
Il cinema, quello horror soprattutto, si è spesso occupato di famiglie assassine. Vi basti pensare al celebre The Texas Chainsaw Massacre o al più recente La Casa Dei 1000 Corpi, giusto per citarne un paio.
Ma di famiglie assassine è piena anche la storia del crimine mondiale ed è di questo che ci occuperemo in una serie di speciali: efferati omicidi avvenuti tra le mura domestiche, spesso comessi da più membri della stessa famiglia.
Iniziamo oggi il viaggio con i cugini Harpe, alcune fonti sostengono che fossero fratelli, vissuti negli Stati Uniti tra la fine del 1700 e l’inizio del secolo successivo.
Micajah e Wiley Harpe, questi i loro veri nomi, sono nati in Scozia, ma emigrati negli Stati Uniti quando erano ancora bambini insieme alle famiglia.
Continua a leggere: Famiglie assassine: i terribili cugini Harpe
(qui la prima parte)
Subito dopo essersi trasferito in un appartamento tutto suo, il mostro di Milwaukee Jeffrey Dahmer viene arrestato con l’accusa di molestie sessuali ai danni di un ragazzino di 15 anni: mentre è in attesa della sentenza massacra il 26enne Anthony Sears. Arriva la condanna per le molestie e già dopo 10 mesi viene rilasciato per buona condotta.
E’ in quel momento che gli omicidi diventano sempre più frequenti: dal giugno 1990 all’aprile 1991 Dahmer massacra Edward Smith (27 anni), Raymond Smith (33 anni), David Thomas (23 anni), Ernest Miller (22 anni), Curtis Straughter (19 anni), Errol Lindsey (19 anni) ed Anthony Hughes (31 anni).
Nel maggio del 1991 le autorità commettono l’errore più grande, di cui probabilmente si stanno ancora pentendo. Konerak Sinthasomphone, 14 anni, riesce a liberarsi dalle grinfie di Dahmer e si reca subito dalla polizia, raccontando ciò che era costretto a subire.
Dahmer lo raggiunge e riesce a convincere gli agenti che Sinthasomphone è il suo compagno e che si è inventato tutto a seguito di un litigio. Le autorità decidono di non immischiarsi nella storia tra due omosessuali e lasciando andar via Dahmer insieme al 14enne, che sarà ucciso poche ore dopo.
Continua a leggere: Jeffrey Dahmer: il mostro di Milwaukee - Seconda ed ultima parte

Aggiornamento sul caso Ronald Janssen. L’insegnante belga avrebbe confessato un quarto omicido dopo quelli di una giovane coppia e di una ragazza di 18 anni. Lo scrive oggi Het Laatste Nieuws, aggiungendo solo che l’omicidio, risalente a diversi anni fa, sarebbe avvenuto nell’est del Belgio. Janssen avrebbe fatto anche i nomi di altre donne da lui violentate.
Nel frattempo l’indagine sul terzo omicidio che l’uomo ha confessato, quello di Annick Van Uytsel, avrebbe fatto emergere un collegamento tra Janssen e la vittima, il cui corpo senza vita venne ritrovato una settimana dopo la sua scomparsa, avvenuta ad aprile 2007, nel canale Albert a Lummen (provincia del Limburgo).
L’indagine e l’analisi scientifica del laboratorio di medicina legale della polizia federale hanno rivelato la presenza di un elemento che può essere collegato al sospetto Ronald Janssen.
Qualche giorno fa i nostri colleghi di Cineblog si sono occupati del film Dahmer vs. Gacy, un horror trash che mette l’uno contro l’altro due dei più noti serial killer statunitensi: John Wayne Gacy, il “clown killer”, e Jeffrey Dahmer, meglio conosciuto come il “mostro di Milwaukee”.
Se del primo ci siamo già occupati in una mini biografia, al secondo ci siamo solo riferiti in occasione dell’arresto di Walter Ellis, assassino seriale che, sempre a Milwaukee, ha fatto ucciso e fatto a pezzi 9 donne dal 1986 ad oggi.
Ben più alta è la conta dei brutali omicidi commessi da Jeffrey Lionel Dahmer: almeno 17 uomini sono stati uccisi, fatti a pezzi e in parte mangiati tra il 1978 e il 1991, anno del suo arresto.
La sua “carriera” criminale, se così si può chiamare, era iniziata 13 anni prima, nel 1978. Appena 18enne Dahmer, già alcolista, conosce ed uccide l’autostoppista 19enne Steven Hicks: lo invita a casa sua, fa sesso con lui e quando questi manifesta l’intenzione di andarsene, lo massacra a sprangate.
Continua a leggere: Jeffrey Dahmer: il mostro di Milwaukee - Prima parte
Di testi sui serial killer ne esistono tanti, ma In due si uccide meglio, di Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi, in uscita per Edizioni XII, rappresenta sicuramente una novità nel settore, essendo dedicato unicamente agli assassini seriali che colpiscono in coppia.
Il saggio tratta quindi di persone che uccidono, ma che lo fanno in due, e che dalla condivisione dell’esperienza omicidiaria ricavano maggior eccitazione e sicurezza.
Nella sua prefazione, il noto criminologo Ruben De Luca scrive:
È proprio questo il grosso problema dell’omicidio seriale in coppia: si tratta di un’azione mostruosa messa in atto da due persone, due individui istinti che la trovano piacevole e gratificante come se si trattasse di andare insieme al cinema o a mangiare la pizza. E questo evento disturba nel profondo la società umana. La condivisione dell’aberrazione automaticamente toglie forza all’onnipresente tesi della pazzia, della malattia mentale, che viene estratta dal cilindro ogni volta in cui c’è da trovare una spiegazione per un comportamento del genere.

