Omicidio a Palermiti: ucciso Rocco Catroppa in un agguato

pubblicato da Renato Marino


Omicidio nella tarda serata di ieri a Palermiti, nel Catanzarese. Rocco Catroppa, 38 anni, è stato ucciso tra la folla con un colpo di pistola dopo aver assistito a un concerto nell’ambito di una festa religiosa. Nell’agguato è rimasto ferito in maniera non grave anche il figlio di 10 anni. Sul posto sono poi arrivati i carabinieri della tenenza di Soverato. L’uomo è stato raggiunto alla testa da un colpo di pistola con il silenziatore. Una settimana fa era stato assassinato sulla spiaggia di Soverato Ferdinando Rombolà, davanti alla moglie e al figlio. Scrive Strilli:

Sull’omicidio di Rocco Catroppa, ex sorvegliato speciale e pregiudicato per reati associativi (…) indaghera’ la Dda di Catanzaro. L’episodio criminale, secondo gli investigatori, si inserisce nello scontro tra cosche che operano nella fascia jonica al confine tra le province di Catanzaro e Reggio Calabria e la zona delle Serre vibonesi, nato sulla scia della cosiddetta faida dei boschi.

Nell’arco degli ultimi due anni lo scontro tra le cosche ha provocato una ventina di omicidi. Il punto piu’ alto dello scontro, secondo gli inquirenti, e’ stato l’omicidio di Damiano Vallelunga, di Serra San Bruno (Vibo Valentia) assassinato il 27 settembre dello scorso anno a Riace (Reggio Calabria).

Foto | Flickr

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'Ndrangheta: arrestato Salvatore Facchineri sulla spiaggia di Formicoli

pubblicato da Renato Marino

Il boss reggente della cosca. Così gli investigatori definiscono Salvatore Facchineri, 36 anni, allevatore, ritenuto il successore di Luigi a capo dell’omonima famiglia di Cittanova (Reggio Calabria). L’uomo è stato arrestato sulla rinomata spiaggia di Formicoli, vicino Tropea, da carabinieri travestiti da villeggianti.

Ricercato dal 25 febbraio scorso, dopo l’evasione dagli arresti domiciliari, Facchineri è stato rintracciato seguendo i movimenti dei familiari. Gli investigatori avevano circoscritto le loro ricerche tra Santa Domenica di Ricadi e Tropea ( Vibo Valentia) e ieri pomeriggio intorno alle 16 lo hanno sorpreso sulla spiaggia a Formicoli.

L’operazione è stata condotta dai carabinieri di Taurianova, supportati dai colleghi di Tropea, sotto la direzione delle Procure della Repubblica di Palmi e Vibo Valentia. Su Facchineri, scrive Julie News, pendono due condanne: una a 10 anni e 6 mesi di carcere per riduzione in schiavitù da parte della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria e un’altra a 6 anni e 6 mesi per due estorsioni, aggravate dall’associazione a delinquere di stampo mafioso.

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Omicidio Ferdinando Rombolà a Soverato: "rientra nella faida dei boschi"

pubblicato da Renato Marino


Gli inquirenti non hanno dubbi. L’omicidio di Ferdinando Rombolà, freddato domenica sulla spiaggia di Soverato tra ombrelloni e bagnanti, rientra nella cosiddetta faida dei boschi. All’origine dello scontro tra i clan dell’area gli interessi collegati al settore del disboscamento. Poi, con il passare del tempo, i contrasti si sono estesi al controllo degli appalti per la realizzazione di opere pubbliche e più in generale alla gestione delle attività illecite sul territorio del basso ionio catanzarese. Scrive Catanzaro Informa:

Il nome di Ferdinando Rombolà, secondo le prime ricostruzioni, dovrebbe essere legato alla famiglia dei Todaro, da tempo in contrasto con il gruppo dei ”Sia’. E’ stata l’uccisione del boss Vittorio Sia ad originare la ”contro risposta’ dei clan nemici sfociata ieri nel sangue. Rombolà, quarantenne vibonese ma da tempo residente a Soverato, era già noto alle forze dell’ordine: era stato arrestato alcuni anni fa per spaccio di sostanze stupefacenti e finito nuovamente in manette nel 2003 dopo che i carabinieri, ad un posto di blocco, avevano trovato nella sua auto una pistola.

