
Altro blitz anticamorra della DIA a Napoli. Dopo i dieci arresti di ieri sono finiti in manette stamattina presunti esponenti “di spicco” del clan Potenza. Sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, estorsione, usura e riciclaggio di grossi capitali in Svizzera.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip di Napoli su richiesta della locale DDA. Gli arresti di oggi costituiscono la prosecuzione dell’operazione Megaride: il clan Potenza a giugno era già stato già colpito da misure restrittive, come si può leggere nei dettagli su Narcomafie.
Megaride è partita come un’indagine sul riciclaggio di patrimoni illeciti dei clan di camorra nel settore della ristorazione. A giudizio sono già stati rinviati in 18 e c’è anche l’ex capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, accusato di favoreggiamento.
Foto | © TMNews

Venti arresti in tutta Italia in un’operazione coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ed eseguita dalla Guardia di Finanza di Locri. Impedita secondo gli investigatori una grossa operazione di riciclaggio (si parla di centinaia di milioni di euro) per la quale elementi di rilievo di cosche di ‘ndrangheta e Cosa nostra svolgevano insieme opera di intermediazione.
Le accuse per gli arrestati sono di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla truffa e alla falsificazione di titoli di credito. Alla prima fase dell’inchiesta ha lavorato insieme alla procura di Reggio quella di Palmi mentre alle indagini in Sicilia ha collaborato il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza. Gli arresti sono stati effettuati in Sicilia, Calabria, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
In manette sono finiti liberi professionisti ed esperti di finanza ritenuti vicini ai clan di ‘ndrangheta attivi nella locride e nella piana di Gioia Tauro - Facchineri, Avignone e Aquino-Coluccio - ed esponenti di cosa nostra legati al boss latitante Matteo Messina Denaro.
Continua a leggere: Riciclaggio, cosa nostra e ‘ndrangheta: 20 arresti in blitz GdF Locri

Dieci presunti appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta Mancuso di Vibo Valentia sono stati arrestati questa mattina nell’operazione denominata Decollo Money. Sono accusati a vario titolo di riciclaggio e reimpiego del denaro frutto del narcotraffico. Si parla anche di “consistenti rapporti bancari” da parte di alcuni degli indagati con un istituto di credito di San Marino.
Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri in varie regioni italiane: Calabria, Lazio, Umbria, Liguria, Emilia Romagna. La cosca Mancuso secondo i carabinieri del Ros ha “enormi interessi” nel narcotraffico internazionale, che sarebbe stato in particolare gestito da Vincenzo Barbieri, ritenuto dagli inquirenti un esponente di rilievo della cosca, ucciso a San Calogero nel marzo scorso.
Proprio dalle indagini sull’omicidio è stato ricostruito il circuito di riciclaggio usato dal clan per “lavare” e reimpiegare il denaro proveniente dal narcotraffico. Tra giugno e luglio alla cosca sono stati sequestrati e confiscati beni per 66 milioni di euro. Gli ordini di arresto sono stati emessi dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura distrettuale Antimafia.

Un’organizzazione internazionale accusata di traffico di droga e riciclaggio che operava tra Roma e Boston è stata smantellata dalla Squadra Mobile capitolina in collaborazione con la Dea (Drug Enforcement Administration) statunitense. Sono in tutto 66 le persone arrestate, 14 in Italia.
Le indagini che hanno portato agli arresti di ieri erano partite due anni fa e si sono avvalse di pedinamenti, intercettazioni, tracciati bancari. Più di 1000 i chilogrammi di cocaina purissima sequestrati, oltre 200 erano stati stoccati, pronti per il ritiro, nel deposito dell’aeroporto di Fiumicino.
La droga arrivava dalla Colombia grazie a corrieri di origine libanese. Sequestrati anche beni per 10 milioni di euro e 3 conti correnti attivi presso alcune banche di San Marino sui cui erano depositati 1.500.000 di euro. Al coordinamento dell’operazione - denominata Fire and Ice - ha partecipato la Dda di Roma.
Via | Il Messaggero

Undici persone sono state arrestate stamattina a Reggio Calabria dalla Guardia di Finanza su disposizione della procura di Palmi. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa, riciclaggio, bancarotta fraudolenta, usura ed esercizio abusivo di attività finanziaria le accuse. Tra i nomi degli arrestati figurerebbe anche quello del genero di un presunto boss della ‘ndrangheta di Gioia Tauro.
Per raggiungere i suoi obiettivi, sono svaniti nel nulla quasi tre milioni di euro, l’organizzazione oggi sgominata ha curato ogni particolare, dalla costituzione di false imprese presso la camera di commercio, all’acquisizione di partite IVA, dal contratto per le linee telefoniche e per l’immancabile fax, all’apertura, con somme esigue, di conti correnti bancari presso primari istituti.
Alle 10:30 presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria saranno resi noti tutti i paritcolari dell’operazione, denominata Easy.
Via | Mediterraneo on line

