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Mafia

Cosa Nostra: Bernardo Provenzano ha tentato il suicidio in carcere

pubblicato da Daniele Particelli in: Boss Mafia

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Bernardo Provenzano, il superboss di Cosa Nostra finito in manette nell’aprile del 2006 dopo ben 43 anni di latitanza, ha tentato il suicidio in carcere: mercoledì sera ha provato ad uccidersi mettendo la testa in un sacchetto di plastica nella sua cella del carcere di Parma, dove è detenuto dal 2011 in regime di 41 bis.

Il suicidio è stato impedito dal repentino intervento del personale di polizia giudiziaria, ma la vicenda è ancora avvolta nel mistero. Il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria del ministero di Giustizia ha parlato di una messinscena, un tentativo del boss di “sembrare pazzo“.

Provenzano, da tempo affetto da diverse patologie - tumore alla prostata, inizio di Parkinson ed encefalite - è stato recentemente sottoposto a perizie che hanno stabilito la sua capacità di intendere e di volere. Da qui, si pensa, la decisione del boss di voler dimostrare il contrario.

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Mesagne, SCU: 16 arresti in operazione Die Hard

pubblicato da Renato Marino in: Mafia


Sedici presunti appartenenti alla Sacra Corona Unita sono stati raggiunti stamattina da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Lecce su richiesta della Dda. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione consumata e tentata, porto e detenzione illegale di arma da sparo, danneggiamento aggravato e incendio aggravato. 

I presunti appartenenti alla SCU arrestati avrebbero agito soprattutto nel territorio di Mesagne (Brindisi). Gli investigatori ritengono di aver ricostruito i nuovi rapporti di potere in seno alla locale malavita organizzata. L’operazione, in cui sono stati impegnati circa 100 poliziotti, è stata denominata Die Hard.

Foto | ©TMNews

Cosca dei Cursoti: arrestati 20 presunti affiliati a Catania

pubblicato da Renato Marino in: Mafia


Venti presunti affiliati alla cosca mafiosa catanese dei “Cursoti” sono stati arrestati stamane dalla polizia di Catania, dopo le indagini dirette dalla locale Dda.

Secondo gli investigatori della Squadra Mobile la cosca - in crisi, decimata dagli arresti - stava per riorganizzarsi sotto le direttive dal presunto boss Giuseppe Garozzo, 63 anni, scarcerato due anni fa dopo un lungo periodo passato dietro le sbarre.

L’uomo, detto “Pippu u maritatu”, era stato ferito in un agguato a giugno dell’anno scorso e attualmente era sottoposto a vigilanza speciale. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi c’è anche lui. Un arresto è stato eseguito anche in Piemonte dove la cosca avrebbe avuto una base logistica.

I reati contestati a vario titolo ai venti arrestati, si legge su Catania Oggi, sono associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti, detenzione di armi da guerra.

Foto | ©TMNews

Palermo, mafia: sequestrati beni per 5 milioni

pubblicato da Renato Marino in: Mafia


La Guardia di Finanza questa mattina è stata impegnata in un sequestro di beni per 5,3 milioni di euro considerati nella disponibilità della cosca di Santa Maria di Gesù di Palermo. Tra i beni ai quali sono stati apposti i sigilli anche un negozio di telefonia che tra l‘altro avrebbe rifornito affiliati e boss di schede telefoniche intestate fittiziamente a stranieri.

Sotto sequestro societa, ditte individuali, appartamenti e anche alcuni capannoni in cui si sarebbero tenuti summit di mafia. Secondo gli inquirenti la cosca di Santa Maria di Gesù era in contatto con le “famiglie” Gambino e Colombo, due delle cinque famiglie di New York. Tra i destinatari dei provvedimenti ci sono anche soggetti già arrestati nell’operazione Paesan Blues del 2010.

