Dalle pagine de Il Velino, ieri Lino Jannuzzi ha lanciato di sguincio un’ipotesi interessante e un pò difficile da decrittare. Si parla dei soldi sporchi avuti da Berlusconi per rifinanziare le proprie attività, è quanto dice il pentito Spatuzza che sarà in aula a giorni. Jannuzzi, non nuovo alle teorie complottiste in difesa di Berlusconi, dice qui:
Dateli a me, disse allora Berlusconi ai Graviano, ché li investo nelle televisioni e vi faccio anche guadagnare. I Graviano gli consegnarono tutti i loro risparmi, ma il mese dopo, probabilmente per una spiata di Marcello Dell’Utri, furono arrestati, e da allora languono in galera, sottoposti ai rigori del carcere duro previsto dall’art.41bis.
E così Dell’Utri si prende con nonchalance dell’infame, vai tu a capire i retroscena della grande recita di fine anno…
Magnifico il nostro Gianni di Cagno, avvocato barese per quattro anni membro del CSM e autore di due libri sulla criminalità organizzata: oggi è stato interdetto dall’attività professionale a seguito di indagini per contiguità e favori con la malavita locale. Aveva ricoperto anche la carica di vicepresidente della Provincia!
Insieme a Di Cagno son finiti nei guai anche l’avvocato Onofrio Sisto e la bella Elvira Savino, “indagata dalla procura antimafia di Bari nell’ambito dell’operazione che stamani ha smantellato il clan mafioso Parisi” (leggete qui) e rappresentata così dalla Gazzetta del Mezzogiorno:
Tra i nomi di assoluto primo piano l’on. Elvira Savino che risulta indagata per aver fatto da prestanome ad un boss per la realizzazione del campus universitario a Valenzano. L’on Savino (nata a Castellana Grotte nel ‘77) è stata eletta alla Camera dei deputati in forza al Pdl ed è salita all’onore delle cronache per il suo matrimonio celebrato nel settembre 2008 con Berlusconi come testimone di nozze.
Tra le 83 persone coinvolte nell’operazione figura anche il capoclan barese ‘Savinuccio’ Parisi e il boss Antonio Di Cosola, egemone dell’omonimo clan contrapposto agli Strisciuglio.

Duro colpo per i Casalesi. La Dia di Napoli ha sequestrato beni per 50 milioni di euro a 30 prestanome riconducibili al clan. In larga parte immobili e società utilizzate per reinvestire e riciclare i proventi dell’ attivita criminale dell’ organizzazione camorristica.
Si tratta del più grande sequestro dai tempi dell’ operazione Spartacus. I beni oggetto del provvedimento sono riferibili a persone già detenute per associazione camorristica che così speravano di aggirare la normativa antimafia.
I provvedimenti di sequestro sono arrivati direttamente in carcere per: Giuseppe Setola, ritenuto il capo dell’ala stragista del clan; suo fratello Pasquale, imprenditore attivo nel settore degli appalti pubblici attraverso la “General Impianti Sas di Massimiliano Pagano & C.”; Antonio Della Ventura; Giosué Fioretto e Nicola Verolla.

Tempi duri per il segreto bancario. L’ Ocse, su richiesta del G20, ha aggiornato l’ elenco dei paradisi fiscali. Nella lista nera vera e propria solo 4 paesi: Costa Rica, Malaysia (territorio di Labuan), Filippine e Uruguay.
Se non forniranno le informazioni richieste subiranno sanzioni amministrative, non meglio specificate, e non potranno più ricevere depositi da parte dei paesi membri del G20. Basterà questo a scoraggiare il riciclaggio internazionale?
Nella lista grigia invece ci sono quei paesi e territori che si sono formalmente impegnati al rispetto degli standard internazionali, ma che di fatto li hanno elusi. Sono in tutto 31, tra cui San Marino, e finora hanno siglato meno di 12 accordi internazionali conformi a questi standard. Il sistema di sanzioni previsto è uguale.
