
Katerina Mathas e Giovanni Rasero, di 26 e 29 anni, responsabili dell’omicidio del piccolo Alessandro Mathas, di appena 8 mesi, resteranno in carcere.
Lo ha deciso ieri il gip Vincenzo Papillo, che ha firmato la convalida degli arresti per i due adulti, accusati di omicidio volontario aggravato in concorso.
Data la gravità straordinaria del reato, e le personalità di Mathas e Rasero, ritenuti privi della capacità di controllo degli impulsi aggressivi, sussiste il pericolo di nuove violenze.
In queste ultime ore sono emersi anche nuovi dettagli sull’omicidio, come ben descritto da L’Unione Sarda:
Alessandro lunedì notte piangeva per la fame. Un pianto ininterrotto, normale per un piccino di otto mesi che non mangia dal pomeriggio e che reclama la sua pappa. Ma insopportabile per Giovanni Antonio Rasero e Caterina Mathas fuori controllo e così storditi per l’uso di hashish, cocaina, e per la mancanza di sonno, da scatenare una violenza crescente, con sevizie crudeli e ripetute contro il piccolo, fino e ucciderlo, per farlo stare zitto, e mettersi a dormire.

È accusato di essere stato, durante gli anni della giunta militare in Argentina (1976-1983), uno dei piloti dei famigerati “voli della morte”. Julio Alberto Poch, 57 anni, fino a ieri anonimo pilota di linea della Transavia, è stato arrestato dalla polizia spagnola, in collaborazione con l’Interpol, all’aeroporto di Valencia Manises.
Per gli inquirenti Poch, che ha la doppia nazionalità argentina e olandese, era un pilota della, tristemente nota, Scuola di Meccanica Navale di Buenos Aires. E con tale ruolo avrebbe attivamente partecipato alla “guerra sporca” conducendo gli aerei militari da cui venivano lanciati in mare, dopo essere stati narcotizzati, i dissidenti politici della dittatura militare.
Si stima che ad almeno 3000 civili toccò questa tragica fine; 30.000 le vittime totali, tra morti e “desaparecidos”, del regime allora al potere. Nel 1995 l’ex ufficiale (e repressore) argentino Adolfo Scilingo in un’intervista concessa al giornalista Horacio Verbitsky descrisse in modo particolareggiato le modalità dei “vuelos” cui aveva partecipato in due occasioni.

Iniziano a chiarirsi le dinamiche dell’omicidio avvenuto qualche ora fa a Bagnaturo, frazione di Sulmona, dove un 53enne sovrintendente in prepensionamento della polizia penitenziaria ha ucciso la figlia di 25 anni con un colpo di pistola alla testa ed ha poi tentato di togliersi la vita nello stesso modo.
Tutto è iniziato nella sua abitazione: Vincenzo Marruccelli ha ucciso la figlia Irene di fronte a sua moglie, poi l’ha caricata sulla sua automobile e si è recato al commissariato.
Una volta lì è sceso dall’auto ed ha tentato di uccidersi, ma è stato fermato dagli agenti che successivamente hanno trovato il corpo senza vita della giovane donna, madre di una bambina di 2 anni.
Ancora misteriosa la causa del gesto, anche se si vocifera che possa esser stato scatenato dell’uso di sostanze stupefacenti fatto dalla giovane, che già in passato era stato causa di numerosi litigi con il padre.