Il killer sarebbe arrivato in sella a una moto guidata da un complice e poi trovata incendiata. Si è avvicinato all’ombrellone e ha fatto fuoco all’indirizzo di Rombolà davanti alla moglie e al figlio. Quattro colpi che non hanno lasciato scampo all’uomo, tra la folla impaurita che in tutta fretta ha abbandonato quel tratto di spiaggia trasformato in un luogo di morte.

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Omicidio a Soverato: ucciso Ferdinando Rombolà in un agguato in spiaggia

pubblicato da Renato Marino


Omicidio a Soverato, nel Catanzarese. Un pregiudicato di 40 anni, Ferdinando Rombolà, è stato ucciso ieri in località San Nicola sul far della sera. Secondo una prima ricostruzione dell’agguato l’uomo era in spiaggia in compagnia delle moglie e del figlio quando è stato raggiunto da 4 colpi di pistola esplosi da un uomo con il volto coperto da un casco da motociclista che si è poi allontanato a bordo di una moto guidata da un complice.

Questo è solo l’ultimo di una serie di omicidi avvenuti nell’area ionica catanzarese al confine con le province di Vibo e Reggio. L’episodio più recente il 25 luglio quando in un agguato venne ucciso Agostino Procopio.

Via | Strilli.it
Foto | Flickr

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'Ndrangheta: Isola Capo Rizzuto, arrestato Nicola Arena

pubblicato da Renato Marino


I carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Crotone insieme agli uomini dello Squadrone eliportato cacciatori Calabria di Vibo Valentia, hanno arrestato ieri a Isola Capo Rizzuto, Nicola Arena, 28 anni, ritenuto elemento di spicco dell’omonima cosca.

A giugno era finito in manette Fabrizio Arena, figlio di Carmine, considerato il mammasantissima della cosca, ucciso a colpi di bazooka in un agguato nel 2004 a Cutro. Fabrizio secondo l’accusa era presente alla festa di avvenuta elezione del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo in un ristorante di Crotone.

Esponenti della cosca Arena secondo quanto emerso dall’inchiesta Broker della Dda di Roma, si sarebbero incontrati, in occasione delle elezioni politiche del 2008, con Di Girolamo e Gennaro Mokbel per raccogliere voti a favore del candidato di centrodestra nella circoscrizione estera.

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'Ndrangheta: confisca beni cosca Mazzagatti di Oppido Mamertina

pubblicato da Renato Marino


La Guardia di finanza e i Carabinieri hanno confiscato beni per 20 milioni di euro ritenuti nella disponibilità di presunti affiliati alla cosca Mazzagatti di Oppido Mamertina, Reggio Calabria.

Il provvedimento, disposto dal Tribunale di Reggio Calabria, ha interessato le aziende Tracocem e Tra.Re.C. s.rl., con sede operativa Maida nel; la C.M.G. s.r.l e la ditta individuale “Caterina Misale”, con sede legale ed operativa ad Oppido Mamertina. I Mazzagatti avrebbero esteso le loro attività anche in provincia di Catanzaro grazie all’alleanza con esponenti della famiglia Arena. Da TeleReggioCalabria:

I beni erano stati sequestrati nel 2007 nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Palmi. La cosca Mazzagatti, secondo l’accusa, aveva l’egemonia nel trasporto per conto terzi e la commercializzazione di cemento. Il Tribunale di Reggio Calabria ha anche disposto la revoca della sospensione temporanea dell’amministrazione degli stabilimenti calabresi della Italcementi Spa di Bergamo, che era stata decisa sempre nel 2007.

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Reggio Calabria: sequestrati beni a Francesco Stilo, genero di Giuseppe Morabito

pubblicato da Renato Marino


La Dia di Reggio Calabria ha sequestrato beni per un milione e mezzo di euro a Francesco Stilo, genero del boss attualmente detenuto Giuseppe “tiradrittu” Morabito. Stilo, condannato a nove anni di reclusione per associazione mafiosa lo scorso giugno, è ritenuto dagli investigatori esponente di primo piano della cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara.

