Caso Giuseppe Uva, il nuovo pm: "Pestato in caserma e in ospedale". Comincia "il vero" processo

Giuseppe Uva sarebbe stato pestato sia in caserma che in ospedale: questa la tesi del nuovo pm al processo di Varese. Si aggrava la posizione degli agenti, soddisfazione per Lucia Uva

Alla prima udienza vera del processo Uva, che dovrebbe sollevare il velo di omertà, silenzi, depistaggi e menzogne sulla morte di Giuseppe Uva in seguito ad una notte in stato di fermo passata in una caserma dei Carabinieri, il processo sin qui tenuto in piedi dal pm varesotto Luigi Abate sembra aver preso una direzione differente da quella tenuta fino ad oggi.

Questa, per la sorella di Giuseppe, Lucia Uva, per la difesa e per la verità non può che essere una buona notizia: il pm Abate era stato infatti sollevato dall'incarico dopo che per anni si è sostenuta la tesi che Uva non fosse morto per le evidenti percosse.

Una notizia attesa per 6 lunghi anni e divenuta fatto vero solo nel marzo scorso, quando il procuratore generale di Varese Felice Isnardi ha rimosso i pm Abate e Arduini dall'indagine sui fatti che portarono alla morte di Giuseppe Uva, il 14 giugno 2008.

Oggi, al Tribunale di Varese, si è tenuta l'udienza preliminare del processo che dovrà accertare i fatti e le responsabilità della morte di Uva: nell'udienza di stamattina ci sono già state grosse novità, inedite in un processo che sembrava destinato nemmeno a cominciare per la linea tenuta dai titolari del fascicolo in precedenza. Il pm Isnardi ha invece mostrato una linea processuale decisamente opposta alla precedente:

"Le misure di rigore e di contenzione sono state applicate non solo nella caserma ma anche all'ospedale: [...] 'C'erano guardie e carabinieri. Sono rimasti in quattro cinque, o sei. E lui continuava a urlare: "bastardi!". Allora uno di quelli, carabiniere o poliziotto, questo non so, ha detto: "Basta adesso, finiamola!". Poi si è rivolto a dei colleghi così: "Portiamolo di là e gli facciamo una menata di botte". Loro hanno aperto una porta e poi hanno chiuso. All'uscita ho notato che lo sorreggevano bene. Io in quel momento ho guardato lui, e al naso aveva questa escoriazione. Ho sentito dire: "prendete la barella, che lo mettiamo sulla barella". Infatti l'hanno messo la barella e poi hanno chiamato il dottore, che gli ha messo la flebo."

ha detto il pm in udienza citando la testimonianza "inedita", che poi tanto inedita non è. Nel frattempo uno degli imputati è finito agli arresti con l'accusa di falso quattro giorni fa per ordine del gip di Busto Arsizio: l'indagine riguarda alcuni controlli fatti dalle forze dell'ordine all'aeroporto di Malpensa.

Sul fronte procedurale invece, per stabilire come verrà celebrato il processo, il pm ha spiegato che c’è bisogno di un rito immediato per questo processo. L’avvocato che difende gli indagati, Fabio Sghembri, sostiene che "un pestaggio non c’è mai stato", quindi gli imputati devono poter spiegare la loro versione dei fatti.
L’avvocato della parte lesa Fabio Anselmo, dal canto suo, dice che il processo è necessario farlo subito, dopo sei anni di inerzia. Nel processo sono imputati 2 carabinieri e 6 poliziotti.

La prossima udienza si terrà il 9 giugno prossimo, quando il Gup Stefano Sala si pronuncerà sull'eventuale rinvio a giudizio dei poliziotti e dei carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale, abuso dei mezzi di contenzione, arresto illegale e abbandono d'incapace.

Foto | Elisabetta Cacioppo su Facebook

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