
Un libro appena pubblicato negli Stati Uniti riaccende i riflettori sul mistero dello Zodiac Killer, l’assassino seriale attivo in California tra il dicembre del 1968 e l’ottobre dell’anno successivo, mai identificato dalle forze dell’ordine.
Sette vittime accertate - nelle sue lettere ne rivendicava almeno 37 - e nessun sospetto circa la sua identità: nel corso degli anni si sono fatte avanti centinaia e centinaia di persone che sostenevano di conoscere Zodiac, ma la verità non è mai emersa. Ora arriva Lyndon Lafferty, autore di The Zodiac Killer Cover-Up nonché agente di polizia in California.
Lafferty, che per oltre 40 anni si è occupato di indagare sul misterioso assassino, sostiene di conoscere l’identità di Zodiac e che questi sia ancora in vita: si tratterebbe di un anziano di 91 anni residente nella contea di Solano, in California. L’autore non rivela l’identità - usa diversi alias per descriverlo - ma sostiene di essere arrivato molto vicino ad arrestarlo, nei primi anni ‘70: quel tentativo fallì perché le indagini furono ostacolate da alcuni personaggi potenti.
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È uscito per i tipi di Aliberti I Misteri di casa Agnelli del giornalista Antonio Parisi, già al centro della puntata de “La storia siamo noi” del settembre dell’anno scorso. ll programma di Giovanni Minoli in quell’occasione ricostruì le circostanze della morte di Edoardo Agnelli, il figlio dell’Avvocato, trovato cadavere il 15 Novembre di 11 anni fa ai piedi di un viadotto autostradale nei pressi di Fossano (Cuneo).
Un caso subito archiviato come suicidio. Il libro, corredato da molte note, da tutta una serie di documenti, sostiene che potrebbe essere andata diversamente. Il volume “I Misteri di Casa Agnelli” si sofferma sulla conduzione delle indagini, le ripercorre passo per passo, evidenzia gli elementi che secondo l’autore avrebbero meritato quantomeno un approfondimento. Su Crimeblog abbiamo il piacere di parlarne direttamente con Antonio Parisi.
Antonio partiamo dal quel 15 novembre del 2000. Edoardo Agnelli, classe ’54, figlio di Gianni e di Mirella Caracciolo, esce da Villa Sole, la sua residenza sulle colline torinesi, alle 7:20. Si mette alla guida di una Croma grigia, blindata. Meno di tre ore dopo Edoardo viene trovato cadavere ai piedi del viadotto autostradale “Generale Franco Romano” sulla Torino-Savona all’altezza di Fossano. Cosa si sa di quel che fece Edoardo nel lasso di tempo precedente al ritrovamento del corpo?
Quando Edoardo Agnelli esce di casa alle 7,20 del mattino non si bene quello che fa. Di certo sappiamo che UNA DELLE SUE DUE AUTOVETTURE, (la Croma con cui gli addetti alla sicurezza affermano che si è allontanato da Villa Sole) ad un certo punto imbocca, attraverso il casello di Torino, l’autostrada che porta a Savona. All’incirca alle 10 del mattino la sua autovettura viene ritrovata su un viadotto della stessa autostrada con il motore accesso ed il cofano del portabagagli aperto. Nelle due ore e mezza Edoardo ha più volte telefonato ai diversi suoi collaboratori per disdire e fissare nuovi appuntamenti con medici, politici ed amministratori per il pomeriggio di quello stesso giorno e per i giorni successivi. Nel frattempo la CROMA RISULTA ESSERE ENTRATA ED USCITA PIU’ VOLTE DALL’AUTOSTRADA. Ma siamo sicuri che al volante ci fosse Edoardo? Siamo sicuri che le telefonate siano state fatte effettivamente dal figlio dell’Avvocato e non da un imitatore che ha usato il telefono di Edoardo?
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Sono diminuti i Paesi che utilizzano la pena di morte, ma sono aumentate le esecuzioni. E’ quanto emerge dal rapporto 2011 della ONG italiana Nessuno Tocchi Caino.
Nel 2010 le esecuzioni sono state 5.837, quasi cento in più rispetto alle 5.741 del 2009 e alle 5.735 del 2008. Di queste quasi 5 mila sono avvenute in Cina, che mantiene il primato con l’85,6% del totale.
