
Chiesta l’archiviazione per Luigi de Magistris. E con la sua assoluzione scaturisce un atto d’accusa contro chi l’ha attaccato la procura di Catanzaro. Oltre novecento pagine di richiesta d’archiviazione, da cui il magistrato dell’inchiesta Why Not esce pulito:
i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità delle sue indagini e il complesso materiale probatorio acquisito, ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonché di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale
Potete leggere la notizia un pò ovunque, sia su Il Velino che su La Repubblica, o su Dagospia. Ma quello migliore a cui vorrei farle leggere è l’ex Ministro Clemente Mastella, che si era lanciato in giudizi a dir poco tranchant nei confronti del magistrato delle “Toghe Lucane”. Leggete qui per esempio, sul Corriere di qualche mese fa, e magari andate a lasciare qualche commento sul suo blog.
Simone Luerti non ha fatto in tempo a diventare un volto noto, un pò come lo era Edmondo Bruti Liberati. Anzi, la sua gestione dell’Anm ha avuto un’impronta di forte discontinuità con la precedente. Un pò per la sua vicinanza al centro destra, un pò per la sua vicinanza ad alcuni ambienti cattolici, Compagnia delle Opere e Comunione e Liberazione in primis.
Perchè Simone Luerti ha dovuto dimettersi? Per un motivo molto semplice. Sembra che abbia dichiarato il falso, ma non davanti ad un magistrato. Alla stampa. Ed è davvero raro che in Italia ci si dimetta dal proprio incarico per questi motivi. Siamo realisti, chi si dimette perchè ha affermato il falso ad un giornalista, un falso contestato da delle dichiarazioni lasciate ad un tribunale? Nessuno. Ma a quanto pare Simone Luerti si. Ecco un breve riassunto della vicenda.
Leader della corrente moderata Unicost, Luerti era stato oggetto di un j’accuse di Marco Travaglio sulle colonne de l’Espresso, in cui si affrontavano certe sue presunte frequentazioni poco raccomandabili. Una in particolare, con Antonio Saladino, leader calabrese della Compagnia delle Opere e indagato di spicco dell’inchiesta Why Not.
Di Toghe Lucane e dintorni ci eravamo occupati anche in passato. Ora sembra che la vicenda si intrecci ad una caso, quello dei fidanzatini di Policoro, ancora irrisolto, e con molti dubbi. La storia, per chi non la sapesse è presto riassunta. Due ragazzi, Luca Orioli e Marirosa Andreotta, muoiono in una maniera un pò strana, folgorati in una vasca da bagno.
Si pensa inizialmente ad un suicidio. Non lo è; i due sono stati uccisi ed in seguito è stato inscenato un suicidio. Perchè? Perchè pare che Marirosa fosse entrata in contatto con un ambiente fatto di festini a base di sesso e cocaina, a cui partecipavano nomi noti della magistratura, delle istituzioni e della finanza lucana.
Tutto da accertare chiaramente; ma le rivelazioni di Salvatore Scarcia, uno dei più noti boss del metapontino, permettono di mostrare in una nuova luce il caso.
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A venticinque anni vende storie a Rai e Mediaset, butta inchiostro sui giornali più diversi, su cultura, crimine e perversioni. Diverse sue inchieste fanno il giro del mondo, come la scoperta dell’ultima scuola di gladiatori o l’inchiesta del gennaio del 2000 sul mercato delle cavie umane, pubblicata dal mensile Maxim, che nel giro di poche ore fa uscire più o meno dieci agenzie internazionali.
S’infiltra e si traveste, tra zingari e bische, corse clandestine, combattimenti di cani e locali ambigui. Poi, fatto lo scoop, sparisce. Usa due-tre pseudonimi, lavorando in un ufficio con le tapparelle perennemente abbassate alla periferia di Milano. Nervoso, irascibile, si accorge di lui Andrea Monti, che lo vuole a News Settimanale per occuparsi come consulente di nera e di crimine organizzato. Va come si sa.
Quando News chiude Montolli s’inventa la collana Yahoopolis per Aliberti editore, dedicata al giornalismo investigativo, che in un anno cresce in maniera esponenziale dando vita ad alcuni casi editoriali, tra i venti titoli finora usciti. Nel frattempo continua a scrivere. Comincia ad occuparsi di crimine e auto per Gente Motori, vende inchieste a periodici Rcs e Mondadori, fa in tempo a realizzare nel maggio 2007 un ritratto del superconsulente delle Procure Gioacchino Genchi su L’Europeo proprio pochi mesi prima che scoppi il caso De Magistris, di cui Genchi è stato il principale consulente.
