
Si nascondeva in Brasile dove aveva messo su famiglia. Luca Alessandro Longobardi, 41 anni, è stato arrestato martedì sera a San Paolo con l’accusa di riciclaggio di denaro sporco. La camorra in un’unica soluzione gli avrebbe versato ben 10 milioni di euro.
Longobardi era conosciuto come consulente finanziario che aveva lavorato a New York e a Miami, ma in realtà - secondo gli investigatori - non faceva altro che ripulire il denaro dei clan. Era ricercato dall’Interpol italiana e statunitense. Scrive Pupia:
Si era sposato e aveva avuto due figlie, e non da una donna qualunque, bensì da Miss Brasile: Maria Joana Parizotto, eletta nel 1996. (…) Il faccendiere della camorra è stato fermato mentre faceva richiesta di un visto per entrare negli Stati Uniti. Digitando il suo nome a una funzionaria è scattato il codice di diffusione rossa dell’Interpol che indica le persone più ricercate del mondo.
Subito dopo, all’interno del consolato americano, l’uomo è stato tratto in arresto dalla polizia brasiliana. La giustizia italiana sta ora avviando le pratiche per la sua estradizione.
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Società italiane mascherate da imprese di San Marino. Secondo le indagini delle Fiamme Gialle di Urbino, con questo meccanismo un imprenditore pesarese ha truffato al fisco redditi per 14 milioni di euro e Iva per 1,5 milioni. L’uomo è stato denunciato.
Le verifiche hanno riguardato tre aziende. Una marchigiana, specializzata nella produzione e nel commercio di prodotti nutrizionali, e due di diritto sammarinese che commercializzavano gli stessi prodotti, tra cui anche integratori a base di microalga Klamath, dal nome del lago dell’Oregon.
L’amministrazione di tutte e tre le imprese per gli investigatori è riconducibile all’imprenditore marchigiano e l’attività delle società è da ricollocare in ambito nazionale.

Ancora televendite ed evasione fiscale. Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia, ha scoperto un sistema di frode fiscale messo in atto da alcuni dei principali operatori del settore delle televendite di arte attraverso omesse fatturazioni e dichiarazioni di redditi e Iva per 91 milioni di euro.
Le indagini hanno consentito di accertare anche l’omesso versamento alla Siae per oltre 2 milioni di euro. Durante le verifiche è stato scoperto un pensionato evasore totale sprovvisto di partita Iva e della documentazione contabile e fiscale dell’attività che tra il 2004 e il 2009 gli ha fruttato 9 milioni di euro non dichiarati al fisco.
L’attività dei militari delle fiamme gialle ha portato a individuare nove evasori paratotali mentre proseguono gli accertamenti sulle varie operazioni commerciali nei confronti di clienti e fornitori sparsi in tutta l’Italia.
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Proseguono gli accertamenti della Guardia di Finanza volti a contrastare l’evasione fiscale. Dall’inizio dell’estate ai primi di agosto sono state oltre 600 le verifiche delle Fiamme gialle che hanno portato alla scoperta di 43 evasori totali per un danno complessivo all’erario pari a circa 20 milioni di euro di redditi non dichiarati e a oltre 2,6 milioni di Iva evasa.
Si tratta di 4 affittacamere, 23 fra ristoranti e pizzerie, 5 bar, 7 sale da ballo e 4 commercianti al dettaglio di articoli sportivi. Il numero più alto in Sicilia (10 casi). Seguono poi Toscana (7 casi), Campania, Liguria e Sardegna (5 casi), Calabria e Lazio ( 4 casi) e Puglia (3 casi).
Le Fiamme gialle stanno operando su più fronti. Nell’operazione Black Coast in Costa Smeralda. sono finiti nel mirino i “portieri-imprenditori”, portieri d’albergo con una doppia attività svolta ai danni del fisco con 5,8 milioni di redditi non dichiarati, due milioni di Iva e oltre 300mila euro tra mancate annotazioni e Irap evasa.
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La Guardia di Finanza di Bergamo ha scoperto una frode fiscale da 24 milioni di euro messa in atto con vendite on line, televendite e 4 società fantasma costituite, solo sulla carta, nel Liechtenstein. Un imprenditore bergamasco di mezza età, è stato denunciato.
Il meccanismo commerciale di “esterovestizione” secondo le fiamme gialle era gestito dall’Italia, facendo però figurare che i venditori fossero le società estere. Tra il 2006 e il 2009 sarebbero stati venduti prodotti per oltre 24 milioni di euro senza che l’imprenditore versasse un centesimo di tasse.
Tra i beni riconducibili all’uomo e finiti sotto sequestro, in Lombardia Umbria Toscana e Piemonte, 26 immobili, un elicottero, disponibilità finanziarie e titoli per un valore complessivo di oltre 11 milioni di euro.
Continua a leggere: Bergamo, maxi evasione fiscale con vendite tv e on line. Denunciato imprenditore

