
Aveva trascorso una bella serata con una escort. Prima una cena in un locale chic, poi il resto della notte. Il tutto per €1.500. Peccato però che fossero i suoi ultimi soldi e che l’uomo, per giustificare la mancanza di denaro agli occhi dei genitori, ha pensato di inscenare il furto della propria auto (con annesso portafogli).
Si è quindi presentato alla locale questura denunciando il furto del proprio suv dichiarando che la sera prima lo aveva lasciato sotto casa con all’interno il portafogli, un pc ed altri oggetti di valore.
Durante la giornata, complice la segnalazione di un amico dell’uomo, la macchina è stata ritrovata in una stradina ed è intervenuta la polizia scientifica per i rilievi.
Proprio durante i rilievi la storia dell’uomo ha iniziato a vacillare. A parte il denaro dichiarato dall’uomo gli altri oggetti di valore, tutti molto smerciabili, non erano stati toccati.
L’uomo, chiamato per fornire ulteriori delucidazioni, si è tradito numerose volte sino a confessare la fonta denuncia ed il furto di una bicicletta con la quale si era recato al posto di lavoro.
E’ stato denunciato (a piede libero) per furto e simulazione di reato.

Lui si chiamava Jean-Francois Poinard (71 anni) ed era stato, negli anni Settanta e Ottanta, un ristoratore abbastanza noto. Da quasi due anni però non si vedeva in giro e le liti violente tra lui e la compagna Guylene Collober (51 anni) alle quali i vicini si erano abituati erano di colpo cessate.
Nessuno però aveva sentito la necessità di avvertire la polizia credendo che la coppia si fosse separata nè di chiedere che fine avesse fatto l’anziano chef che dal novembre 2008 non aveva più una vita sociale.
Solo qualche giorno fa dopo una cena durante la donna, dopo qualche bicchiere di troppo, si era lasciata andare ad alcune confidenze con la figlia dell’uomo la quale, allarmata, ha spinto la polizia ad una perquisizione in casa.
Gli agenti, che hanno fatto scattare in contemporanea la perquisizione ed un controllo dei movimenti bancari, hanno trovato in cucina un congelatore a pozzetto al cui interno, in posizione fetale, giaceva il cadavere dell’uomo ricoperto da un telo di plastica.
Stando alla confessione della donna nel novembre del 2008, a seguito di un litigio, aveva colpito il 71enne fino ad ucciderlo. Poi, non sapendo cosa fare, aveva lasciato il cadavere per un paio di giorni in bagno e si era procurata un congelatore all’interno del quale aveva adagiato il corpo del compagno.

The Journal of the American Medical Association, rivista medica ufficiale dell’AMA, ha pubblicato uno studio sul ruolo di dottori e psichiatri della CIA nello sviluppo di nuove tecniche di tortura durante l’amministrazione Bush-Cheney. Tecniche che si presume, aggiunge Boing Boing, siano in vigore tuttora e sulle quali i medici avrebbero chiuso non uno ma tutti e due gli occhi in relazione ai loro effetti. Motivo per cui, scrive Andrew Sullivan, i dottori coinvolti andrebbero perseguiti per violazione della Convenzione di Ginevra e dovrebbe essere ritirata loro la licenza.
Molti dei metodi di tortura di cui si parla sono quelli immortalati dalle foto scattate dagli stessi soldati USA nell’inferno di Abu Ghraib. Perdita di peso fino alla malnutrizione, rumori e decibel in grado di provocare danni permanenti all’udito, esposizione ad acqua fredda fino allo sviluppo di ipotermia, obbligo di stare seduti sempre nella stessa posizione per 48 ore o più tempo fino ad arrivare al famoso waterboarding e alla privazione del sonno.
Per una sintetica carrellata dei metodi di tortura sperimentati da più cinquant’anni a questa parte dalla CIA potete leggere questo pezzo di Agora Vox. Per un approfondimento, ottimo questo articolo di Global Research.
Via | Boing Boing

