
Notizia curiosa ed assurda in arrivo dagli Stati Uniti, per la precisione dal Kansas, dove Jesse Dimmick, lo vedete in foto, sta scontando una condanna a 11 anni di carcere per essersi introdotto, nel settembre 2009, nell’abitazione dei coniugi Jared e Lindsay Rowley ed averli tenuti in ostaggio mentre era ricercato dalle autorità in quanto sospettato di un omicidio.
Ora, dalla prigione di Brighton, in Colorado, Dimmick ha deciso di far causa ai due coniugi e chiedere un cospicuo risarcimento economico. Il motivo? Il giovane sostiene di aver stretto un accordo verbale coi Rowley e che loro, denunciandolo e facendolo arrestare, non l’hanno rispettato.
Per questo motivo chiede ben 235 mila dollari: 160 mila per coprire le spese mediche necessarie per curarlo dopo che le autorità gli avevano sparato nel tentativo di fermarlo e 75 mila per lo stress emotivo causato dalla situazione.

Una nuova e terribile vicenda di abusi ed incesto sta sconvolgendo in queste ore la piccola comunità di St. Peter am Hart, paesino di quasi 2.500 abitanti dell’Alta Austria.
Un nuovo Joseph Fritzl, un 85enne, Gottfried W. E, ha tenuto segregate e violentato per oltre 40 anni le due figlie disabili, che oggi hanno 45 e 53 anni.
L’incubo per le due figlie è iniziato nel 1970 e si è concluso soltanto nel maggio scorso, quando sono riuscite a fuggire e denunciare quanto erano state costrette a subire.

Si è concluso ieri, nel tribunale di Placerville, in California, il processo a Phillip Craig Garrido e a sua moglie Nancy, che il 10 giugno 1991 rapirono l’11enne Jaycee Lee Dugard e la tennero prigioniera per ben 18 anni.
I due coniugi, che nel corso di quei lunghi anni hanno sottoposto la giovane Jaycee ad una serie di violenze, ieri sono stati condannati: 431 anni di carcere per Phillip, il principale responsabile di tutto quello che è successo, mentre per sua moglie Nancy è stata stabilita una pena che va dai 36 anni di carcere all’ergastolo.
La vittima, che ora 31 anni, ha preferito non partecipare all’udienza, ma ha inviato una lettera che è stata letta in tribunale dalla madre Terry Probyn.

Ievgheni Kaspersky è uno degli uomini più ricchi della Russia, con una fortuna stimata di oltre 800 milioni. Lui, l’avrete capito dal cognome, è il fondatore del Kaspersky Lab, diventato famoso in tutto il mondo per il suo software antivirus.
Qualcuno che pensato bene di approfittare della ricchezza del miliardario e martedì scorso ha rapito il figlio 20enne del magnate, Ivan, e chiesto un lauto riscatto: ben 3 milioni di euro.
Il rapimento è avvenuto martedì. Ivan, iscritto al quarto anno della facoltà di matematica e cibernetica a Mosca, è stato sequestrato mentre stava andando a lavoro negli uffici della InfoWatch, società di proprietà di sua madre, Natalya Kaspersky, in un quartiere industriale a nord della capitale.

