Guerra in procura a Milano, Minale: "La Boccassini non poteva indagare su Ruby"

Dopo l'esposto al Csm di Robledo contro il capo Bruti Liberati nuovo capitolo della "guerra" tra le toghe milanesi: al centro le indagini sul processo Ruby

Nuovo capitolo della guerra in procura a Milano, che da settimane è silenziosa protagonista (ma nemmeno troppo) negli ambienti giudiziari italiani: dopo l'esposto dell'aggiunto Alfredo Robledo, che accusa apertamente il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati di "gravi ingerenze" nel lavoro del pool anticorruzione condotto dal magistrato napoletano, questa volta è il turno del procuratore generale milanese Manlio Minale, che chiama in causa (come anche Robledo) sempre lei, Ilda Boccassini ("La Rossa").

Minale, interrogato dal Csm nell'ambito dell'inchiesta scaturita dall'esposto di Alfredo Robledo sulla gestione dei fascicoli di inchiesta della Procura milanese, ha accusato Ilda Boccassini di non avere avuto la titolarità per svolgere le indagini dalle quali è nato il processo Ruby, in particolare quando raccolse la deposizione di Pietro Ostuni, capo di gabinetto della questura di Milano, sulla telefonata di Berlusconi per ottenere il rilascio della presunta nipote di Mubarak.

Non un interrogatorio da poco, ma la vera e propria pistola fumante dalla quale scaturì l'iscrizione di Silvio Berlusconi nel registro degli indagati per concussione, sfociata poi l'anno scorso nella condanna, anche per prostituzione minorile, a sette anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Quell'inchiesta non avrebbe dovuto seguirla Ilda Boccassini (a capo del pool di magistrati che si occupano di contrastare le attività mafiose a Milano) e a dirlo non è un avvocato dell'ex premier, ma un magistrato per anni a capo della procura milanese, Manlio Minale: quell'interrogatorio del 30 ottobre 2010 Ilda "La Rossa" non avrebbe potuto nemmeno svolgerlo; fino a quel momento infatti il titolare del fascicolo era un altro magistrato, il pm Antonio Sangermano, coordinato dal procuratore aggiunto Pietro Forno, specialista a Milano in reati sessuali. Una prassi "normale" alla Procura di Milano, ma che secondo Minale non poteva comportare che Boccassini diventasse in questo modo "il procuratore aggiunto di coordinamento".

Fin dagli inizi l'indagine fu condotta da Sangermano ma, nell'ottobre 2010, Ilda Boccassini irrompe sulla scena forte dell'esperienza di una vita acquisita nelle indagini su Silvio Berlusconi: secondo Luca Fazzo su Il Giornale di oggi il 28 ottobre 2010 Bruti Liberati accolse la richiesta di trasferimento al pool antimafia del pm Sangermano, titolare dell'inchiesta, il quale diventa così parte della squadra di Boccassini; l'interrogatorio di Ostuni avvenne due giorni dopo, con la Boccassini che assume il controllo dell'inchiesta come coordinatrice di Sangermano.

Già Robledo, a capo del pool anticorruzione (che in parte avrebbe dovuto avere titolarità del fascicolo), aveva scritto al Csm come Bruti Liberati e Boccassini riuscissero a guidare i fascicoli verso le scrivanie adatte, indipendentemente dalle competenze: una denuncia che ha aperto gli occhi di tutti sulla guerra in atto da anni nella procura meneghina. Robledo, che parla di "irregolarità nell'assegnazione dei fascicoli" non cita esplicitamente il caso Ruby, chiamato però in causa da Manlio Minale, un magistrato che definire "al di sopra di ogni sospetto" è riduttivo.

Anche nel processo "Ruby-ter", ha fatto notare Minale ieri, sulla decisione di attribuire a Forno il fascicolo si parla di scelta di Bruti Liberati "ragionevole sotto il profilo dell'economia processuale", il pm aveva già seguito la vicenda, anche se all'inizio avvenne senza che fosse accompagnata da una motivazione.

Ciò non significa che il processo vada annullato o rimesso in discussione, ci sono ancora due gradi di giudizio che, c'è da scommetterci, l'ex premier vorrà certamente sfruttare: le prove raccolte restano valide, così come anche l'interrogatorio della discordia, ma certo è che queste rivelazioni di Minale apriranno a nuove polemiche politico-giudiziarie che, in questo momento di necessaria riforma della giustizia, certamente non faranno bene al dibattito pubblico in materia.

Italian prosecutor  a the Milan tribunal

  • shares
  • Mail