
E’ ufficialmente scattato lo stato di allerta a Reynosa, nello stato messicano di Tamaulipas, che nelle ultime ore è stata il teatro di un violentissimo scontro tra i narcotrafficanti del Cartello del Golfo e il gruppo armato dei Los Zetas.
La guerra è scoppiata tra lo stato del Nuevo Leon e Tamaulipas, ma la città più colpita è stata proprio Reynosa, dove è stato temporaneamente chiuso anche il consolato statunitense.
Almeno 18 civili e un poliziotto sono rimasti uccisi negli scontri, ma la conta delle vittime potrebbe salire ancora.
Le autorità locali hanno assicurato una completa copertura mediatica, in modo da tenere informata la popolazione e tutte quelle persone che hanno intenzione di mettersi in viaggio verso Reynosa.

Solo due giorni fa vi avevamo parlato dei cinque corpi mutilati e decapitati rinvenuti a Palmillas, in Messico, quasi certamente vittime di un agguato dei Los Zetas.
Ieri il gruppo paramilitare associato al Cartello Del Golfo nell’ambito delle drug wars è tornato a colpire: sei corpi - cinque uomini e una donna - sono stati rinvenuti nei pressi della città messicana di Morelia, nello stato di Michoacan.
E’ stata un telefonata anonima ad allertare le autorità: i corpi erano stati disposti all’interno di un veicolo parcheggiato lungo una strada.
Tutti uccisi secondo il modus operandi ormai attribuito ai Los Zetas: mani e piedi legati, testa decapitata, bocca ed occhi tappati e una “Z” incisa sulla pelle.

Continua in Messico l’orrore delle drug wars, con la conta dei morti che non accenna a diminuire. Nel tardo pomeriggio di ieri a Palmillas, nello stato di Sinaloa, sono stati rinvenuti i corpi mutilati e decapitati di cinque giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni.
Insieme ai corpi è stato rinvenuto anche un messaggio, lasciato dagli autori del massacro, con un avvertimento per la popolazione, qualcosa come “questo è ciò che succede agli informatori“, e la rivendicazione di una zona chiamata “El Charco“.
Due dei corpi, inoltre, presentavano delle incisioni a forma di “Z“, chiara firma del gruppo armato dei Los Zetas, che opera in parte per il Cartello del Golfo e in parte in modo autonomo.

Si può considerare conclusa la ricerca degli esecutori materiali della strage di Duisburg, compiuta nel Ferragosto del 2007 davanti al ristorante “da Bruno”.
Sei persone, ritenute affiliate alla cosca Pelle-Vottari, furono uccise in un agguato ideato da Giovanni Strangio (qui il suo profilo), classe 1979, per vendicarsi dell’assassinio della cugina, Maria Strangio, uccisa a San Luca il giorno di Natale dell’anno precedente.
Strangio fu arrestato nel marzo scorso ad Amsterdam, mentre ieri una nuova ondata di arresti ha messo la parola fine alla ricerche degli altri responsabili della strage.
Dieci persone, tutte affiliate al clan della ‘ndrangheta Nirta-Strangio - da anni in lotta con i Pelle-Vottari in quella che è nota come la faida di San Luca - sono state arrestate nel corso di un’operazione condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria.

Vi abbiamo più volte parlato delle modalità con cui i cartelli della droga messicani - e non solo - eliminano i loro nemici: li sciolgono nell’acido, cancellando così ogni traccia dei corpi.
Se ben ricordate nel gennaio scorso uno dei sicari addetti a questa pratica era stato arrestato a Ensenada, vicino Tijuana: Santiago Meza Lopez, 45 anni, detto anche “el Pozolero”, colui che prepara lo stufato, aveva confessato di aver ucciso e sciolto nell’acido almeno 300 persone soltanto nell’ultimo anno.
Ma dove vengono praticati questi brutali omicidi? A quanto pare non c’è bisogno di un posto particolarmente appartato. E’ quello che hanno rivelato le autorità messicane, che pochi giorni fa hanno scoperto, durante un normale controllo di routine, uno di questi siti.
In una zona popolata a circa 200 miglia a sud di Monterrey, terza città più grande del Messico, i militari hanno rinvenuto quattro barili da 200 litri contenenti acido e resti umani non ancora dissolti.

