Omicidio di Meredith, Raffaele Sollecito a Lucignolo 2.0: "Tutti mi dicevano che se avessi dato un calcio ad Amanda, sarei uscito da questa storia"

Il 30enne condannato per l'omicidio di Perugia, intervistato dalla trasmissione tv di Italia 1.

Raffaele Sollecito, il 30enne condannato a 25 anni di carcere per l'omicidio della studentessa Meredith Kercher dalla Corte d'Assise d'Appello di Firenze, è stato intervistato dal programma di Italia 1, Lucignolo 2.0.

Sollecito ha condiviso il proprio stato d'animo dopo la sentenza che, di fatto, ha rovesciato l'assoluzione in appello. Il ragazzo originario di Giovinazzo, paese in provincia di Bari, ha ovviamente esternato tutti i propri dubbi riguardo il suo futuro:

Ho una grandissima voglia, una voglia immensa di ritornare a quella che è la mia vita. Solo che non so nemmeno se me la daranno mai questa possibilità. Non sai quello che succederà domani, non sai se ha senso parlare al domani perché è come se la tua vita non fosse più tua, è di quelli che ti guardano e ti giudicano senza sapere nulla di te. Non ho nemmeno la forza di pensare al futuro, non ho nulla che mi porti a fare progetti per qualcosa che va al di là di una settimana.

Sollecito ha anche analizzato il modo in cui questo caso di cronaca nera è stato trattato dai media:

Questa storia è stata una specie di miscela esplosiva tra un delitto di sangue con una morte in modo atroce e un innamoramento, trasformato dai media in una storia d’amore, tra due ragazzi belli e giovani, un italiano e una straniera. Era una favoletta costruita in mezzo a un orrore.

Questa, invece, è stata la sua reazione dopo la sentenza della Corte d'Assise di Firenze:

Io ero convintissimo che sarei stato assolto con sentenza di assoluzione netta. Invece no. Per me è stato uno choc, un trauma. Non ho nemmeno più il passaporto e la carta d’identità. Mi hanno tolto tutto ciò che potevano togliermi lasciandomi dentro questo dramma.

raffaele sollecito lucignolo

Raffaele è tornato, quindi, a ribadire la propria innocenza con forza:

Il DNA sul gancetto del reggiseno e le altre tracce sul coltello sono risultate assolutamente inattendibili. L’idea poi che io avrei ucciso per solidarietà con amanda o tanto per fare qualcosa perché ci annoiavamo, è assurdo, non ha senso. E’ giusto una pezza messa lì per arrivare all’obiettivo: accusarti e dirti colpevole di qualcosa che non hai fatto. Non avevo nessun motivo per partecipare a un delitto così brutto ed efferato nei confronti di una ragazza di 20 anni che non conoscevo nemmeno! Ero felicissimo, vivevo una vita tranquilla: avevo i miei studi, stavo preparando la mia laurea. Era un momento bellissimo: stavo riscoprendo le emozioni dell’innamoramento grazie ad Amanda.

Sollecito, infine, ha anche svelato un altro particolare riguardo il processo e il suo rapporto con Amanda Knox:

Mi sono sentito spesso dire da tutti, giudici compresi, che se avessi dato un calcio ad Amanda, sarei uscito subito da questa storia. "Avresti dovuto prenderla a calci, tirarti fuori e continuare a vivere tranquillo, così". Ma come avrei potuto comportarmi in quel modo con una ragazza di 20 anni che non mi aveva fatto nulla? Con quale coraggio e coscienza avrei potuto darle un calcio e lasciarla in pasto a tutti?
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