bossetti ha detto di non credere alle voci secondo cui sua moglie avrebbe avuto degli amanti, ha detto "Impossibile, siamo troppo legati io e lei, ci diciamo tutto". Poi ha detto di non riuscire a trovare una spiegazione su come il suo Dna possa essere finito sugli slip di Yara e ha spiegato il fatto di aver provato a fuggire quando sono arrivati i carabinieri a prenderlo dicendo che aveva paura di essere portato via come uno spacciatore di droga.

Intanto nella relazione del Ris su cui poggia l'istanza di scarcerazione dei legali di Bossetti rigettata dal gip si legge che "una logica prettamente scientifica non consente di diagnosticare in maniera inequivoca le tracce lasciate da ignoto 1 sui vestiti di Yara". Sulla base di questo gli avvocati Gazzetti e Claudio Salvagni stanno cercando di smontare quello che per l'accusa è il 'faro dell' indagine', ovvero il Dna trovato su corpo di Yara.

18 settembre 2014 - Letizia Laura Bossetti, sorella gemella di Massimo, è stata aggredita ieri a Terno d'Isola, nel bergamasco, da tre uomini: qui i dettagli.

17 settembre 2014 - Poche ore dopo il no alla scarcerazione di Massimo Bossetti, i legali dell’uomo tornano alla carica e lanciano accuse ben precise alla Procura di Bergamo, che secondo loro starebbe tenendo nascosti alcuni elementi nel caso dell’omicidio di Yara. Nell'istanza di scarcerazione gli avvocati Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti scrivono:

È convincimento degli scriventi che le determinazioni maturate dal gip siano, in significativa parte, conseguenza della mancata rappresentazione, nella richiesta di custodia avanzata dal pubblico ministero, di importanti ed oggettivi elementi la cui valutazione avrebbe condotto il Giudicante a differenti conclusioni.

Questi elementi non vengono esplicitati, ma la difesa di Bossetti si dice certa della loro esistenza. L’accusa non arriva da una dichiarazione rilasciata alla stampa, ma da un documento ufficiale - l’istanza di scarcerazione presentata dai due avvocati - quindi aspettiamoci una replica della Procura in breve tempo.

16 settembre 2014 - Gli avvocati di Massimo Bozzetti, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, hanno annunciato la presentazione di un ricorso, nei prossimi 10 giorni, presso il Tribunale della libertà di Brescia.

Il ricorso va contro il provvedimento del gip di Bergamo, che ieri ha respinto l’istanza di scarcerazione ritenendo che sussistano i gravi indizi di colpevolezza a carico del muratore arrestato, oltre che il pericolo di reiterazione del reato. Come ogni settimana, anche oggi Bossetti ha ricevuto in carcere anche la visita della moglie, Marita Comi.

Massimo Bossetti resta in carcere: pericolo di reiterazione del reato


15 settembre 2014 - Massimo Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio, arrestato il 16 giugno 2014, rimane in carcere. Così ha deciso il giudice per le indagini preliminari di Bergamo che ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai suoi avvocati difensori.
In particolare nell'ordinanza del gip di Bergamo si legge che per Bossetti persistono gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato.

Ricerche e immagini sospette nel PC di Bossetti


23 agosto 2014

12.00: nella corsa allo scoop, specie nei casi delicati e molto seguiti dall’opinione pubblica come quello di Yara, le imprecisioni e le inesattezze sono all’ordine del giorno. Stamattina, ve ne abbiamo dato conto poco fa con le dovute cautele e precisazioni, Repubblica lanciava il presunto scoop, parlando di ricerche e immagini pedopornografiche fatte dal computer di Massimo Bossetti.

Come ci si aspettava, la smentita dei legali di Massimo Bossetti è arrivata. L’avvocato Claudio Salvagni ha precisato che “non ci sono stati accessi a siti pedopornografici” e che

poiché sono esami ripetibili verificheremo la circostanza con i nostri consulenti. Per ora non posso commentare in quanto sono indiscrezioni imprecise.