Sono sette gli arresti effettuati questa mattina dalla polizia di Messina a carico di altrettanti presunti esponenti di un’organizzazione accusata di estorsioni, riciclaggio e usura con interessi che arrivavano fino al 300%. Gli arrestati avrebbero agito in collaborazione con una persona ritenuta appartenente al clan mafioso Mangialupi che aveva il compito di fare pressioni sulle vittime.
Tra loro ci sarebbe anche un noto avvocato messinese che per cercare di restituire il denaro avrebbe commesso dei reati. E nella notte nel Siracusano, sempre per usura, sono finite in manette altre quattro persone ritenute vicine al clan Nardo di Lentini. Approfittando del momento difficile di un rivenditore di automobili avrebbero prima tentato di acquisire l’attività, poi avrebbero prestato del denaro pretendendone la restituzione con interessi fino al 78%.
In periodo di crisi economica e di difficoltà di accesso al credito, gli usurai fanno affari d’oro. Prime vittime commercianti e piccole imprese.
Continua a leggere: Usura: 7 arresti a Messina, 4 a Siracusa

La polizia di Taranto ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 46 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi ed esplosivi, truffa aggravata, estorsione, intestazione fittizia di beni a fini elusivi della normativa di prevenzione e agevolazione al riciclaggio.
Il provvedimento è stato richiesto dalla Dda di Lecce al termine di un’indagine della Squadra Mobile di Taranto che ha scoperto una serie di intimidazioni, truffe, estorsioni, oltre al possesso di numorose armi ed esplosivi.
Scoperta anche una rete di spaccio di stupefacenti e riciclaggio dei proventi illeciti attraverso l’acquisto di esercizi commerciali. Insieme con i militari del Gico della Guardia di finanza di Lecce gli agenti hanno effettuato numerosi sequestri preventivi di beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 700 mila euro.
Foto | Flickr

La polizia di Taranto ha eseguito 18 arresti nei confronti di altrettante persone accusate di usura aggravata, estorsione aggravata, riciclaggio e reimpiego di denaro e titoli di credito di provenienza illecita.
Tra i presunti strozzini finiti in manette anche un noto commercialista, un imprenditore, titolare di due rivendite d’abbigliamento e altri esercizi commerciali, e un avvocato.
Le vittime del giro di usura erano imprenditori edili, commercianti, produttori di abbigliamento, ristoratori, piccoli industriali in ambito metallurgico.
Continua a leggere: Taranto, usura: 18 arresti. In manette anche un commercialista e un avvocato
Dalle pagine de Il Velino, ieri Lino Jannuzzi ha lanciato di sguincio un’ipotesi interessante e un pò difficile da decrittare. Si parla dei soldi sporchi avuti da Berlusconi per rifinanziare le proprie attività, è quanto dice il pentito Spatuzza che sarà in aula a giorni. Jannuzzi, non nuovo alle teorie complottiste in difesa di Berlusconi, dice qui:
Dateli a me, disse allora Berlusconi ai Graviano, ché li investo nelle televisioni e vi faccio anche guadagnare. I Graviano gli consegnarono tutti i loro risparmi, ma il mese dopo, probabilmente per una spiata di Marcello Dell’Utri, furono arrestati, e da allora languono in galera, sottoposti ai rigori del carcere duro previsto dall’art.41bis.
E così Dell’Utri si prende con nonchalance dell’infame, vai tu a capire i retroscena della grande recita di fine anno…
Magnifico il nostro Gianni di Cagno, avvocato barese per quattro anni membro del CSM e autore di due libri sulla criminalità organizzata: oggi è stato interdetto dall’attività professionale a seguito di indagini per contiguità e favori con la malavita locale. Aveva ricoperto anche la carica di vicepresidente della Provincia!
Insieme a Di Cagno son finiti nei guai anche l’avvocato Onofrio Sisto e la bella Elvira Savino, “indagata dalla procura antimafia di Bari nell’ambito dell’operazione che stamani ha smantellato il clan mafioso Parisi” (leggete qui) e rappresentata così dalla Gazzetta del Mezzogiorno:
Tra i nomi di assoluto primo piano l’on. Elvira Savino che risulta indagata per aver fatto da prestanome ad un boss per la realizzazione del campus universitario a Valenzano. L’on Savino (nata a Castellana Grotte nel ‘77) è stata eletta alla Camera dei deputati in forza al Pdl ed è salita all’onore delle cronache per il suo matrimonio celebrato nel settembre 2008 con Berlusconi come testimone di nozze.
Tra le 83 persone coinvolte nell’operazione figura anche il capoclan barese ‘Savinuccio’ Parisi e il boss Antonio Di Cosola, egemone dell’omonimo clan contrapposto agli Strisciuglio.