Ancora narcotrafficanti, ancora appesi ai ponti. Dopo la serie di striscioni affissi in giro per il Messico da membri del cartello de La Familia, i Los Zetas hanno risposto allo stesso modo.
Le autorità hanno reso noto che a meno di 24 ore dagli episodi sopra descritti, il gruppo armato dei Los Zetas avrebbe affisso un messaggio di risposta al gruppo capitanato da Nazario Moreno “El Màs Loco” González.
Pochissimi i dettagli diffusi dalla stampa: si tratta di un cartello, di cui non è stato reso noto il contenuto, che è stato subito sequestrato dalla polizia.
Fonti ufficiose hanno fatto sapere che il messaggio conteneva questa minaccia: “tiratevi indietro se non volete altre rappresaglie contro i civili“.

I cartelli della droga messicani continuano a fare vittime: l’ultimo a colpire è stato quello de La Familia, che ha base in Michoacán, stato al sud del Messico, ed è capitanato da Nazario Moreno González, noto anche come El Màs Loco, “il più pazzo“.
Ieri le autorità hanno trovato i corpi decapitati di sei uomini, al momento non ancora identificati. E non è tutto: poco dopo un gruppo di uomini armati ha attaccato una pattuglia della polizia, uccidendo cinque agenti e ferendone altri 7, due dei quali in modo grave.
I corpo senza vita sono stati trovati proprio all’ingresso della città di Acahuato e, secondo le autorità, la firma è proprio quella de La Familia.
Via | The State

E’ iniziata stamattina a Torino la seconda udienza del processo Eternit che vede imputati il miliardario svizzero Ernest Schmidheiny, 61 anni, e il nobile belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, 87 anni, accusati di disastro doloso e omissione volontaria di cautele per la morte da amianto di oltre duemila persone.
Se l’ultima volta - lo scorso 10 dicembre - più di 4mila persone avevano chiesto di potersi costituire parte civile, oggi si è appreso che le varie difese hanno intenzione di citare qualcosa come tremila testimoni in tutto.
All’inizio dell’udienza di oggi i legali delle difese hanno sollevato due questioni di legittimità costituzionale e alcune questioni di nullità delle citazioni. Nel frattempo fuori dal Palazzo di Giustizia è stato affisso uno striscione che recita: “Giustizia per Eternit,no al processo breve“.
Ne sapremo di più nel corso della giornata.
Via | Il Messaggero

Nella strage di via dei Georgofili a Firenze, nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993, morirono cinque persone mentre altre 48 restarono ferite.
Al momento molti dei boss mafiosi indicati come implicati nella strage - tra questi ci sono anche Gioachino Calabrò, Salvatore Benigno e Cristofaro Cannella - si trovano a regime di carcere normale e a questo proposito l’Associazione dei familiari delle vittime della strage ha deciso di farsi sentire.
Oggi la portavoce e vice presidente dell’associazione, Giovanna Maggiani Chelli, chiede al governo che per tutte le persone implicate nella strage venga ripristinato il regime 41bis, il cosiddetto carcere duro.
L’associazione chiede anche che venga ripristinato l’isolamento diurno a Giuseppe Graviano, a cui era stato revocato all’inizio del mese.

La fuga del 39enne Christopher Speight, responsabile dell’omicidio di otto persone ad Appomatox, in Virginia, si è conclusa: l’uomo, dopo ore di inseguimento tra i boschi, si è consegnato alle forze dell’ordine.
Ne ha dato notizia la CNN, che ha rivelato anche qualche dettaglio in più sulla vicenda: nella sparatoria sono stati uccisi la moglie dell’uomo e suo figlio, di cui al momento non sono state rese note le generalità.
Ancora oscuro il movente della strage: l’uomo è stato portato via dagli agenti, che al momento lo stanno interrogando per cercare di far luce sulla vicenda.
Via | The Herald Sun