Quanto alla ricerca con parola chiave “tredicenni” - data per sospetta dalle indiscrezioni e invece affiancata a “caratteristiche e dettagli pornosecondo quanto scritto da Repubblica - l’avvocato ha fatto notare che Bossetti ha un figlio proprio di quell’età.
Comunque il tutto deve essere contestualizzato e non sappiamo, qualora quegli accessi siano davvero stati fatti, quando sono stati fatti.

23 agosto 2014: cominciano ad arrivare le indiscrezioni sulle analisi eseguite sui computer sequestrati a Massimo Bossetti, in carcere con l’accusa di aver ucciso la giovanissima Yara Gambirasio e le cose non sembrano mettersi bene per il padre di famiglia arrestato due mesi fa.

Oggi L’Eco Di Bergamo anticipa che i tecnici del Ris avrebbero scoperto almeno una visita a un sito pedopornografico:

C’è inoltre un altro aspetto inquietante. Dal computer sequestrato a casa di Massimo Bossetti, qualcuno ha cercato su un motore di ricerca la parola «tredicenni».

La Repubblica, invece, va oltre e parla di un collegamento ben più profondo:
Computer acceso in casa di Massimo Giuseppe Bossetti. Sul motore di ricerca viene digitata la parola "tredicenni", seguita da caratteristiche e dettagli porno. Computer di nuovo acceso in casa Bossetti, di nuovo si scaricano immagini dal contenuto pedopornografico.

Da un lato si parla di una semplice visita, dall’altro di chiavi di ricerca ben più compromettenti e del download di immagini pedopornografiche. Si tratta di indiscrezioni che saranno confermate o smentite a tempo debito dagli inquirenti.

Di fronte a un argomento così delicato è bene precisare, come fa L’Eco di Bergamo, che non è chiaro chi fosse il reale utilizzatore di quei computer e che il PC fisso acquistato da Bossetti era una macchina assemblata, composta da pezzi usati e quindi passati per altre mani.

20 agosto 2014 - Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, risponde pubblicamente tramite il suo avvocato alle accuse di infedeltà che le sarebbero state mosse da due uomini nell’ambito di altrettante testimonianze raccolte dalla Procura di Bergamo che da settimane sta raccogliendo elementi sul presunto assassino di Yara Gambirasio.

Negli ultimi giorni la stampa ha pubblicato le indiscrezioni secondo le quali due uomini avrebbero raccontato di aver avuto rapporti sessuali con Marita Comi tra il 2009 e il 2014, testimonianze acquisite dagli inquirenti per capire se i rapporti tra Comi e Bossetti fossero solidi come dichiarato dai due coniugi.

Oggi la donna ha precisato:

Mai avuto relazioni sentimentali al di fuori dal matrimonio.

9 agosto - Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, ha rotto il silenzio e affidato al settimanale Gente un memoriale in cui racconta la sua vita familiare dopo l’arresto del marito e ribadisce ancora una volta l’innocenza del consorte. Non è stato lui a uccidere la giovane Yara Gambirasio, lei ne è sicura.
Da quando è rinchiuso l'ho incontrato sei volte. Ci guardiamo, lui piange spesso, dice che gli manca tutto e si chiede perché. Perché è successo tutto questo.

Sono passati quasi due mesi dall’arresto dell’uomo e le indagini degli inquirenti proseguono senza sosta, così le analisi di decine di reperti sequestrati in casa di Bossetti. Ad oggi, ufficialmente, non ci sono stati progressi.

E la donna non soltanto crede all’innocenza del marito - padre dei suoi tre figli di 13, 10 e 8 anni - ma si dice certa che Bossetti era con lei mentre Yara veniva uccisa:

Se Yara fosse stata uccisa al mattino o al pomeriggio, forse non potrei giurare sull'innocenza di mio marito. Ma quella bambina è morta dopo le 19, forse dopo le 22. Massimo non poteva essere là fuori a uccidere, perché era a casa. Mi dicono: come fai a esserne certa? Perché ogni giorno per noi è identico all'altro, da sempre. Ecco perché posso sostenere: io so che non è lui, io gli credo. La banalità felice della nostra esistenza è il nostro alibi, la mia sicurezza.