L’operazione è stata eseguita sulla base di un provvedimento emesso dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Dda. Sequestrate due aziende, una di calcestruzzo e l’altra del settore agricolo, e dieci ettari di uliveti e agrumeti. I particolari su Il Quotidiano della Calabria:

La cosca avrebbe ottenuto un subappalto dalla società Condotte d’Acqua, secondo quanto riferisce la Dia ed il subappalto, per un importo di sette milioni e 400 mila euro, riguardava la fornitura di calcestrutto per la realizzazione della variante della statale 106 jonica nell’abitato di Palizzi, un centro della Locride.

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'Ndrangheta: sequestrati beni per 10 milioni a clan Alvaro

pubblicato da Renato Marino


Beni per dieci milioni di euro, riconducibili alla cosca Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria) sono stati sequestrati dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Dda. Si tratta di quattro ville considerate nella disponibilità di Domenico Alvaro, 77 anni, condannato in primo grado a tre anni di carcere per avere favorito la latitanza del boss Carmine Alvaro, 57 anni. Da Strilli:

L’ingente patrimonio immobiliare, abilmente occultato in zone difficilmente accessibili e mai catastalmente dichiarato, è stato individuato dai finanzieri attraverso il controllo economico del territorio effettuato anche a mezzo di sorvoli con velivoli ad ala rotante in dotazione al Corpo.

Il sequestro beni è stato eseguito dal Nucleo di polizia tributaria di Reggio Calabria ed è la prosecuzione dell’operazione “Matrioska” del 12 maggio scorso. Nel solo 2010 alla cosca Alvaro sono stati sottratti beni per trenta milioni di euro.

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'Ndrangheta, Rosarno: 10 arresti clan Bellocco nell'operazione Pettirosso

pubblicato da Renato Marino


È stata denominata “Pettirosso” l’operazione che questa mattina ha fatto scattare le manette ai polsi di 10 presunti affiliati alla cosca Bellocco di Rosarno, accusati di associazione mafiosa, favoreggiamento, porto e detenzione illegale d’arma da fuoco.

Nel corso del blitz sono stati sequestrati beni per 10 milioni di euro, ma soprattutto - dicono gli investigatori - è stato ricostruito il circuito criminale che aveva favorito la latitanza di Gregorio e Carmelo Bellocco, ritenuti ai vertici della cosca e tra i 30 latitanti più pericolosi d’Italia fino alla loro cattura.

Il clan Bellocco (ne parlavamo qui) è tra i più potenti della ‘ndrangheta. Narcotraffico, estorsioni, controllo delle attività commerciali e imprenditoriali le attività principali della consorteria mafiosa. Che, per gli inquirenti, insieme ai Pesce e ai Piromalli-Molè, gestisce gli affari illeciti nell’area della Piana di Gioia Tauro.

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'Ndrangheta, Crotone: omicidio Luca Megna, 4 arrestati tra cui Pantaleone Russelli

pubblicato da Renato Marino


Quattro persone sono state arrestate a Crotone con l’accusa di essere coinvolte nell’omicidio di Luca Megna, figlio del boss Domenico detenuto in regime di 41 bis. Megna, 37 anni, venne ucciso in un agguato il 22 marzo del 2008 nella frazione Papanice mentre rincasava in compagnia della moglie e della figlioletta di 5 anni, rimaste ferite.

Destinatari delle ordinanze di custodia, Pantaleone Russelli, già detenuto, presunto esecutore materiale dell’omicidio, ed altre tre persone accusate di averlo aiutato a sfuggire all’arresto. Si tratta di Roberto Bartolotta, Alfredo Monteleone ed Antonio Franzè.

Interdetto per due mesi un medico, S.N., di 50 anni: avrebbe emesso una falsa certificazione a favore di Russelli dopo il suo ferimento nell’agguato contro Megna. All’origine del delitto, scrive questa mattina Il Quotidiano della Calabria, ci sarebbe:

Una scissione all’interno della cosca Megna portata avanti da Pantaleone Russelli, un tempo uomo di fiducia del capo, Domenico, sarebbe il movente dell’assassinio di Luca Megna, figlio di Domenico. Russelli sarebbe stato l’esecutore materiale dell’omicidio e successivamente, avrebbe tentato di assumere il comando della cosca, spalleggiato da altri componenti del gruppo criminale.

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