Scontro Bruti-Robledo, il CSM sanzionerà entrambi

Il procuratore Capo Bruti Liberati ha peccato in leggerezza ma l'aggiunto Robledo ha alzato troppo la voce: il Consiglio Superiore della Magistratura si appresta a chiudere il fascicolo sulla guerra in procura a Milano con due sanzioni disciplinari

Secondo gli ultimi aggiornamenti il Consiglio Superiore della Magistratura emetterà, il prossimo 18 giugno, il proprio verdetto sullo scontro che anima (alla luce del sole) la procura di Milano da qualche settimana: dopo la denuncia del procuratore aggiunto Alfredo Robledo in merito ai "non più episodici" intralci nelle indagini da lui seguite (o a lui spettanti) da parte del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati i tempi dovrebbero essere ormai maturi per il verdetto finale.

Un verdetto che non segnerà la fine dello scontro ma che, dalle prime indiscrezioni, ridisegnerà parzialmente equilibri e procedure interne alla procura senza tuttavia risolvere molto degli attriti tra magistrati; secondo quanto si apprende infatti il Csm emetterà probabilmente due provvedimenti disciplinari distinti, uno al capo ed uno all'aggiunto.

A Bruti il Csm contesta l'assenza di motivazioni nella decisione di affidare il fascicolo Ruby-bis al procuratore antimafia Ilda Boccassini invece che, come da procedura interna (e come senso logico vorrebbe), al pool che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione, coordinato da Robledo; secondo l'organo di autogoverno la motivazione sarebbe stata utile a fugare gli uffici della procura meneghina da ogni sospetto di gestione personalistica dei carichi di lavoro (e quando l'imputato è Silvio Berlusconi il rischio è una quasi certezza).

Insomma, secondo il Csm ci voleva un "formale coinvolgimento" di Robledo sia sul fascicolo Ruby-bis che sul fascicolo Ruby-ter e la decisione di Bruti di affidare i fascicoli all'antimafia "pur condivisibile" era meglio motivarla. Sul caso Sea-Gamberale invece il Csm bacchetta duramente Bruti, facendo specifico riferimento al fascicolo chiuso in cassaforte per settimane dallo stesso procuratore capo ("una mia deplorevole dimenticanza" disse Bruti al Corriere della Sera).

Dal canto suo Robledo è invece risultato essere troppo inerte nel sollecitare l'adempimento da parte di Bruti (ma contemporaneamente insistente "nella richiesta di trasmissione atti per i quali era già stato attivato il necessario coordinamento", scrive il Csm); oltre a questo la "prospettata sovrapposizione di indagini" (che la Guardia di Finanza, carte alla mano, dice non essere mai avvenuta) ed il rischio che ne venga messa a rischio la segretezza, con la trasmissione degli atti delle indagini ExPo al Csm da parte di Robledo.

Insomma, sia per l'aggiunto che per il capo si profila una sanzione disciplinare che, probabilmente, pregiudicherà la rielezione di Bruti a capo della procura milanese e ne anticiperà il pensionamento, facendo arrivare a Milano un "papa straniero", una novità assoluta per la procura numero uno in Italia.

Procura numero uno ma, come si evidenzia dalla relazione del Csm, piuttosto male organizzata (e poco trasparente, almeno fino a ieri) nell'assegnazione degli incarichi: la VII Commissione del Csm evidenzia come Bruti non abbia mai dettato una “precisa disciplina relativa all’assegnazione” dei fascicoli ai vari dipartimenti.

Cosa che Bruti ha fatto solo in data 9 giugno 2014, due giorni fa: questo documento pubblicato in esclusiva dal blog Giustiziami è stato inviato dal procuratore capo a tutti i pm della procura milanese, rendendo noti (tra le altre cose) proprio i nuovi criteri di assegnazione degli incarichi.

Un peso, una misura, un unico obiettivo: ricordare a tutti che i panni sporchi si lavano in famiglia. Il Csm conferma che, nonostante tutto, le indagini sono state compiute con tempestività ed efficacia (ma questo lo diranno solo le sentenze al termine dei processi) e che i contrasti tra toghe non hanno comportato alcun pregiudizio per le stesse indagini; tra le righe un chiaro monito: la prossima volta silenzio stampa.

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