Seguono l’Iran con 546 esecuzioni, la Corea Del Nord con 60, lo Yemen almeno 53, gli Stati Uniti con 46, l’Arabia Saudita almeno 27, la Libia almeno 18, l’Iraq almeno 17, la Siria almeno 17, il Bangladesh 9, la Somalia almeno 8, il Sudan almeno 8, l’Autorità Nazionale Palestinese almeno 5, il Vietnam almeno 4, l’Egitto 4, la Guinea Equatoriale 4, la Bielorussia 2, il Bahrein 1 e la Malesia almeno 1.

Saranno celebrati a Potenza, nei primissimi giorni di luglio, i funerali di Elisa Claps, come confermato in queste ultime ore dal fratello Gildo.
Ora che le indagini sono state chiuse, la Procura di Salerno ha accolto la richiesta dell’avvocato della famiglia Claps per la restitutizione dei resti, scoperti il 17 marzo 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza.
I resti di Elisa dovrebbero tornare alla famiglia entro la fine di giugno e i funerali dovrebbero celebrarsi qualche giorno dopo. La camera ardente, conferma Gildo Claps, si terrà nell’aula magna del liceo classico Flacco, lo stesso frequentato da Elisa.
Mentre il processo a Phillip Craig Garrido e sua moglie Nancy è ancora in corso, Jaycee Lee Dugard si appresta a pubblicare un libro in cui saranno raccontati i 18 anni di prigionia e di violenze che è stata costretta a subire dai due coniugi, che l’hanno rapita il 10 giugno 1991, quando aveva soltanto 11 anni.
Finora ad oggi la giovane, ora 31enne, era rimasta in silenzio, limitandosi a qualche fugace dichiarazione, in una località segreta insieme alla famiglia e ai due figli avuti dalle violenze di Garrido, che ora hanno 14 e 17 anni.
Per raccontare al mondo la sua drammatica storia ha preferito la pubblicazione di un libro al posto di interviste e apparizioni televisive. A Stolen Life (una vita rubata), uscirà il prossimo 12 luglio negli Stati Uniti, poche settimane dopo la condanna dei coniugi Gariddo, prevista per il 2 giugno.
Continua a leggere: Jaycee Lee Dugard: presto in libreria il racconto di quei 18 anni di prigionia

Due libri sulla strage di Erba (Il grande abbaglio, del 2008; L’enigma di Erba, del 2010) e uno speciale uscito la scorsa settimana su Oggi.it. Di (e con) Edoardo Montolli abbiamo parlato più di una volta su Crimeblog (qui la nostra ultima intervista).
Nuovi dettagli, materiale esclusivo, foto, intercettazioni, verbali degli interrogatori e più di un dubbio sulla colpevolezza dei coniugi Romano. Trovate tutto sulle pagine on line del settimanale, un libro-inchiesta multimediale da sfogliare, leggere, ascoltare. Noi abbiamo fatto qualche domanda all’autore.
Prima però riepiloghiamo la vicenda. La sera dell’11 dicembre 2006 in un appartamento di una corte ristrutturata nel centro di Erba (Como) vengono uccisi a sprangate e colpi di coltello Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk, 2 anni, la nonna del bambino Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini.
Si è sempre parlato di mafia e camorra, relegando la ‘ndrangheta a qualcosa di molto più distante e meno organizzato. La realtà è purtroppo molto diversa, e ne parliamo con Felice Manti, giornalista reggino de “Il Giornale” autore del libro “O mia bella madun’drina” che esplora i comportamenti dell’organizzazione malavitosa e le sue evoluzioni e ramificazioni. Raggiunto al telefono è stato estremamente cortese e ha risposto ad alcune domande.
VP: Lei esordisce “unendo” l’Italia in un paese di omertosi. Con buona pace per le differenze culturali tra Nord e Sud. A cosa riconduce questo comportamento degli italiani? questo scarso senso civico che ci accomuna?
FM: Mi piace citare la frase di un magistrato milanese che abbiamo intervistato nel libro. “L’indifferenza è incostituzionale”. L’omertà è il passaggio successivo, è il silenzio di comodo. Che al Sud era ed è quasi “religione di Stato” per ragioni culturali. Se al Nord ha attecchito pericolosamente è perché anche a queste latitudini è venuta meno la fiducia nei confronti dello Stato e della magistratura
VP: Ritiene che questo comportamento - questa omertà - sia riconducibile ad una paura irrazionale o ad una sicurezza della mancata presenza dello Stato?
