Delitto di Cogne

Alle 8.28 del 30 gennaio 2002 Annamaria Franzoni chiama i soccorsi del 118: suo figlio Samuele Lorenzi, di appena 3 anni, vomita sangue nel lettone matrimoniale della loro villetta di Cogne, piccolo comune della Valle D'Aosta. E' l'inizio di un terribile caso di cronaca nera che sconvolse l'opinione pubblica e divenne un caso mediatico per i successivi anni, tenendo banco nelle principali trasmissioni di approfondimento del periodo, su tutti il Maurizio Costanzo Show e Porta A Porta: il delitto di Cogne.

I soccorsi, subito giunti sul posto, si trovano davanti uno scenario ben diverso da quello descritto dalla donna. Il piccolo Samuele presentava numerose ferite alla testa, almeno 17 colpi sferratigli con un oggetto contundente. Viene dichiarato morto alle 9.55 di quella mattina e da quel momento scatta l'indagine per omicidio.

La scena del crimine risulta alterata, ma i primi rilievi escludono la presenza di estranei nella villetta di Cogne. Annamaria Franzoni era sola in casa, tutto punta verso di lei. E così 40 giorni dopo quel delitto la donna viene iscritta nel registro degli indagati con la pesante accusa di omicidio.

Coi sospetti tutti concentrati su Annamaria Franzoni comincia anche un carrozzone mediatico fatto di intervista e interventi in cui la donna ribadisce la propria innocenza, chiede alle autorità di arrestare i veri colpevoli e piange pubblicamente la scomparsa del piccolo Samuele.

Inevitabilmente si arriva al processo, celebrato con rito abbreviato. Annamaria Franzoni viene condannata in primo grado a 30 anni di carcere nel 2004, ma tre anni dopo il colpo di scena: i giudici dell'appello concedono all'imputata le attenuanti generiche, pari all'aggravante di aver ucciso il proprio discendente, e condannano la donna 16 anni di carcere, quasi la metà della pena inflittale in primo grado.

Il 21 maggio 2008 la Corte di Cassazione conferma la sentenza d'appello (qui le motivazioni) e Annamaria Franzoni, in libertà fino a quel momento, viene arrestata e condotta in carcere, dove si trova tuttora. Negli ultimi anni Annamaria Franzoni ha cercato più volte di ottenere gli arresti domiciliari, ma tutte le richieste presentate sono state puntualmente respinte: dovrà scontare almeno metà della pena - le mancano ancora 4 anni - e potrà finalmente sperare che la richiesta venga presa in considerazione.

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