Prestavano soldi e chiedevano interessi che andavano dall’80 al 247 percento: è quello che hanno scoperto gli agenti della squadra Mobile di Trapani quando hanno arrestato, in flagranza di reato, Antonio Titone, 43 anni, e Roberto Biondo, di 44.
L’indagine è partita alcune settimane fa, dopo diverse denunce presentati dai parenti delle vittime dei due usuarai, che prendevano di mira principalmente giocatori d’azzardo.
Agenti della squadra mobile di Trapani, nell’ambito di due distinte operazioni di polizia, hanno arrestato Antonio Titone, 43 anni, e Roberto Biondo, di 44, entrambi sorpresi in flagranza del reato di usura commesso estinguere debiti da gioco di azzardo.
I due arrestati, infatti, erano soliti frequentare locali di bische clandestine, il posto più adatto per trovare persone bisognose di denaro.

E’ stato un delitto che ha colpito tutti. Per l’efferatezza. Per la brutalità. Per le motivazioni. Adesso, a distanza di 4 anni, la Cassazione ha confermato la pena a 20 anni di reclusione per Salvatore Raimondi, l’uomo che rapì il bambino a Casalbaroncolo (in provincia di Parma) e che venne poi ucciso.
Il legale di Raimondi, Franco Cavalli, aveva chiesto uno sconto di pena basandosi sul fatto che il suo assistito fosse stato il primo a confessare il delitto alle forze dell’ordine che lo avevano fermato asserendo però di aver solo rapito il bambino ma non di averlo ucciso (per il delitto del piccolo Tommy solo Mario Alessi ha avuto l’ergastolo).
Secondo la Corte d’Assise di Parma invece era impossibile stabilire chi dei due avesse materialmente ucciso il piccolo Tommy, e pertanto era giunta alla conclusione che entrambi gli imputati andavano considerati colpevoli. La sentenza della Cassazione è stata sostanzialmente una conferma di quella precedente. Il divario tra l’ergastolo di Mario Alessi ed i 20 anni di Raimondi sono riconducibili al rito abbreviato con il quale quest’ultimo è stato giudicato e che prevede uno sconto di un terzo della pena.
L’altra condanna è quella di Antonella Conserva, la compagna di Mario Alessi anche lei 30 anni di reclusione per complicità.

Un altro suicidio in carcere, l’ennesimo dall’inizio dell’anno. Antimo Spada, 35 anni, originario di Aversa, “esponente minore” del clan dei Casalesi, si è impiccato domenica pomeriggio in una cella del penitenziario “Lorusso e Cotugno” delle Vallette, a Torino. Immediatamente soccorso dagli agenti di polizia penitenziaria l’uomo non ce l’ha fatta ed è deceduto questa mattina in ospedale.
Finito in manette nel 2005 a Pistoia, mentre era latitante, Spada, scrive Il Mattino, “era sottoposto a regime di alta sicurezza. Oltre che per associazione mafiosa, era stato condannato con sentenze passate in giudicato per rapina, lesioni, tentato omicidio e furto.”
Proprio questa mattina Ristretti Orizzonti ha diffuso il suo dossier “Morire di carcere”. Quello di Spada è il suicidio numero trentaquattro avvenuto dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. In trenta si sono impiccati, gli altri sono morti per asfissia da gas.