Foto | ©TMNews

Foggia: 8 arresti, c’è anche candidato sindaco di Apricena Michele Taurisano

pubblicato da Renato Marino in: Politici Mafia


Tra le 8 persone arrestate oggi dai carabinieri di Foggia c’è anche il candidato sindaco di una lista civica alle prossime elezioni amministrative nel comune di Apricena, Michele Taurisano, di 36 anni. L’uomo, si legge su Daunia News, nei giorni scorsi era arrivato a cavallo al comizio in cui aveva presentato il suo team: “Quello che non hanno fatto gli altri sindaci, io lo farò” aveva detto Taurisano.

Le ordinanze di custodia cautelare emesse a carico degli indagati contestano a vario titolo l’associazione a delinquere finalizzata alla pianificazione di omicidi, estorsioni, violenza privata. Per gli inquirenti il gruppo voleva prendere il posto di una organizzazione criminale avversaria e gestire così la guardiania nei campi di pannelli fotovoltaici.

A tal fine, secondo le indagini, era stato programmato almeno un omicidio. L’inchiesta è stata diretta dalla Procura della Repubblica di Lucera (Foggia).

Foto | ©TMNews

Misilmeri, mafia: 5 arresti. Coinvolto Vincenzo Ganci, candidato PID a Palermo

pubblicato da Renato Marino in: Mafia


Cinque arresti nella notte a Misilmeri (Palermo) per l’accusa di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni. Le misure cautelari sono state notificate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo a Francesco Lo Gerfo, 50 anni, Mariano Falletta, 53, Antonino Messicati Vitale, 40, Stefano Polizzi, 55, e Vincenzo Ganci, 46 anni.

Il primo secondo gli inquirenti avrebbe assunto il comando della cosca di Misilmeri dopo l’arresto di Antonino Spera. Vincenzo Ganci invece è consigliere di circoscrizione e risulta candidato al consiglio comunale di Palermo nella lista “Amo Palermo” del candidato sindaco Marianna Caronia, deputata regionale del Pid - Popolari di Italia domani - dell’ex ministro Saverio Romano, già a processo a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa.

È indagato per mafia anche il presidente del consiglio comunale di Misilmeri Giuseppe Cimò. In base alle indagini coordinate dalla Dda di Palermo il clan di Misilmeri aveva esteso i suoi tentacoli sull’attività amministrativa del Comune per controllare la gestione dei ciclo dei rifiuti attraverso infiltrazioni nel Coinres, consorzio che si occupa appunto della raccolta dei rifiuti in una ventina di comuni vicini a Misilmeri.

L’inchiesta, sfociata nell’operazione della scorsa notte - denominata Sisma, si è avvalsa di intercettazioni e del contributo di pentiti e ha mostrato che il “mandamento” di Misilmeri controllava ormai anche la famiglia mafiosa di Bolognetta e di quella Villabate, oltre ad esserre in stretti rapporti con i mandamenti mafiosi palermitani di Brancaccio e Tommaso Natale, Pagliarelli e Porta Nuova.

Ora sta al ministero dell’Interno valutare lo scioglimento del consiglio comunale di Misilmeri.

Foto | ©TMNews

Foggia, arrestato Elio Aimola ex presidente Azienda rifiuti

pubblicato da Renato Marino in: Mafia


È accusato di falso aggravato dal metodo mafioso, Elio Aimola, già presidente di Amica, l’ex municipalizzata foggiana che si occupava di nettezza urbana. L’uomo è stato arrestato stamattina dalla Mobile di Foggia insieme ad altre 8 persone, presunti esponenti di spicco della malavita cittadina dicono gli investigatori. Per loro l’ipotesi di reato è di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

A febbraio gli uomini della Guardia di finanza erano stati nella sede di Amica e avevano acquisito le ordinanze del servizio di gestione dei rifiuti, il contratto di esercizio provvisorio, il decreto di fallimento dell’azienda, la documentazione amministrativa dell’ultimo anno e mezzo della municipalizzata, ora in mano a un curatore fallimentare.

