Mafia americana: origini e guerra castellammarese

pubblicato da Renato Marino


Con questo post inauguriamo un altro dei nostri appuntamenti mensili a cadenza fissa dopo Serial killer, Most wanted Fbi, Trenta latitanti italiani più pericolosi, Tecniche investigative.

Cosa Nostra americana. Quando nasce, le famiglie mafiose più importanti, le guerre, i rapporti con la “madrepatria”. Il fenomeno prende le mosse agli inizi del novecento preceduto dalla cosiddetta Mano Nera e agevolato dall’emigrazione oltreoceano degli italiani che specie dalle regioni meridionali partivano per gli States.

Una emigrazione spesso forzata e non solo per ragioni economico-sociali. La caccia ai boss mafiosi nella Sicilia dell’epoca, quella in cui Mussolini aveva inviato il “prefetto di ferro” Cesare Mori, aveva fatto trasferire molti boss in America: in quel momento era una delle poche alternative al carcere.

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condividi condividi 0 commenti martedì 31 agosto 2010

Australia: omicidio Carl Williams. Autopsia rivela ultimi istanti del boss

pubblicato da Renato Marino


Quando venne ucciso in carcere, lo scorso aprile, era ritenuto il numero uno della criminalità australiana. Carl Williams, 39 anni, “Fat boy”, stava scontando la sua pena in un carcere di massima sicurezza a sud di Melbourne. Era stato condannato a 35 anni di carcere per gli omicidi di alcuni rivali nell’ambito della guerra fra gang.

La storia di quella “faida” combattuta per le strade di Melbourne, con un bilancio di oltre 30 morti ammazzati, aveva ispirato anche una serie televisiva di successo, Underbelly. All’origine di tutto i contrasti legati al traffico e allo spaccio di stupefacenti.

Williams, si legge sul Guardian, era stato capace di strappare il controllo del mercato della droga ai Moran che a Melbourne ne detenevano il monopolio da tre generazioni. Del boss con la faccia da bambino si diceva che non avesse mai mangiato due volte nello stesso ristorante per paura di essere assassinato.

Il periodo più caldo della faida fu quello compreso tra la fine dei ‘90 e il 2006 quando l’omicidio di Mario Condello fece temere una nuova recrudescenza dei fatti di sangue. Poi il 19 aprile di quest’anno l’omicidio di Williams, sul quale adesso si conosce qualche dettaglio in più.

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Agguato a Barcellona Pozzo di Gotto: ferito Carmelo Giambò

pubblicato da Renato Marino


Un pregiudicato è rimasto gravemente ferito ieri sera in un agguato a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese. All’indirizzo di Carmelo Giambò, 39 anni, sono stati esplosi 7 colpi di fucile e pistola calibro 7,65. Solo un proiettile avrebbe raggiunto l’uomo che è riuscito a entrare in casa trovando in parte riparo dalla pioggia di piombo.

Le sue condizioni sarebbero comunque disperate. La pallottola che l’ha centrato sotto l’ascella avrebbe leso organi vitali. Gli investigatori della Mobile di Messina parlano di un “omicidio mancato” che si inquadrerebbe nella ripresa della “guerra di posizione” all’interno dei clan.

Ad agire sarebbero stati due killer che appostatisi sotto casa di Giambò hanno atteso che rientrasse. Appena l’uomo è sceso dall’auto per chiudere il cancello dell’abitazione i sicari hanno aperto un fuoco incrociato.

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Regime di 41bis: comunicazioni ai boss tramite sms inviati a "Quelli Che Il Calcio"

pubblicato da Daniele Particelli

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Comunicare con i detenuti in regime di 41bis non è cosa facile: controllo della corrispondenza, colloqui limitati e misure di sicurezza rafforzate rispetto al comune regime carcerario.

Bisogna ingegnarsi e, stando a quanto riferisce il Quotidiano della Calabria, qualcuno ha trovato un sistema che finora si è dimostrato infallibile: inviare comunicazioni via sms alla trasmissione televisiva di RaiDue Quelli Che Il Calcio.

Nel corso della messa in onda, infatti, passa in sovraimpressione un rullo che mostra gli sms inviati dagli utenti.

Tra questi, è emerso nel corso delle ultime ore, in passato ci sarebbero state anche delle comunicazioni destinate ai boss detenuti in regime di 41bis.

