
E’ iniziato questa mattina ad Oslo il processo a carico di Anders Behring Breivik, l’estremista di destra autore delle stragi di Oslo e Utoya del 22 luglio scorso costati la vita a 77 persone.
Il 33enne, scortato in aula, ha dapprima salutato i giudici con il pugno teso poi portato al petto, poi ha ascoltato impassibile, per oltre un’ora, la lettura dei capi di imputazione - terrorismo ed omicidio premeditato - e di tutti i dettagli sulle 77 vittime di quegli attentati - nome, età, ferite riportate e causa accertata del decesso - oltre ai particolari sulle 42 persone rimaste ferite in modo grave.
A quel punto Breivik ha preso la parola e si è dichiarato non colpevole. Le sue azioni, ha detto, sono state crudele ma necessarie. “Ho agito per legittima difesa contro i traditori dello stato che hanno permesso l’invasione musulmana in Europa“. Ha anche sottolineato di “non riconoscere i tribunali norvegesi“, perché hanno ricevuto il loro mandato “da partiti politici che sostengono il multiculturalismo“.

Le ultime notizie in arrivo dal Messico sono tutt’altro che positive: se nei mesi scorsi si erano aperte le speranze circa la fine delle drug war che da anni stanno dilaniando il Paese, ora dal Guatemala arriva la conferma che i Los Zetas, il più potente cartello messicano della droga - l’unico rimasto in vita insieme a quello di Sinaloa - ha stretto un’alleanza con i Maras, le potenti gang dell’America Centrale, dall’Honduras al Guatemala, particolarmente attive nel settore del traffico delle armi, sfruttamento della prostituzione, traffico di esseri umani e quant’altro.
L’alleanza non si limiterebbe soltanto al traffico della droga - finora i Maras vendevano gli stupefacenti per conto dei narcos messicani - ma la situazione sarebbe ben più grave: gli Zetas, si è appreso da alcuni membri arrestati dalle autorità locali, avrebbero preso il controllo dei Maras, addestrandoli ed istruendoli a comportarsi come loro, ovvero in modo estremamente violento e brutale nei confronti della popolazione e delle forze di polizia locali.
Questo, secondo gli esperti, conferma l’intenzione degli Zetas di estendere il loro dominio anche al di fuori del territorio messicano: dopo aver decimato e distrutto i vari cartelli locali della droga, è tempo di conquistare anche i territori limitrofi, a partire proprio dal Guatemala.
Al momento sono stati registrati episodi di massacri tipici dei Los Zetas - mutilazioni e decapitazioni - nei territori a nord del Paese e sembra che l’ondata di violenza stia lentamente scendendo verso sud.
Via | SGVTribune

Anders Behring Breivik, l’autore delle stragi di Oslo e Utoya della scorsa estate - 77 i morti - era sano di mente quando ha ucciso. “La principale conclusione degli esperti di salute mentale è che l’imputato Anders Behring Breivik non era da considerarsi psicotico al momento delle azioni del 22 luglio 2011″ si legge in un comunicato del Tribunale di Oslo.
La relazione stilata da un pool di psichiatri sostiene l’esatto contrario di un rapporto precedente che aveva considerato Breivik appunto “psicotico, schizofrenico e paranoide”. Quindi in base a questa nuova perizia l’estremista di destra sarebbe pienamente imputabile. Lui del resto si è sempre proclamato capace di intendere e volere e ha chiesto che le stragi siano giudicate come atto politico programmato e posto in essere da una mente lucida contro quelli che ha chiamato “i traditori della Patria”.
“Contro il multiculturalismo e l’invasione musulmana dell’Europa, l’esercito norvegese avrebbe dovuto insignirmi della Croce di Guerra a tre spade” aveva detto due mesi fa all’udienza del processo che gli ha allungato la detenzione in carcere.
Foto | ©TMNews

E’ di sette morti e tre feriti il bilancio della strage compiuta ieri all’Oikos University, un istituto di formazione per adulti con sede ad Oakland, in California. One L. Goh, ex studente di 43 anni, è entrato in una classe indossando una tuta mimetica ed ha aperto il fuoco contro i presenti.
Il sudcoreano, stando a quanto riportano i quotidiani locali, ha agito con molta calma: ha ordinato agli studenti di mettersi in fila ed ha esploso almeno una ventina di colpi prima di darsi alla fuga: cinque persone sono morte sul colpo, due sono decedute dopo il loro arrivo in ospedale, mentre tre sono rimaste ferite in maniera non grave.
La fuga di Goh è durata poche ore: l’uomo ha raggiunto un supermercato a pochi chilometri di distanza dalla scuola ed ha chiesto ad una delle guardie presenti di metterlo in contatto con le autorità. E’ stato subito arrestato e per il momento non si è dimostrato collaborativo.
Continua a leggere: Strage ad Oakland, almeno 7 morti: fermato ex studente di 43 anni
Mohammed Merah è morto, ucciso in uno scontro a fuoco con le autorità durante un blitz scattato dopo oltre 30 ore di assedio. Il 24enne, presunto responsabile della strage avvenuta lunedì davanti alla scuola ebraica Ozar Hatorah di Tolosa, ha iniziato a sparare contro gli agenti dopo che si è accorto che erano state introdotte delle telecamere, tramite speciali sonde, nel bagno della sua abitazione.
Da lì la situazione è precipitata e la dinamica è ancora tutta da chiarire: le autorità, dopo i primi colpi sparati da Merah, avrebbero fatto irruzione nell’appartamento, scatenando così la furia omicida del giovane che, stando a quanto rivela la stampa locale, si sarebbe gettato dalla finestra senza smettere di sparare, riuscendo a ferire almeno tre agenti, solo uno pare in modo grave.
Il cadavere del terrorista è già stato recuperato, mentre iniziano ad arrivare le congratulazioni di importanti personalità politiche francesi per l’operato delle forze dell’ordine, quelle del presidente Nicolas Sarkozy in primis. Maggiori dettagli sul blitz e sulla sua dinamica saranno resi noti alle 13 durante la conferenza stampa indetta da Sarkozy e alle 14.30 in quella del procuratore della Repubblica, Francois Molins.
Via | LePoint
Foto | Times Of Israel
Va avanti ormai da ore, come vi anticipavamo stamattina, l’assedio del presunto autore della strage avvenuta lunedì davanti alla scuola ebraica Ozar Hatorah di Tolosa. Mohammed Merah, francese di origini algerine di 24 anni, è barricato in un appartamento in un quartiere residenziale della città dalle prime ore di oggi, circondato da più di 300 militari.
In un primo momento ha provato a collaborare con le autorità, dichiarando l’intenzione di arrendersi nel pomeriggio e chiedendo un mezzo di comunicazione in cambio di un’arma - una Colt 45 poi gettata dalla finestra - ma in tarda mattinata ha interrotto le trattative, rimanendo armato ed estremamente pericoloso.
Il giovane, dopo le dichiarazioni di stamattina, ha ammesso che la strage alla scuola ebraica non è stato che l’inizio di un’importante campagna terroristica in cui, si ipotizza, sono coinvolte altre persone.