In Corea del Nord i bambini con disabilità fisiche e/o psichiche sono usati come cavie per testare le armi chimiche e biologiche del regime comunista al potere.
È l’accusa rivolta al governo del paese da un ex ufficiale dell’esercito fuggito nel 1999 in Corea del Sud. Secondo Im Chun-yong, che solo ora ha deciso di fare queste rivelazioni, questa sarebbe la prassi utilizzata dal regime per calcolare tempi ed effetti della somministrazione di armi chimiche e biologiche sull’uomo.
Se hai disabilità fisiche o mentali il governo dice che il miglior contributo che puoi dare alla società è fare la cavia per testare le armi chimiche del regime.
Bolivia, ottobre 2003. Le forze di sicurezza sparano in piazza sui manifestanti. È la cosiddetta guerra del gas; bilancio: sessantasei morti. Oggi i responsabili di quella mattanza sono chiamati a processo. In primo luogo l’ ex presidente della Repubblica Gonzalo Sanchez de Losada, detto Goni, nel frattempo riparato in America.
Goni è accusato di genocidio, lesioni gravissime, tortura, privazione della libertà fisica e di parola; ma torniamo un attimo a quei giorni. Il paese è nel caos da qualche mese, tra scioperi, marce di protesta e blocchi della rete stradale.
I manifestanti vogliono che il gas, ovvero la maggiore fonte di ricchezza del paese, sia gestito direttamente dai boliviani e non sia invece svenduto alle multinazionali che, via Cile, lo fanno arrivare negli States. In discussione c’è, dopo decenni, un intero modello di sviluppo.
Sanchez de Losada è accusato di aver firmato, in qualità di presidente della Repubblica, il famigerato decreto 27.209, quello che ha autorizzato le forze di sicurezza a sparare sui manifestanti di El Alto che avevano bloccato gli approvvigionamenti e gli accessi verso la vicina capitale La Paz.

Un cittadino americano è stato arrestato in Birmania, a Rangoon, perchè sorpreso a nuotare nel lago adiacente la residenza in cui è detenuta la leader dell’ opposizione democratica, e premio nobel per la pace nel ‘91, Aung San Suu Kyi. L’ uomo, John William Yeattaw, è stato beccato dalla polizia mentre stava uscendo dal lago Inya martedì.
Secondo quanto riportato dalla stampa birmana Yettaw avrebbe confessato di essere arrivato nella casa di Suu Kyi domenica sera, sempre a nuoto. L’ abitazione della donna è sorvegliata a vista dalla polizia e i posti di blocco lungo il tragitto che vi conduce fanno ormai parte del paesaggio, ma i militari raramente entrano in casa.
Naturalmente l’ hanno fatto dopo la scoperta dell’ intruso. Un rappresentante dell’ ambasciata americana a Yangon ha affermato che sono stati avviati i normali canali diplomatici che si attivano ogni qual volta viene arrestato un cittadino americano all’ estero. A parte il nome non sono stati forniti altri dettagli su Yettaw.
Suu Kyi - ex funzionaria dell’ ONU - ha passato 13 degli ultimi 19 anni della sua vita agli arresti domiciliari. La sua unica colpa è quella di aver sempre lottato, in maniera non violenta, secondo gli insegnamenti del “Mahatma” Ghandi, per l’ affermazione dei diritti umani e civili del suo popolo.

Vi ricorderete sicuramente del brutale omicidio di Gabriel Ferez e Laurent Bonomo, i due studenti francesi di 23 anni torturati e massacrati lo scorso giugno nel loro appartamento di Londra.
Per quelle violenze furono identificati ed arrestati due ragazzi, Dano Sonnex, 23 anni, e Nigel Farmer, 34 anni, che fin’ora hanno ammesso di essersi introdotti nell’appartamento dei due studenti, ma negano di averli uccisi e di aver dato fuoco all’abitazione.
Il processo si sta svolgendo in queste ore nella capitale Inglese e si dovrebbe concludere entro sei settimane. Da quanto è emerso fin’ora pare che i due indagati soffrissero di problemi mentali e che al momento dell’irruzione in casa dei due studenti avessero ingerito una potente cocktail di alcol e droga.
Doveva essere una semplice rapina, ma i due si sarebbero fatti prendere dalla situazione ed avrebbero sottoposto i due francesi ad oltre due ore di violenza inaudita, una sadica ferocia culminata con l’omicidio dei due, per un totale di 244 coltellate prevalentemente in testa.
Come spesso accade in questi casi, forse questo brutale si sarebbe potuto evitare: Sonnex infatti era stato già arrestato per un accoltellamento ed era stato dichiarato “propenso ad usare le armi e portato all’eccessiva e gratuita violenza“. Ma era stato rilasciato.