E’ finito in manette a Sorocaba, in Brasile, il 64enne Joao Batista Groppo, accusato di aver tenuto prigioniera in cantina sua moglie per oltre 16 anni, mentre lui viveva al piano di sopra con la sua nuova compagna.
Chiusa in uno scantinato di 12 metri quadrati, senza bagno e senza luce: Sebastiana Aparecida Groppo, 64 anni, è stata liberata mercoledì dalle autorità locali, che l’hanno subito trasferita di un ospedale a 100 chilometri da San Paolo.
Groppo ha tenuto la moglie segregata per due lunghi periodi, per un totale di 16 anni. L’ultimo è iniziato nel 2003, dopo la morte di uno dei loro figli, deceduto in un incidente.
Il 64enne si è giustificato sostenendo che la moglie soffrisse di problemi mentali e che era diventata aggressiva, troppo pericolosa per poter restare in casa.
Tragedia sfiorata in una scuola di Marinette, nello Stato del Wisconsin, dove per cinque lunghe ore uno studente di 15 anni ha tenuto in ostaggio un gruppo di suoi compagni.
E’ iniziato tutto intorno alle 3 del pomeriggio di ieri: la classe stava guardando un film in presenza di un insegnante, quando il 15enne ha estratto la pistola ed ha fatto fuoco contro il proiettore.
I suoi compagni, nonostante la situazione di pericolo, sono riusciti a mantenere la calma ed hanno cercato di di far rilassare il 15enne, parlando con lui del più o del meno.
Questa situazione è andata avanti per circa cinque ore: loro chiusi nell’aula, le autorità all’esterno dell’edificio che cercavano di convincere il giovane a rilasciare tutti ed arrendersi.
Una terribile vicenda di schiavitù e abusi sessuali, iniziata nel 2003, è al centro di un processo che si sta svolgendo in queste ore a Melun, in Francia.
Sabrina, una ragazza nomade di 23 anni, fu venduta dai suoi genitori ad una coppia di coniugi residenti in un campo nomadi alle porte di Parigi. Chiesero ed ottennero una macchina usata del valore di poco meno di 500 euro.
Gli “acquirenti“, Franck Franoux, 58 anni, e sua moglie Florence Carrasco, 56 anni, tennero la giovane come una schiava, costretta a fare lavori domestici e a subire abusi fisici e sessuali.
E’ stata costretta, per circa tre anni, a vivere in una sorta di capanna, picchiata quotidianamente con barre di ferro, bruciata con sigarette e obbligata a prostituirsi.

Sembra risolto il giallo sulla scomparsa di Marina Patriti, la 44enne scomparsa lo scorso 18 febbraio a Bruino, in provincia di Torino. La donna, madre di 3 figli, è stata uccisa e, a nove mesi di distanza, ci sarebbero anche i colpevoli di quel delitto.
Si tratta di Maria Teresa Crivellari, 45 anni, Andrea Chiappetta, 37 anni e Calogero Pasqualino, 27 anni, tutti e tre finiti in carcere con l’accusa di sequestro di persona, omicidio volontario e distruzione di cadavere.
Il motivo di tale delitto è duplice: la Crivellari, lo rivelano gli inquirenti, era stata amante di Giacomo Bellorio, marito della vittima, per circa un anno e mezzo. Poi Bellorio, nel dicembre 2009, aveva interrotto quella relazione per tornare con sua moglie.
La Crivellari, quindi, avrebbe agito con l’intenzione di eliminare la sua rivale in amore. Chiappetta e Pasqualino, invece, pensavano ai soldi.

Sono ancora pochi i dettagli diffusi dalle autorità portoghesi e da quelle scozzesi sulla prigionia di James Ross, 26enne di Wick tenuto segregato e torturato per tredici giorni in una villa a Boliqueime, Portogallo, nella regione di Algarve.
Il giovane, padre di due bambini, era arrivato in Portogallo lo scorso 5 ottobre: avrebbe dovuto lavorare in una piantagione di cannabis per poter ripagare un debito di circa 15mila euro nei confronti del connazionale John Maclean.
Ma quello che Ross ha trovato ad attenderlo è stato tutt’altro: Maclean ed altri tre inglesi l’hanno sequestrato e torturato per giorni. Gli hanno tagliato un orecchio, due dita delle mani e tre dei piedi.
Hanno anche chiamato sua moglie e le hanno spiegato le condizioni in cui versava il marito e l’hanno costretta a non denunciare la scomparsa: se avesse allertato le autorità, James Ross sarebbe morto.
Era appena arrivata in Italia ed aveva accettato l’ospitalità di un suo connazionale di 45 anni, che ben presto si è trasformato nel suo aguzzino.
E’ accaduto ad una ragazza romena di 25 anni, liberata ieri sera dai carabinieri della Stazione Roma Prima Porta.
La giovane, che aveva respinto le avances del 45enne, era stata ridotta in schiavitù, chiusa in una stanza, denutrita, picchiata e violentata quotidianamente.
L’incubo è durato ben sei mesi, fino a quando i vicini di casa dell’uomo, sentendo le urla della giovane, hanno allertato le autorità.