Ronald Janssen, il professore pluriomicida belga, tre omicidi già confessati, dovrà trovarsi un nuovo avvocato. Paul Quirynen, legale esperto in killer seriali, ha infatti rinunciato alla sua difesa.
Su 7sur7 si legge che Quirynen è noto per aver difeso la famiglia di una delle vittime del mostro di Marcinelle, ma anche per essersi occupato in passato di molestatori di bambini e di molti assassinii. Questa volta però è diverso.
Non posso difendere quest’uomo. Si possono leggere tante cose, ma incontrare fisicamente la persona è sempre diverso. Ovviamente non capisco le sue azioni, ma soprattutto mi viene molto difficile da comprendere l’uomo. Egli non è a conoscenza del loro impatto sociale. Per cui non posso difenderlo.
Un nuovo caso Dutroux? È la domanda che un po’ tutti in Belgio, ma non solo, si fanno in questi giorni. Il professor Ronald Janssen ha infatti già confessato tre omicidi - di due fidanzati e di una ragazza di 18 anni - ma agli inquirenti avrebbe raccontato di avere ucciso ancora. Altri omicidi e violenze sessuali ai danni di giovani donne, dai 15 ai 28 anni, commessi nel corso degli anni ‘90.
Massima cautela per ora da parte degli investigatori ma il procuratore di Bruges, Jean-Marie Berkvens, ha fatto sapere di voler fare chiarezza su eventuali legami con due omicidi avvenuti anni fa e rimasti irrisolti: quello di Carola Titze, 16 anni, e di Ingrid Caeckaert, 26 anni.
Janssen, 38 anni, stimato insegnante di disegno tecnico, divorziato e padre di due figli, era finito dietro le sbarre la scorsa settimana con l’accusa di aver ucciso con diversi colpi di arma da fuoco Shana Appeltans, 18 anni, e il suo ragazzo Kevin Paulus, 20 anni, suoi vicini di casa a Loksbergen.

La storia di Matthew Roberts sta facendo il giro dei principali quotidiani del mondo. Lui, lo vedete in foto, ha 41 anni e nel 1968, quando aveva pochi mesi, fu dato in adozione.
Dodici anni fa, dopo una serie di ricerche, riuscì a rintracciare sua madre nel Wisconsin e, dopo lettere su lettere, qualche tempo fa riuscì anche a farsi rivelare l’identità del padre: Charles Manson, noto serial killer statunitense di cui ci siamo occupati più volte.
Le cose sono andate così: la signora Terry fu stuprata da Manson nel corso di un’orgia di sesso e droga e per questo decise di dare in adozione il bambino.
Non ci volevo credere, ero spaventato ed arrabbiato, è come scoprire che tuo padre è Adolf Hitler. Io sono una persona pacifica col volto di un mostro. E’ il mio padre biologico e tra di noi c’è una connessione emotiva, non posso farci nulla: è la cosa peggiore di tutte, provare qualcosa per un mostro che ha stuprato mia madre. Non voglio amarlo, ma nemmeno odiarlo.

È stato giustiziato ieri il 48enne John Allen Muhammad, il “cecchino di Washington”, l’uomo che nel 2002 uccise per le strade della Montgomery County, di altre zone del Maryland e della Virginia, 10 persone con un fucile di precisione, seminando il panico nella città dal 2 al 24 ottobre. Il killer non agiva da solo, aveva un complice, all’epoca dei fatti 17enne, Lee Boyd Malvo, condannato all’ergastolo.
I due giravano a bordo di un minivan e da un apposito foro ricavato nel retro del furgone sparavano da lontano con fucili di precisione a persone comuni impegnate nelle loro faccende quotidiane. Tra le vittime gente che andava al lavoro, dal benzinaio, usciva da un supermercato o da un locale. Il tutto in maniera assolutamente casuale.
La condanna a morte è stata eseguita, tramite iniezione letale, al Greensville Correctional Center di Jarratt, Virginia, dopo che sia il governatore dello Stato, sia la Corte Suprema avevano respinto la richiesta di grazia avanzata dai legali dell’uomo per i quali il loro assistito era mentalmente malato.
Continua a leggere: USA, pena di morte: giustiziato John Allen Muhammad, il cecchino di Washington
Gli annali del crimine sono pieni dei cosiddetti “angeli della morte“, serial killer che agiscono in ambito medico, spesso iniettando sostanze letali ai pazienti di cui si prendono cura.
Basti pensare a Jane Toppan, che confessò di aver ucciso ben trentuno persone, o a Genene Jones, la più recente e prolifica, responsabile della morte di almeno 46 pazienti tra adulti e bambini. L’italiana Sonya Caleffi, di cui ci siamo occupati recentemente, rientra in questa categorie di serial killer.
La sua “carriera” di serial killer inizia nel settembre del 2004 quando, grazie ad un curriculum impeccabile di infermiera professionista, viene assunta all’ospedale Manzoni di Lecco. Dopo le prime morti i colleghi della donna iniziano ad insospettirsi e nel dicembre dello stesso anno, nell’uccidere la quinta paziente, la Caleffi commette un errore.
Entra nella stanza di Maria Cristina, una quasi centenaria, fa uscire i parenti in maniera molto brusca e poi, con questi fuori della porta, uccide la donna. Tra i parenti della signora Maria c’è un’infermiera che si accorge che qualcosa non va.
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