È braccato in un appartamento a Tolosa il presunto autore della strage davanti alla scuola ebraica di lunedì. Ha 24 anni e dice di aver agito per vendicare “i bimbi palestinesi”. Assieme a lui sarebbe stato arrestato il fratello. Il blitz è stato messo a segno dalle teste di cuoio francesi che hanno ingaggiato con il sospettato uno scontro a fuoco.
L’uomo, di origine algerina, è anche ritenuto l’autore degli omicidi di tre militari francesi uccisi nelle ultime settimane nel sud-ovest della Francia, a Montauban. Il ministro degli Interni francese Claude Gueant è sul posto e ha detto alla stampa che il 24enne: “Rivendica di essere un mujahedin, di appartenere ad Al Qaida, di aver voluto vendicare i bambini palestinesi e di aver attaccato l’esercito francese per la sua partecipazione alle missioni all’estero”.
Gli investigatori sarebbero riusciti a risalire al sospetto killer seguendo Pc e collegamenti internet del fratello e rintracciando un rivenditore di Yamaha TMax 530 della zona di Tolosa. L’uomo ha testimoniato che “qualcuno, pochi giorni prima” della strage alla scuola ebraica “aveva chiesto come fare per disattivare il segnalatore” un microchip che permette di seguire e geolocalizzare gli spostamenti del mezzo che sarebbe stato utilizzato per la strage e per gli omicidi dei tre militari.
Il resto è cronaca di queste ore, il blitz non è ancora concluso.
Foto | ©TMNews
Proseguono senza sosta, e con un ingente impiego di militari, le ricerche di quello che è già stato soprannominato “il killer di Tolosa“, l’uomo che ieri ha assaltato la scuola ebraica di Ozar Hatorah della città facendo ed ha ucciso quattro persone: un rabbino e tre bimbi di di 3, 6 e 10 anni.
Il movente è ancora avvolto dal mistero, così come l’identità del killer. Si sta valutando con particolare attenzione la pista del fondamentalismo islamico e del terrorismo di estrema destra, ma è ancora prematuro affermarlo con certezza.
L’uomo ha agito a volto coperto, utilizzando un’arma calibro 11,43 e fuggendo a bordo di uno scooter Yamaha T-Max. Sono proprio questi due particolari ad avvicinare la strage di ieri all’omicidio di tre militari - tre paracadutisti di origine magrebina - avvenuto la settimana scorsa proprio a Tolosa e a Montauban.
Francia, strage alla scuola ebraica di Tolosa
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Quattro nuovi arresti nell’ambito della nuova inchiesta sulla strage di via D’Amelio nella quale, il 19 luglio 1992 a Palermo, persero la vita in un attentato il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Eddie Walter Cusina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.
La morte di Borsellino - secondo il Gip che ha accolto le richieste della Dda di Caltanissetta - venne decisa dai vertici di Cosa nostra, perché il magistrato era ritenuto da Totò Riina un ostacolo alla presunta trattativa tra Stato e mafia (qui il nostro speciale), tra mafiosi e uomini delle istituzioni. La trattativa era ormai su un “binario morto” e doveva essere rivitalizzata con il sangue, con una dimostrazione della forza di Cosa nostra allo Stato.
I provvedimenti cautelari emessi dal Gip di Caltanissetta su richiesta della locale direzione distrettuale antimafia sono a carico di tre soggetti già agli arresti: il presunto capomafia Salvatore Madonia, 51 anni, Vittorio Tutino, 41, Salvatore Vitale, 61, ricoverato agli arresti domiciliari a causa delle sue condizioni di salute.
Follia omicida nella notte a Brescia, nel quartiere San Polo, forse dettato dalla gelosia. E’ accaduto in pochi minuti, intorno alle 3.30: Mario Albanese, camionista di 34 anni, si è recato sotto casa dell’ex moglie Francesca, 44enne madre dei suoi tre figli, ed ha atteso il suo rientro.
All’arrivo della donna ha aperto il fuoco contro di lei e contro l’amico che l’aveva riaccompagnata, un uomo di 55 anni, uccidendoli sul colpo.
Poi è salito nell’abitazione, di cui aveva ancora le chiavi, ed ha ucciso a colpi di pistola la figlia che la donna aveva avuto da una precedente relazione, Chiara, e il suo fidanzato, Domenico, entrambi ventenni.
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