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I 30 latitanti più pericolosi d'Italia: Matteo Messina Denaro

pubblicato da Fabio Mascagna

Matteo Messina Denaro

Tracciare un profilo dettagliato di Matteo Messina Denaro è come scrivere la biografia di un personaggio storico con dei tratti quasi mitologici ed altri ripescati da una tradizione eroica – come vedremo più avanti - reinventata ad uso e consumo di interessi privati. E’ stato lui stesso – e continua a farlo – ad alimentare quell’aura arrogante e sciovinista che, se da una parte consente di conoscere meglio il latitante Messina Denaro, dall’altra lo erge ancor di più ad ultimo vero boss di Cosa Nostra. Da nuovo astro nascente diventa, con la cattura di Riina, Provenzano e più recentemente Lo Piccolo e Raccuglia, il capo dei capi assoluto della mafia siciliana. Dalla Relazione DIA 2008:

[…] MESSINA DENARO Matteo, che continua ad essere il capo indiscusso di uno dei più consolidati mandamenti mafiosi, quello castelvetranese, nonché il rappresentante provinciale di cosa nostra trapanese. […] Il ruolo del MESSINA DENARO Matteo, all’interno di cosa nostra, risulta acquisire un forte spessore, grazie anche al momento congiunturale negativo attraversato da cosa nostra palermitana, dovuto all’incalzante azione repressiva attuata dalle Forze di Polizia.

Matteo Messina Denaro nasce nel 1962 a CastelVetrano, già città natìa di Giovanni Gentile, e risulta essere latitante dal 1993. E’ figlio d’arte, successore di quel Francesco Messina Denaro detto “Don Ciccio” capo mandamento della mafia trapanese che fu trovato morto il 30 novembre del 1998, ben vestito nella piazza di CastelVetrano. Come fosse già pronto al proprio funerale. Eppure ricordato puntualmente ogni anno dalla famiglia, sulle pagine dei giornali.

Il giovane Matteo è precoce e desideroso di apprendere in fretta le abitudini mafiose, tanto che già dai 14 anni inizia ad usare le armi da fuoco a scopo di intimidazione per passare da lì a poco ai veri e propri omicidi che gli forniranno fama e rispetto nel trapanese. I suoi soprannomi sono “U Siccu”, per la sua fisionomia alta e smagrita, e “Diabolik” per la sua ossessiva predilezione per il fumetto creato dalle sorelle Giussani.

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Mafia: confiscati beni per 800 milioni a Michele Aiello. Il video

pubblicato da Renato Marino

È la confisca più imponente mai disposta sul territorio italiano. Lo afferma il pm di Palermo Geri Ferrara commentando gli 800 milioni di beni confiscati all’ex “re Mida” della sanità privata siciliana Michele Aiello, condannato in appello a quindici anni e mezzo per associazione mafiosa.

“È la confisca di maggior valore in Italia ed è molto importante perchè si è potuto mettere i sigilli a un patrimonio che fin dalle origini era nato illecitamente con i patrimoni di Cosa nostra. (…) Abbiamo incontrato problemi di accertamento enormi perchè si indagava su un soggetto con un patrimonio di origine già particolarmente elevato, quindi non c’era una sproporzione tra il reddito e il patrimonio”.
Scrive Live Sicilia:

Aiello, coinvolto nella stessa inchiesta che ha portato alla condanna per favoreggiamento aggravato dell’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, è ritenuto strettamente legato al boss Bernardo Provenzano. Secondo gli inquirenti, avrebbe potuto contare in tutto l’arco della sua attività imprenditoriale, nata nel settore edile e poi ampliatasi in quello della sanità, su una sostanziale situazione di monopolio assicurata dall’appoggio dei vertici di Cosa nostra, che avrebbe anche investito ingenti somme di denaro nelle sue aziende.

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FBI Most Wanted: Semion Mogilevich

pubblicato da Renato Marino


È nella lista dei Most wanted FBI dal 2009. Semion Mogilevich, “the brainy don”, è ritenuto uno dei più pericolosi boss della mafia russa. Nato a Kiev nel 1946, dopo aver preso una laurea in economia all’università di Leopoli si trasferisce a Mosca dove negli anni Settanta entra a far parte del gruppo criminale Lyubertskaya.

Mette su piccole frodi che gli costano alcuni anni di carcere per traffico di valuta sul mercato nero. La sua scalata criminale vera e propria inizia però tra la fine dei ‘70 e i primi anni ‘80 quando tanti ebrei ucraini e russi si trasferiscono in America e Israele. Mogilevich riesce ad occuparsi della vendita delle loro proprietà e del trasferimento dei loro beni, tra cui opere d’arte e preziosi.

I proventi di quelle vendite però non arriveranno mai ai legittimi destinatari costituendo la base finanziaria successiva della sua ascesa, che ha il suo picco nel periodo coincidente con il crollo dell’Urss. Nel vuoto di potere venutosi a creare oligarchi e consorterie mafiose sguazzano, incrementando i loro affari esponenzialmente.

