
E’ indagato per sfruttamento della prostituzione dalla procura di Padova Alessandro Costa, assessore leghista alla sicurezza nel Comune di Barbarano Vicentino.
L’uomo, impiegato in un altro comune in veste di vigile urbano, avrebbe diretto un’organizzazione che faceva affari attraverso la vendita di escort via web.
L’assessore, a cui sono intestati i domini “bestannunci.us” e “bestannunci.in” - già oscurati dalla squadra mobile di Verona il marzo scorso - si sarebbe avvalso dell’aiuto di due uomini di Vicenza incaricati di “procacciare” sia le lucciole (trans sudamenricani e donne dell’est) sia i clienti.
Il metodo adottato era estremamente redditizio. I clienti pagavano un canone mensile di €150 e questo dava loro il diritto di pubblicare i propri annunci sui siti interessati. Una volta pubblicati gli annunci le donne avrebbero risposto e contrattato l’incontro.
L’assessore è stato sospeso dalla Lega mentre i carabinieri hanno già effettuato una perquisizione sia presso il suo ufficio che presso l’abitazione.
E’ stata uccisa una decina di giorni fa, ma il suo corpo è stato rinvenuto solo ieri, dopo che i vicini di casa avevano sentito del cattivo odore provenire dal suo appartamento.
Si tratta di una prostituta brasiliana di 45 anni, Veronica Crosati, residente in via Salvioni 6, in zona Cenisio a Milano, uccisa con un coltello da cucina con lama da 30 centimetri.
Il corpo, in avanzato stato di decomposizione, presentava una ferita da taglio all’addome, provocata dal coltello rinvenuto nell’appartamento.
L’appartamento, stando a quanto emerso finora, era stato messo a soqquadro, la porta chiusa, la chiavi scomparse.
Continua a leggere: Milano: prostituta brasiliana uccisa in casa, si cercano gli ultimi clienti

La polizia li ha arrestati con l’accusa di violenza sessuale di gruppo e lesioni gravi. Si tratta di Claudio Mastramico, di 47 anni e di suo figlio Antonio, di 20, entrambi di Elice (Pescara). Al genitore viene contestato anche il reato di sfruttamento della prostituzione.
Nei loro confronti, scrive Abruzzo.it, è stato emesso un ordine di custodia cautelare in carcere dal Gip di Pescara, Guido Campli, su richiesta del Pm Gennaro Varone. La vittima delle violenze sarebbe una giovane ricoverata tre mesi fa presso l’ospedale di Pescara per numerose ecchimosi e gravi contusioni.
Secondo gli investigatori della Mobile di Chieti, il primo maggio scorso la donna era stata vittima di un pestaggio in seguito ad “una convulsa serata” e negli ultimi mesi sarebbe stata costretta a prostituirsi più volte. Scrive Il Centro:
Mastramico, ex carabiniere ausiliario, è personaggio noto alle forze dell’ordine perché arrestato nel 2007 per un traffico internazionale di cocaina. Gestore di un locale, il Gozzilla, di Elice, discoteca con villa e piscina a due piani, i carabinieri gli sequestrarono una Ferrari Modena del valore di 130 mila euro.
Foto | Flickr
Erano da poco passate le 6 del mattino quando ieri, nell’androne del suo palazzo in via Gioberti, quartiere Esquilino, , un condomino ha sorpreso un transessuale colombiano impegnato in un rapporto sessuale con un cliente.
L’uomo ha fatto presente ai due che quello non era il posto adatto per fare sesso e li ha invitati ad andarsene.
Il transessuale, R.T.C.A., 37 anni, in tutta risposta ha aggredito verbalmente il condomino e, dopo aver estratto un coltello da cucina, l’ha ferito ad un braccio.
Nel frattempo sono scesi nell’androne anche altri condomini, che hanno allertato le autorità e messo fine alla lite: R.T.C.A., che aveva trovato il portone aperto ed aveva deciso di approfittare dello spazio a disposizione, è stato arrestato con l’accusa di resistenza e lesioni aggravate a Pubblico Ufficiale.
Via | RomaToday

Un nuovo caso di violenza sessuale e maltrattamenti è emerso nelle ultime ore ad Enna, dove un manovale di 39 anni è finito in manette con l’accusa di violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti ai danni della sua convivente.
L’uomo, alcolizzato e col vizio del gioco d’azzardo, era solito violentare la donna con i suoi attrezzi di lavoro - gli inquirenti hanno sequestrato un martello col dna della donna - ed era arrivato anche a farla prostituire per pagare i suoi debiti di gioco.
Aveva contattato alcuni anziani disposti a pagare piccole somme di denaro per aver un rapporto sessuale con la donna. I soldi, si legge su LiveSicilia, venivano poi spesi in “alcolici e biglietti del Gratta e vinci”.

