
E’ ritenuto uno degli esponenti di spicco della cosca Pelle-Vottari di San Luca e stava scontando una condanna a 10 anni di carcere per coltivazione di canapa indiana e a 13 anni per associazione per delinquere di stampo mafioso e favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta denominata Fahida.
Antonio Pelle, 49enne conosciuto anche come “Vancheddu” o “la mamma“, dall’aprile scorso stava scontando la sua condanna ai domiciliari che gli erano stati concessi per motivi di salute.
Cinque giorni fa, però, aveva avuto un malore ed era stato ricoverato nell’ospedale di Locri. Da lì, ieri pomeriggio, è riuscito ad evadere, approfittando del fatto che, per motivi ancora da accertare, non era piantonato dagli agenti.

Ci sono evasioni elaborate ed altre decisamente più improvvisate. Quella che vi mostriamo oggi, che in realtà è soltanto un tentativo non riuscito, appartiene a questa seconda categoria.
Il protagonista si chiama Juan Ramirez Tijerina e sta scontando una condanna a 20 anni di carcere per possesso illegale di armi e traffico di stupefacenti nel carcere di Chetumal, nello stato messicano di Quintana Roo.
Al suo tentativo di fuga ha collaborato la moglie Maria del Mar Arjona, che è andato a trovarlo in carcere con una valigia vuota ed ha cercato di uscire col marito al suo interno.
Giuseppe Tomassone, lo vedete in foto, il 31 luglio del 2001 uccise Giovanni Tonziello, 45enne titolare di una ricevitoria a Trentola, nel Casertano.
Per quell’omicidio, avvenuto nel corso di una rapina, è stato condannato a 20 anni di carcere: sarebbe dovuto uscire nel 2017 ma ieri, approfittando di un permesso speciale, è fuggito.
Con lui è scappato anche Zouita Adbelgnai, marocchino di 33 anni condannato per resistenza a pubblico ufficiale e spaccio di sostanze stupefacenti. I due, detenuti nel carcere “La Pulce” di Reggio Emilia, stavano partecipando ad un progetto di reinserimento durante lo svolgimento di Festareggio:
I due erano impiegati nelle cucine di un ristorante della kermesse al Campovolo. La loro autorizzazione scadeva all’1.30 di lunedì, ora in cui sarebbero dovuti rientrare in carcere. Probabilmente, approfittando di un attimo di distrazione anche degli altri detenuti - con loro erano presenti altre sette persone facenti parte del progetto di reinserimento - si sono allontanati.

Sono ben 85 i detenuti che all’alba di venerdì sono riusciti ad evadere dal carcere di Reynosa, nello stato di Tamaulipas.
Hanno scavalcato le mura di cinta - alte quasi 6 metri - grazie all’uso di scalette, poi sono fuggiti riuscendo a far perdere le proprie tracce.
Inutile dire che un’evasione del genere non può che esser stata organizzata con la collaborazione dei secondini presenti in quel momento.
Due di loro, lo rendono noto gli inquirenti, mancano all’appello e quasi sicuramente sono fuggiti con gli evasi. Altri 44 secondini sono stati fermati ed interrogati sull’incidente.
Continua a leggere: Messico: evasione di massa dal carcere di Reynosa, 85 detenuti in libertà

Un’evasione di gruppo dal carcere di Fossano (Cuneo) è stata sventata grazie lavoro di intelligence della polizia penitenziaria. Secondo quanto riferito da Leo Beneduci, segretario generale dell’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria (Osapp), “l’azione avrebbe avuto un’eco clamorosa perché attuata mediante un caterpillar che dall’esterno avrebbe dovuto agganciare le sbarre di una finestra e tirarle via”.
La fuga sarebbe dovuta avvenire martedì 24 agosto o mercoledì 25. Tutto sarebbe stato facilitato dalla mancanza, attorno alla struttura, del muro di cinta. Da La Stampa:
Dei cinque potenziali fuggitivi (tutti reclusi per reati comuni e condanne definitive) tre sarebbero romeni e due italiani (uno dei quali in regime di articolo 21, cioè in libertà di giorno e obbligato a rientrare in cella per la notte). L’intesa sarebbe nata fra gli stranieri e un detenuto calabrese: la fuga avrebbe dovuto concludersi in Romania. Tutto da realizzare entro sabato o domenica. L’intervento della Polizia penitenziaria ha sventato ogni possibilità.
Continua a leggere: Carceri, Osapp: sventata evasione dal carcere di Fossano