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Mafia: l'estradizione di Giuseppe Falsone e la caccia a Gerlandino Messina

pubblicato da Renato Marino

Giuseppe Falsone sarà estradato in Italia. La corte di Cassazione francese ha rigettato il ricorso presentato dai legali dell’ex super latitante di Campobello di Licata, ritenuto fino alla sua cattura a Marsiglia ai vertici di Cosa nostra. Lui, dalla Francia, continua a dire di chiamarsi Giuseppe Sanfillo Frittola e di essere di Catania.

Gli inquirenti non hanno dubbi sulla sua identità, nonostante la plastica facciale cui si sarebbe sottoposto. Il boss potrebbe rientrare in Italia già tra il 30 agosto e il primo settembre. Intanto, come ricorda Antimafia Duemila, prosegue la caccia a Gerladino Messina, ritenuto l’erede naturale di Falsone alla guida della mafia agrigentina.

Nei giorni scorsi era stata ricoverata per dei controlli presso l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, la madre. Immediatamente agenti della polizia in borghese hanno presidiato in lungo e in largo ma del latitante non vi è stata traccia. La donna, dallo scorso aprile, su richiesta del pm della Dda Rita Fulantelli avrebbe dovuto sottoporsi ad un prelievo del sangue presso gli uffici della Questura ma fino ad ora si era sempre rifutata presentandosi con tanto di certificato medico. Dopo questo malessere, la richiesta del Dna a seguito di una recente legge è diventata una prassi.

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Bari: arrestato boss Domenico Conte, ritenuto capo clan Bitonto

pubblicato da Renato Marino


La polizia ha arrestato questa mattina Domenico Conte, 40 anni, considerato a capo dell’omonimo clan di Bitonto protagonista della faida con i Cipriano, colpiti a fine luglio dall’operazione Sylos. Dopo i due omicidi in un’ora di una settimana fa e il sequestro di un arsenale ritenuto nella disponibilità del clan Conte, sono scattare la manette per quello che gli investigatori ritengono uno dei più pericolosi boss del barese.

All’indomani degli omicidi di Luigi Cannone a Capurso e di Michele Cipriano a Bitonto il prefetto aveva lanciato l’allarme: “La situazione è grave e molto preoccupante l´omicidio di Capurso è in realtà riconducibile ai clan di Valenzano. L´hinterland risente dell´afflusso criminale del capoluogo”.

Poi c’era stato il ritrovamento delle armi proprio nelle campagne di Capurso e Bitonto. Quattro pistole, nove fucili e trecento munizioni di vario calibro. Armi pronte ad uccidere ancora.

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Arresti mafia Ficarazzi: Giovanni Trapani, Alcamo Atanasio e il ruolo dei pentiti

pubblicato da Renato Marino


All’indomani degli arresti che hanno decapitato i vertici mafiosi di Ficarazzi - facendo scattare le manette per i due presunti capo cosca rivali, Giovanni Trapani e Atanasio Alcamo, il vecchio e il nuovo - emerge qualche dettaglio in più sull’attività investigativa e sui riscontri che hanno portato al blitz. Fondamentale nelle indagini il ruolo dei pentiti Andrea Bonaccorso e Santino Puleo, come riporta Live Sicilia. Bonaccorso, ex affiliato al clan Lo Piccolo, venne arrestato a gennaio del 2008, poi divenne collaboratore di giustizia.

Viene indicato quale il conducente della moto dalla quale il 13 giugno del 2008 Sandro Lo Piccolo, delfino del clan, sparò al reggente della famiglia mafiosa della Noce, Nicola Ingarao, uccidendolo. Coinvolto in altri gravi fatti di sangue, una volta tratto in arresto, decide di collaborare, fornendo utilissime informazioni sull’assetto di Cosa nostra palermitana.

“Mi risulta che il reggente a Ficarazzi sia Giovanni Trapani (…). Conosco la circostanza per averla appresa da Pino Scaduto … A carico dello stesso mi risulta che si sia interessato tra l’altro di estorsioni …… In un’altra occasione il Trapani aveva preteso di entrare in società con un costruttore, ….. pretendendo il pagamento di una cifra per ciascuno degli appartamenti.” Viene poi chiarito che la somma pretesa corrispondeva a 3.000 euro ad appartamento, per un totale di circa 50-60 mila euro, trattandosi di due palazzine di appartamenti. Proprio Bonaccorso si offrì di intermediare a favore del costruttore, vittima della richiesta estorsiva: l’intervento andò a buon fine nel senso che ci si accordò affinché il costruttore si limitasse a fare soltanto “un regalo” a Trapani.

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