Marita Comi ha colto l’occasione anche per smentire molti particolari pubblicati dalla stampa nelle ultime settimane, particolari che delineerebbero un profilo del marito diverso da quello che è realmente:
Sono state scritte tante illazioni e bugie, lui è un bonaccione. Hanno detto che quel pizzetto biondo gli dà una faccia da vizioso. Ma quale vizioso! Lui è biondo così. Ha la faccia di uno che lavora duro, si fa i fatti suoi, ha una faccia da buon padre. Anche la storia delle lampade: ne avrà fatta qualcuna, che male c'è, ma non tutte quelle che raccontano.

6 agosto - "Massimo Bossetti ha ribadito la sua innocenza", queste le parole del legale del presunto omicida di Yara Gambirasio, dopo un interrogatorio di oltre tre ore davanti al pm Ruggeri. "Ha risposto a tutti i quesiti, la sua vita è stata scandagliata in ogni angolo più recondito e ha continuato a proclamarsi innocente, la nostra linea rimane la stessa".

2 agosto 2014 - Il padre anagrafico, la madre e la sorella gemella hanno avuto un colloquio di un'ora e mezza con Massimo Bossetti la madre, si tratta del primo incontro dopo l'arresto dell'uomo, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio Il legale di Bossetti non ha fornito particolari sui contenuti del colloquio: "La famiglia è entrata unita ed è uscita unita. Tutti credono nell'innocenza di Massimo".

27 luglio 2014: quaranta giorni dopo l’arresto di Massimo Bossetti, gli inquirenti sono tornati in casa dell’uomo per una nuova perquisizione, la terza, in vista del dissequestro disposto dalla Procura. Gli uomini della scientifica hanno prelevato diversi oggetti che saranno analizzati a breve - Un aspirapolvere, un paio di scarponi da lavoro e un giubbotto nero - ma anche documenti contabili e fatture relative all’attività lavorativa di Bossetti.

Il muratore di Mapello, intanto, resta chiuso in carcere con la pesante accusa di omicidio aggravato dalle sevizie e dalla crudeltà.

Sabato 19 luglio 2014: le indagini e gli approfondimenti su Massimo Bossetti proseguono senza sosta, anche alla luce dell’ultimo interrogatorio dell’uomo. Le parole del presunto assassino di Yara Gambirasio non sembrano aver convinto gli inquirenti, che continuano a dirsi certi della sua colpevolezza.

L’uomo, secondo l’accusa, non avrebbe agito da solo. Nonostante in questa fase si stia cercando di mantenere il massimo riserbo, qualcosa riesce comunque a trapelare: secondo le ultime indiscrezioni le autorità sarebbero alle ricerche di una seconda persona, presumibilmente coinvolta nell’omicidio di Yara.

TgCom24 avanza qualche ipotesi:

È straniero? Potrebbe essere fuggito all'estero? È lui il collegamento tra Yara e il cantiere di Mapello? Di certo c'è solo che gli inquirenti lo cercano: il suo ruolo non è stato chiarito.

Gli inquirenti, sempre secondo le indiscrezioni, sarebbero certi che l’assassino di Yara non abbia agito da solo e in queste ore si stanno concentrando proprio sulla ricerca di un eventuale complice. Bossetti, intanto, continua a professare la propria innocenza.

Lunedì 14 luglio 2014 - Continuano a trapelare le parole di Massimo Bossetti al giudice per le indagini preliminari, dette durante l'interrogatorio di convalida del fermo del 19 giugno e registrate in un verbale di una sessantina di pagine cui giornali stanno attingendo svelandone delle parti giorno dopo giorno: il presunto assassino, che sostiene fermamente la propria innocenza, ha detto che nel cantiere in cui lavorava si diceva che la morte della ragazzina fosse una vendetta nei confronti del padre, geometra nel settore dell'edilizia, conseguenza dei suoi rapporti con la ditta Lopav. Niente di nuovo in pratica, perché questa voce circola da molto tempo, ma gli inquirenti non l'hanno mai tenuta seriamente in considerazione perché priva di riscontri.

