Tangenti per il Mose. Il sindaco di Venezia torna in libertà: "Non mi dimetto"

Revocati gli arresti domiciliari.

12 giugno Sono stati revocati gli arresti domiciliari al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, che torna in libertà ma restando indagato nell'inchiesta sul Mose. Il sindaco era stato arrestato il 4 giugno scorso assieme ad altre 34 persone per presunte tangenti e finanziamenti illeciti collegati agli appalti del Mose. In conferenza stampa Orsoni ha detto: "Non mi dimetto. Mi sono fatto molti nemici e questo è lo scotto che sto pagando. Sono molto felice di vedervi dopo 7 giorni di riposo. Credo che il provvedimento di revoca degli arresti domiciliari si commenta da solo. Ho chiarito nel modo più inconfutabile che nessun coinvolgimento diretto,così come prospettato, è mai avvenuto". Il primo cittadino ha concordato, attraverso i suoi legali, con i pm dell'inchiesta un patteggiamento a quattro mesi e 15mila euro di sanzione. Sulla congruità del patteggiamento dovrà esprimersi il Gup.

Tangenti Mose: voci su Letta

Emergono nuovi dettagli dagli interrogatori sull'inchiesta per il Mose, e continua il terremoto per il mondo politico. Mazzacurati, ex presidente del consorzio Venezia Nuova, ai magistrati ha fatto nomi di diversi politici di spicco, che comunque non risultano indagati.

Salta all'occhio il nome di Enrico Letta. Per la campagna elettorale dell'ex premier, il consorzio avrebbe predisposto un incarico fittizio a un intermediario. Altre accuse riguardano invece Gianni Letta, tirato in ballo dal manager Pergiorgio Baita come il terminale da cui passavano tutte le decisioni sugli appalti. L'ex sottosegretario annuncia querele.

Di nuovo Mazzacurati tira in ballo l'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari: "Mentre era sindaco mi ha chiesto di aiutare un'impresa che si chiamava Marinese, che veniva da quella che è una grossa impresa che si chiamava Guaraldo", racconta l'indagato, secondo il quale Cacciari chiese denaro, 300.000 euro anche per una società sportiva. Ce n'è anche per Renato Brunetta, il candidato sconfitto da Giorgio Orsoni alle comunali: anche se il consorzio puntava su Orsoni, l'ex ministro era favorito e perciò Baita racconta di aver finanziato alcuni costi della campagna elettorale. "Saranno stati 50 mila euro, ma posso sbagliarmi. L'abbiamo fatto come Adria Infrastrutture, credo che siano in contabilità"

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Coinvolto anche Tremonti?


Spunta anche il nome di Giulio Tremonti nell'inchiesta sulle tangenti per il Mose di Venezia. L'ex ministro dell'Economia viene tirato in ballo nell'interrogatorio di Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan e testimone chiave dell'indagine.
L'interrogatorio risale al luglio 2013, e in quell'occasione Minutillo avrebbe detto che l’ex ministro dell’economia era tra i destinatari delle somme raccolte da Giovanni Mazzacurati (presidente del Consorzio Venezia Nuova che costruisce il Mose) e in particolare di mezzo milione di euro.

Minutillo non ha saputo però dire se Tremonti abbia effettivamente intascato la tangente, e per questo l'ex ministro non risulta iscritto nel registro degli indagati.

Gli interrogatori
Aggiornamento 6 giugno, ore 22:00 Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, interrogato dal gip Alberto Scaramuzza si è dichiarato “estraneo ai fatti” nell’inchiesta che ha portato a 35 arresti per gli appalti del Mose:

A me hanno chiesto di fare il sindaco, sono un uomo prestato alla politica che non può minimamente fare azioni del genere.

Una linea difensiva simile a quella tenuta dall’ex ministro e governatore veneto Giancarlo Galan:

Stanno tentando di scaricare su di me nefandezze altrui. Non mi farò distruggere per misfatti commessi da altri. Su ogni cosa che ho detto e fatto nella mia vita ho sempre messo la faccia. Ho tutta l'intenzione di farlo anche stavolta.