Update: sul link tutte le news su Gioacchino Genchi. Quando ti affibbiano soprannomi come “Licio Genchi”, hai poco da stare allegro. Oppure molto, se poi anche Mastella ti dà del “mascalzone”. Ecco, a quel punto, uno dovrebbe essere sicuro di essere nel giusto. Dipende da come vedi le cose: Gioacchino Genchi, vice questore di Palermo in aspettativa e consulente di varie procure, oltre che della ben nota e controversa inchiesta Why not? è un esperto informatico di altissimo livello.
Non è “l’uomo che ascolta”; lui non ascolta, lui non intercetta. Lui lavora sui tracciati telefonici, il che è molto diverso; e a volte capita che quei numeri siano quelli di Prodi o Mastella. Per saperne di più, il suo sito www.gioacchinogenchi.it esaudisce ogni curiosità possibile e immaginabile.
In seguito alle perquisizioni effettuate nella mattina di giovedì 7 febbraio presso alcuni alloggi e uffici del presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, sono trapelati nuovi particolari che permettono di fare maggiore chiarezza sulla faccenda. Le perquisizioni sono state effettuate nell’ambito della nota inchiesta Why Not, iniziata da Luigi De Magistris e ora in mano al sostituto procuratore Pier Paolo Bruni.
I capi d’imputazione contestati a Loiero sono corruzione semplice e corruzione elettorale e si stanno ora passando al vaglio, oltre agli hard disk di alcuni computer, anche elenchi di consiglieri e telefoni cellulari. Sotto esame, oltre alla posizione di Loiero che verrà sentito nei prossimi giorni, anche la figura di Eugenio Ripepe, presidente della Sacal (la società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme) e uomo di fiducia di Loiero nonchè principale rganizzatore della sua campagna elettorale del 2005. Ispezionate le sedi di ben sedici società, incluse alcune filiali di Obbiettivo Lavoro e Compagnia delle Opere.
Proprio Compagnia delle Opere gioca da tempo un ruolo centrale nell’indagine, vuoi per il profondo coinvolgimento della sua figura principale, Antonio Saladino, voi perchè è grazie alle dichiarazioni di alcuni membri della stessa comunità che l’inchiesta a potuto compiere balzi da gigante. Proprio Saladino, insieme all’imprenditore Antonio Gatto, ha versato centomila euro per la campagna elettorale di Loiero e in aggiunta ha assunto parecchi elementi segnalati dallo stesso presidente della Regione secondo l’antico costume del voto clientelare.
Continua a leggere: Why Not: analisi del materiale sequestrato, corruzione per Loiero
Nella giornata di ieri, intorno alle 7 di mattina, sono state effettuate alcune perquisizioni nelle abitazioni del presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. I controlli hanno riguardato sia gli alloggi privati del governatore che gli uffici della Regione a Catanzaro e Reggio Calabria, dice ADN Kronos.
Le ispezioni fanno riferimento a presunti finanziamenti ricevuti da Loiero per la campagna elettorale del 2005 in cambio di favori. L’indagine prende il nome dalla Why Not, una società di lavoro interinale di Lamezia Terme: è proprio a partire dalle dichiarazioni di una lavoratrice di questa azienda che si è scoperto un gruppo di potere trasversale, coordinato dalla loggia massonica denominata Loggia di San Marino. Molti i nomi noti iscritti progressivamente da De Magistris nell’albo degli indagati, il più noto è senza dubbio quello di Clemente Mastella ma era spuntato anche quello di Romano Prodi fra gli altri. Data l’ingente mole di dati raccolti durante gli anni, la Why Not si è successivamente frazionata in più filoni impiegando un gran numero di agenti e magistrati.
Il presidente si dichiara tranquillo, come è possibile leggere sul sito della Regione Calabria:
A parte il trauma di vedere i militari frugare tra le mie cose più intime in maniera generalizzata (hanno preso di tutto senza un mandato o una direttiva precisa), non riesco a perdere la serenità. Convinto come sono che emergerà la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Fatti vaghi: si fa riferimento a presunti finanziamenti che avrei ottenuto durante la campagna elettorale del 2005 in cambio di favori. Ma nel capo d’imputazione di quei favori non c’è alcuna traccia.
Dei due computer sequestrati, uno appartiene alla segreteria della Consulta Antimafia di cui leggete qualcosa qui su La voce di Fiore. Impossibile per ora determinare colpe e responsabilità certe: non resta che attendere ulteriori sviluppi della vicenda.