Bossetti ha anche detto che sapeva che sua madre era stata sottoposta al test del Dna nel 2012, ma lui non era stato chiamato e se fosse stato convocato si sarebbe presentato senza problemi. L'uomo ha anche spiegato che il giorno in cui la ragazzina è scomparsa, lui con il suo furgone aveva percorso il "tragitto abituale" dal cantiere di Palazzago verso casa, passando anche "davanti al centro sportivo di Brembate", ma Yara non l'ha mai conosciuta né vista.

Bossetti: "Due colleghi possono spiegare perché c'è il mio Dna"


Giovedì 10 luglio 2014 - Arrivano nuove indiscrezioni su quanto Massimo Bossetti ha riferito al pm Letizia Ruggeri martedì scorso per spiegare la presenza del suo dna sul corpo e gli indumenti di Yara Gambirasio. Ebbene, oltre a dire che la spiegazione potrebbe essere rintracciata nelle sue frequenti epistassi, ha anche detto che ci sono almeno due suoi colleghi carpentieri che lo possono confermare. I due uomini sono già stati interrogati e hanno confermato il problema di Bossetti con il sangue dal naso e inoltre hanno detto che non ci sono mai stati movimenti sospetti dell'indagato durante le costruzione delle villette.
Intanto procedono le analisi dei campioni rilevati nel furgone di Bossetti e delle immagini video registrate vicino al luogo in cui la ragazzina è sparita.

Bossetti: "Tutti sanno che perdo sangue dal naso"


Aggiornamento 9 luglio 2014, ore 13:02 - Interrogato per la prima volta dal pm bergamasco Letizia Ruggeri, Bossetti dal carcere di Bergamo illustra, ricorda, chiarisce ma, a quanto pare, non convince gli inquirenti.

In particolare sono emerse nuove dinamiche sulla prova regina, quella traccia di dna di "ignoto 1" che inchioderebbe il muratore alle sue responsabilità:

"Sono innocente, non sono un mostro, non conoscevo Yara, l'ho detto subito, e ho letto sui giornali che anche le sue compagne di palestra dicono di non avermi mai visto. [...] Tutti sanno che perdo sangue dal naso, è capitato che mi macchiassi e che macchiassi i miei attrezzi da lavoro. Già una volta mi sono stati rubati."

avrebbe dichiarato Bossetti al pm. Secondo il muratore gli attrezzi con tracce ematiche potrebbero essergli stati rubati da qualcuno e forse, ma solo forse, quelle tracce di sangue potrebbero essere sul furgone di qualche d'un altro. Ma la ricostruzione, scrive il Corriere della Sera, si è fermata qui ed è rimasta lacunosa.

Secondo il TgCom invece nelle registrazioni di alcune telecamere di sorveglianza gli inquirenti avrebbero notato più volte il furgone di Bossetti, notando "un passaggio insistente" nelle zone frequentate da Yara Gambirasio.

Massimo Bossetti: "Ho un nome da fare agli inquirenti"


Dal carcere di Bergamo Massimo Bossetti, il presunto assassino di Yara, chiede di parlare con il sostituto procuratore Letizia Ruggeri. Secondo il Corriere della Sera Bossetti "ha un nome da fare, c'è una persona di cui parlare", queste le parole che sarebbero state utilizzate dalla polizia penitenziaria al telefono con la procura. Ma quale sarebbe questo nome? Quello di un complice o di chi secondo Bossetti potrebbe essere il vero killer?

Oggi è atteso anche l'interrogatorio davanti al giudice, ragion per cui sembra strano che invece Bossetti chieda di parlare con il sostituto procuratore. Secondo i suoi difensori non c'è invece da attendersi nessuna rivelazione: "Sono state pubblicate notizie sulle quali vuole dire la sua". Qualcuno fa anche notare come questa voglia di fornire nuovi elementi possa essere dettata da uno stato confusionale sempre maggiore.

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