Un classico delle fughe dal carcere. Due detenuti hanno annodato le lenzuola e scavalcato il muro di cinta della casa circondariale Don Bosco di Pisa. È accaduto ieri all’ora di pranzo. Lo ha comunicato il Sappe che parla di “evasione annunciata”, la seconda in meno di dieci giorni.
L’allarme che segnala eventuali tentativi di scavalcamento - secondo quanto riferito dal Sindacato autonomo di polizia penitenziaria - non era funzionante e nessuna sentinella era a guardia dell’area del muro di cinta. Gli evasi sono Roland Dedja, 26 anni, e Bledar Shehu, di 27, entrambi di nazionalità albanese, in carcere per omicidio e tentato omicidio. Nessuno dei due è stato condannato in via definitiva.
Una fuga semplicissima. Dopo aver attraversato i cortili interni e scavalcato le mura del carcere, i due hanno fermato una donna a bordo di una Jeep Cherokee, l’hanno fatta scendere e si sono impossessati dell’auto. Le ricerche proseguono su tutto il territorio anche con l’ausilio di elicotteri.
Continua a leggere: Evasione carcere Pisa: ricercati Bledar Shehu e Roland Dedja

Sono ancora in corso le ricerche dei due detenuti evasi ieri dal penitenziario di Lecco. Si tratta di Nicodemo Romeo, 27enne di Polistena (Reggio Calabria), condannato per spaccio di stupefacenti e accusato di omicidio in un procedimento ancora in corso, e di Amr Aly El Fadly, egiziano di 29 anni, finito in carcere per rapina e lesioni personali aggravate.
I due sarebbero fuggiti con uno stratagemma approfittando dell’ora d’aria. Dopo aver eluso la sorveglianza avrebbero scavalcato il muro perimetrale di cinta del carcere, agevolati anche dall’alta statura dell’egiziano. L’evasione sarebbe avvenuta intorno alle 9:30. Subito dopo un contadino ha avvistato i fuggitivi attraversare i campi alle spalle del carcere di Pescarenico, nei pressi della linea ferroviaria.
Le ricerche proseguono in tutto il Nord Italia con posti di blocco lungo strade e autostrade, controlli nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti. Ieri pomeriggio sono state diffuse le foto dei due evasi mentre la direzione del penitenziario ha avviato un’indagine interna.
Continua a leggere: Evasione carcere Lecco: ricercati Nicodemo Romeo e Amr Aly El Fadly

E’ scattata stamattina all’alba l’operazione, denominata Cianliu, della Guardia di Finanza contro la criminalità organizzata cinese: 73 aziende sequestate, insieme a 181 immobili e 166 auto di lusso.
Ventiquattro persone (17 cinesi e 7 italiani) sono finite in manette in otto regioni - Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia - con l’accusa di associazione di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio di proventi illeciti derivanti dai reati di evasione fiscale, favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza nel territorio dello Stato di cittadini cinesi clandestini per il successivo sfruttamento nell’impiego al lavoro.
I cittadini cinesi finiti in manette sono accusati anche di sfruttamento della prostituzione, contraffazione, frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci o in violazione delle norme a tutela del “Made in Italy”, ricettazione e appropriazione indebita.
Continua a leggere: Mafia cinese in Italia: perquisizioni ed arresti in otto regioni

Sono in corso in queste ore le ricerche di Alberto Ernandez Maggiore, 45 anni, e di Cesare Genova, 40 anni, ergastolani a Rebibbia in permesso premio che non hanno fatto ritorno in carcere come previsto.
I due, condannati all’ergastolo per omicidio, avevano già scontato gran parte della loro condanna e da circa due anni avevano iniziato a godere di permessi premio.
L’ultimo era stato loro concesso per il periodo pasquale: dieci giorni di libertà con obbligo di rientro fissato per domenica scorsa, quattro giorni fa.
Nessuno dei due, però, si è presentato al carcere romano di Rebibbia e, stando a quanto si è appreso in queste ultime ore, il piano di evasione era in preparazione da tempo.

Avevano una pistola di piccolo calibro i due detenuti che stamattina hanno tentato la fuga mentre un furgone blindato li portava dal carcere di Palmi al Tribunale di Reggio Calabria. Si tratta dei fratelli Giuseppe e Pasquale Zagari, ritenuti elementi di spicco della ‘ndrangheta, condannati all’ergastolo nel processo sulla faida di Taurianova.
Uno dei due avrebbe finto un malore permettendo all’altro di sparare contro gli agenti che li stavano sorvegliando a bordo del blindato della penitenziaria. Ad evitare la fuga, è stata proprio la pronta reazione degli agenti che, nonostante fossero stati feriti, uno alla gamba e l’altro al piede, sono riusciti ad avere la meglio sui due detenuti.
Le indagini ora mirano a scoprire come i due fratelli siano venuti in possesso della pistola di piccolo calibro con cui hanno sparato. Giuseppe e Pasquale Zagari erano stati trasferiti dal carcere di Pavia a quello di Palmi sabato scorso perchè oggi avrebbero dovuto partecipare ad un’udienza della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria.