Guerra in procura, Nobili conferma la versione di Robledo: "Mai rinunciato a un'indagine in 34 anni"

Oggi il Csm ha ascoltato l'ex marito di Ilda Boccassini, il procuratore Alberto Nobili, il quale conferma la versione fornita da Robledo sull'inchiesta Ruby. E in procura parte la raccolta firme

Aggiornamento 19.54 - Audito dalla VII Commissione del Csm Alberto Nobili, procuratore aggiunto a Milano e chiamato in causa nella diatriba tra Bruti Liberati e Robledo per non essere stato interpellato quando il procuratore capo decise di affidare il fascicolo a Ilda Boccassini, ha sostanzialmente confermato la versione fornita al Csm dall'aggiunto Robledo.

Nobili ha difatti confermato di non essere stato interpellato da Bruti Liberati prima della decisione sul passaggio di consegne del fascicolo Ruby alla Boccassini e di essere stato informato solo in un secondo momento, sostenendo di non aver avuto "nulla da obiettare" ma sottolineeando che, in 34 anni, non si è mai tirato indietro di fronte a un'indagine.

Caso chiuso dunque: martedì prossimo la VII Commissione potrebbe già dare le proprie indicazioni al plenum che valuterà eventuali provvedimenti disciplinari a carico dei due litiganti.

Guerra in procura, a Milano si fa la conta


Tempi bui per la legittimità della magistratura italiana.

Sul palcoscenico meno applaudito, e meno raccontato, d'Italia continua lo scontro tra i due titani della magistratura milanese, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati piccato dall'aggiunto Alfredo Robledo, che ne ha denunciato al Csm i "non più episodici comportamenti" in "violazione dei criteri di organizzazione vigenti nell’ufficio sulla competenza interna", che avrebbero ostacolato e rallentato alcune indagini seguite dallo stesso Robledo.

Ieri si sarebbe dovuto pronunciare il Csm ma la decisione finale è stata spostata: oggi è infatti il turno di Alberto Nobili, procuratore aggiunto a capo del VII Dipartimento (reati contro il patrimonio) ed ex marito di Ilda Boccassini, anch'ella chiamata in causa dal magistrato napoletano perchè resasi protagonista, o meglio beneficiaria (o utilizzatrice finale, per dirla con Ghedini) delle ingerenze di Bruti Liberati, in particolare nella vicenda Ruby, un caso che il capo dell'antimafia milanese non avrebbe dovuto (potuto?) seguire (almeno secondo il procuratore generale Manlio Minale).

Nobili verrà ascoltato dal Csm e gli verrà chiesto di fare luce proprio sul fascicolo Ruby, in origine istruito dal suo sostituto Antonio Sargemano; quel fascicolo passò poi, e il Csm sta cercando di capire con quali modalità, sotto il coordinamento di Ilda Boccassini grazie all'interessamento del procuratore capo Bruti Liberati "in accordo", sostiene il capo della procura milanese, proprio con Alberto Nobili.

Ma, secondo Robledo, le cose non andarono così:

"Nobili non è mai stato interpellato sul punto. [...] Il collega venne meramente informato della decisione che era già stata presa dal Procuratore, della quale si limitò a prendere atto senza commentare in alcun modo. [...] E' stata quindi resa al Csm una dichiarazione del tutto difforme dall'effettivo svolgimento dei fatti."

Parole di fuoco, quelle di Robledo, ma supportate dalla richiesta (inizialmente respinta dal Csm, poi accolta) di ascoltare proprio il diretto interessato, Alberto Nobili appunto. Il Risiko dei togati milanese diventa un vero e proprio rompicapo in cui una sorta di "diffamazione a mezzo Csm" è diventata l'arma bianca nello scontro tra i due titani.

La questione della gestione dei fascicoli in procura, è il timore di chi scrive, diventa quasi una telenovela colombiana ricca di nuovi attori che rappresentano ognuno un colpo di scena: e così, se i quotidiani di centrodestra (Libero e Il Giornale) affilano le unghie smaniosi di questo o quel retroscena "alla Mesiano" (ricordate tutti lo scoop dei calzini turchesi del magistrato milanese?), l'altra parte del cielo editoriale (Repubblica) racconta le vicende della procura milanese (Milella e Giannini) basandole su un mero scontro ideologico che, stringi stringi, da ragione a Bruti Liberati per via della sua carriera al di sopra di ogni sospetto. Come fu per Antonio Manganelli dopo i fatti della Diaz, come è oggi per Gianni De Gennaro per i fatti della Diaz.

Nel frattempo però a Milano si raccolgono le firme:

"Da oltre due mesi è all’esame della competenti commissioni al Csm la valutazione di questioni attinenti la applicazione dei Criteri di organizzazione della Procura. [...] Nell’ovvio rispetto delle future determinazioni del Csm [...] non possiamo non intervenire in ordine alla rappresentazione mediatica non corrispondente al vero che viene offerta alla pubblica opinione [...] con un’immagine di una Procura dilaniata dalla contrapposizione interna. Respingiamo ogni tentativo di delegittimazione complessiva dell’operato della Procura che rischia di danneggiare la credibilità e compromettere l’efficacia dell’azione dell’ufficio."

Questo documento, citato dal blog Giustiziami, è stato firmato da 62 procuratori su 80 che ne conta Milano; alcune di queste firme sono decisamente "eccellenti": Francesco Greco ("uomo di" Bruti Liberati, anche lui chiamato in causa da Robledo), Alberto Nobili, Nicola Cerrato, Nunzia Gatto, Pietro Forno, Maurizio Romanelli, Armando Spataro, Ferdinando Pomarici, Fabio De Pasquale, Claudio Gittardi, Luigi Orsi, Grazia Pradella e Tiziana Sicilia.

Nel sacrosanto rivendicare autonomia, indipendenza e legittimità la procura milanese ammette, seppur implicitamente, la gravità e l'importanza della guerra aperta (precedentemente era una "guerra fredda") tra Bruti Liberati e Robledo.

Una guerra che, nonostante ciò che si legge in giro, è tutto fuorchè "politica": la stampa si concentra infatti sulle sponde concesse da questa o quella formazione sindacale (Magistratura Democratica è vicina alle ragioni di Bruti Liberati, Magistratura Indipendente a quelle di Robledo, che non è iscritto a correnti) dimenticandosi tuttavia di entrare nel merito della denuncia dell'aggiunto napoletano, che rivendica non una giustizia politica ma una chiarezza procedurale, che è diverso: le riflessioni, più che sui destini politici della magistratura (che pure vanno discussi), andrebbero più concentrate sul merito (l'obbligatorietà dell'azione penale, la distribuzione dei carichi di lavoro, la specializzazione delle procure, le "deplorevoli dimenticanze" di un procuratore capo).

Si preferisce invece fare gossip politico laddove politica non c'è, almeno non nel merito della questione posta da Robledo. Cosa che svilisce il lavoro dei magistrati e, perchè no, anche dei giornalisti.

A tram drives past the Milan court house

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