
Anche quest’anno Forbes ha stilato la classifica degli uomini più ricchi del mondo e tra i tanti nomi, figura ancora una volta il narcotrafficante Joaquin “El Chapo” Guzman Loera, boss del cartello di Sinaloa.
Il suo patrimonio personale è ancora stimato in circa un miliardo di dollari, ma quest’anno il boss è sceso dalla posizione 701 alla 937.
Ecco cosa scrive Forbes di lui:
Un criminale che ha fatto la sua fortuna illegalmente e violentemente e che è diventato un simbolo delle mortali drug wars messicane. L’uomo più ricercato del Messico è a capo del Cartello di Sinaloa, uno dei più grandi fornitori di cocaina per gli Stati Uniti.

Ci siamo già occupati della guerra in corso a Reynosa, nello stato messicano di Tamaulipas, tra i narcotrafficanti del Cartello del Golfo e il gruppo armato dei Los Zetas.
A diffondere notizie in tempo reale sono i siti internet locali e i narcotrafficanti non hanno impiegato molto a capirlo. Per questo, nelle ultime due settimane, ben 8 giornalisti sono stati rapiti.
A rivelarlo è il sito News Dallas, secondo il quale un giornalista sarebbe stato picchiato a morte, due sarebbero stati rilasciati, ma di otto non si hanno ancora notizie.
La campagna di intimidazione contro i gionalisti è ufficialmente iniziata, come confermato dal giornalista free lance e ricercatore Jorge Luis Sierra.
Continua a leggere: Guerra tra il Cartello del Golfo e i Los Zetas: rapiti 8 giornalisti a Reynosa

Signor Presidente Felipe Calderón, con tutto il rispetto che merita, ci permettiamo di chiederle aiuto per porre fine al CANCRO DEL PAESE, il veleno di combatte con il veleno. Ritiri l’esercito e la marina. CARTELLI DEL MESSICO uniti contro i LOS ZETAS.
E’ questo il contenuto di una decina di cartelli apparsi nelle ultime ore in alcune zona strategiche della città di Guadalajara, nello stato messicano di Jalisco.
Non è la prima volta che i cartelli della droga usano questa insolita forma di comunicazione. Se ben ricordate era già accaduto qualche settimana fa e il messaggio era pressochè lo stesso: “tutti uniti contro le bestie del male, i Los Zetas“.
C’è da aspettarsi, a questo punto, una risposta da parte di Calderon, ma anche - e questa è quasi certa - da parte del gruppo paramilitare dei Los Zetas.
Via | Diario La Estrella

Tra le attività dei cartelli della droga messicani, è cosa nota, c’è anche il sequestro di persona, molto utilizzato come forma di finanziamento.
E’ sufficiente rapire una persona, chiedere ed ottenere il riscatto, è il gioco è fatto. I Los Zetas, di cui ci siamo occupati spesso, ne fanno un grande uso e una delle figure chiave in questo senso si chiama Ana Claudia Morante Villanueva.
La donna, nota anche come Carmen del Consuelo Sáenz Manríquez o Karla Aracely Luna Bello, è considerata una stretta collaboratrice dei Los Zetas ed è attualmente ricercata sia in Messico che negli Stati Uniti.

Non sarà certamente questo a metter fine all’impero dei signori della droga messicani, ma è sicuramente un inizio. O no?
Il Governo statunitense ha notevolmente intensificato i controlli sul confine e nel corso degli ultimi 18 mesi sono stati sequestrati beni e denaro per un valore complessivo di 44 milioni di dollari.
La cifra è altissima, se si considera che nei quattri anni precedenti si era arrivati a 43,6 milioni. Ora è sempre più difficile portare denaro illegale, armi o droga al di fuori degli Stati Uniti.
E’ vero che controlli approfonditi sulle automobili dirette in Messico vengono effettuati a campione, ma è anche vero che tutti gli automobilisti sono invitati a rallentare e permettere ai controllori di guardare velocemente all’interno dei veicoli e di fare domande.

