“Se non mi concedono i domiciliari a Palermo, allora preferisco tornare in carcere. Chiamo un taxi e mi ripresento a Santa Maria Capua Vetere”
Ecco cosa ha fatto sapere Bruno Contrada, tramite l’avvocato Giuseppe Lipera, riguardo al sua trasferimento dal carcere di Santa Maria Capua Vetere presso l’abitazione della sorella. Dall’abitazione di Varcaturo, in provincia di Napoli, Contrada afferma che
“il confino a casa di Anna, trasformata in una sorta di ospedale chiuso a ogni contatto, mi rende impossibile vedere mia moglie Adriana e i miei figli. Mia moglie e’ malata e i miei medici stanno a Palermo. Cosi’ non posso continuare. Tanto vale tornare in carcere”
Inutile continuare a farsi domande: prima di tutto se sia stato giusto concedere i domiciliari. Ricordiamoci sempe perchè Contrada è stato condannato a dieci anni di reclusione: l’ex funzionario del Sisde era stato riconosciuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa.
newmediologo
25 lug 2008 - 12:00 - #1Francamente non trovo giusto che siano stati concessi i domiciliari invece che la detenzione in un luogo di cura.. Se poi questo personaggio ha l’improntitudine di dettare delle condizioni può davvero prendere un taxi (a sue spese..) e di tornarsene in carcere..
Arrakis
25 lug 2008 - 13:35 - #2ridicolo..e ancora peggio è che gli si dia retta
sandokan71
25 lug 2008 - 15:02 - #3Presto detto, torna in carcere a marcire maledetto.
Tua moglie sta male? E le vite umane a cui hai contribuito a mettere fine? Schifido individuo.
Coyote5
25 lug 2008 - 15:18 - #4ma sto demente qua…..ha ancora tanto da romper le palle????
IN CARCERE A VITA!!!!!!!!!!!!!!!
sword
13 ott 2010 - 16:49 - #5poverino lo spione de mafiosi sta male……