Abbiamo parlato solo ieri sera dei risultati delle analisi nel sottotetto della Chiesa della Trinità di Potenza ed oggi, com’era naturale prevedere, arrivano i commenti di Gildo Claps, il fratello di Elisa.
E’ possibile che nel sottotetto di una chiesa, a poca distanza dai resti di Elisa, si consumassero atti sessuali nella più completa indifferenza? Stando ai ritrovamenti dei periti è così. La presenza dello sperma di due persone sul materasso lascia pochi dubbi in proposito.
Ed è naturale la reazione di Gildo e della famiglia Claps, provati da anni di ricerche e di incertezze, indignati da ciò che si immagina avvenisse a pochi metri dal corpo straziato della ragazza.
Chi saliva in quel sottotetto non poteva non vedere. Il corpo era li. A vista. Eppure per anni le coscienze di chi consumava degli atti sessuali a pochi metri da un corpo martoriato non si sono mosse.
“Quel sottotetto era diventato poco più di una squallida alcova, mentre Elisa giaceva buttata come uno straccio nell’angolo più oscuro, abbandonata da tutti meno da chi le voleva bene e disperatamente la cercava”.
Continua a leggere: Caso Claps: per Gildo quel sottotetto era un'alcova!
Procedono le indagini sul caso Claps, ed una svolta importante sembra essere quella del ritrovamento del DNA di due uomini nel sottotetto della Chiesa della Trinità di Potenza. Le tracce sarebbero state ricavate dallo sperma rinvenuto su un materasso proprio nel sottotetto dove era stato trovato il corpo di ELisa, e da uno strofinaccio recuperato nei locali del centro culturale Newman, che ha sede nei locali della canonica.
Stando a quanto asserisce il professor Vincenzo Pascali, Direttore dell’Istituto di medicina legale dell’Università cattolica di Roma che coordina un gruppo di periti, il DNA di un uomo sarebbe stato ritrovato sia su un materasso che su uno strofinaccio, mentre il DNA di un secondo uomo sarebbe stato recuperato dal materasso.
Probabilmente nei prossimi giorni i due DNA verranno confrontati con quello di Danilo Restivo, attualmente indagato per il delitto e detenuto nel Regno Unito per l’omicidio di Heather Barnett, una sarta inglese che abitava di fronte alla sua casa. Il materiale genetico di Restivo verrà estratto da alcuni suoi oggetti personali sequestrati dalla polizia inglese e rimasti sigillati e aperti in presenza dell’avvocato Mario Marinelli, legale di Restivo, il quale non ha mai voluto sottoporsi al prelievo del sangue o della saliva.

In 10 anni di servizio ha aiutato a morire almeno 18 pazienti terminali e per questo motivo Howard Martin è stato ribattezzato “il serial killer della corsia”. Ciò nonostante l’uomo, che non ha mai mostrato dubbi o rimorsi, è stato assolto dal tribunale di Teeside e per questo motivo non può subire un secondo processo come sancito dalla giurisprudenza britannica.
Martin, 75 anni, venne arrestato nel 2004 con l’accusa di aver ucciso almeno 3 pazienti anziani. Sui loro corpi erano presenti tracce evidenti di dosi letali di antidolorifici. Il processo portò all’assoluzione e l’anno scorso l’uomo ha confessato davanti al General Medical Council (l’equivalente del nostro Ordine) di aver realmente aiutato a morire alcuni suoi pazienti. La General Medical Council ne ha decretato pertanto la radiazione dall’albo. Tra le motivazioni si legge che il medico è “arrogante”, “sconsiderato” e “fissato sulle proprie idee” che non ha mai ritrattato.
Stando alle ricostruzioni effettuate in almeno due casi i pazienti di Martin non avevano chiesto la dolce morte ed era stato lo stesso medico a decidere in completa autonomia. Ciò nonostante l’uomo non dimostra rimorso affermando al contrario
I pazienti stanno comunque per morire e io voglio assicurarmi che siano a loro agio. E’ vero, due volte ho aiutato qualcuno a morire non perché volesse morire ma perché soffriva in modo veramente atroce. Tutti gli altri, invece, volevano morire ed erano in grado di scegliere di farlo
Tra le vittime anche il figlio Paul di 31 anni che nel 1988 era affetto di cancro.

Qualche settimana fa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rivelato l’intenzione del Governo di studiare un decreto legge per mandare agli arresti domiciliari i detenuti che devono scontare ancora un solo anno di carcere.
In questo modo si alleggerirebbe la pressione sugli istituti di pena sovraffollati e si daranno condizioni più dignitose ai detenuti.
Stiamo lavorando sulle carceri, per dare condizioni dignitose ai carcerati, dato che l’eccedenza di presenze rispetto ai posti disponibili ha portato anche di recente a diversi suicidi. Stiamo pensando a un decreto legge che prevede che coloro a cui manchi un anno di detenzione vadano ai domiciliari. Sarebbe nel loro interesse restare ai domiciliari, perché se scappassero, tornerebbero in carcere per il doppio del periodo.
Questo decreto, già ribattezzato “svuota-carceri” o “mini indulto“, ha però molti difetti, come confermato oggi da Roberto Maroni, ministro dell’Interno, a margine di una visita istituzionale in Egitto.