Omicidio Marco Biagi: nuove indagini sulla scorta revocata

Dopo il sequestro di documenti a Luciano Zocchi, l'ex segretario di Claudio Scajola, ministro dell'Interno quando Biagi venne ucciso dalle BR.

A dodici anni di distanza da quel 19 marzo del 2002 si riaprono le indagini sull'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, ucciso quella sera sotto casa da un commando delle Brigate Rosse che nella notte rivendicò l'attentato.

Biagi a partire dagli anni '90 aveva collaborato come consulente di diversi ministeri, fino a farsi padre della contestata ristrutturazione (deregulation) del mercato del lavoro e dei contratti che sarà poi tradotta in legge (30/2003) dopo la sua morte dal II governo Berlusconi.

Ora la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo sui motivi che portarono alla revoca della scorta del professore, spiega stamattina Il Corriere di Bologna. Si tratta di un fascicolo conoscitivo, cioè senza indagati e ipotesi di reato. Per ora.

A coordinare le indagini è il pm Antonello Gustapane che nel 2003 chiese l'archiviazione dall'accusa di cooperazione colposa per l'omicidio di Biagi a carico degli allora direttori dell'Ucigos Carlo De Stefano, del suo vice Stefano Berrettoni, del questore e del prefetto di Bologna.

Dietro questa mossa dei magistrati bolognesi ci sarebbero dei documenti sequestrati dalla procura di Roma in un'altra inchiesta. Carte che sarebbero state trovate a Luciano Zocchi, cioè l'ex segretario di Claudio Scajola, arrestato la settimana scorsa per la latitanza dell'ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena.

Scajola era ministro dell'Interno quando Biagi venne ucciso e a luglio del 2002 dovette dimettersi dall'incarico dopo che durante una visita istituzionale a Cipro a proposito del giuslavorista assassinato dalle BR disse: "Biagi era un rompic. che voleva il rinnovo del contratto di consulenza".

Schermata 05-2456792 alle 10.08.31

  • shares
  • Mail