Foto | ©TMNews

Clan Li Bergolis-Pacilli, Foggia: 18 arresti per mafia

pubblicato da Renato Marino in: Mafia


Colpo al clan Li Bergolis-Pacilli, attivo tra Monte Sant’Angelo e Manfredonia e con proiezioni criminali in tutta l’area garganica. Diciotto persone sono state arrestate questa mattina dalla polizia di Foggia con le accuse di estorsione, detenzione abusiva di armi e favoreggiamento personale, tutti reati aggravati dalle finalità mafiose.

Gli inquirenti ritengono di aver ricostruito la struttura e le attività criminali del sodalizio mafioso Li Bergolis-Pacilli che tra Monte Sant’Angelo Mafredonia e San Giovanni Rotondo, taglieggiava imprenditori edili e commercianti, tre dei quali hanno denunciato le estorsioni di cui erano vittime.

Tra i destinatari della misura cautelare c’è anche un maresciallo dei carabinieri di Foggia. Per gli investigatori della polizia avrebbe favorito la latitanza del presunto boss Giuseppe Pacilli, 40 anni, arrestato a maggio dell’anno scorso “in casa” a Monte Sant’Angelo, dopo una latitanza di due anni. Era tra i 30 ricercati di massima pericolosità.

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Stragi ‘93-processo Tagliavia: ci fu trattativa Stato-mafia

pubblicato da Renato Marino in: Mafia


La trattativa Stato-mafia ci fu e a prendere l’iniziativa furono proprio pezzi delle Istituzioni, uomini dello Stato. Ma non sono emersi riscontri in merito al coinvolgimento del nascente partito Forza Italia con le stragi mafiose del 1993.

Sono state diffuse ieri le motivazioni delle sentenza del processo che in corte d’assise a Firenze ha condannato all’ergastolo il boss Francesco Tagliavia quale co-autore di quelle stragi (10 morti e una cinquantina di feriti).

La trattativa Stato-mafia venne “quantomeno inizialmente impostata su un do ut des” scrivono i giudici nelle motivazioni delle sentenza. “Non ha trovato consistenza l’ipotesi secondo cui la nuova ‘entità’ politica che stava per nascere si sarebbe addirittura posta come mandante o ispiratrice delle stragi” di via dei Georgofili a Firenze (5 morti); di via Palestro a Milano (5 morti) e del fallito attentato in via Fauro a Roma.

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Sono di Placido Rizzotto i resti trovati a Corleone

pubblicato da Renato Marino in: Mafia


Sono di Placido Rizzotto, il sindacalista sequestrato e ucciso dalla mafia nel 1948, i resti scheletrici ritrovati a settembre del 2009 nelle campagne di Corleone (Palermo), nelle foibe di Rocca Busambra. Gli esami di laboratorio sono stati effettuati dal Gabinetto della Polizia Scientifica di Palermo che ha comparato il Dna di un parente di Placido Rizzotto, morto anni fa di cause naturali, con i resti trovati nel 2009.

È stato così possibile stabilire, a 64 anni dall’omicidio, che quello scheletro è proprio dell’esponente socialista, già partigiano della Brigata Garibaldi. Placido Rizzotto venne rapito dalla mafia quando aveva 34 anni. Dal 1945 l’esponente di spicco del partito socialista era fortemente impegnato a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre.

Testimone dell’omicidio Rizzotto, secondo le indagini, un ragazzino di 13 anni, un giovanissimo pastore che vide in volto gli assassini del sindacalista: questo firmò la sua condanna a morte eseguita con un’iniezione letale. Per il delitto Rizzotto vennero arrestati Vincenzo Collura, Pasquale Criscione e Luciano Liggio, poi assolti per insufficienza di prove.

Quando tre anni fa venne trovato lo scheletro a Roccca Busambra il sindaco di Corleone Antonino Iannazzo commentava: “Si chiude un mistero italiano che abbiamo chiesto di risolvere allo Stato. Già ci avevano provato i carabinieri con altri resti trovati nelle foibe, ma non avevano estratto il Dna. Questo risultato, mi hanno spiegato gli investigatori, dà una certezza al 76 per cento. La famiglia, dopo tanti anni, avrà finalmente una tomba su cui piangere”.

Foto | ©TMNews