FM: Se ti mettono una bomba in un cantiere o ti bruciano un camion e tu non denunci niente non c’è niente di irrazionale nel non denunciare. La ‘ndrangheta fa paura più di quanto ne faccia la giustizia
VP: Trova qualche parallelismo tra il tentato secessionismo di Carmelo Novella e quello della nuova camorra organizzata di Cutolo?
FM: Sono fenomeni molto simili per certi aspetti. La capacità e la determinazione delle mafie di spegnere questi conati separatisti è direttamente proporzionale alla sua forza. Quando in un’azienda criminale c’è qualcuno che rema contro, quel qualcuno va eliminato per dare un segnale a tutti. Quando invece la ribellione di un boss prende piede, è il segnale che quella organizzazione criminale è destinata a crollare su se stessa.
Continua a leggere: La crescita della 'ndrangheta: intervista a Felice Manti

Giorni fa vi abbiamo parlato del caso Amazon relativo alla pubblicazione online di un volume dal titolo “The Pedophile’s Guide to Love and Pleasure: A Child-Lover’s Code of Conduct” (”La guida del pedofilo all’amore e al piacere: un codice di condotta per gli amanti dei bambini“), prontamente eliminato dal catalogo dopo le numerossisime proteste di utenti ed associazioni.
La questione, però, non è finita lì: in quell’ebook il suo autore, Phillip R. Greaves II, prendeva le difese dell’amore pedofilo e dava consigli su come comportarsi quando si ha a che fare con i bambini, sessualmente parlando.
Consigli piuttosto specifici, difficili da dare se non si ha una buona conoscenza dell’argomento. Lui si è difeso dicendo:
La parola pedofilo, credo, significa amante dei bambini. Se stupri i bambini e li uccidi, non sei uno che li ama. Baciare un bambino, accarezzarlo e fare questo tipo di cose non credo che debba essere un grosso problema.
Di testi sui serial killer ne esistono tanti, ma In due si uccide meglio, di Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi, in uscita per Edizioni XII, rappresenta sicuramente una novità nel settore, essendo dedicato unicamente agli assassini seriali che colpiscono in coppia.
Il saggio tratta quindi di persone che uccidono, ma che lo fanno in due, e che dalla condivisione dell’esperienza omicidiaria ricavano maggior eccitazione e sicurezza.
Nella sua prefazione, il noto criminologo Ruben De Luca scrive:
È proprio questo il grosso problema dell’omicidio seriale in coppia: si tratta di un’azione mostruosa messa in atto da due persone, due individui istinti che la trovano piacevole e gratificante come se si trattasse di andare insieme al cinema o a mangiare la pizza. E questo evento disturba nel profondo la società umana. La condivisione dell’aberrazione automaticamente toglie forza all’onnipresente tesi della pazzia, della malattia mentale, che viene estratta dal cilindro ogni volta in cui c’è da trovare una spiegazione per un comportamento del genere.

Concludiamo questo speciale sulla relazione annuale sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa rilasciata dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze. Dopo aver visto i dati relativi al consumo di cannabis, anfetamine, ecstasy e sostanze allucinogene, oggi tocca a tasso di mortalità, alle nuove droghe e al consumo di cocaina. Partiamo da quest’ultimo:
Si stima che per il 2008 la coltivazione totale di foglie di coca abbia consentito una produzione potenziale di 845 tonnellate di cocaina idrocloride pura, a cui la Colombia ha contribuito al 51 %, il Peru al 36 % e la Bolivia al 13 %. Si ritiene che la produzione globale di cocaina sia diminuita del 15 % nel 2008.
Di quelle 845 tonnellate, ben 710 sono state sequestrate e solo 76,4 in Europa. Se si prende in considerazione il periodo 2004-2008 ben 13 milioni di europei hanno assunto cannabis almeno una volta, 4 milioni l’hanno fatto regolarmente nell’ultimo anno, mentre nell’ultimo mese il numero è sceso ad 1,5 milioni.
Il campione è quello di cittadini di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Dalle cifre appena elencate, si può restringere il campo ai cittadini inclusi nella fascia di età 15-24 anni: in questo caso le cifre scendono a 3 milioni una tantum, 1,5 milioni nell’ultimo anno e 0,6 milioni nell’ultimo mese.