Anche l’assessore regionale Renato Chiasso, attualmente in stato d'arresto nel carcere di Pisa, ha escluso la fondatezza delle accuse mossegli da Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati respingendo qualsiasi ruolo di mediazione fra queste persone e Galan.

Aggiornamento 5 giugno, ore 19:45 - Il M5S arriva a evocare la ghigliottina per i politici colpevoli di tangenti. Il senatore pentastellato Michele Giarrusso al programma di radio 24 La Zanzara ha detto

Ai vari Orsoni e Galan taglierei la testa. In Francia durante la Rivoluzione mica erano barbari, erano evoluti. Robespierre ha mandato la Francia nell’età moderna. Si sono sbarazzati di una classe parassitaria che viveva sulle spalle del popolo. Il popolo moriva di fame e loro banchettavano

Intanto il ministro Boschi fa sapere che da parte del governo e del Pd in caso di accuse comprovate ci sarà lo stesso comportamento tenuto nel caso Genovese.

Aggiornamento 18:00 - Tra gli indagati nell'inchiesta sul Mose spunta anche il nome di Altero Matteoli, ex ministro dell'Ambiente e poi dei Trasporti nei governi Berlusconi tra il 2001 e il 2006 e tra il 2008 e il 2011. La notizia non è ancora ufficiale, ma sembrerebbe che l'ex ministro sia sospettato di far parte del giro di dazioni e favori che faceva capo a Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova.

Aggiornamento 14:30 - Parlando da Bruxelles per il G7, il premier Renzi è tornato sugli arresti per tangenti a Venezia:

Provo una profonda amarezza ma ho piena fiducia nel lavoro della magistratura. Il problema sono i ladri, non le regole.

E torna a proporre il "daspo" per politici e imprenditori coinvolti in inchieste sulla corruzione.

Arresti per il Mose: le reazioni politiche


La notizia della maxi-retata per le tangenti negli appalti del Mose di Venezia non è proprio andata giù al premier Renzi, raggiunto dalla notizia mentre partecipava al suo primo G7 a Venezia. Certo non il miglior viatico per il principale palcoscenico internazionale.

Forse anche per questo, oltre che per la sua già conclamata politica anti-corruzione, Renzi ha commentato duramente la notizia degli arresti, tra cui quello del suo compagno di partito Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia.

È una maledizione! Dietro a ogni grande opera spuntano politici corrotti. Basta, è ora di varare una nuova normativa sugli appalti, di reintrodurre il falso in bilancio

avrebbe detto a caldo il premier, parlando con i suoi collaboratori. Nessuna solidarietà per Orsoni, anzi: Debora Serracchiani, vicesegretario Pd, ha parlato espressamente di "vecchia politica" che "deve strapparsi di dosso i suoi sporchi costumi", quindi per il primo cittadino lagunare un chiaro benservito: la rottamazione arriva anche a Venezia. Ha rincarato la dose Alessandra Moretti, neo-eletta europarlamentare, che si è augurata l'arrivo di "una nuova generazione di politici che si prenda la responsabilità di scommettere sul futuro".

Ma, in pratica, quali potrebbero essere le misure del governo? In ballo c'è sempre la questione dei poteri da dare alla neonata Authority anti-corruzione, affidata al magistrato Raffaele Cantone. Già all'indomani delle tangenti Expo Cantone aveva denunciato gli scarsi poteri affidati all'autorità, e Renzi aveva promesso di intervenire. Cantone chiede una separazione netta tra i poteri di vigilanza e quelli di gestione degli appalti: in pratica non vuole diventare Commissario straordinario per le grandi opere, quello è un ruolo da affidare ad altri sotto la vigilanza dell'Authority. In secondo luogo c'è la questione dell'applicabilità della legge Severino, che prevede la revoca degli appalti per le società coinvolte nelle inchieste.

Già durante il Consiglio dei ministri di domani potrebbe essere affrontata la questione, intanto il premier ha in mente un disegno di legge anti-corruzione con l’introduzione del reato di autoriciclaggio (tre-otto anni di carcere) e di falso in bilancio (depenalizzato nel 2002 dal governo Berlusconi, torerebbe ad esser punito con 5 anni di carcere), un testo che sostituirà già dalla prossima settimana quello attualmente in discussione alle Camere.

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