
A pochi giorni dall’intervista concessa al quotidiano Libero, Alberto Stasi torna a parlare e questa volta, oltre a toccare gli stessi argomenti delle precedenti dichiarazioni, il 26enne parla anche dell’altro procedimento a suo carico, quello del materiale pedopornografico.
Sono pronto a fare chiarezza. Come ho fatto prima che il giudice disponesse una nuova perizia. Non ho mai conservato, non ho mai divulgato. Il mio è un computer del 2001.
Ora che il Tribunale l’ha assolto dall’accusa di aver ucciso Chiara Poggi, il giornalista Gabriele Moroni di QuotidianoNet gli chiede come si sente quando va in giro e la gente lo guarda:
Sono finito anche sulle riviste, vicino a Coco e alla Arcuri. Non mi sono mai fermato a chiedere come mi guardano. C’è chi ha l’aria di dire ‘Povero ragazzo, guarda cosa gli è capitato’ oppure chi sembra dire ‘Chissà cosa ha fatto’. Tanti mi fermano per strada. In corso Buenos Aires a Milano mi sono sentito gridare ‘Forza Alberto’ da un signore. Molti mi hanno dato il loro conforto per quello che potevano. Ha ricevuto molte lettere, tutte carine. Parole di circostanza ma le ho apprezzate, c’era gente che voleva essermi vicina.
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A pochi giorni dall’assoluzione dall’accusa di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi, Alberto Stasi resta sotto i riflettori per le accuse di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, di cui ci siamo occupati nei mesi scorsi.
Così come ad agosto furono ritrovati i file temporanei che hanno provato la sua presenza al PC mentre Chiara Poggi veniva uccisa, due giorni fa i periti informatici hanno trovato dieci nuove immagini a carattere pedopornografico che si vanno ad aggiungere alle 13 foto e ai quattro filmati emersi in passato.
L’accusa sostiene che Alberto abbia scaricato di proposito quei files, ben consapevole del loro contenuto, mentre per la difesa si tratta di un errore. A questo proposito i tecnici si riuniranno il prossimo 8 gennaio: in quella sede dovranno cercare di stabilire se ha ragione l’accusa o la difesa.
Dopo l’intervista ad Alberto Stasi, assolto in primo grado per l’omicidio di Chiara Poggi, ora anche la famiglia della giovane ha rilasciato qualche dichiarazione sulla conclusione del processo e sulla colpevolezza di Stasi.
All’inizio non ci credevo che potesse essere stato lui. Noi ci fidavamo di Alberto: mia figlia era innamoratissima. Poi, piano piano, ho preso atto degli elementi che sono emersi, ed è stato un calvario che non finisce, una strada lunga, piena di stupore e di sofferenza… E’ stato un iter molto doloroso. E lo è ancora adesso.
E quando le hanno chiesto se ora che Alberto è stato assolto, lei ha cambiato la sua opinione, la signora Rita ha così risposto:
Purtroppo, con quello che è emerso, da quello che c’è… non posso fare a meno di pensarlo.

Alberto Stasi, il giorno dopo la sua assoluzione, per la prima volta ha deciso di parlare, concedendo una lunga intervista al quotidiano Libero. E’ uscito vincente dal primo grado di giudizio, ma questo non significa che l’incubo sia finito:
Questa non è la vittoria di nessuno, certo per me significa allontanare un incubo. L’incubo di una condanna per qualcosa di orribile e che non ho fatto, anche se so che potrebbe non essere finita. Non lo è perché Chiara non c’è più e non so nemmeno se un giorno lei potrà avere giustizia, se i suoi genitori e il fratello potranno sapere chi è il colpevole. Qui non ci sono né vinti, né vincitori. C’è Chiara uccisa. E ci sono io, innocente.
Alberto ha poi provato a spiegare perchè in molti hanno deciso di non credergli fin dall’inizio:
Non l’ho mai capito. Io ho cercato subito di collaborare con gli inquirenti. Ho raccontato tutto quello che ho visto e ho fatto la mattina in cui sono andato da Chiara, lei non rispondeva al telefono. Sono andato là e l’ho trovata come ho sempre spiegato. Ero il primo a voler capire, credevo di poter essere utile agli inquirenti. Loro invece hanno preso di mira me. Sono diventato il loro obiettivo, non ci volevo credere.

E così Alberto Stasi è stato assolto: il processo di primo grado, si è concluso con la sua assoluzione, perché, secondo l’articolo 530, ci si deve pronunciare in tal modo quando «manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova». E quindi? Quindi Stasi tira un sospiro di sollievo dopo due anni di inferno, in cui certa stampa non è stata affatto tenera con lui.
Per ricordare un titolo, “Alberto colleziona bimbi stuprati“, che indirettamente suggeriva l’associazione Stasi = mostro pedofilo e sicuramente colpevole. Ma la realtà, è che per due anni non ci si è capito nulla. La sentenza di ieri, stabilisce si, l’assoluzione di Stasi, ma perché mancano prove certe. Non equivale a dire: no, siamo assolutamente certi che non sia stato lui a uccidere Chiara Poggi.
Può anche voler dire solamente che non si sono trovate le prove: magari ci sono, magari no, magari sono contraddittorie. Intanto, per farvi un’idea, potete rileggere il nostro speciale sul Delitto di Garlasco, sei puntate in cui si sviscera ogni possibilità su un omicidio che ha tenuto col fiato sospeso l’Italia.

