Amedeo Matacena, chi è l'ex parlamentare di Forza Italia

L'ex parlamentare di Forza Italia, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, era stato latitante a Dubai: sarebbe stato aiutato da Scajola nella latitanza

matacena

Amedeo Gennaro Raniero Matacena è nato a Catania nel 1963: figlio di Amedeo, armatore siciliano che negli anni '60 avviò il traghettamento tra Messina e Reggio Calabria, è stato parlamentare per due legislature. Ha due figli, uno con l'ex modella Chiara Rizzo, attuale moglie, e l'altro con l'annunciatrice della Rai Alessandra Canale.

Di Matacena ci eravamo occupati nell'agosto scorso, quando l'ex parlamentare era stato arrestato a Dubai, un arresto che rompeva la latitanza dell'ex politico, condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2001, proprio per una condanna a 5 anni e 4 mesi in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, Forza Italia ha deciso di non ricandidarlo al Parlamento e ad altre cariche elettive.

Durante la sua carriera politica è stato più volte al centro di numerose denunce per diffamazione nei confronti di un magistrato, ma la Giunta per le autorizzazioni della Camera non dette mai il via libera al processo.

Eletto la prima volta deputato nel 1994 nelle fila dell'Unione di Centro e nuovamente nel 1996 con Forza Italia, Matacena si è seduto a Montecitorio fino al 2001, quando è tornato alla sua attività di imprenditore marittimo.
Nel 2004 cominciano i primi guai giudiziari: coinvolto in un'inchiesta della procura di Catanzaro (la richiesta di custodia cautelare fu avanzata, tra gli altri, dall'allora pm Luigi De Magistris), Matacena fu accusato di aver esercitato pressioni su alcuni magistrati di Reggio Calabria al fine di condizionarne le inchieste, in particolari riguardanti le collusioni tra ambienti politici e mafiosi reggini: scarcerato nel giro di pochi giorni e di lì a breve dichiarato estraneo ai fatti. Da questa vicenda è stato assolto definitivamente nel 2006.

La Cassazione tuttavia riscontrò come i giudici d'appello non abbiano tenuto in debita considerazione un aspetto centrale dell'inchiesta, un vero e proprio patto intercorso tra Matacena e la 'ndrina Rosmini di Reggio Calabria, un patto che se caratterizzato da serietà e concretezza era in grado di accrescere il potere della cosca reggina: la Suprema Corte annullò con rinvio la sentenza di assoluzione e ordinò un nuovo dibattimento, conclusosi nel 2012 con la condanna a cinque anni di reclusione più l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria.

La sentenza, confermata nell'agosto 2013 dalla Cassazione, non fu immediatamente eseguibile proprio a causa della latitanza araba di Matacena, terminata appena un mese dopo a Dubai grazie all'arresto eseguito dall'Interpol e coordinato dai Carabinieri reggini, condannato a 4 anni di reclusione nell'ambito del processo "Mozart": per vincere un ricorso al Tar l'imprenditore avrebbe promesso 200mila euro a Luigi Passanis, ex presidente della sezione di Reggio Calabria dello stesso Tribunale amministrativo regionale (anch'egli condannato).

Secondo i magistrati calabresi Amedeo Matacena sarebbe stato favorito nella sua latitanza araba proprio dall'ex ministro Claudio Scajola.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: