Erich Priebke, l’ex ufficiale delle SS condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, attualmente si trova agli arresti domiciliari a Roma, in casa del suo avvocato Paolo Giachini.
Il 97enne, da circa un anno, gode di alcuni benefici che gli consentono di far fronte alle “indispensabili esigenze di vita“, come fare la spesa, andare a messa o in farmacia.
A confermarlo è stato proprio il suo avvocato, Paolo Giachini:
Ciò avviene da circa un anno, ma la notizia è rimasta finora riservata. La persona che si interessa di Priebke, facendogli la spesa e provvedendo ad altre incombenze, da tempo non può più farlo per motivi di salute e dunque abbiamo chiesto al Tribunale militare di sorveglianza semplicemente di applicare quanto prevede la legge. Si tratta, in particolare, dell’art. 284 del codice di procedura penale in base al quale se la persona agli arresti domiciliari ‘non può altrimenti provvedere alle sue indispensabili esigenze’ può essere autorizzata ad assentarsi nel corso della giornata dal luogo di arresto, che è casa mia, per il tempo necessario a provvedere a queste esigenze.

Wikileaks - ne parlava stamattina polisblog - rende pubblici nuovi documenti segreti della guerra in Afghanistan e, inevitabile, scoppia la polemica con il governo americano che accusa l’organizzazione di minare la sicurezza del paese.
Gli Stati Uniti condannano fermamente la rivelazione di informazioni riservate da parte di individui e organizzazioni che possono mettere in pericolo le vite degli americani e dei loro alleati, e minacciano la sicurezza nazionale.Wikileaks non ha fatto nessun passo per contattarci rispetto a questi documenti: il governo degli Stati Uniti è venuto a sapere della loro pubblicazione dalla stampa (…).
In tutto si tratta di quasi 92.000 documenti, per sei anni di guerra, ma finora solo 77.000 sono stati “rilasciati”. La restante parte è stata “sospesa” per proteggere la fonte (o le fonti) fanno sapere dall’organizzazione.

Ci siamo già occupati della guerra in corso a Reynosa, nello stato messicano di Tamaulipas, tra i narcotrafficanti del Cartello del Golfo e il gruppo armato dei Los Zetas.
A diffondere notizie in tempo reale sono i siti internet locali e i narcotrafficanti non hanno impiegato molto a capirlo. Per questo, nelle ultime due settimane, ben 8 giornalisti sono stati rapiti.
A rivelarlo è il sito News Dallas, secondo il quale un giornalista sarebbe stato picchiato a morte, due sarebbero stati rilasciati, ma di otto non si hanno ancora notizie.
La campagna di intimidazione contro i gionalisti è ufficialmente iniziata, come confermato dal giornalista free lance e ricercatore Jorge Luis Sierra.
Continua a leggere: Guerra tra il Cartello del Golfo e i Los Zetas: rapiti 8 giornalisti a Reynosa
L’allora Ministro della Difesa, Jung, nega le proprie tremende responsabilità: 140 civili uccisi in un raid aereo pensato per colpire attentatori talebani e finito invece a uccidere ignari ladri di polli, in cerca di qualche gallone di benzina da mettere in salvo o di qualcosa da sciacallare sulla scena del crimine. Dice Il Messaggero:
Da parte sua Jung, ha respinto le accuse. È un dato di fatto, ha detto il ministro, «che ho detto chiaramente fin dall’inizio e anche, ad esempio, il 6 settembre, che non si potevano escludere vittime civili». Il tabloid Bild, tuttavia, sostiene oggi che Jung avrebbe tenuto segrete informazioni sulle vittime civili contenute in un rapporto militare, così come non avrebbe informato il governo dell’esistenza di un video segreto realizzato da uno degli aerei che hanno sferrato l’attacco.
Il video esclusivo di Bild, nel grigiore ufficiale della telecamera di bordo, è agghiacciante: mostra le persone come piccoli insetti, poi solo una grande nube nera.
ANSA ripercorre la vicenda della strage di Kunduz:
LA STRAGE DI KUNDUZ - Il raid aereo della Nato a Kunduz, il 4 settembre scorso, rappresenta finora una delle operazioni più controverse dell’Alleanza in Afghanistan. L’operazione, ordinata dal colonnello tedesco Georg Klein, è costata la vita fino a 142 persone, tra cui decine di civili. Il 6 novembre scorso, il dossier è stato trasferito dalla Procura di Dresda Procura federale tedesca, che dovrà accertare eventuali responsabilità dell’attacco, con possibili conseguenze penali. Lo stesso ministro della Difesa, Karl-Theodor zu Guttenberg, il 6 novembre scorso ha riconosciuto che nel corso dell’operazione sono stati commessi “errori procedurali”.
Mike Bongiorno è morto, stroncato da un infarto all’età di 85 anni nella sua casa di Montecarlo: malgrado per tutti noi sia sempre stato il re dei quiz, il papà della tv, Mike non aveva avuta una giovinezza facile. Anzi, Piero Colaprico, giornalista di nera e scrittore milanese, l’aveva intervistato, tirandogli fuori i ricordi più oscuri di una vita
Misha viene personalmente a prendermi. Un pazzoide. Uno che girava tutto il giorno urlando in tedesco, prendeva tutti a staffilate con un frustino. Mi porta in una costruzione con alcune celle e mi appioppa un calcione nel sedere: “Americano bastardo», dice, mi butta in una cella, isolato da tutti e tutto, poi arriva una minestraccia e il pane nero. Avevo vent’anni
Poi tutto il resto, la Rai, Lascia e Raddoppia, TeleMilano, il passaggio a quella che sarebbe diventata anni dopo Mediaset, fino ad oggi. Ciao Mike.

Due ex comandanti serbi, i cugini Sredoje e Milan Lukic, membri del gruppo paramilitare delle “Aquile bianche”, sono stati condannati dai giudici dell’ Aja, rispettivamente, a 30 anni di carcere e all’ergastolo.
I due, definiti dai giudici “assassini brutali e insensibili”, dovevano rispondere davanti al TPI di omicidio, persecuzioni, sterminio e altri crimini contro l’umanità ai danni di musulmani bosniaci avvenuti, tra il 1992 ed il 1994, a Visegrad e dintorni.
Durante il processo, in cui sono stati ascoltati 46 testimoni, i cugini avevano respinto ogni accusa, ma i giudici hanno potuto accertare che furono loro a rinchiudere in due case, a Visegrad e Bikavac, circa 140 persone - tra cui anziani, donne e bambini - per poi bruciarle vive nel giugno del 1992.
Via | Peace Reporter

Duch, al secolo Kang Khek Ieu, capo torturatore del regime cambogiano maoista dei Khmer rossi, è alla sbarra. Scovato da un fotografo inglese nel 1999, deve rispondere oggi, in prima persona, della morte di almeno 16.000 cambogiani, barbaramente torturati e uccisi. Era lui infatti ad avere potere di vita e di morte su chi era rinchiuso nel famigerato carcere-lager S-21, in una ex scuola di Phnom Penh.
Agli interrogatori, cui venivano sottoposti in larga parte intellettuali, artisti, quadri e dirigenti del partito, non c’ erano risposte giuste da dare: una volta accusati di presunto spionaggio/sabotaggio non c’era scampo. Uno dei pochi sopravvissuti alla scuola-lager, Vann Nath, ha affermato di aver aspettato per 30 anni questo giorno. Come lui, i pochi ex internati sopravvissuti sono pronti a testimoniare e ad inchiodare Duch alle sue responsabilità.
Questo tribunale arriva dopo 10 anni di trattative tra le autorità cambogiane e l’ Onu; in ballo un genocidio da 1,7 miloni di morti. In un’ intervista dell’ anno scorso il gerarca, nel frattempo convertitosi al cristianesimo, ha dichiarato che a volere la morte di tutti i prigionieri era stato “ il macellaio” Ta Mok, il fratello n. 5, morto impunito nel 2006.
Dopo Duch (nella foto con il suo legale) dovrebbero essere giudicati per crimini di guerra e contro l’ umanità anche altri quattro ex gerarchi del regime di Pol Pot. Il condizionale è d’ obbligo visto che a capo dell’ attuale governo siede, indovinate un pò, un altro ex papavero della dittatura. Duch, vista l’ eco internazionale della sua cattura, non ha potuto sottrarsi al processo, massima pena prevista l’ ergastolo, ma probabilmente a pagare per tutti sarà solo lui.
Via | Telegraph

L’omicidio della giornalista Anastasia Baburova, uccisa ieri nel pieno centro di Mosca assieme all’avvocato Stanislav Markelov, non riapre soltanto il problema dei diritti fondamentali violati in Russia, ma ancora di più sulla situazione mondiale della libertà di stampa.
Praticamente tutte le testate che hanno riportato la notizia ricollegano le sorti della Baburova a quelle di Anna Politkovskaia uccisa nel 2006, entrambe scrivevano per la “Novaya Gazeta” (potete tradurre la pagina con gli strumenti di Google) ed entrambe si occupavano della difesa dei diritti umani in Cecenia.
Il caso di cui si stava occupando assieme alla collaborazione dell’avvocato Markelov era quello dell’omicidio di Elza Kulganova, violentata ed uccisa dal colonnello dell’esercito moscovita Budanov assieme ad alcuni soldati. Pur essendo stato condannato a 10 anni di reclusione Budanov è stato scarcerato giovedì scorso, dopo pochissimi giorni viene uccisa una giornalista in procinto di pubblicare un’inchiesta proprio sul caso. Coincidenze? No, infatti proprio pochi giorni prima dell’agguato Markelov ricevette alcuni avvertimenti che rectivano cose di questo tenore:”Se non abbandoni il caso - morirai”.
E come titola anche l’articolo di Marja Magarik su Articolo 21, “chi parla di Cecenia muore”.
La Baburova è il secondo giornalista del 2009 a venire ucciso (il triste primato va a Lasantha Wickrematunga, come prontamente segnalato nei commenti da giulias83) nel 2008 - secondo il rapporto PEC (Presse Emblem Campaign) - ne sono morti ben 95, nel 2007 furono 110.
Fonte e Foto : Novaya Gazeta

La Colombia è uno di quei paesi sui quali si schiaccia sempre l’acceleratore dei luoghi comuni: ovvero cocaina, narcos, banalità del genere. In realtà la faccenda è un pò più complicata, e la Colombia, non è solo narcotraffico: è soprattutto una guerra di cui non si parla in pratica mai. E’ Reyes, per fare un nome, di cui avevamo parlato qualche tempo fa. Per saperne di più c’è Bogotalia, un blog interessante che segue ogni aspetto della vita del Paese.
Foto | Flickr
Il video qui sopra mostra Radovan Karadzic nei panni di uno dei suoi tanti alias negli anni della latitanza, quelli del Dr Dragan Dabic. Nel mentre, a Belgrado, una notte di guerriglia ha devastato la città. Manifestanti nostalgici e nazionalisti hanno assaltato la polizia, incendiato e saccheggiato. Qui sotto, un video delle proteste seguenti all’arresto del leader nazionalista serbo.