Si tratta di Andorra, Anguilla, Antigua, Barbuda, Aruba, Bahamas, Bahrein, Belize, Bermuda, Isole Vergini Inglesi, Isole Cayman, Isola Cook, Dominica, Gibilterra, Grenada, Liberia, Liechtenstein, Isole Marshall, Monaco, Montserrat, Nauru, Antille Olandesi, Niue, Panama, St Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, San Marino, Isole Turk e Caicos, Vanuatu.
Continua a leggere: Paradisi fiscali, l’ Ocse aggiorna la lista nera
Denuncia shock dell’ Onu attraverso il suo ufficio sulle droghe: diverse banche occidentali si sono salvate dalla contingente crisi finanziaria grazie ai soldi del narcotraffico. Crisi finanziaria, crisi di liquidità. Espressioni ricorrenti di questi tempi.
Nessuno si fida più di nessuno, le banche non si prestano più soldi tra loro e di conseguenza non ne prestano alle imprese che licenziano e/o falliscono.
Questo lo sfondo dell’ indagine avviata dall’ Unodc sui copiosi flussi di denaro, provenienti dal mercato illegale della droga, che in questi ultimi mesi hanno rimpinguato le casse di numerosi istituti di credito facendo ripartire l’ asfittico mercato interbancario.
Continua a leggere: L’ Onu denuncia: banche occidentali salvate coi soldi del narcotraffico
Il faccendiere italiano più famoso d’America, Raffaele Follieri, condannato a quattro anni e 6 mesi di carcere per truffa, trasferimento illecito di denaro e riciclaggio, non se la sta passando tanto bene in carcere ed ha fatto scrivere al giudice John Koeltl dal suo legale, chiedendo di essere trasferito in un’altra struttura.
Nella lettera, datata 10 novembre, l’avvocato Flora Edwards fa notare al giudice come la situazione al Metropolitan Detention Center (MDC) di Brooklyn non sia compatibile col suo cliente che sta significativamente deperendo di giorno in giorno.
Il signor Follieri mi ha riferito che è costretto a riposare in un dormitorio senza finestre con altri 120 detenuti. Dice che non può mangiare perchè il cibo è quasi sempre avariato e che le condizioni dei servizi sanitari sono precarie (ci sono escrementi nella doccia e topi che girano liberamente per l’edificio). L’odore è insopportabile. Ha avuto la febbre per due settimane, ha segnalato la presenza di sangue nelle urine e ultimamente soffre di problemi intestinali.
Come riportano anche i nostri amici di Gossipblog, il 29enne Follieri sembra essersi reso conto solo adesso che il carcere non è esattamente un hotel a cinque stelle. Ma si sa, sono gli “inconvenienti” che capitano quando si cerca di fare i furbetti.
Via | The Smoking Gun

Si è concluso ieri a New York il processo a Raffaello Follieri, il finanziere italiano arrestato alla fine di giugno in America, che si era spacciato per un pezzo grosso del Vaticano ed era riuscito ad acquistare a un prezzo di favore gli immobili messi in vendita da alcune diocesi statunitensi.
Follieri, appena trentenne, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di carcere per tutti a 14 i capi di accusa, tra i quali truffa, trasferimento illecito di denaro e riciclaggio.
Stando a quanto riportato dal New York Times, il faccendiere italiano davanti al giudice Koeltl avrebbe così commentato le sue gesta:
Non ho iniziato con l’intenzione di ingannare nessuno. Ho cominciato con tutte le buone intenzioni, quelle di portare avanti uno stimato business e rendere tutti fieri di me. Invece ho disonorato il nome della mia famiglia e la chiesa che amo. Non sarò mai in grado di lavare via quella macchia e dovrò conviverci per il resto della mia vita.
Continua a leggere: Condannato Follieri: quattro anni e 6 mesi per il faccendiere italiano

Quanti sono i truffati al giorno?
Noi sappiamo quello che ci viene denunciato, ma magari non tutti denunciano la tentata truffa. In totale una settantina di denunce al giorno, tra chi viene qui e indagini che ci vengono passate da altri uffici. Negli ultimi anni la situazione è per certi versi peggiorata, ma ci sono stati altrettanti segnali positivi: sia da parte dei cittadini che da parte degli istituti bancari. In realtà si è solo spostato il luogo in cui avviene la truffa: c’è gente che ancora cerca di vendere la fontana di Trevi, e c’è ancora gente che ci casca. Soprattutto in tema di vendite strane e di offerte di lavoro apparentemente vantaggiose.