Alberto Stasi è stato assolto. Il gup di Vigevano Stefano Vitelli, dopo cinque ore di camera di consiglio, ha stabilito che il giovane non è l’assassino di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco, in provincia di Pavia.
Si è così concluso un calvario durato più di due anni e ben 24 udienze. Stasi, con le lacrime agli occhi, ha esclamato: “Lo sapevo: hanno riconosciuto che ho sempre detto la verità. Sono uscito da un incubo.”
I genitori di Chiara Poggi hanno fatto sapere di accettare la sentenza, ma che “giustizia non è fatta, è chiaro che continueremo a cercare la verità.”
E mentre ora i magistrati si dovranno rimettere alla ricerca dell’assassino, parte civile e i pm hanno annunciato che ricorreranno in appello.

E’ iniziata poco fa l’ultima udienza del processo con rito abbreviato per Alberto Stasi, imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007.
A prendere la parola è stata la difesa di Stasi, che sta facendo alcune puntualizzazioni per ribadire l’innocenza del giovane. Il tutto dovrebbe durare un paio d’ore, poi il gup Stefano Vitelli si ritirerà in camera di consiglio ed emetterà la sentenza.
Se tutto va come previsto, già nel pomeriggio si saprà se Alberto Stasi verrà prosciolto da ogni accusa o se verrà condannato. Vi ricordiamo che l’accusa ha chiesto che il giovane venga condannato a 30 anni di carcere, il massimo della pena prevista col rito abbreviato.
E’ già terminata l’ultima udienza del processo ad Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Come vi avevamo anticipato due giorni fa, per oggi erano previste le repliche di accusa e parte civile, ma solo quest’ultima ha deciso di ribatte alla difesa di Stasi.
Poche parole, giusto per sottolineare che l’orario della morte di Chiara più probabile è compreso tra le 9 e le 10 di quel 13 agosto 2007, orario in cui Alberto Stasi non ha alibi. Si è anche brevemente discusso della tempistica dell’aggressione e del comportamento di Alberto subito dopo l’omicidio.
Il processo è stato quindi aggiornato a dopodomani, giovedì 17 dicembre: la difesa di Stasi potrà controreplicare e si potrà poi dare inizio alla camera di consiglio, che si concluderà con la tanto attesa sentenza.

“Alberto Stasi è innocente e va assolto“: si è conclusa così ieri l’arringa della difesa di Stasi, unico imputato per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi.
Tutto si è svolto come vi avevamo anticipato ieri mattina: i legali Angelo Giarda e i fratelli Giuseppe e Guido Colli hanno cercato di smontare la ricostruzione accusatoria del pm Rosa Muscio in circa 8 ore di arringa, facendo leva sull’incongruenza dell’ora della morte, che per l’accusa è avvenuta tra le 12.46 e le 13.49, mentre secondo i legali della parte civile l’omicidio è avvenuto tra le 9.10 e le 9.36.
C’è da avere “paura” di una pubblica accusa che vuole condannare un ventiseienne a 30 anni di reclusione per omicidio dopo aver cambiato idea su un punto fondamentale come l’ora della morte.
“Io avrei paura di questa accusa, di un’accusa che corre dietro alle emergenze, che cambia continuamente idea. A me fanno paura gli assassini in libertà” è una delle frasi pronunciate dal professor Angelo Giarda, che è rimasta più impressa.

E’ ripreso questa mattina nel Tribunale di Vigevano il processo ad Alberto Stasi, unico imputato per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, della cui morte conoscete ormai tutti i dettagli.
Oggi ha preso la parola la difesa di Stasi, i legali Angelo Giarda e i fratelli Giuseppe e Guido Colli, che cercheranno di smontare la ricostruzione accusatoria del pm Rosa Muscio, di cui ci siamo occupati un paio di giorni fa.
I fatti sono questi: partendo dagli stessi elementi, l’accusa sostiene che Chiara sia stata uccisa tra le 12.46 e le 13.49, mentre secondo i legali della parte civile l’omicidio è avvenuto tra le 9.10 e le 9.36, poco prima che Alberto iniziasse a lavorare al computer.
Ed è proprio su questa contraddizione che giocheranno i legali di Stasi, che con ogni probabilità sposteranno l’ora del delitto tra le 9.30 e le 10.30, quando Alberto Stasi era impegnato al computer e quindi non avrebbe potuto uccidere.