Nuovo maxi sequestro ai danni del clan dei Casalesi: beni del valore di oltre 15 milioni di euro collegati al boss Giuseppe Setola, arrestato nel gennaio del 2009 nel Casertano.
Destinario del decreto di sequestro emesso dalla DDA è Gennaro Cardillo, arrestato il 10 giugno scorso per favoreggiamento aggravato: avrebbe aiutato il boss Setola nella sua latitanza, mettendogli a disposizione ristoranti e camere d’albergo della sua oasi con agriturismo sul lago d’Averno, a Pozzuoli.
Questo complesso era stato acquistato nel 1991 dalla società Country Club, intestata a Cardillo, ma controllata dal boss Setola.
Una transazione del valore di un miliardo e 200 milioni di lire che ha riguardato “l’intero terreno invaso dalle acque denominato lago d’Averno, dalla superficie complessiva di circa 55 ettari, are 77 e centiare 80“.

Tredici persone sono state arrestate dagli uomini del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Taranto con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’usura, al riciclaggio e all’estorsione.
Tra loro anche un poliziotto della Squadra Mobile di Taranto e tre funzionari di banca. Quest’ultimi si sarebbero occupati della negoziazione dei titoli di credito emessi e dell’ acquisizione di informazioni privilegiate sulla clientela.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori l’organizzazione ricorreva anche alla violenza fisica e sessuale (un caso accertato) nei confronti delle vittime che non “onoravano” i loro debiti o tardavano nel pagamento della rate.
Continua a leggere: Taranto, usura: 13 arresti tra cui un poliziotto e tre bancari

Di Calisto Tanzi e del crack Parmalat ci siamo occupati spesso negli ultimi mesi: il 18 dicembre del 2008 si è concluso il processo di primo grado per l’ex patron dell’azienda parmense.
Le accuse erano di aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e concorso in falso dei revisori, che sono costate a Tanzi una condanna a 10 anni di carcere, rispetto ai 13 chiesti dal pm Eugenio Fusco.
Ieri si è concluso a Milano il processo d’Appello e la sentenza di primo grado è stata confermata: l’ex patron della Parmalat dovrà scontare 10 anni dietro le sbarre.
Condannati anche Luciano Silingardi (3 anni) e Giovanni Bonici (2 anni e 6 mesi), membri del Cda di Parmalat assolti nel processo di primo grado.

E’ ancora in corso, su tutto il territorio nazionale, una vasta operazione contro una banda internazionale di hacker, che per mesi è riuscita ad intrufolarsi nelle banche dati di tutto il mondo per rubare e clonare codici e password di centinaia di utenti.
L’organizzazione, composta prevalentemente da cittadini italiani, aveva stretto una serie di alleanze con hacker russi: da questi la banda acquisiva numeri di carte di credito, nomi e indirizzi, password, conti bancari ed altro.
Poi, una volta acquisito il materiale, l’organizzazione realizzava carte di credito, carte prepagate, documenti d’identità, buste paga, atti societari e quant’altro, utilizzati per truffare centri commerciali, negozi di lusso, ma anche comuni cittadini.
Finora sono finite in manette 23 persone che operavano principalmente a Roma e in Calabria, ma aveva anche delle piccole centrali operative a Milano, Brescia e Napoli.

Cinque persone sono state arrestate a Messina dalla Guardia di Finanza con l’accusa di evasione fiscale. Avrebbero truffato il fisco per 28 milioni di euro. Al centro delle indagini c’è un un gruppo commerciale messinese del settore trasporto merci per conto terzi, composto da 13 società. La truffa sarebbe stata realizzata tra Sicilia e Veneto; il gruppo ha filiali anche a Padova e Venezia. Le Fiamme Gialle hanno rilevato anche 95 posizioni lavorative irregolari.
Tempo Stretto scrive che per i cinque arrestati sono stati disposti gli arresti domiciliari. E sempre oggi a Manduria (Taranto) la GdF ha scoperto un’evasione fiscale pari a circa due milioni di euro. Un impreditore del settore impiantistica industriale è stato denunciato. Anche in questo caso sono stati accertati rapporti di lavoro fittizi. A quanto ammonta l’evasione fiscale in Italia e quali sono i settori più interessati dal fenomeno? Se ne parla in questo articolo di Repubblica del febbraio 2009…
L’evasione fiscale è un “fenomeno di massa” che ammonta a 200 miliardi. Non è la valutazione di una fonte qualsiasi ma ieri è stata il ministero dell’Economia, attraverso il direttore del Dipartimento delle Finanze, Fabrizia Lapecorella, a fornire l’ultima valutazione aggiornata dell’Istat relativa al 2006, in una audizione parlamentare di fronte alla Commissione bicamerale per l’anagrafe tributaria. (…) I settori nei quali si evade di più, ha spiegato Fabrizia Lapecorella, sono i servizi personali, il commercio, la ristorazione e le costruzioni. Risulta invece in lieve diminuzione, tra il 2001 e il 2006, la quota complessiva dell’economia sommersa che viene valutata al 16,1 per cento del Pil pari a circa 230-250 miliardi.
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