Un giorno in pretura puntata 3 maggio 2014: l'omicidio del dottor Colturani

Il dottor Colturani è vittima di 4 rapinatori, che lo uccidono soffocandolo: si tratta dei 4 moldavi alla sbarra in Corte di Assise?

Sabato 3 maggio è andata in onda una nuova puntata della trasmissione Un giorno in pretura, questa volta dedicata al processo a carico di quattro moldavi accusati di essere i responsabili della rapina e dell'omicido a danno del dottor Colturani, ginecologo 64enne milanese. La Corte di Assise di Milano dovrà stabilire, in un difficile processo indiziario, se sono loro ad essersi introdotti in casa dell'uomo, cogliendo inaspettatamente nel sonno lui e suo figlio. Il dottor Colturani, immobilizzato, viene soffocato dai rapinatori che lo imbavagliano.

È il 13 novembre 2007 quando Luca, il figlio della vittima, viene svegliato da qualcuno che apre la porta della sua camera. Il ragazzo accende la luce e si trova davanti due persone che non conosce. Pochi secondi e gli arriva un pugno in pieno volto, poi gli mettono un piumone sulla testa e continuano a picchiarlo. Il ragazzo viene imbavagliato con del nastro adesivo per evitare che continui a urlare.

È proprio Luca a raccontare in aula, ai giudici della Corte di Assise, l'orrore di quella notte. Sente che ci sono altre persone in casa e hanno immobilizzato suo padre. Quando tutto finisce e i rapinatori se ne vanno, Luca corre da suo padre che è però già morto, soffocato da del nastro adesivo su naso e bocca. Il ragazzo chiama i soccorsi ma non c'è più nulla da fare.
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Partono subito le indagini dei carabinieri: scoprono che nessuna serratura è stata forzata. I rapinatori avevano quindi le chiavi, ma non una copia, bensì quelle di riserva che si trovavano da sempre nell'ingresso dell'appartamento. La cassaforte è stata svaligiata (vengono portati via tutti i gioielli della moglie del dottor Colturani, deceduta due anni prima; orologi rolex; monete antiche), sono stati portati via molti quadri e del denaro contante.

Luca spiega che i rapinatori hanno aperto a colpo sicuro i cassetti dove lui e suo padre tenevano i soldi. Anche da questo, oltre che dalla questione delle chiavi di casa, i carabinieri deducono che certamente la banda aveva un basista.

La famiglia aveva da qualche tempo una colf part-time, una ragazza moldava, Tatiana Mitrean, 23 anni. Negli ultimi tempi la Mitrean aveva già portato via da casa alcune cose preziose: un servizio di posate d'argento, delle tovaglie di fiandra. Secondo le forze dell'ordine è quasi sicuramente lei la basista.

I carabinieri scoprono che la donna aveva da circa un mese e mezzo una relazione con Vasile Coceban, un connazionale con precedenti penali: è lui che organizza la rapina e poi fugge in Moldavia, senza lasciare nulla a Tatiana. Grazie a delle intercettazioni telefoniche vengono individuati altre tre moldavi che potrebbero aver preso parte alla rapina: Dragan Serghei, Cociu Valeriu e Bunduchi Alexander. Principale fonte di prova nei loro confronti sono quindi le intercettazioni telefoniche, così come nei confronti di un altro imputato, Popescu Iure, accusato di ricettazione per aver venduto i gioielli della rapina, mai ritrovati.
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Gli imputati si dichiarano però estranei ai fatti: la rapina sarebbe stata commessa solo da Coceban Vasile, insieme ad altre 3 persone. Luca Colturani dichiara però di aver riconosciuto Dragan Serghei come l'uomo che per primo è entrato nella sua stanza e che lo ha picchiato.

Vasile Coceban, rimasto in Moldavia, viene processato e condannato lì a 17 anni. I tre imputati in Italia vengono invece condannati per rapina e omicidio a 24 anni e mesi 3, mentre il ricettatore Popescu Iure viene condannato a 12 anni e 1 mese. A quattro mesi dalla sentenza Serghei Dragan, che si è sempre dichiarato innocente, si impicca in carcere.

L'appello ha confermato in toto le condanne di primo grado. Tra l'appello e la cassazione è stato arrestato e condannato per rapina e omicidio anche un altro moldavo, Costantin Pectu, che scagiona gli altri tre moldavi già condannati. La cassazione, dopo le sue dichiarazioni, ha rinviato la causa per un nuovo appello ordinando l'immediata scarcerazione dei tre arrestati ancora in carcere.

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