Non è un modo dire. Il pluricampione del mondo di Formula Uno vanterebbe crediti nei confronti di Matteo Cambi, e non sarebbero proprio quelle cifre che dici “Va bè, è un amico, lasciamo perdere”. Nel frattempo è partita la sfilata di vippame: oggi è stato ascoltato Lele Mora, riguardo ad alcune presunte false fatturazioni. Visibilmente teso, il co-protagonista di Coronopoli si è limitato a dichiarare che spera Cambi esca presto. Ascoltato anche Valerio Merola, in quello che si annuncia essere un nuovo procedimento giudiziario ad alto tasso di celebrità; da far invidia a Glamorama di Bret Easton Ellis. L’abitazione di Matteo Cambi è stata nuovamente perquisita, come riporta LungoParma
ieri la Guardia di Finanza di Bologna ha perquisito nuovamente la casa di Cambi nel centro di Parma, alla ricerca di documenti scottanti che possano svelare ulteriori particolari e soprattutto consentano agli inquirenti di risalire al possibile “tesoretto” che Cambi e soci avrebbero messo da parte in questi anni. Perquisite anche le lussuose abitazioni di Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi. Gli inquirenti hanno portato via numerosi documenti, ma dei diamanti di cui tanto si parla in questi giorni, non c’è traccia
Quali diamanti? Quelli che sembra abbia nascosto insieme ad una cospicua quantità di denaro. Per capire quale fosse lo stile di vita del nostro, leggete qui sotto. E’ il racconto di una sera qualunque in Costa Smeralda:
Gli invitati sono dislocati in cinque alberghi. Lele: «Li ospiterei tutti, ma come si fa? Ho solo 19 stanze». Così nelle 19 stanze alloggiano gli ospiti di riguardo, Bobo in testa, e Matteo Cambi, 27 anni e 90 milioni di euro di fatturato con la sua Guru, il marchio con la margherita, più quelli che si presentano con uno “io sto con Lele Mora”, come se fosse di per sé una professione. All’ingresso, guardie col walkietalkie e un giovanotto alto: «Piacere, sono Massimo, il direttore di questa villa». Che poi le ville sono due, una accanto all’altra
Un diamante è per sempre. E meglio non pensare alle ex del buon ex patron della margherita stilizzata: Anna Falchi, Arianna Marchetti, Mascia Ferri ed Elisabetta Gregoraci.
Il clan dei Casalesi voleva comprarsi la Lazio - qui sopra il servizio del Tg3 vi spiega tutto. Pessimo acquisto direte voi: dipende dai punti di vista. Ma ci va di mezzo anche Giorgione Chinaglia, che naturalmente, dagli Usa, smentisce ogni addebito:
Vuole dire che non conosceva nessuno dei Casalesi?
«Assolutamente no, non sapevo chi fosse l’investitore. Avevo contatti soltanto con Di Cosimo. Non ho fatto niente, ho sempre agito in buona fede e per il bene della Lazio. Ribadisco quanto detto in passato: non ho guadagnato un soldo da questa vicenda. Sono stato contattato per comprare il club e ho solo fatto da tramite. Che tristezza tutta questa storia con arresti e accuse, a mio avviso completamente infondate»
Crediamogli: ma chi è questo Di Cosimo che Giorgione ammette di avere incontrato, o quantomeno conosciuto? Uno dei capi degli Irriducibili, gruppo ultrà biancoceleste i cui componenti pubblicano su youtube video come quello che potete vedere dopo il salto, in un tripudio di mentalità ultras - che ci può stare - di croci celtiche e idoli discutibili come Arkan - che ci stanno un pò meno - e di saluti romani di Di Canio in curva che ci stanno ancora meno.
Continua a leggere: Le mani dei Casalesi sulla Lazio: e Giorgione Chinaglia resta negli Usa