Continua senza sosta a Reynosa, nello stato messicano di Tamaulipas, la guerra tra i narcotrafficanti del Cartello del Golfo e il gruppo armato dei Los Zetas, un tempo collaboratori.
I siti internet locali forniscono alla popolazione aggiornamenti in tempo reale, descrivendo dettagliatamente quanto sta accadendo sul posto: nel giro di poche settimane ci sono stati più di cento omicidi.
La popolazione è barricata in casa e lo scenario descritto dalle fonti locali è sconvolgente: teste mozzate sparse per strada, nemici impiccati pubblicamente, sparatorie in discoteche, ristoranti e anche in giro per le vie.
In queste ultime ore, inoltre, l’ondata di violenza ha raggiunto anche la città di Monterrey, dove un gruppo di uomini armati ha attaccato una stazione di polizia.
Continua a leggere: La guerra in Messico tra il Cartello del Golfo e i Los Zetas arriva a Monterrey

Continua l’ondata di violenza a Reynosa, nello stato messicano di Tamaulipas: la guerra tra i narcotrafficanti del Cartello del Golfo e il gruppo armato dei Los Zetas, un tempo collaboratori, è più attiva che mai.
Ieri la DEA - Drug Enforcement Administration, agenzia anti-droga statunitense - ha lanciato l’allarme:
C’è un nuova guerra in corso tra il Cartello del Golfo ed i Los Zetas, che prima facevano parte della stessa organizzazione ed ora si sono separati. Siamo consapevoli che si stanno battendo per il controllo del mercato e questo potrebbe portare ad una riconfigurazione del commercio della droga in Messico, ma non sappiamo ancora in che modo.

Il capo della polizia del Guatemala, Baltazar Gomez, e quello dell’antidroga, Nelly Bonilla, sono stati arrestati con l’accusa di essere coinvolti in un furto di cocaina che, scrive la BBC, provocò la morte di 5 agenti. I fatti risalgono al 2009. Il procuratore generale Amilcar Velasquez:
“Gli arresti sono il risultato dell’inchiesta sul furto di droga che ha avuto luogo ad Amatitlan cui i fermati si ritiene abbiano partecipato.”
Gomez e Bonilla ora dovranno rispondere delle accuse di cospirazione per commettere un reato, possesso illegale di armi, ostruzione alla giustizia. Sullo sfondo pesanti ombre su presunti legami con il traffico di droga.
Continua a leggere: Guatemala: arrestato il capo della polizia Baltazar Gomez per droga

Si può ufficialmente considerare concluso il mistero sulla scomparsa del giornalista messicano Rodolfo Rincon, 54 anni, la cui sparizione era stata denunciata nel gennaio del 2007.
Il sospetto che l’uomo fosse stato rapito ed ucciso da qualche sicario della droga non aveva mai abbandonato gli inquirenti, ma nei giorni scorsi è arrivata la conferma.
Tra gli ultimi membri dei Los Zetas finiti in manette in questo periodo, c’è stato chi ha parlato: uno di loro ha ammesso di aver ordinato il rapimento e l’uccisione del giornalista, colpevole di aver scritto alcuni articoli sul traffico della droga nel sud-est del Messico.
L’hanno ucciso seguendo il proprio modus operandi: fucilato, decapitato, fatto a pezzi, cosparso di benzina e bruciato, in modo da cancellare per sempre ogni traccia.
Via | CNN

Si è conclusa questa mattina all’alba, con l’esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare, un’inchiesta atta a smantellare un clan criminale dedito allo sfruttamento della prostituzione nella piana d’Albenga.
Tabula Rasa, questo il nome dell’inchiesta e della relativa operazione, ha portato all’arresto di 17 persone - italiani, rumeni ed albanesi - con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto illegale di armi da guerra e il già citato sfruttamento della prostituzione.
Gli arresti sono stati eseguiti dai comandi provinciali di Savona, Genova, Torino e Imperia al termine di due anni di indagini iniziate nel 2008 dopo l’omicidio di una giovane prostituta.
Da quanto è emerso fin’ora, pare che le prostitute fossero costrette ad obbedire, come succede spesso in questi casi, con minacce e violenze. Il ruolo dell’aguzzino era ricoperto dalla donna del capo dell’organizzazione.