Duch, al secolo Kang Khek Ieu, capo torturatore del regime cambogiano maoista dei Khmer rossi, è alla sbarra. Scovato da un fotografo inglese nel 1999, deve rispondere oggi, in prima persona, della morte di almeno 16.000 cambogiani, barbaramente torturati e uccisi. Era lui infatti ad avere potere di vita e di morte su chi era rinchiuso nel famigerato carcere-lager S-21, in una ex scuola di Phnom Penh.
Agli interrogatori, cui venivano sottoposti in larga parte intellettuali, artisti, quadri e dirigenti del partito, non c’ erano risposte giuste da dare: una volta accusati di presunto spionaggio/sabotaggio non c’era scampo. Uno dei pochi sopravvissuti alla scuola-lager, Vann Nath, ha affermato di aver aspettato per 30 anni questo giorno. Come lui, i pochi ex internati sopravvissuti sono pronti a testimoniare e ad inchiodare Duch alle sue responsabilità.
Questo tribunale arriva dopo 10 anni di trattative tra le autorità cambogiane e l’ Onu; in ballo un genocidio da 1,7 miloni di morti. In un’ intervista dell’ anno scorso il gerarca, nel frattempo convertitosi al cristianesimo, ha dichiarato che a volere la morte di tutti i prigionieri era stato “ il macellaio” Ta Mok, il fratello n. 5, morto impunito nel 2006.
Dopo Duch (nella foto con il suo legale) dovrebbero essere giudicati per crimini di guerra e contro l’ umanità anche altri quattro ex gerarchi del regime di Pol Pot. Il condizionale è d’ obbligo visto che a capo dell’ attuale governo siede, indovinate un pò, un altro ex papavero della dittatura. Duch, vista l’ eco internazionale della sua cattura, non ha potuto sottrarsi al processo, massima pena prevista l’ ergastolo, ma probabilmente a pagare per tutti sarà solo lui.
Via | Telegraph

E’ finita poche ore fa la latitanza di Radovan Karadzic, durata 13 anni: è accusato di aver orchestrato le più cruente ed efferate azioni di guerra nella sanguinosa guerra di Bosnia scatenata dopo la dissoluzione dell’ex-jugoslavia, seconde solo allo sterminio perpetrato dal regime nazista della seconda guerra mondiale, secondo Lord Ashdown, celebre diplomatico internazionale.
Era il primo dei tre latitanti nella lista nera stilata dal Tribunale Internazionale dell’Aja per crimini di guerra nella ex-jugoslavia, ed è accusato della strage di Srebrenica del 1995 in cui furono uccisi 8,000 musulmani bosniaci, e della strage dei 10.000 nell’assedio alla città di Sarajevo.
Un portavoce della Nato ha affermato che “si tratta di una buona notizia per la comunità internazionale, ed è una cosa che aspettavamo da tanto tempo”, e mentre la Sarajevo musulmana festeggia sotto la pioggia con caroselli e fiumane di persone per le strade il 63enne ex leader dei serbo-bosniaci Karadzic è attualmente detenuto a Belgrado, in attesa del processo in cui dovrà rispondere delle accuse di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, in una guerra che dal 1993 al 1995 ha fatto più di 200.000 morti.
Via|telegraph.co.uk
Tra gli atti fondanti del ventennio fascista, terminato il 25 aprile di 63 anni fa, c’è un crimine tristemente famoso, quello del parlamentare e segretario del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti.
Era il 10 giugno del 1924. Come era solito fare, Matteotti si stava dirigendo da casa a piedi verso Montecitorio. Sotto i platani del lungotevere c’era parcheggiata un’auto, con a bordo Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. Erano uomini della polizia politica, allora ancora denominata Ceka, in seguito OVRA, che lo stavano aspettando.
Il 30 maggio del 1924, Matteotti aveva pronunciato alla camera un discorso nel quale denunciava apertamente e senza giri di parole i numerosi brogli dei quali si era reso autore il partito fascista durante le elezioni, contestandone la validità. “Io il mio discorso l’ho fatto, ora voi preparate l’orazione funebre per me”, sono le parole che disse ai compagni di partito subito dopo.