Delitto di Garlasco

La ricostruzione dei fatti e le notizie sul processo per l'omicidio di Chiara Poggi

Il delitto di Garlasco è uno dei gialli irrisolti della recente cronaca nera italiana. Chiara Poggi, 26 anni e una laurea in informatica, venne massacrata nella sua abitazione di Garlasco (Pavia) il mattino del 13 agosto 2007 mentre era ancora in pigiama. A compiere l’omicidio qualcuno a cui, con ogni probabilità, Chiara ha aperto la porta di casa. Qualcuno che conosceva. La ragazza era sola in quel periodo nella villetta di famiglia: i genitori erano partiti per le vacanze e chi l’ha uccisa lo sapeva bene. A dare l’allarme nel primo pomeriggio di quel giorno sarà il fidanzato di Chiara, lo studente bocconiano Alberto Stasi. Agli investigatori il 24enne racconta che dopo non essere riuscito a contattare Chiara al telefono per tutta la mattinata, si era recato presso casa sua, trovandola in un lago di sangue. Interrogato dagli inquirenti Stasi fin da subito non convince, il suo alibi (“ho studiato tutta la mattina a casa al Pc”) non sembra inizialmente verificabile e si arriva alla richiesta di rinvio a giudizio e al processo. Stasi viene assolto in primo grado, sentenza confermata in appello per “l’ineccepibile affermazione della contraddittorietà e insufficienza della prova della colpevolezza (...)”. Il 18 aprile 2013 la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione per Alberto Stasi. Il 24 novembre 2014, al processo di appello bis, il pubblico ministero ha richiesto una condanna a 30 anni di reclusione per Alberto Stasi. I legali della famiglia Poggi hanno chiesto un risarcimento di dieci milioni di euro. Il 17 dicembre la Corte d'Appello di Milano ha condannato Stasi a 16 anni di reclusione con l'accusa di omicidio volontario, escludendo l'aggravante della crudeltà. Come pena accessoria la Corte ha previsto il risarcimento di un milione di euro per la famiglia Poggi. Ora la parola passa alla Cassazione.

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