E’ scattata stamattina all’alba l’operazione, denominata Cianliu, della Guardia di Finanza contro la criminalità organizzata cinese: 73 aziende sequestate, insieme a 181 immobili e 166 auto di lusso.
Ventiquattro persone (17 cinesi e 7 italiani) sono finite in manette in otto regioni - Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia - con l’accusa di associazione di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio di proventi illeciti derivanti dai reati di evasione fiscale, favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza nel territorio dello Stato di cittadini cinesi clandestini per il successivo sfruttamento nell’impiego al lavoro.
I cittadini cinesi finiti in manette sono accusati anche di sfruttamento della prostituzione, contraffazione, frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci o in violazione delle norme a tutela del “Made in Italy”, ricettazione e appropriazione indebita.
Continua a leggere: Mafia cinese in Italia: perquisizioni ed arresti in otto regioni
Andriy Pobanchij, 47enne originario del Kuzakistan, è finito in manette a Napoli con l’accusa di tentato omicidio ai danni di due prostitute di 21 e 22 anni.
E’ successo tutto ieri sera in via Galileo Ferraris: il 47enne, non è chiaro per quali motivi, si è messo a litigare con un gruppo di prostitute che, in tutta risposta, hanno iniziato a lanciargli contro degli oggetti.
A quel punto Pobanchij, a bordo della sua automobile, si è scagliato contro di loro ed è riuscito ad investirne due, una ragazza di 21 anni e una di 22. Non contento, è passato ben due volte sul corpo della 21enne, incinta.

E’ iniziata poche ore fa a Cartagena de Indias, in Colombia - alle 15, ora italiana - l’ennesima udienza del processo che vede imputato il 72enne Paolo Pravisani, originario di Udine ma residente in Colombia da circa dieci anni, accusato di pedofilia, detenzione di materiale pedopornografico, droga e induzione alla prostituzione.
I fatti risalgono al febbraio del 2008: le autorità locali arrivano nell’appartamento di Pravisani a Cartagena e trovano il 15enne colombiano Yesid Torres nudo e agonizzante, con segni di violenza sul corpo.
Poco distante c’è anche Pravisani, in mutande e visibilmente ubriaco. Inutile la corsa in ospedale: Torres, che lavorava come domestico in casa dell’uomo, muore qualche ora dopo.
L’autopsia chiarisce fin da subito la causa del decesso: overdose di cocaina.
Continua a leggere: Colombia: attesa per oggi la sentenza per il pedofilo udinese Paolo Pravisani

Il nucleo Radiomobile dei carabinieri di Asti ha sgominato, dopo un’indagine durata più di un anno, una piccola organizzazione dedita allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione.
Sette persone sono finite in manette, tutte albanesi e romene di età compresa tra i 20 e i 26 anni, accusati anche di traffico di sostanze stupefacenti, finanziato proprio dallo sfruttamento della prostituzione.
La banda operava nella provincia di Asti: almeno nove ragazze romene venivano tenute in condizioni di schiavitù, costrette a prostituirsi, picchiate e minacciate.
Ognuna di loro, stimano gli agenti che hanno eseguito gli arresti, portava ai loro aguzzini circa 350 euro al giorno, soldi che venivano poi impiegati nel traffico di cocaina.

Sono stati arrestati questa mattina a Torino cinque cittadini romeni accusati di aver stuprato in gruppo diverse prostitute nigeriane: le adescavano, le sequestravano, le violentavano e poi le fotografavano, come una sorta di trofei da esibire.
I cinque si chiamano Vasile e Marius Vrajitoru, fratelli di 24 e 22 anni, Aurel Moisii, 24 anni, Petru Coromelci, 29 anni, e Constantin Mustiatà, 28 anni. Ma alle violenze, secondo gli inquirenti, avrebbero partecipato anche altri due giovani romeni, indagati a piede libero.
Il modus operandi del gruppo è ben descritto su La Stampa:
Le donne erano caricate in strada da uno dei componenti del branco, che si fingeva un semplice cliente oppure offriva un passaggio, e venivano portate con l’inganno in un’area campestre alla periferia di Pianezza, dove apparivano gli altri (a volte chiusi nel bagagliaio della stessa auto) e avvenivano le efferate violenze. Al termine dei selvaggi stupri, oltre a rapinare le vittime di tutto ciò che avevano, la banda aveva l’usanza di «crocifiggerle» simbolicamente a un albero e di fotografarle con i cellulari, anche nelle parti intime, come se fossero un trofeo.
Continua a leggere: Torino: sgominata banda di stupratori di prostitute, cinque romeni in manette